La Processione
Durante la solenne Processione, che si è mossa alle ore 18.30 da Piazza Melozzo da Forlì e ha percorso Via Flaminia per giungere alla Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio, è stata portata la stauroteca custodita nella Basilica.
Il reliquiario cruciforme in bronzo dorato, ornato dalle figure della Vergine Maria e di San Giovanni Evangelista e recante l’iscrizione «In hoc salus» («In questo sta la salvezza»), custodisce al centro una reliquia della Santa Croce.




La processione ha rappresentato un momento di particolare raccoglimento e testimonianza della devozione alla Santa Croce, cuore della ricorrenza celebrata dalla Chiesa, nonché Simbolo da glorificare come riportato anche nella Preghiera del Cavaliere Costantiniano: «Datemi infine le virtù necessarie per realizzare secondo lo spirito del Vangelo, con animo disinteressato e profondamente cristiano, questi santi desideri per la maggior Gloria di Dio, la Glorificazione della Santa Croce e la Propaganda della Fede, per la pace nel Mondo ed il bene dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio».
La Santa Messa
La solenne Celebrazione Eucaristica è stata presieduta alle ore 19.00 dal Vescovo Ausiliare per il Settore Nord della Diocesi di Roma, S.E.R. Mons. Marco Valenti, Vescovo titolare di Arpi.
Hanno concelebrato il Parroco e il Vicario Parrocchiale di Santa Croce a Via Flaminia Padre Carletto Di Stefano, C.S.S., e Padre Francois Kouao, C.S.S.; il Parroco di San Valentino Presbitero e Martire al Villaggio Olimpico Don Giuseppe Russo; il Parroco della Santissima Trinità a Villa Chigi Padre Raffaele Giacopuzzi, C.S.S.; Padre Lucio Boldrin, C.S.S., Cappellano al Carcere di Rebibbia; Padre Jerson Rey Olayvar Avenido, C.S.S.; e Padre Valdinei Alves da Silva, C.S.S.
Hanno partecipato Mons. Arnaud du Cheyron de Beaumont, Cappellano di Giustizia, officiale presso la Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato; e Don Maurizio Modugno, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, già Parroco di San Valentino Presbitero e Martire al Villaggio Olimpico, Collaboratore parrocchiale presso la Parrocchia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.

La rappresentanza della Delegazione di Roma e Città del Vaticano è stata guidata dal Segretario Generale Dott. Michele Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, Segretario Generale della Cancelleria della Real Commissione per l’Italia; con il Tesoriere Conte Antonio Fioravanti Cinci Agricola, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro; il Segretario, Responsabile della Comunicazione e Referente per le attività caritatevoli Prof. Ing. Luca Mazzola, Cavaliere di Merito; il Referente per la Formazione Costantiniana Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis, Coordinatore del Servizio Podcast dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia, con la consorte Prof.ssa Luisa Carini Cantarano, Dama di Merito con Placca d’Argento; e il Referente per l’area dei Castelli Romani, Dott. Franco Iacobini, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.
Inoltre, hanno partecipato il Luogotenente per il Centro Italia, S.E. l’Ambasciatore Alfredo Bastianelli, Gentiluomo di Sua Santità, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, Delegato ad interim per l’Umbria; i Consiglieri della Real Commissione per l’Italia, S.A.S. Don Maurizio Ferrante Gonzaga di Vescovato, Principe del Sacro Romano Impero, Marchese del Vodice, Patrizio Veneto, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, Consigliere della Real Deputazione, e il Nob. Maurizio Bettoja, Cavaliere di Giustizia, Curatore della Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio; e il Consulente di Diritto Canonico della Real Commissione per l’Italia, Nob. Avv. Alfonso Marini Dettina, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro.
Il Parroco Padre Carletto Di Stefano, C.S.S., ha ringraziato i Cavalieri e la Dama Costantiniani presenti per la loro testimonianza.
La Liturgia della Parola
La Prima Lettura (Nm 21,4-9 – Chiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita) ha proposto il racconto del serpente di bronzo innalzato da Mosè nel deserto. Il Salmo Responsoriale (Sal 77 – Non dimenticate le opere del Signore!). La Seconda Lettura (Fil 2,6-11 – Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò) ha proposto il celebre inno cristologico della Lettera di San Paolo ai Filippesi. Nel brano del Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,13-17 – Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo), Gesù stesso richiama l’episodio del serpente innalzato nel deserto: «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Nella sua omelia, Mons. Marco Valenti ha posto al centro della riflessione il mistero della Croce quale manifestazione suprema dell’amore e della misericordia di Dio.
La Prima Lettura, con l’immagine del popolo d’Israele durante il cammino nel deserto e dei serpenti velenosi mandati tra il popolo, ha osservato Mons. Valenti, introduce al mistero della salvezza. Gli Israeliti, riconoscendo il proprio peccato, chiedono a Mosè di intercedere presso il Signore. Dio ordina quindi a Mosè di innalzare un serpente di bronzo: chiunque, dopo essere stato morso, lo avesse guardato sarebbe rimasto in vita.
