Il Pellegrinaggio Costantiniano all’Abbazia di San Martino al Cimino in Viterbo nell’ambito delle Celebrazioni per l’VIII Centenario della Consacrazione

Il 6 giugno 2026, Sabato della IX settimana del Tempo Ordinario, la Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha svolto un Pellegrinaggio all'Abbazia di San Martino al Cimino nell’omonima frazione della Città di Viterbo in occasione delle Celebrazioni per l’VIII Centenario della Consacrazione (11 novembre 2025-11 novembre 2026).

L’evento ha rappresentato un’importante occasione di Fede, comunione e testimonianza ecclesiale, richiamando Cavalieri, Dame e Cappellani Costantiniani provenienti da diverse realtà territoriali dell’Ordine. Accanto alla Delegazione organizzatrice hanno preso parte rappresentanze delle Delegazioni di Roma e Città del Vaticano, dell’Umbria e della Toscana, a conferma del profondo legame spirituale e fraterno che unisce le diverse componenti della Sacra Milizia Costantiniana. Il Pellegrinaggio giubilare e mariano è stato svolto in uno dei luoghi più significativi della spiritualità Cistercense dell’Italia centrale, custode di una tradizione religiosa secolare e di un patrimonio storico e artistico di straordinario valore.

La partecipazione di autorevoli rappresentanti della Real Commissione per l’Italia, delle Delegazioni intervenute e delle Autorità civili ha ulteriormente sottolineato il valore ecclesiale e istituzionale dell’evento. Nel corso della giornata, caratterizzata da intensi momenti di preghiera, riflessione e fraternità, è stata inoltre rinnovata la fedeltà agli ideali Costantiniani della glorificazione della Santa Croce, della propagazione della Fede e del servizio alla Santa Chiesa, affidando alla Vergine Santissima Addolorata, Regina dei Monti Cimini, i Cavalieri e le Dame dell’Ordine e invocando il suo patrocinio sulle attività della Real Commissione per l’Italia e delle sue Delegazioni.
Copertina

La Celebrazione della Santa Messa votiva della Beata Vergine Maria è stata presieduta alle ore 11.00 dal Priore per l’Italia, S.Em.R. il Signor Cardinale Dominique Mamberti, Balì Gran Croce di Giustizia, Cardinale Protodiacono della Diaconia di Santo Spirito in Sassia, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, concelebranti S.E.R. Mons. Lino Fumagalli, Vescovo emerito di Viterbo, Cappellano Gran Croce di Merito, Consigliere ecclesiastico della Delegazione della Tuscia e Sabina; Fra Sergio Galdi d’Aragona, O.F.M., Cappellano di Giustizia, Cappellano Capo della Delegazione di Napoli e Campania; e Don Fabrizio Pacelli, Parroco di San Martino Vescovo in San Martino al Cimino, Delegato Episcopale per la Formazione permanente del Clero e del Diaconato, e Assistente Spirituale del Seminario Diocesano “Santa Maria della Quercia”.

Nel saluto iniziale, Don Fabrizio Pacelli ha evidenziato che il Pellegrinaggio giubilare è inserita nell’ambito delle celebrazioni dell’VIII Centenario della consacrazione dell’Abbazia di San Martino al Cimino, ricorrenza per la quale è stato indetto uno speciale Anno Giubilare. In tale circostanza i pellegrini hanno la possibilità di conseguire l’Indulgenza Plenaria alle consuete condizioni previste dalla Chiesa, vivendo un’autentica esperienza di conversione, preghiera e comunione ecclesiale. Inoltre, ha ricordato il significato profondo del Pellegrinaggio giubilare, sottolineando come il Giubileo non debba essere interpretato semplicemente secondo il significato comune attribuito al termine, ma come un tempo privilegiato di grazia e di rinnovamento spirituale. Ha invitati a vivere questa esperienza con spirito di raccoglimento e ad affidarsi all’intercessione della Beata Vergine Maria Addolorata, particolarmente venerata presso l’Abbazia e Patrona dei Monti Cimini.

Ha assistiti come Cerimoniere Prof. Don Stefano Sivilla Clary, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, Primo Cappellano Vicario e Referente per la Diocesi di Rieti della Delegazione della Tuscia e Sabina, alla presenza del Prof. Padre Pierdomenico Maria Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito con Placca d’Argento, Referente per l’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina; del Prof. Don Paolo De Luigi, Cappellano di Merito, Cappellano della Delegazione della Tuscia e Sabina; e di Don Mirko Mochi, SDB, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, Cappellano per la Diocesi di Terni-Narni-Amelia della Delegazione dell’Umbria.

