Conferenza della Delegazione Roma e Città del Vaticano su “Le Chiese Cattoliche Orientali: comunione, identità, missione, contesti e Fede”

Mercoledì 20 maggio 2026 alle ore 18.30, presso la Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio in Roma, è stata celebrata la consueta Santa Messa mensile della Delegazione di Roma e Città del Vaticano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da Don Maurizio Modugno, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, Parroco di San Valentino Presbitero e Martire al Villaggio Olimpico, concelebrante Mons. Kuriakose Cherupuzhathottathil, che a seguire ha tenuto una Conferenza dal titolo Le Chiese Cattoliche Orientali: comunione, identità, missione, contesti e Fede. Sacerdote dell’Eparchia di Bathery della Chiesa Siro-Malankarese, il Relatore è nato il 16 ottobre 1978 nel Kerala ed è stato ordinato sacerdote il 27 dicembre 2003. Attualmente presta servizio presso il Dicastero per le Chiese Orientali ed è Cappellano della Comunità Siro-Malankarese in Roma. Alla fine di gennaio 2026 il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana lo ha nominato Coordinatore nazionale della pastorale dei Cattolici Siro-Malankaresi in Italia.

Le Chiese Cattoliche Orientali sono 23 Chiese sui iuris (autonome) che, pur mantenendo riti, tradizioni liturgiche, teologiche e canoniche proprie (spesso bizantine, antiochene, alessandrine o caldee), sono in piena comunione con il Papa. Insieme alla Chiesa Latina, formano la Chiesa Cattolica universale, riconoscendo l'autorità della Santa Sede.

La Chiesa Siro-Malankarese, di rito siriaco-antiocheno, nasce in India dalla tradizione dei Cristiani di San Tommaso. Dopo secoli di separazioni e tentativi di riunificazione, nel 1930 una parte della Chiesa Malankarese Ortodossa rientrò in comunione con Roma. Nel 2005 San Giovanni Paolo II la elevò a Chiesa Arcivescovile Maggiore.
Cappella Dicastero Chiese Orientali

La Santa Messa

Nella sua omelia, Don Maurizio Modugno ha evidenziando come sia la pagina dagli Atti degli Apostoli (At 20,28-38), sia il brano dal Vangelo (Gv 17,11-19) abbiano come punto saliente un “gesto” di particolare significato: nella Prima Lettura, l’abbraccio della comunità di Efeso a Paolo, in procinto di separarsi da loro per sempre; nel Vangelo, l’alzare gli occhi al cielo di Gesù per pregare il Padre. Entrambi affidano i propri discepoli amati al Padre. Paolo: «E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati». E Gesù: «Padre Santo, custodiscili nel tuo nome, quelli che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».

Il gesto fisico, ha spiegato Don Modugno, indica la profonda partecipazione di chi lo compie al momento forte che è in atto. In fondo, nell’uno e nell’altro caso, si tratta di una separazione importante. Nel tempo, una “lontananza” che sarà solo fisica, perché sia Paolo che Gesù rimarranno uniti e presenti nella comunità che lasciano attraverso lo Spirito Santo, che è sempre elemento di unità nell’amore della Chiesa fondata da Cristo e propagata da Paolo.

È a questi che si deve, proprio nel passo degli Atti, la citazione dell’unico detto di Gesù non riportato dai Vangeli: «… delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!». Tale affermazione è entrata tra quelli fondanti della nuova prospettiva Cristiana della carità e dell’amore al prossimo. Essa rappresenta la cellula costitutiva della spiritualità del Cavaliere Costantiniano. I testi di San Basilio e gli Statuti indicano dover essere una naturale propensione della Milizia di San Giorgio e dunque un’attività che contrassegna l’animus dell’azione sia dell’Ordine, come tale, sia dei suoi singoli membri, come appartenenti alla Chiesa Cattolica Romana. E dunque anche oggi incentivo d’evangelica matrice a ritrovare quest’ulteriore (decima) beatitudine e porla nella “agenda” di Cavalieri e di Cattolici.

