Il Corso terminerà con la Lectio conclusiva il 2 aprile 2026 in prossimità del Pontificale di San Giorgio 2026, che sarà tenuta dal Delegato per Napoli e Campania, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, che ha promosso questo corso, per una conoscenza approfondita della Sacra Milizia Costantiniana. Il Corso di Formazione Costantiniana è specificamente dedicato ai neo Cavalieri che riceveranno l’Investitura il 12 settembre 2025 in occasione del Pontificale in onore di San Giorgio, ai Postulanti che la riceveranno nel 2026 e a coloro che intendono avvicinarsi alla Sacra Milizia, affinché siano formati e “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo” (Cfr. 1Pt 3,15-16). La partecipazione al Corso è consigliata inoltre per tutti i Cavalieri e le Dame già facenti parte dell’Ordine, che potranno trovare qui spunti e informazioni, che potranno essere loro di interesse e di utilità.

Questo secondo incontro – sulla storia dell’Ordine, dal tema Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. La Storia ed il Carisma – è stato introdotto dal Delegato con la presentazione dei Relatori, dopo aver brevemente ricordato la precedente Lectio sulla natura religiosa della Sacra Milizia, tenuta dal Cappellano Capo di Delegazione, Fra’ Sergio Galdi d’Aragona, OFM, Cappellano di Giustizia [QUI], ha sottolineato la necessità di conoscere la tradizione e le vicende che hanno interessato la Famiglia Costantiniana dall’evo antico all’età moderna, affinché si possa operare nella contemporaneità con maggiore consapevolezza, cognizione ed efficacia, secondo i valori e il carisma che contraddistinguono l’Ordine Costantiniano.

Lectio
del Nob. Avv. Giovanni Carlo Parente Zamparelli
La Lectio è stata introdotta con l’analisi dell’insegna Costantiniana e delle sue componenti: il monogramma cristologico ”XP”, sigla della parola Cristo (“Xristos”), tra le lettere greche “Α e Ω”, l’Alfa e l’Omega, principio e fine di ogni cosa, (cfr. Apocalisse di Giovanni), e le lettere latine “I, H, S, V” iniziali del motto “In Hoc Signo Vinces” – la cui origine è stata oggetto di approfondimento – considerato nel contesto della battaglia di Ponte Milvio, al seguito della cui vittoria l’imperatore Costantino istituì la Milizia Aurata, unità cavalleresca di cinquanta Cavalieri, incaricata di proteggere l’augusta famiglia e il sacro labaro con la nuova insegna imperiale. Testimonianza dell’esistenza della Milizia in quell’epoca è un bassorilievo dell’arco di Costantino.
Poi, la Lectio è stata incentrata sul patronato dell’Ordine, posto sotto la regola di San Basilio e la protezione di San Giorgio, la cui vita è stata esaminata e confrontata con La bella addormentata nel bosco dei Fratelli Grimm, in relazione alla medesima vicenda che vuole San Giorgio ed il Principe Filippo entrambi trionfatori sul drago, quale rappresentazione delle forze del Male.
Il seguito, della Lectio ha riguardato la trasmissione del Gran Magistero dell’Ordine, dagli Angelo ai Comneno, Imperatori di Bisanzio, e poi dagli Angelo di Drivasto, che ricostituirono l’Ordine nel 1500, fino ai Borbone, tramite i Farnese, Duchi di Parma, e le imprese eroiche della Milizia dai tempi delle Crociate. A tal proposito è stato ricordato come la Milizia Aurata abbia avuto tra i confratelli l’imperatore Federico Barbarossa e i Re Riccardo Cuor di Leone, Filippo II di Francia, Alfonso II d’Aragona e Guglielmo II di Sicilia. Secondo la medesima natura sacra e militare, nel 1717, un anno prima della promulgazione della bolla Militantis Ecclesiae di Papa Clemente XI (con la quale l’Ordine venne posto sotto la protezione della Santa Sede), venne formato un Reggimento Costantiniano, comandato dal Colonnello Federico dal Verme, diviso in 8 compagnie e composto da 2.000 membri, con lo scopo di aiutare le truppe della Serenissima e del Sacro Romano Impero a combattere i Turchi Ottomani in Dalmazia.
Con la Bolla Militantis Ecclesiae, promulgata il 27 maggio 1718, Papa Clemente XI confermò il Gran Magistero al Duca di Parma e Piacenza, Francesco I Farnese, ed i diritti vantati dai Farnese sull’Ordine Costantiniano cedutigli dagli Angelo, come già riconosciuti dal Papa Innocenzo XII con il Breve Sincerae fidei del 1699.