In rappresentanza della Real Commissione per l’Italia sono intervenuti il Segretario Generale, Dott. Michele Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, Segretario Generale della Delegazione di Roma e Città del Vaticano; il Capo del Cerimoniale, Avv. Fabio Adernò, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, della Delegazione di Roma e Città del Vaticano; e il Responsabile della Comunicazione, Comm. Vik van Brantegem, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, della Delegazione della Tuscia e Sabina.

La rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina è stata guidata dal Delegato, Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, Consulente di Diritto Civile della Real Commissione per l’Italia, con il Vice Delegato e Tesoriere, Dott. Sandro Calista, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro; il Cerimoniere, Dott. Francesco Genna, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Consigliere, Dott. Alessio Marzo, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; e il Responsabile della Comunicazione della Rappresentanza presso l’Abbazia di Casamari, Angelo Musa, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.

La rappresentanza della Delegazione di Roma e Città del Vaticano è stata guidata dal Delegato, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis, accompagnato dalla consorte, Paola Maggi; con il Segretario, Responsabile della Comunicazione e Referente per le attività caritatevoli, Prof. Ing. Luca Mazzola, Cavaliere di Merito; e il Referente per la Formazione Costantiniana, Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis, accompagnato dalla consorte, Prof.ssa Luisa Carini.

La Rappresentanza della Delegazione dell’Umbria è stata guidata dal Vice Delegato ad interim, Dott. Alessio Lamoratta, Cavaliere de Jure Sanguinis; con il Responsabile della Comunicazione, Emiliano Santinelli, Cavaliere di Ufficio; e il Responsabile dei rapporti con le Autorità civili, Dott. Vincenzo Maglione, Cavaliere di Ufficio. Al termine del Pellegrinaggio, il Delegato ad interim per l’Umbria, S.E. l’Ambasciatore Alfredo Bastianelli, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, Gentiluomo di Sua Santità, Luogotenente per l’Italia Centrale della Real Commissione per l’Italia, ha fatte pervenire un suo messaggio: «In preghiera ero con voi da Brussel, ove partecipavo alla cerimonia per le investiture belghe dei cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme».

La Rappresentanza della Delegazione della Toscana è stata guidata da, Pasquale de Leo, Cavaliere de Jure Sanguinis.

Veduta panoramica

Inoltre, ha presenziato Lina Delle Monache, Consigliere Provinciale, in rappresentanza del Presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Romoli.

La Liturgia della Parola è stata svolta con il Lezionario di Sabato della IX Settimana del Tempo Ordinario. La Prima Lettura (2Tm 4,1-8 – Compi la tua opera di annunciatore del Vangelo. Io sto già per essere versato in offerta e il Signore mi consegnerà la corona di giustizia) è stata letta dal Vice Delegato e Tesoriere per la Tuscia e Sabina, Dott. Sandro Calista, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro (prima foto sopra). Il Salmo Responsoriale (Sal 70 – La mia bocca, Signore, racconterà la tua giustizia) è stato letto dal Delegato per Roma e Città del Vaticano, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis (seconda foto sopra).

Il Vangelo (Mc 12,38-44 – Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri) è stato proclamato dal Cappellano Capo della Delegazione di Napoli e Campania Fra Sergio Galdi d’Aragona, O.F.M., Cappellano di Giustizia (foto sopra).

Il Vangelo secondo Marco (12,38-44) ci parla degli scribi, che erano i dottori della legge e i maestri di scuola. Dovevano dare l’esempio, cioè dovevano mettere in pratica il loro insegnamento così sapientemente impartito. Questo non succedeva. Ma chi osava rimproverarli? Bisognava essere più potenti di loro e, soprattutto, più “perfetti” di loro. Gesù lo fa, a nome di tutti coloro che non hanno il diritto di parola, di coloro che devono rispettare la legge e che non possono esprimersi se non per adulare e lodare i loro capi, mentre questi stessi capi sono molto spesso lontani dall’essere maestri da prendere come esempio. Nel cuore di ognuno di noi sonnecchia uno scriba. Ma nel cuore di ognuno di noi sonnecchia anche un Gesù. Permettiamogli allora di convertire lo scriba che è in noi, affinché, essendo il nostro cuore abitato solo dal suo Spirito, il nostro sforzo di rendere il mondo conforme alla volontà di Gesù diventi operante e credibile. La volontà di Gesù corrisponde alle nostre aspirazioni più intime, poiché, come dice Tertulliano, il nostro cuore è per natura cristiano. “Un’anima che si eleva, innalza il mondo intero”, afferma santa Teresa. Sfortunatamente, è vero anche il contrario, e cioè che un’anima che cade, abbassa tutto il mondo.