La rappresentanza delle Delegazione di Roma e Città Vaticana è stata guidata dal Delegato, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis; con il Segretario Generale, Dott. Michele Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, Segretario Generale della Real Commissione per l’Italia; il Tesoriere, Conte Antonio Fioravanti Cinci Agricola, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro; il Referente per la Formazione Costantiniana, Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis, accompagnato dalla consorte, Prof.ssa Luisa Carini Cantarano, Dama di Merito con Placca d’Argento; il Referente per le attività culturali, Conte Carlo Alberto Baracchi Tua di Paullo, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, e il Referente per l’area dei Castelli Romani, Dott. Franco Iacobini, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.

Hanno presenziato inoltre: il Consigliere della Real Deputazione, S.A.S. Don Maurizio Ferrante Gonzaga di Vescovato, Principe del Sacro Romano Impero, Marchese del Vodice, Patrizio Veneto, Cavaliere del Real ed Insigne Ordine di San Gennaro, Cavaliere Gran Croce di Giustizia; il Consigliere della Real Commissione per l’Italia, Nob. Maurizio Bettoja, Curatore della Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio, Cavaliere di Giustizia; e il Consulente di Diritto Canonico della Real Commissione per l’Italia, Nob. Avv. Alfonso Marini Dettina, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.

La Conferenza

Conclusa la Santa Messa, il Delegato per Roma e Città del Vaticano, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis, ha introdotto il Relatore Mons. Kuriakose Cherupuzhathottathil, che ha sviluppato il tema della Conferenza Le Chiese Cattoliche Orientali: comunione, identità, missione, contesti e Fede.

Nella sua Relazione (di cui riportiamo di seguito una sintesi e il testo integrale in formato PDF) Mons. Cherupuzhathottathil ha evidenziato come la Cattolicità della Chiesa Cattolica non si esaurisce in una forma unica, ma si esprime nella comunione di tradizioni diverse, ugualmente autentiche. Le Chiese Cattoliche Orientali ne sono una manifestazione privilegiata, spesso poco conosciuta, ma essenziale per comprendere più pienamente la ricchezza e l’unità della Chiesa universale.

Costituite come Chiese sui iuris, esse coniugano la piena comunione con il Vescovo di Roma con una legittima autonomia liturgica, disciplinare e spirituale, radicata nelle antiche tradizioni Cristiane d’Oriente.

Il Relatore ha spiegato la natura ecclesiologica delle Chiese Cattoliche Orientale, illustrando il significato di comunione nella diversità e il valore dell’unità, che non annulla ma integra le differenze. Ha approfondita la loro identità, segnata da patrimoni liturgici, teologici e canonici propri, in dialogo con il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali e la tradizione della Chiesa universale.

Particolare attenzione il Relatore ha indirizzata alla missione di queste Chiese, spesso trovandosi in contesti di minoranza, diaspora o tensione geopolitica, dove svolgono un ruolo di ponte tra Oriente e Occidente, tra tradizione e modernità, tra Fede e testimonianza.

Quindi, il Relatore ha presentato i principali contesti in cui queste Chiese particolari vivono oggi, dal Medio Oriente all’Europa orientale, dall’India all’Etiopia ed Eritrea, fino alle comunità della diaspora, evidenziando le sfide legate alla migrazione, alla secolarizzazione, al dialogo ecumenico e alla salvaguardia della propria identità.

Infine, il Relatore ha concentrato la sua riflessione sulle sfide attuali e prospettive future, interrogandosi sul contributo specifico che le Chiese Cattoliche Orientali possono offrire alla vita della Chiesa universale: testimonianza di pluralità riconciliata, di fedeltà alla tradizione e di apertura missionaria.

Saluto del Responsabile per le attività culturali

Terminata la Relazione, il Referente per le attività culturali della Delegazione, Conte Carlo Alberto Baracchi Tua di Paullo, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, ha ringraziato il Relatore per il suo intervento.

Quindi è intervenuto, tra gli altri, il Consulente di Diritto Canonico della Real Commissione per l’Italia, Nob. Avv. Alfonso Marini Dettina, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.