Con la morte senza discendenti diretti dell’ultimo Duca, Antonio Farnese, nel 1731, il Gran Magistero, insieme al Ducato, passò, come stabilito dagli Statuti dell’Ordine quale primogenito farnesiano (“propiquior defuncto Magno Magistro propugnatus ex genere Farnesio”) perché figlio della nipote Elisabetta Farnese, all’Infante di Spagna S.A.R. il Principe Don Carlo di Borbone, passaggio confermato da Papa Clemente XII con Bolla del 12 maggio 1738 e da Papa Benedetto XIV con Bolla del 30 giugno 1741. Questi divenuto Re di Napoli nel 1734 vi trasferì la sede dell’Ordine.
Nel 1759, con l’ascesa al trono di Spagna di Carlo III, il Gran Magistero fu trasmesso, tramite un atto separato rispetto a quello della successione al trono duosiciliano, al figlio Ferdinando IV, Re di Napoli, atto che fu riconosciuto da Papa Pio VI con la Bolla Rerum humanarum conditio.
Anche dopo l’unificazione italiana, la Famiglia Reale delle Due Sicilie mantenne – e mantiene tuttora – il Gran Magistero dell’Ordine, continuando a godere per alcuni anni di un cardinale protettore e di altri privilegi. Dall’ultimo Gran Maestro Re del Regno delle Due Sicilie, S.M. Francesco II, il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano passò sotto la guida di S.A.R. il Principe Don Alfonso di Borbone delle Due Sicilie, Conte di Caserta, fratello del defunto Re, e alla morte di questi, nel 1934, passò al suo primogenito S.A.R. il Principe Don Ferdinando Pio di Borbone delle Due Sicilie. Alla morte di quest’ultimo nel 1960, passò al suo primo nipote, l’Infante di Spagna S.A.R. il Principe Don Alfonso di Borbone delle Due Sicilie, figlio del premorto Infante di Spagna S.A.R. il Principe Don Carlo di Borbone delle Due Sicilie. Morto S.A.R. il Principe Don Alfonso di Borbone delle Due Sicilie nel 1964, il Gran Magistero Costantiniano passò al suo primogenito, l’Infante di Spagna S.A.R. il Principe Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie e, dopo la morte di quest’ultimo nel 2015, passò al primogenito S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie, attuale Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, perpetuandosi così in Lui, secondo gli Statuti dell’Ordine, la primogenitura farnesiana” “ex genere Farnesio”.
L’ultima considerazione della Lectio è stata in merito ad un particolarità che rende del tutto unico il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio: il fatto che sia tanto espressione della christianitas quanto della romanitas, ovvero della serie di valori propri del mos maiorum, primariamente il senso della gravitas.

Lectio
dell’Avv. Stefano d’Ambrosio
La Lectio ha ripreso la ricostruzione storica della Lectio precedente, con l’intento di attualizzare la collocazione ecclesiale dell’Ordine alla luce del Concilio Vaticano II e del vigente Codice di Diritto Canonico del 1983.
L’Ordine Costantiniano ha certamente mutato nel corso della sua lunga storia la sua fonte giuridica istitutiva, che non è più prettamente canonica, ma protetta e regolata dal diritto internazionale, ferma la antica tradizione ed il legame tra la forza cavalleresca e la Chiesa Cattolica Romana.
Ebbene, pur non possedendo la veste giuridica di membro di un Istituto di vita consacrata, e dunque pur avulso dalla regolamentazione canonica data dai canoni 573 e ss. del Codice, il Cavaliere Costantiniano, in quanto battezzato è comunque chiamato a contribuire alla santificazione del mondo. Perduto come ente/istituto il suo connotato religioso, la ecclesiologia conciliare restituisce al singolo membro/Cavaliere laico una speciale dignità nella partecipazione all’ufficio profetico di Cristo, col diffondere la viva testimonianza di Lui nel secolo.
Non si tratta dunque di una consacrazione totale, sacrificale e ministeriale, quella cioè “per antonomasia” propria di chi professa i consigli evangelici con i voti, ma di una consacrazione generale che deriva dall’essere membra del popolo di Dio.
Vi sono dunque più vite consacrate nella Chiesa, ed esse avvolgono anche la dimensione laica: quella degli sposi in virtù del sacramento del matrimonio, o quella degli infermi in virtù del sacramento dell’unzione.
Di qui l’importanza di attingere alle norme del Codice di Diritto Canonico che affermano questi principi generali; un diritto canonico che positivizza i dati rivelati per regolare l’aspetto umano, fenomenologico e positivo; uno strumento di attuazione visibile ispirato dalla teologia e indirizzato alla salus animarum.
Tornando allora alla norma, si rende indispensabile riferire del can. 204, e degli altri canoni che sanciscono i diritti e doveri dei fedeli (cf. cann. 211, 217, 222), nonché del paradigma offerto dai cann. 224 e 225 specialmente per i laici.