Nell’omelia, il Cardinale Dominique Mamberti ha anzitutto richiamato il tema della povertà evangelica e dell’umiltà davanti a Dio. Ha evidenziato come tutti gli uomini siano poveri davanti al Signore, non necessariamente per mancanza di beni materiali, ma soprattutto nella vita spirituale, nella Fede e nella relazione con Dio. Ha ricordato come anche i più grandi santi abbiano sempre riconosciuto la propria piccolezza di fronte alla santità divina.

Il Cardinal Mamberti ha presentato come un’occasione per riconoscere la propria fragilità e affidarla al Signore, permettendo alla sua grazia di sanare le ferite e trasformare il cuore. Il Cristiano è chiamato a non confidare soltanto nelle proprie forze, ma ad affidarsi con fiducia alla misericordia di Dio.

Partendo dal Vangelo della vedova povera (Mc 12,38-44), il Cardinal Mamberti ha sottolineato come il Signore non guardi alla quantità dell’offerta, ma alla sincerità del cuore. La vedova, infatti, pur nella sua povertà, dona tutto ciò che possiede, diventando modello di affidamento totale a Dio. Il credente è chiamato a fare altrettanto, offrendo non semplicemente il superfluo, ma sé stesso, il proprio cuore e la propria disponibilità a seguire la volontà del Signore.

Richiamando quindi la Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo (2Tm 4,1-8), il Cardinal Mamberti ha evidenziata l’attualità dell’esortazione dell’Apostolo: «Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno». San Paolo mette in guardia dal rischio di abbandonare la sana dottrina per seguire insegnamenti conformi ai propri desideri e ai propri capricci. Il Cardinal Mamberti ha presentato tale ammonimento come particolarmente attuale nella società contemporanea, nella quale molte persone avvertono un bisogno di spiritualità ma spesso ricercano risposte lontano dalle autentiche fonti della Fede Cristiana.

Di fronte a questa realtà, ha ricordato come vescovi, sacerdoti e fedeli laici siano chiamati a custodire e trasmettere fedelmente l’insegnamento della Chiesa. Non basta professare la Fede; occorre testimoniarla concretamente nella vita quotidiana, mostrando attraverso le parole e le opere la gioia che nasce da un’esistenza vissuta secondo il Vangelo.

A conclusione, il Gran Priore per l’Italia ha invitato a vivere il Pellegrinaggio in spirito di fraternità e di comunione spirituale, facendo della Parola di Dio il riferimento costante della propria vita e affidandosi all’intercessione della Vergine Maria.

Preghiera dei fedeli

La Preghiera dei fedeli è stata recita dal Vice Delegato ad interim della Delegazione dell’Umbria, Dott. Alessio Lamoratta, Cavaliere de Jure Sanguinis, Segretario Generale della Delegazione della Tuscia e Sabina, conclusa con una preghiera «per S.A.R. il Gran Maestro Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, perché possa guidare la Sacra Milizia Costantiniana con spirito di autentico servizio» e «per tutti i Cappellani, Cavalieri e Dame, perché sappiano seguire fedelmente i principi della Fede e i precetti della Santa Chiesa».

Iniziando i Riti di Comunione, il Padre Nostro è stato recitato in latino.

Il Coro di Santa Maria della Quercia, diretto dal Maestro Laura Scarponi, ha eseguito il seguente programma di animazione liturgica:

Cunctipotens [Onnipotente], incipit della Missa Cunctipotens Genitor Deus (Missa IV)
Kyrie della Missa De Angelis (Missa VIII)
Gloria della Missa De Angelis (Missa VIII)
Alleluia di Valentino Miserachs y Grau: prima e dopo il versetto, e dopo il Vangelo
Santus di Terenzio Zardini, OFM
Agnus dei di Valentino Miserachs y Grau
O sacrum convivium di Lorenzo Perosi
Panis Angelicus di César Franck
Benedicta es Tu di Justin Heinrich Kneckt
Amen solenne

Nel Sacro Rito è stata fatta memoria di S.E. Don Vincenzo (Enzo) Maria Giuseppe Francesco Giovanni Nicola Capasso Torre, XVI Conte delle Pastene, V Conte di Caprara, Conte Palatino, Patrizio Napolitano e Patrizio di Benevento, Balì Gran Croce di Giustizia decorato del Collare, già Gran Cancelliere, e Presidente della Real Deputazione e della Real Commissione per l’Italia, deceduto il 13 maggio 2026, all’età di 95 anni.