Il Referente per la Formazione Costantiniana della Delegazione, Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha omaggiato il Relatore con il suo testo su La Cavalleria Cristiana tra Potere e Misericordia.

L’incontro si è concluso con il consueto vin d’honneur, durante il quale i partecipanti si sono intrattenuti in un momento di convivialità.

Sintesi della Relazione
di Mons. Kuriakose Cherupuzhathottathil

Nella sua Relazione, centrata sulle realtà delle Chiese Orientali Cattoliche nel magistero contemporaneo e nelle prove della storia, evidenziandone la comunione, l’identità, la missione e la testimonianza nella Chiesa universale, Mons. Kuriakose Cherupuzhathottathil, ha offerto un ampio quadro storico, ecclesiale e pastorale sulle Chiese Cattoliche Orientali, evidenziandone il valore per la Chiesa universale, le sfide contemporanee e la missione che esse hanno svolto nel mondo attuale.

Il Relatore ha aperto la sua riflessione richiamando le parole pronunciate da Papa Leone XIV durante l’Udienza concessa alle Chiese Cattoliche Orientali in occasione del Giubileo della Speranza del 14 maggio 2025. Il Pontefice ha ricordato come molte comunità orientali abbiano vissuto in territori segnati da guerre, persecuzioni, violenze e migrazioni forzate: dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, fino al Tigray e al Caucaso. Le Chiese Orientali vennero così definite “martiriali”, perché testimoniavano la Fede in contesti di sofferenza estrema. Tuttavia, accanto a questo scenario drammatico, il Papa ha sottolineato anche la vitalità di numerose comunità orientali, come la Chiesa Siro-Malabarese e la Chiesa Siro-Malankarese in India o la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, capaci di mantenere viva la Fede e di svolgere un’intensa attività missionaria.

La pluralità delle Chiese sui iuris e la ricchezza della comunione ecclesiale

Il Relatore ha sottolineato che la Chiesa Cattolica non è coincisa soltanto con la tradizione latina, ma si esprime nella comunione di ventiquattro Chiese sui iuris: la Chiesa Latina e ventitré Chiese Orientali. Ha evidenziato che questa pluralità rappresenta una ricchezza ecclesiale, che dimostra come l’unità della Chiesa non significa uniformità, bensì comunione tra tradizioni liturgiche, spirituali, disciplinari e teologiche differenti. Le Chiese Orientali custodiscono infatti patrimoni antichissimi nati nei grandi centri del Cristianesimo delle origini: Gerusalemme, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli ed Edessa.

La struttura istituzionale delle Chiese Cattoliche Orientali

Il Relatore ha descritto poi la struttura istituzionale delle Chiese Cattoliche Orientali, distinguendole in Chiese patriarcali, arcivescovili maggiori, metropolitane ed eparchie o esarcati. Le Chiese patriarcali godano di una notevole autonomia e sono guidate da un Patriarca eletto dal Sinodo dei Vescovi della propria Chiesa. Tra esse figurano la Chiesa Cattolica Copta, la Chiesa Cattolica Sira, la Chiesa Greco-Melkita, la Chiesa Maronita, la Chiesa Caldea e la Chiesa Armena Cattolica. Ognuna possiede una propria tradizione liturgica, una specifica storia ecclesiale e una forte presenza diasporica dovuta alle migrazioni e alle persecuzioni.

Particolare attenzione il Relatore ha dedicata anche alle Chiese arcivescovili maggiori, come la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, la Chiesa Siro-Malabarese, la Chiesa Siro-Malankarese e la Chiesa Greco-Cattolica Romena. La Chiesa Greco-Cattolica Ucraina è stata presentata come la più numerosa tra le Chiese Orientali Cattoliche, profondamente segnata dalle persecuzioni del periodo sovietico e nuovamente provata dalla guerra. Le Chiese indiane di tradizione Siro-Malabarese e Siro-Malankarese testimoniano invece la vitalità missionaria dell’Oriente Cristiano contemporaneo.