Imprescindibile si presenta allora una formazione che tenga davanti agli occhi la Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, emanata dal Concilio ecumenico Vaticano II. Proprio in quanto dogmatica, ivi si annunciano verità di fede e vi è dovere di osservarla. Siamo tutti Membra vive, come si legge al N. 33: «L’apostolato dei laici è quindi partecipazione alla missione salvifica stessa della Chiesa; a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione. Dai sacramenti poi, e specialmente dalla sacra eucaristia, viene comunicata e alimentata quella carità verso Dio e gli uomini che è l’anima di tutto l’apostolato. Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa “secondo la misura del dono del Cristo” (Ef 4,7)».
E siano tutti chiamati al Sacerdozio comune: «Perciò i laici, essendo dedicati a Cristo e consacrati dallo Spirito Santo, sono in modo mirabile chiamati e istruiti per produrre frutti dello Spirito sempre più abbondanti. Tutte infatti le loro attività, preghiere e iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e anche le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano offerte spirituali gradite a Dio attraverso Gesù Cristo (cfr. 1 Pt 2,5); nella celebrazione dell’eucaristia sono in tutta pietà presentate al Padre insieme all’oblazione del Corpo del Signore. Così anche i laici, in quanto adoratori dovunque santamente operanti, consacrano a Dio il mondo stesso» (N. 34).
Un’ultima osservazione della Lectio è stata riferita alla relazione tra i fedeli e l’Autorità ecclesiastica che nella visione conciliare viene proposta come servizio nella pari dignità. Ciò è quanto si legge nel mirabile passaggio N. 32,3: «I laici quindi, come per benevolenza divina hanno per fratello Cristo, il quale, pur essendo Signore di tutte le cose, non è venuto per essere servito, ma per servire (cfr. Mt 20,28), così anche hanno per fratelli coloro che, posti nel sacro ministero, insegnando e santificando e reggendo per autorità di Cristo, svolgono presso la famiglia di Dio l’ufficio di pastori, in modo che sia da tutti adempito il nuovo precetto della carità. A questo proposito dice molto bene sant’Agostino: “Se mi spaventa l’essere per voi, mi rassicura l’essere con voi. Perché per voi sono vescovo, con voi sono cristiano. Quello è nome di ufficio, questo di grazia; quello è nome di pericolo, questo di salvezza”».


Guidati dal Delegato per Napoli e Campania, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, all’incontro formativo hanno partecipato il Vice Delegato ad interim, Marchese Don Carlo de Gregorio Cattaneo di Sant’Elia, Marchese di Squillace e Duca di Noja, Principe di Sant’Elia, Cavaliere di Giustizia, il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Responsabile della Comunicazione ad interim, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Responsabile della Commissione Araldica ad interim, Nob. Giuseppe Caracciolo di Nicastro, Cavaliere di Giustizia; il Responsabile agli Affari Legali ad interim, Don Francesco Procaccini di Montescaglioso, Cavaliere di Giustizia; il Responsabile alla Cultura ad interim, Don Antonino Sersale dei Marchesi Sersale, Cavaliere di Giustizia; ed il Responsabile delle Attività Operative ad interim, Avv. Valeria Pessetti, Dama di Merito con Placca d’Argento; il Responsabile per i Grandi Eventi ad interim, Prof. Giovanni Docimo, Cavaliere di Merito, il Responsabile delle Sezioni campane ad interim, Arch. Francesco Baratta, Cavaliere di Merito; ed il Responsabile del Cerimoniale ad interim, Dott. Domenico Giuseppe Costabile, Cavaliere di Merito.
A dare lustro a questo secondo incontro formativo è stata la presenza del Console Onorario del Sri Lanka, Avv. Carmine Capasso, Cavaliere di Merito; ed il Conte Don Giuseppe de Vargas Machuca, Governatore della Real Arciconfraternita e Monte dei Nobili Spagnoli di San Giacomo degli Spagnoli.
Inoltre, oltre ai già menzionati Relatori, hanno preso parte all’incontro formativo il Cavaliere di Merito con Placca d’Argento Avv. Alessandro Franchi; i Cavalieri di Merito Arch. Carlo Iavazzo e Dott. Maurizio Bava; il Cavaliere di Ufficio P.I Antonino Giunta; i Postulanti Silvio Beducci, Antonio D’Ambrosio, Domenico Dente Gattola, Carlo Maria Faiello, Salvatore Mancino, Gennaro Napoletano, Ciro Sommella, Raffaele Strina, Raffaele Anatriello, Dario Taranto, Giovanni Tartaglione, Adriano Zeni; e gli amici dell’Ordine Costantiniano Enza Celotto, Francesco Faiella, Michele Finaldi, Donato David Mastrullo, Andrea D’Aloia e Roberta Di Biase.
Hanno collaborato con il Cavaliere Prof. Antonio De Stefano a fornire le informazioni per la presente notizia, il Cavaliere Avv. Stefano d’Ambrosio e l’amico Andrea D’Aloia.
Servizio fotografico dei Cavalieri Antonio De Stefano e Alessandro Franchi, e del Postulante Ciro Sommella.