Al termine della Santa Messa, il Delegato per la Tuscia e Sabina, Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, ha dato lettura del Messaggio inviato per l’occasione dal Presidente della Real Commissione per l’Italia, S.E. Don Flavio Borghese dei Principi di Sulmona e di Montecompatri, Balì Gran Croce di Giustizia:

«Ho il grande privilegio, in veste di Presidente della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, di rivolgere  il più sentito saluto a quanti onorano con la loro presenza le celebrazioni per gli otto secoli dell’Abbazia di San Martino al Cimino, che culminano oggi con la solenne Liturgia Eucaristica presieduta dall’Eminentissimo Principe Dominique Mamberti, Cardinale Protodiacono della Diaconia di Santo Spirito in Sassia, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Balì Gran Croce di Giustizia della Sacra Milizia, a cui rinnovo sentimenti di  profonda devozione. E con lui quanti gli fanno corona all’Altare del Signore: S.E. Rev.ma il Vescovo Emerito di Viterbo Mons. Lino Fumagalli, Cappellano Gran Croce di Merito e i Reverendi Cappellani.
Indirizzo inoltre un deferente saluto alle Autorità presenti.
Desidero proprio in questa occasione esprimere viva riconoscenza a quanti operano per l’Ordine nostro attraverso le  Delegazioni della Tuscia e Sabina, di Roma e Città del Vaticano, dell’Umbria e della Toscana, che lodevolmente si sono unite nel Pellegrinaggio all’antica abbazia cistercense. Sono certo che sotto la guida dei Delegati sapranno estendere sempre più nei loro territori il carisma Costantiniano. Proprio sull’esempio del mio antico antecessore, recentemente tornato alla casa del Padre, S.E. Don Vincenzo Capasso Torre, Conte delle Pastene, Balì Gran Croce di Giustizia decorato del Collare, di cui viene fatta doverosa memoria nella Santa Messa odierna.
So che nell’abbazia viene particolarmente onorata la Madonna Addolorata, Regina dei Monti Cimini, a cui Sua Eminenza affiderà oggi i Cavalieri e le Dame. Confido davvero che anche su di me e sulla Real Commissione per l’Italia scenda la benedizione della Madre di Dio.
Grazie
».

Poi, il Delegato per la Tuscia e Sabina ha manifestare la sua viva gratitudine ai partecipanti al Pellegrinaggio. In primis a S.Em.R. il Signor Cardinale Dominique Mamberti, per la sua amabilità e disponibilità. Ha aggiunto che la Delegazione della Tuscia e Sabina confida anche per il futuro nella sua presenza alle celebrazioni delegatizie e ha affermato che il Porporato è ammirata pure per il l’annuncio del nuovo Papa Leone XIV da lui dato come Cardinale Protodiacono di Santa Romana Chiesa dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro. Quindi, a S.E.R. Mons. Lino Fumagalli, per aver favorito la Delegazione della Tuscia e Sabina durante il suo governo pastorale e per anche successivamente mostrato la sua affettuosa vicinanza ai Confratelli e Consorelle Costantiniani.

Il Delegato ha quindi ricordato lo speciale rapporto delle Delegazioni di Roma e Città del Vaticano, dell’Umbria e della Toscana, con quella dalla Tuscia e Sabina, come testimoniato anche in occasione di questo significativo Pellegrinaggio giubilare.

Un pensiero di grande riconoscenza ha rivolto anche ai tre componenti il Consiglio della Real Commissione per l’Italia, che si distinguono sempre per la loro competenza e affabilità, in tre settori cruciali: la Segreteria Generale, l’Ufficio del Cerimoniale e del Protocollo, e la Comunicazione.

Il Delegato

Un grazie il Delegato per la Tuscia e Sabina ha rivolto infine alle Autorità civili, per la loro presenza, e al Coro della Basilica di Santa Maria della Quercia, per aver solennizzato la liturgia con brani musicali di alto livello.