Questo episodio, ha sottolineato Mons. Valenti, trova il suo pieno compimento nella persona di Gesù. Come il serpente fu innalzato nel deserto per la salvezza del popolo, così il Figlio dell’uomo deve essere innalzato sulla Croce. L’immagine veterotestamentaria diviene così una prefigurazione della Croce di Cristo, attraverso la quale Dio offre all’umanità la salvezza. Il centro della celebrazione, dunque, non è la sofferenza considerata in sé, ma l’amore di Dio che si manifesta attraverso la sofferenza e giunge fino all’estremo dono di sé. La Croce rivela infatti un Dio che non si impone attraverso la potenza o la forza, ma attraverso un amore che si consegna e si dona completamente.
In questo senso, ha evidenziato Mons, Valenti, la Croce costituisce il luogo nel quale si manifesta pienamente l’amore di Dio per l’umanità. Il Vangelo di Giovanni afferma infatti: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito», mostrando come l’iniziativa della salvezza nasca dall’amore stesso di Dio. Il celebrante ha quindi richiamato il significato della solennità dell’Esaltazione della Santa Croce: non una celebrazione della sofferenza fine a sé stessa, ma la contemplazione dell’amore di Dio che, attraverso la Croce, trasforma la sofferenza e la conduce alla vittoria della Risurrezione.
La Croce, da strumento di morte, diventa così luogo di vita, di perdono e di conforto. In essa anche le esperienze difficili dell’esistenza – i fallimenti, le cadute, le preoccupazioni e tutto ciò che ciascuno porta con sé – possono trovare, se vissute insieme a Cristo, uno spazio di salvezza e di trasformazione.
La Croce, ha proseguito Mons. Valenti, pertanto entra nella storia concreta dell’uomo e può trasformare la sua vita. Non è semplicemente un simbolo da collocare nelle chiese o da portare al collo, ma un segno vivo della salvezza, della presenza di Dio e della vittoria definitiva di Cristo sulla morte.
Mons. Valenti ha evidenziato che la Seconda Lettura illumina ulteriormente questo mistero attraverso l’inno cristologico che presenta Cristo, pur nella sua condizione divina, mentre «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce». Proprio per questa sua obbedienza e per il dono totale di sé, «Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome».
La Croce e la Risurrezione, ha proseguito Mons. Valenti, dunque, non possono essere separate: l’umiliazione di Cristo conduce alla sua esaltazione e la morte viene definitivamente vinta dalla vita. È proprio nella Croce che si manifesta la forza dell’amore di Dio, un amore che non domina, ma si offre. La celebrazione dell’Esaltazione della Santa Croce diviene così, per ogni credente, un invito a guardare a Cristo e a riconoscere nella Croce non soltanto il segno della sofferenza, ma soprattutto il segno della salvezza. Guardando alla Croce, l’uomo è chiamato a riconoscere l’amore con cui Dio entra nella sua storia e trasforma ciò che appare come fallimento, dolore o sconfitta in occasione di vita nuova.
Il messaggio, ha concluso Mons. Valenti, è quindi quello di affidare a Cristo ogni dimensione della propria esistenza, nella certezza che la Croce, illuminata dalla Risurrezione, è il luogo nel quale l’amore di Dio si manifesta in modo definitivo e nel quale la morte non ha più l’ultima parola.
La preghiera per il Papa
Al termine della Santa Messa è stato rivolto un particolare pensiero augurale al Santo Padre Leone XIV in occasione del suo compleanno, affidando alla preghiera la sua persona e il suo ministero pastorale.
I ringraziamenti
La Delegazione di Roma e Città del Vaticano ha espresso un sentito ringraziamento a Mons. Marco Valenti, a tutti i concelebranti, ai religiosi della Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio e della Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo, e a quanti hanno contribuito alla preparazione e allo svolgimento della Processione e della Santa Messa, nonché ai Cavalieri, alla Dame e gli Amici della Sacra Milizia che hanno presenziato alla solenne ricorrenza.

A conclusione della solenne Concelebrazione Eucaristica, i Cavalieri e la Dama hanno seguito processionalmente il Vescovo ed i concelebranti fino alla Sacrestia.
Dopo la foto ricordo dei Cavalieri e Cappellani con il Vescovo, il Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, e Coordinatore del Servizio Podcast dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia, Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis, si è intrattenuto con Mons. Marco Valenti in un breve colloquio durante il quale ha donato una copia del suo libro La Cavalleria Cristiana tra potere e misericordia. Considerazioni per i confratelli e le consorelle del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Esprimendo il suo gradimento per l’omaggio, ha anche detto che gli avrebbe consentito di conoscere meglio l’Ordine Costantiniano.
La Reale Magistrale Famiglia
celebra la Festa della Santa Croce


A conclusione del Pellegrinaggio Giubilare Internazionale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, domenica 14 settembre 2025, nella ricorrenza della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, S.A.R. il Gran Maestro e S.A.R. il Gran Prefetto, unitamente alla Reale Magistrale Famiglia hanno partecipato presso la Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio in Roma alla celebrazione della Santa Messa, preceduta dalla Processione con la Reliquia della Vera Croce.