Identità orientale e universalità della Chiesa

Poi, il Relatore ha affrontato il tema dell’identità delle Chiese Cattoliche Orientali, definite pienamente Cattoliche e pienamente Orientali. Esse possiedono una propria tradizione liturgica, teologica, spirituale e canonica, che costituisce un elemento essenziale della Cattolicità della Chiesa. Ha richiamato il Concilio Vaticano II per sottolineare che la varietà delle Chiese locali manifestano in modo ancora più evidente l’universalità della Chiesa indivisa.

I Padri Orientali e le radici apostoliche del Cristianesimo

Dal punto di vista storico, le Chiese Cattoliche Orientali sono profondamente legate ai grandi Padri della Chiesa e ai primi Concili Ecumenici. Alessandria diede figure come Atanasio e Cirillo; Antiochia sviluppò una forte tradizione biblica e pastorale; la Cappadocia fu la patria di Basilio Magno, Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa; Edessa vide nascere la grande tradizione siriaca di Efrem il Siro. Il Relatore ha presentato le Chiese Cattoliche Orientali così non come realtà marginali, ma come custodi di una parte fondamentale della memoria apostolica e teologica del Cristianesimo.

La ricchezza delle tradizioni liturgiche orientali

Il Relatore ha dedicato grande spazio alla ricchezza liturgica orientale. Le Chiese Cattoliche Orientali si suddividono infatti in diverse tradizioni rituali: bizantina, alessandrina, antiochena o siriaco-occidentale, caldea o siriaco-orientale e armena. Il rito bizantino, diffuso in numerosi Paesi e celebrato in molte lingue, è stato descritto come una tradizione capace di mantenere la propria identità pur incarnandosi in culture differenti. La tradizione alessandrina conserva una forte spiritualità monastica e contemplativa; quella siriaca occidentale si distingue per la ricchezza poetica delle preghiere; la tradizione caldea manifesta una grande profondità biblica e missionaria; la liturgia armena è caratterizzata da un intenso senso del sacro e della memoria martiriale.

Spiritualità orientale: divinizzazione, pneumatologia e vita monastica

Il Relatore ha sottolineato inoltre alcuni elementi fondamentali della spiritualità orientale. Centrale risulta il tema della divinizzazione dell’uomo, espresso dalla celebre formula di Atanasio: “Dio si è fatto uomo affinché l’uomo diventasse Dio”. La salvezza è quindi vista come partecipazione alla vita divina più che come semplice remissione dei peccati. Grande importanza rivestano anche la pneumatologia, cioè il ruolo dello Spirito Santo nella liturgia e nella vita della Chiesa, insieme alla tradizione monastica fondata sulla preghiera continua, il silenzio e la contemplazione. Emblematica risulta la “preghiera di Gesù”, tipica della spiritualità orientale.

Sinodalità e autonomia nelle Chiese Cattoliche Orientali

Sul piano canonico ed ecclesiale, le Chiese Cattoliche Orientali sono state descritte dal Relatore come Chiese sui iuris, cioè autonome, pur rimanendo in piena comunione con il Romano Pontefice. Il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, promulgato da Papa Giovanni Paolo II nel 1990, rappresenta il quadro giuridico comune che tutela le loro tradizioni particolari. Il Relatore ha evidenziato soprattutto il carattere sinodale dell’ecclesiologia orientale: i Sinodi dei Vescovi partecipano attivamente al governo della Chiesa, all’elezione dei vescovi e alla conservazione delle tradizioni proprie.

Missione, ecumenismo e testimonianza nel mondo contemporaneo

La missione delle Chiese Cattoliche Orientali è stata presentata dal Relatore attraverso diversi aspetti fondamentali. Esse custodiscono la memoria apostolica dei primi secoli del Cristianesimo; testimoniano la Fede anche nelle persecuzioni; rappresentano un ponte privilegiato nel dialogo ecumenico con le Chiese Ortodosse; svolgono un’importante opera missionaria, soprattutto grazie alle comunità dell’India; custodiscono un immenso patrimonio liturgico e spirituale; offrono alla Chiesa universale una forte esperienza di sinodalità; accompagnano pastoralmente le comunità della diaspora sparse in Europa, America e Australia.