Infine, il Delegato per la Tuscia e Sabina ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano:

«Signore Gesù, che Vi siete degnato di farmi partecipare alla Milizia dei Cavalieri Costantiniani di San Giorgio, Vi supplico umilmente, per l’intercessione della Beata Vergine di Pompei, Regina delle Vittorie, del valoroso San Giorgio Martire, Vostro glorioso Cavaliere, e di tutti i Santi, di aiutarmi a restare fedele alle tradizioni del nostro Ordine, praticando e difendendo la Santa Religione Cattolica, Apostolica, Romana contro l’assalto dell’empietà.
Essa diventi per me armatura di fede e scudo di buona volontà, sicura difesa contro le insidie dei miei nemici, tanto visibili quanto invisibili.
Vi prego affinché possa avere la grazia di esercitare la Carità verso il prossimo e specialmente verso i poveri ed i perseguitati a causa della Giustizia.
Datemi infine le virtù necessarie per realizzare secondo lo spirito del Vangelo, con animo disinteressato e profondamente cristiano, questi santi desideri per la maggior Gloria di Dio, la glorificazione della Santa Croce e la Propaganda della Fede, per la Pace nel Mondo ed il bene dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Amen
».

Il Cardinale Dominique Mamberti ha recitata la Preghiera alla Vergine Santissima Addolorata, Regina dei Monti Cimini, rendendo omaggio alla sua statua, un’opera di grande valore devozionale, profondamente legata alla spiritualità del borgo e dell’intero territorio circostante:

«O Regina dei Martiri, o tenera Madre degli afflitti. Voi che provaste il pianto e della vita gli acerbi affanni, vedete in quanti dolori geme questo povero mio cuore!
A Voi, che sulle pendici del Cimino, avete eretto il trono delle Vostre grazie, aperta la fonte di benedizioni e l’asilo di pace per quanti fiduciosi si sono rifugiati sotto il Vostro manto, l’animo mio ricorre nell’ora del dolore.
Non riguardate, o Madre di pietà alle mie tante colpe; ricordatevi che sotto la Croce del Vostro e mio Gesù mi avete accolto per Vostro figlio; soccorretemi benigna in mezzo alle mie sofferenze; liberatemi dai mali che mi affliggono; illuminateli della Vostra luce perché veda in essi la disposizione della Paterna Provvidenza di Dio; e così sopportandoli con rassegnazione e amore mi facciano sempre più simili a Voi, mia Madre.
E così sia.
Vergine Santissima Addolorata, Regina dei Monti Cimini, prega per noi

Il Pellegrinaggio si è concluso con il canto dell’antifona Salve Regina:

«Salve, regina, mater misericordiæ, vita, dulcedo et spes nostra, salve. Ad te clamamus exsules filii Hevæ, ad te suspiramus gementes et flentes in hac lacrimarum valle. Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos ad nos converte, et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis, post hoc exsilium, ostende. O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria».

[Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo Seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!]

Terminata la Santa Messa è stata scattato la foto di gruppo.

Poi, in Sagrestia, i Cavalieri Costantiniani hanno salutato il Priore per l’Italia.

Ai partecipanti al Pellegrinaggio è stato distribuito un biglietto ricordo, a cura della Delegazione della Tuscia e Sabina, con in prima copertina l’immagine della Vergine Santissima Addolorata, Regina dei Monti Cimini, e in quarta copertina una breve nota storica dell’Abbazia di San Martino al Cimino. All’interno è stato riprodotto il Sub Tuum praesidium, il più antico tropàrion devozionale Cristiano a Maria, Madre di Gesù, risalente al III secolo.

È seguito un pranzo conviviale presso il Ristorante Balletti a San Martino al Cimino.

Con l’occasione, il Referente per la Formazione Costantiniana della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha offerto ai partecipanti un foglio dal titolo Il Cavaliere Martino, la leggenda, la storia, tra potere e misericordia, con il testo  del Podcast da lui curato l’11 novembre 2024 e incluso in precedenza nella Meditazione per la “veglia d’armi” del Pontificale di San Giorgio 2024 del 19 aprile 2024.

Nel corso dei saluti, il Delegato per la Tuscia e Sabina ha espresso un particolare ringraziamento a Sua Eminenza il Cardinale Dominique Mamberti per la sua presenza e vicinanza all’Ordine.