«La nostra gloria è la Croce di Cristo»
Il Martirologio Romano ricorda il 14 settembre la «Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore».
«Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati» (cfr. Gal 6,14).
La Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, che viene celebrata il 14 settembre da molti Cristiani d’Oriente e d’Occidente, è una ricorrenza di antichissima origine gerosolimitana, legata alla dedicazione del complesso basilicale della Risurrezione edificato per volontà dell’Imperatore Costantino e al ritrovamento, secondo la tradizione, della reliquia della Croce di Cristo da parte di Sant’Elena, madre dell’Imperatore, nel IV secolo.
Nel luogo del ritrovamento Costantino fece edificare un grande complesso comprendente l’Anastasis, la rotonda in corrispondenza del Santo Sepolcro, il triportico attorno alla roccia del Golgota e il Martyrium. La dedicazione delle basiliche costantiniane veniva celebrata a Gerusalemme con grande solennità e, in tale occasione, era proposta alla venerazione dei fedeli la reliquia della Croce del Signore. Progressivamente questa venerazione assunse un rilievo tale da dare origine alla Festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
La tradizione della Chiesa ricorda anche la restituzione della preziosa Reliquia a Gerusalemme da parte dell’Imperatore Eraclio, dopo che la Croce era caduta nelle mani dei Persiani durante la conquista della Città Santa nel 614.
In Occidente veniva celebrata anche il 3 maggio la festa dell’Inventio Crucis, dedicata al ritrovamento della Vera Croce, ricorrenza che non figura più nel calendario liturgico romano. Nella tradizione bizantina, invece, l’«Universale Esaltazione della Croce preziosa e vivificante» del 14 settembre conserva un’importanza particolare; la Santa Croce viene inoltre venerata in altri momenti dell’anno liturgico, tra cui il 1° agosto e la terza domenica della Grande Quaresima.
Dallo strumento del supplizio
all’albero della vita
Con la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce non viene esaltata la crudeltà di uno dei più terribili strumenti di supplizio dell’antichità, ma l’Amore che Dio ha manifestato agli uomini attraverso il sacrificio di Cristo. Pur essendo Dio, Cristo umiliò se stesso facendosi servo. Questa è la gloria della Croce di Gesù.
La Croce, già segno di morte e di ignominia, diventa per il Cristiano albero della vita, trono e altare della Nuova Alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo, che sulla Croce dona se stesso per la salvezza dell’umanità, nasce il popolo della Nuova Alleanza. La Croce diventa così segno della signoria di Cristo e della vocazione di quanti, attraverso il Battesimo, sono configurati a Lui nella morte per partecipare alla sua Risurrezione e alla sua gloria.
«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).
La preghiera alla Santa Croce
che ha accolto Dio
La Croce del Signore nostro Gesù Cristo sia l’unico vanto del Cristiano (Cfr. Gal 6,14).
In Cristo, la Croce è divenuta strumento di vittoria. Il vero Signore della nostra terra è Cristo. Egli ci esorta a pregare sempre, senza stancarci (Cfr. Lc 18,1). L’Apostolo ammonisce: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi» (1Pt 5,8-9).
Seguendo l’esempio del Salmo, nel quale è scritto «Sette volte al giorno io ti lodo, per i tuoi giusti giudizi» (Sal 119 [118],164), ci raccogliamo in preghiera.
Benedetto sia il Signore nostro Gesù Cristo.
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi peccatori.
Dio, santo e potente, santo e immortale, che sei stato crocifisso per noi, abbi pietà di noi.
Gloriosa e benedetta, sempre beata Vergine Maria, Madre di Dio, presenta le nostre suppliche al Figlio tuo e nostro Dio, affinché ci liberi dalla tentazione e da ogni nostro pericolo.
Per mezzo della Santa Croce supplichiamo il Signore, affinché mediante essa ci liberi dai peccati e ci doni la vita con la grazia della sua misericordia. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.
Confidando nella Santa Croce, supplichiamo il Signore affinché ci liberi dai peccati e, con la sua misericordia, ci doni la vita e ci faccia vivere. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.
La tua Croce sia per noi rifugio, Signore Gesù. Quando apparirai nella gloria del Padre, tra nubi luminose, noi che speriamo in te non saremo confusi, ma, per la tua grande potenza, gioiremo alla tua destra, come figli della luce e figli del giorno.
Preghiera alla Santa Croce che ha accolto Dio
Mediatrice della nostra salvezza, pegno della speranza del mondo intero, luce radiosa dell’universo, sole dell’amore, rifugio della speranza, santo e tremendo segno della benevolenza di Dio verso di noi, spada pervasa dalla potenza divina che abbatte il nostro avversario, sigillo dei nostri sensi, saldo rifugio della nostra speranza: la tua potenza divina, che mantiene salde le fondamenta del mondo, tenga le nostre anime e i nostro corpi lontani dall’ira, dalla concupiscenza, dall’odio e da tutte le prove e tentazioni spirituali e corporali, e ci custodisca con la tua tremenda potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Foto di copertina: la stauroteca in bronzo dorato contenente la reliquia della Santa Croce, custodita nella Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio in Roma, durante la Processione per la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce del 15 settembre 2024.