Le sfide contemporanee delle Chiese Cattoliche Orientali

Il Relatore ha affrontato poi le numerose sfide contemporanee che le Chiese Cattoliche Orientali devano affrontare. Tra queste emergono le guerre e le persecuzioni, soprattutto in Medio Oriente e in alcune regioni africane; l’emigrazione e la diaspora, che rischiano di provocare la perdita della lingua e delle tradizioni; la latinizzazione subita in passato da alcune Chiese; la secolarizzazione; la diminuzione delle vocazioni; la crisi demografica; la necessità di formare nuove generazioni consapevoli della propria identità ecclesiale. Il Relatore ha posto grande attenzione anche alla tutela delle antiche lingue liturgiche, del patrimonio musicale e iconografico e alla promozione del dialogo interreligioso in contesti a maggioranza musulmana, induista, ebraica o buddhista.

Il Dicastero per le Chiese Orientali e il sostegno della Santa Sede

Un’ampia sezione della Relazione è stata dedicata al Dicastero per le Chiese Orientali, organismo della Santa Sede fondato nel 1917 da Papa Benedetto XV e successivamente riformato da Papa Francesco con la Costituzione apostolica Praedicate Evangelium. Il Dicastero ha il compito di sostenere le Chiese Cattoliche Orientali nella loro missione pastorale, liturgica e formativa, occupandosi delle comunità della diaspora, della formazione del clero e dei rapporti con le Chiese Ortodosse. Tra i suoi organismi interni sono stati illustrati l’Ufficio Studi, impegnato nella ricerca teologica e nella formazione accademica, e l’Ufficio Liturgico, incaricato della tutela delle tradizioni rituali orientali. Inoltre, Il Relatore ha presentata la ROACO, organismo internazionale che coordina gli aiuti economici e umanitari destinati alle Chiese Cattoliche Orientali, soprattutto nei territori segnati da guerre e persecuzioni.

Una ricchezza spirituale indispensabile per la Chiesa universale

Nella Conclusione, Il Relatore ha ribadito che le Chiese Cattoliche Orientali costituiscono una ricchezza inestimabile per tutta la Chiesa universale. Esse custodiscono un patrimonio spirituale, liturgico e teologico radicato nella tradizione apostolica e nella testimonianza dei Padri Orientali. Attraverso la liturgia, la spiritualità contemplativa, la vita monastica e la testimonianza spesso segnata dal martirio, esse continuano a mostrare la bellezza della Fede Cristiana anche nelle condizioni più difficili della storia contemporanea. In un mondo segnato da guerre, crisi spirituali e divisioni, le Chiese Cattoliche Orientali ricordano che la vera unità nasce dalla comunione nella Fede e nella carità, non dall’uniformità.

Infine, il Relatore ha citato Papa Leone XIV quando ha affermato che la Chiesa ha bisogno dell’Oriente Cristiano, della sua capacità di custodire il senso del mistero, la forza della liturgia e la profondità della spiritualità del cuore.

Il Dicastero per le Chiese Orientali

Il Dicastero per le Chiese Orientali della Santa Sede – guidato dal Prefetto, S.Em.R. il Signor Cardinale Claudio Gugerotti – si occupa delle questioni riguardanti persone o realtà che interessano le Chiese cattoliche orientali sui iuris.

I Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali *sui iuris*, insieme al Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, sono membri del Dicastero per legge. Per quanto possibile, i consultori e i funzionari vengono scelti sia tra i fedeli di rito orientale delle varie Chiese sui iuris, sia tra i fedeli di rito latino.

Poiché alcune di queste Chiese, in particolare le Chiese patriarcali, sono di antica tradizione, il Dicastero esamina caso per caso, dopo aver consultato, se necessario, gli altri Dicasteri interessati, le questioni relative al governo interno che possono essere lasciate alle autorità superiori di tali Chiese, in deroga al Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

Il Dicastero è competente in tutte le questioni relative alle Chiese orientali che devono essere deferite alla Sede Apostolica, riguardanti la struttura e l’organizzazione di tali Chiese; l’esercizio delle funzioni di insegnamento, santificazione e governo; nonché lo status, i diritti e i doveri delle persone. Si occupa inoltre delle procedure relative alle relazioni quinquennali e alle visite ad limina Apostolorum.