Il Delegato per Roma e Città del Vaticano ha sottolineato il valore della fraternità tra i membri dell’Ordine e l’importanza di promuovere occasioni di incontro che coinvolgano sempre più anche le famiglie, affinché la vita dell’Ordine sia vissuta non soltanto nella sua dimensione istituzionale, ma anche come autentica esperienza di comunione ecclesiale.

La giornata si è svolta in un clima di intensa spiritualità, raccoglimento e sincera fraternità, rafforzando nei partecipanti la consapevolezza della propria vocazione Cristiana e dell’impegno a testimoniare nella vita quotidiana i valori della Fede, della carità e del servizio che costituiscono il fondamento della tradizione e del carisma del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

I Confratelli e le Consorelle dopo la partecipazione al Pellegrinaggio e alla colazione conviviale conservano nella mente e nel cuore questo prezioso momento, come tappa di un percorso di costante arricchimento di Fede e di amicizia.

Il servizio fotografico è a cura del Cav. Gennaro Vernillo della Delegazione della Tuscia e Sabina.

Lo Stendardo Giubilare

Lo Stendardo Giubilare dell’Abbazia di San Martino al Cimino è un capolavoro dipinto su due facce dal pittore calabrese Mattia Preti tra il 1649 e il 1650. Si tratta di uno stendardo processionale, commissionato dalla Compagnia del Santissimo Sacramento dell’Abbazia di San Martino ai Monti in occasione dell’Anno Santo del 1650, per volere di Olimpia Maidalchini Pamphilj. È eseguito in olio su tela, della dimensione di 268×203 cm per ciascun pannello. Il recto del dipinto è il Dono del Mantello, che raffigura il celebre episodio di San Martino mentre dona il proprio mantello al povero. Il verso del dipinto è il Cristo Eucaristico. Lo stendardo fu a lungo dimenticato e smembrato, poi riposto nei depositi. Oggi, l’opera è esposta presso il Museo dell’Abbazia di San Martino al Cimino, dopo un accurato restauro. È stato ritrovato e riconosciuto nel suo insieme originario solo recentemente. Tra il 1970 e il 2017 fu restaurata una pala d’altare raffigurante il Dono del Mantello. Nel corso dei lavori si è scoperto che la pala non era altro che il famoso stendardo di Mattia Pretti. Oltre il Dono del Mantello venne quindi recuperato anche il dipinto del Cristo Eucaristico e, a sorpresa, anche una sorta di sindone dello stesso. Quando lo stendardo fu trasformato in pala d’altare nel secolo XVIII, la pala mostrava il dipinto di San Martino, ma nella trasformazione venne celato il Cristo Eucaristico da una foderatura, sulla parte retro. La foderatura, tecnicamente una tela e della colla, ha assorbito i colori del dipinto attraverso gli anni, rendendo l’immagine speculare.

L’VIII Centenario della Consacrazione
dell’Abbazia di San Martino al Cimino

L’Anno Giubilare dell’Abbazia di San Martino al Cimino celebra otto secoli di Fede, storia e comunità, grazie ad un vasto progetto di celebrazioni religiose, approfondimenti culturali ed eventi partecipati, che coinvolgono attivamente la comunità parrocchiale di San Martino al Cimino e le associazioni locali, sotto la guida del Parroco Don Fabrizio Pacelli. Vengono offerti tanti momenti e tante occasioni, per celebrare gli ottocento anni dalla consacrazione dell’abbazia cistercense, avvenuta nel 1225, come ricorda l’iscrizione nella Sala Capitolare, e far conoscere la storia dell’abbazia e lo scrigno di arte e fede in essa conservati. L’Abbazia di San Martino al Cimino ha origini antiche, documentate dall’838. Passata dai Benedettini ai Cistercensi, fu ampliata nel XIII secolo e consacrata nel 1225. Dopo secoli di splendore e decadenza, nel Seicento Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj la trasformò nel centro di un borgo barocco con il contributo di Borromini e Bernini. Oggi la chiesa è parrocchiale e il palazzo Doria Pamphilj ospita sedi universitarie e turistiche.

Nel 1936, l’abbazia che fu territoriale è stata unita in perpetuo alla Diocesi di Viterbo, con il titolo di abate per il vescovo ordinario. Nel 1986, Papa San Giovanni Paolo II confermò l’unione estintiva con la nuova Diocesi di Viterbo.

Oggi, l’Abbazia di San Martino al Cimino – cuore spirituale e simbolico dell’omonimo borgo – celebra gli otto secoli dalla sua Consacrazione, con un Anno Giubilare di celebrazioni, dal 11 novembre 2025 all’11 novembre 2026, dedicato alla Fede, alla cultura e alla comunità. Il programma prevede giornate di studio e riflessione teologica, concerti di musica sacra – tra cui quello della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” – e iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico. Le associazioni locali saranno protagoniste nella riscoperta delle tradizioni, della gastronomia e dei percorsi naturalistici che circondano il borgo, in particolare lungo il tratto della Via Francigena che conduce a San Martino al Cimino. Anche gli eventi culturali già radicati nel territorio, come festival letterari e rassegne teatrali, verranno ispirati dallo spirito dell’Ottocentenario.

Questo Anno Giubilare non si presente soltanto come una celebrazione religiosa, ma l’occasione per restituire vitalità ad un luogo, che da otto secoli custodisce la memoria e l’identità di una comunità. San Martino al Cimino, con la sua abbazia gotica e il borgo barocco che la circonda, sta vivendo un anno che unisce passato e futuro, fede e bellezza, nel segno della continuità di una storia che appartiene non solo a Viterbo, ma all’Italia intera.

Dodici mesi di celebrazioni religiose, incontri e iniziative che coinvolgeranno il Paese, le associazioni e i visitatori in un percorso di memoria e riscoperta, a cui partecipa anche l’Ordine Costantiniano.

Già martedì 11 novembre 2025, in occasione dell’apertura ufficiale delle celebrazioni per l’VIII Centenario della Consacrazione dell’Abbazia di San Martino al Cimino, su invito della Diocesi di Viterbo ha partecipato una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina, ha partecipato alla solenne ed austera celebrazione della Santa Messa nella memoria liturgica di San Martino di Tours, presieduta da S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza.

Poi, mercoledì 28 aprile 2026, su invito della Diocesi di Viterbo, una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina ha partecipato al Concerto della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, diretta dal Maestro Mons. Marcos Pavan, alla presenza del Vescovo di Viterbo, S.E.R Mons. Orazio Francesco Piazza, insieme al Vescovo emerito, S.E.R. Mons. Lino Fumagalli, Cappellano Gran Croce di Merito dell’Ordine Costantiniano, e S.E.R. Mons. Guido Pozzo, Arcivescovo titolare di Bagnoregio, Sovrintendente all’economia della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, già Elemosiniere di Sua Santità.

Preghiera
a Maria Santissima Addolorato
«Madonna del Cimino»

O Regina dei Martiri, o tenera Madre degli afflitti. Voi che provaste il pianto e della vita gli acerbi affanni, vedete in quanti dolori geme questo povero mio cuore!
A Voi, che sulle pendici del Cimino, avete eretto il trono delle Vostre grazie, aperta la fonte di benedizioni e l’asilo di pace per quanti fiduciosi si sono rifugiati sotto il Vostro manto, l’animo mio ricorre nell’ora del dolore. Non riguardate, o Madre di pietà alle mie tante colpe; ricordatevi che sotto la Croce del Vostro e mio Gesù mi avete accolto per Vostro figlio; soccorretemi benigna in mezzo alle mie sofferenze; liberatemi dai mali che mi affliggono; illuminateli della Vostra luce perché veda in essi la disposizione della Paterna Provvidenza di Dio; e così sopportandoli con rassegnazione e amore mi facciano sempre più simili a Voi, mia Madre.
E così sia.
Vergine Santissima Addolorata, Regina dei Monti Cimini, prega per noi!

San Martino al Cimino

La Consacrazione della chiesa abbaziale risale al 1225, quando, pur con i lavori ancora in corso, il Cardinale Raniero Capocci, Vescovo di Viterbo, ne sancì l’apertura al culto su mandato di Papa Onorio III, sebbene il completamento dell’intero complesso monastico cistercense, inclusi il Chiostro, il Refettorio, la Sala Capitolare, la Biblioteca e l’Infermeria, un forno e di altri laboratori, si sia protratto fino alla fine del secolo successivo.

Le origini del complesso, tuttavia, sono molto più antiche: la prima menzione di una “Ecclesia Sancti Martini in Monte de Viterbio” compare già nell’anno 838 in un documento. In quel periodo il cenobio ospitava una comunità di monaci Benedettini provenienti dall’abbazia di Farfa. Diversi Abbati di San Martino in Cimino sono menzionati in documenti del XI secolo.