Il Dicastero presta particolare attenzione alle comunità di fedeli orientali che vivono entro i confini della Chiesa latina e si prende cura delle loro necessità spirituali, fornendo visitatori e, per quanto possibile, una gerarchia adeguata nei casi in cui il numero dei fedeli e le circostanze lo richiedano, previa consultazione con il Dicastero competente per l’istituzione delle Chiese particolari in quel territorio.

Nelle regioni in cui i riti orientali sono stati più diffusi fin dall’antichità, l’apostolato e l’attività missionaria dipendono esclusivamente da questo Dicastero, anche se svolti da missionari appartenenti alla Chiesa latina.

La Chiesa Siro-Malankarese

La Chiesa Siro-Malankarese è una Chiesa arcivescovile maggiore Cattolica di rito siriaco-antiocheno (o siro-occidentale), nata in India. Non va confusa con la Chiesa Siro-Malabarese, anch’essa in comunione con Roma, diffusa in India, di rito siriaco e di origine nestoriana; essa è inoltre distinta dalla Chiesa Ortodossa Siriaca del Malankara, che presenta caratteristiche simili ma non è in comunione con Roma.

La Chiesa Siro-Malankarese fa risalire le proprie origini a un gruppo di Cristiani di San Tommaso dell’India sud-occidentale che si separarono da Roma nel 1635 e adottarono la tradizione liturgica siriaco-antiochena (liturgia di San Giacomo) al posto della tradizione liturgica siriaco-orientale.

Nel XVI secolo la Chiesa locale, in comunione fin dal V secolo con la Chiesa d’Oriente (detta nestoriana), accolse benevolmente i missionari giunti dal Portogallo; tuttavia, i tentativi di latinizzazione dei riti portarono all’avvicinamento della Chiesa al Patriarca della Chiesa Ortodossa Siriaca, alla nascita della Chiesa Cristiana Siriaca Giacobita e all’adozione del rito antiocheno, in sostituzione di quello caldeo.

I vari tentativi formali di riunificazione con la Chiesa Cattolica, avvenuti nei secoli successivi, ebbero un successo soltanto parziale. Nel 1930 un piccolo gruppo di religiosi e fedeli della Chiesa Malankarese Ortodossa, guidati dal Vescovo Geevarghese Mar Ivanios, chiese e ottenne la comunione con la Chiesa Cattolica da Papa Pio XI, che nel 1932 diede vita alla nuova Chiesa Siro-Malankarese, con l’erezione di due diocesi e l’imposizione del pallio a Mar Ivanios.

Il 10 febbraio 2005 Papa Giovanni Paolo II, con il Breve Ab ipso sancto Thoma, elevò la Chiesa Siro-Malankarese alla dignità di Chiesa arcivescovile maggiore con il titolo di Trivandrum dei Siro-Malankaresi. L’attuale Arcivescovo Maggiore è S.Em.R. il Signor Cardinale Isaac Cleemis Thottunkal, eletto l’8 febbraio 2007.

Dipendono direttamente dall’arcivescovo maggiore e costituiscono la Chiesa arcivescovile maggiore di Trivandrum, due province ecclesiastiche siro-malankaresi: Provincia ecclesiastica di Trivandrum con l’Arcieparchia di Trivandrum (sede dell’Arcivescovo Maggiore) e 5 eparchie; Provincia ecclesiastica di Tiruvalla con l’Arcieparchia di Tiruvalla e 3 eparchie. Nella diaspora ci sono due eparchie (India e in Canada). Comunità Cattoliche siro-malankaresi, non facenti parte di nessuna eparchia, ma organizzate in parrocchie e missioni, si trovano in Italia, Francia, Germania, Svizzera, Inghilterra, Irlanda, Australia, Singapore e in diversi Paesi della Penisola arabica.

La liturgia siro-malankarese è celebrata in lingua siriaca. Il Pontificale è stato tradotto direttamente dal latino al siriaco.

Foto di copertina: un particolare della Cappella del Dicastero per le Chiese Orientali.

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