Nel XII secolo Papa Eugenio III, egli stesso Cistercense, affidò il monastero ai monaci del suo Ordine, provenienti da Saint Sulpice.

Nel 1207 Papa Innocenzo III rafforzò la piccola comunità inviando altri monaci da Pontigny, una delle abbazie madri dei Cistercensi, con l’incarico dello sviluppo agricolo della regione, e contribuì alla sua rinascita con donazioni e le terre sul versante meridionale dei monti Cimini attorno al lago di Vico, a sud di Viterbo. Fu sotto l’Abate Giovanni II, detto “Pontiniaco”, tra il 1216 e il 1232, che, con l’appoggio del Cardinal Capocci, iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa e dei locali monastici.

Nel corso dei secoli, l’abbazia conobbe alterne vicende: momenti di splendore e di crisi, saccheggi, restauri, commende pontificie. Già nel 1379 stava per essere abbandonata a causa della mancanza di nuove vocazioni. Nel 1426 non vi rimasero più che due monaci. L’interesse personale di Papa Pio II (1458-1464) e della famiglia Piccolomini, dalla quale egli proveniva, fece sì che venissero intrapresi alcuni lavori di restauro, il che fece ben sperare, ma queste attività non ebbero seguito. Nel 1564 gli ultimi monaci lasciavano l’abbazia, i cui beni, a seguito della chiusura, entrarono a far parte del patrimonio della Santa Sede.

San Martino al Cimino, borgo aereo di affascinante bellezza a 561 m.s.l.m., deve la sua attuale conformazione urbanistica alla sua erezione a principato ad opera di Papa Innocenzo X, che ne investì la vedova di suo fratello, Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj.

Nel 1645, quando con Papa Innocenzo X salì al potere a Roma la famiglia Pamphili, la chiesa di San Martino ormai in rovina, ritrovò una nuova vita. Le “terre di San Martino” furono cedute alla potente cognata del Papa, che trasformò l’antico insediamento cistercense nel fulcro di un nuovo borgo principesco. Assecondata da grandi architetti (fece intervenire anche Francesco Borromini da Roma), restaurò completamente la chiesa aggiungendovi due torri come contrafforti.

Nel 1652 fece costruire da vari maestri, tra cui il Bernini, un palazzo di grandi dimensioni sulle rovine delle strutture monastiche. Attorno all’abbazia nacque un piano urbanistico coerente e scenografico, tipico del barocco romano, affidato all’Architetto militare Marcantonio de’ Rossi e al Padre Virgilio Spada, sotto la supervisione di Francesco Borromini. San Martino al Cimino divenne così un piccolo gioiello architettonico e sociale, con delle mura perimetrali, delle porte e delle abitazioni, non dimenticando altre strutture pubbliche quali lavatoi, forni, macelli, teatro e piazza pubblica. Non pare che avesse intenzione di fare appello ai monaci. Della vecchia abbazia cistercense non rimane che qualche elemento: la parte absidale ed il transetto della chiesa, una modesta porzione del chiostro e qualche lembo della Sala Capitolare e dello Scriptorium.

Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj morì di peste nel 1657 e la sua salma venne inumata nel coro della chiesa abbaziale, dove una lapide in marmi policromi ne conserva la memoria.

Dopo la morte dell’ultimo Principe Girolamo Pamphilj, nel 1760, l’abbazia entrò nelle proprietà dei Doria Pamphilj, che nel Novecento la donarono alla Diocesi di Viterbo. Con la Bolla Ad maius christiani di Papa Pio XI del 2 maggio 1936, l’Abbazia di San Martino che fu territoriale, è stata unita in perpetuo alla Diocesi di Viterbo, con il titolo di abate per il vescovo ordinario. Il 27 marzo 1986, Papa San Giovanni Paolo II confermò l’unione estintiva con la nuova Diocesi di Viterbo, ponendola sotto la protezione di Santa Maria della Quercia, proclamata come Patrona.

Lo status odierno della chiesa di San Martino, che aveva recuperato il titolo abbaziale nel XVII secolo, senza tuttavia che vi ritornassero i monaci, è quello di chiesa parrocchiale facente capo alla Diocesi di Viterbo. Il Palazzo Doria Pamphilj ospita oggi alcuni corsi dell’Università degli Studi della Tuscia e la sede dell’Azienda di Promozione Turistica di Viterbo. Al suo interno pregevoli sale affrescate, saloni con ricchi soffitti lignei, fregi in affresco, una notevole scala in peperino e un camino monumentale.

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