“I luoghi della Madonna del Conforto”
7 febbraio 2026
Giunta alla terza edizione, la passeggiata culturale I luoghi della Madonna del Conforto, promossa dal Comitato di Arezzo del Centro Sportivo Italiano insieme all’Associazione Il Cammino della Traslazione ASD, ha accompagnato i partecipanti alla scoperta dei principali luoghi di devozione legati alla Madonna del Conforto figura profondamente radicata nella spiritualità cittadina, tra San Domenico, Porta San Clemente e il Duomo.
Dopo il ritrovo al San Domenico Village e la presentazione dell’evento, il gruppo ha percorso l’antico quartiere di Santa Maria in Gradi guidato anche dalle testimonianze degli abitanti storici.
Particolarmente significativa la visita all’Orto delle Monache dell’Istituto Diocesano e alla cappellina di via Vecchia, luogo del miracolo del 15 febbraio 1796.
La passeggiata ha avuto un’altra tappa in duomo con la partecipazione alla Santa Messa della Novena presieduta da Mons. Andrea Migliavacca.
“Giustizia e pace in Terra Santa”
14 febbraio 2026

L’incontro Giustizia e pace in Terra Santa è stato promosso dalla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Rondine Cittadella della Pace e Caritas diocesana, realizzato con la collaborazione della Direzione regionale dei Musei nazionali della Toscana e dei Frati Minori Conventuali di Arezzo e con il patrocinio del Comune di Arezzo e della Camera di Commercio Arezzo-Siena.
Svolto alla vigilia della festa della Madonna del Conforto, davanti al ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca nella basilica di San Francesco, è stato un incontro di vero dialogo dedicato a una terra martoriata e colpita da una spirale di violenza che a volte pare difficile spezzare. Un incontro di grande rilievo ecclesiale, culturale e civile, pensato per offrire strumenti di comprensione sull’attuale situazione in Terra Santa, sulla condizione delle comunità cristiane e sulle possibili vie per una pace autentica, fondata sulla giustizia, sul dialogo e sulla ricostruzione delle relazioni di fiducia.
Dopo i saluti del Parroco Fra’ Francesco Bartolucci, OFM Conv, e Carlotta Paola Brovadan, Direttrice della Direzione Regionale dei Musei Nazionali della Toscana, l’incontro è stato aperto da Mons. Andrea Migliavacca: “Sono molto grato al cardinale Pierbattista Pizzaballa per aver accettato l’invito a venire in diocesi in occasione della festa della Madonna del Conforto per pregarla e chiedere la sua intercessione per il dono della pace in tutto il mondo, a Gerusalemme e in Terra Santa. Questa chiesa gremita è come un grande abbraccio che vorremmo raggiungesse tutte le persone che soffrono per la guerra in tante parti del mondo, a Gaza, fino ad arrivare ai bambini. Oggi siamo davvero in tanti ed è molto bello ricordare le parole di Don Tonino Bello: ‘In piedi costruttori di pace’”.
Culmine dell’incontro è stato il dialogo con il Cardinale Pierbattista Pizzaballa che ha affermato: “Parlare di pace in Terra Santa oggi non ha molto senso. La pace ha bisogno di condizioni, contesto, di una volontà, di una politica che non c’è, ma anche di un’opinione pubblica. La pace ha bisogno di fiducia e in guerra, specie quella in Terra Santa, la prima vittima è la fiducia. Anche quando la guerra sarà terminata, non si tornerà alla situazione precedente e non sappiamo cosa ci sarà dopo. Questa fase richiederà molte risorse spirituali, prima che politiche”. Quindi c’è da essere pessimisti? “La situazione a breve e medio termine non è destinata a cambiare molto. Non saranno Abu Mazen o Netanyahu a costruire la pace, servono nuove figure capaci di portare nuove visioni. Inutile farsi illusioni di chissà quali cambiamenti. La congiuntura locale e internazionale non va verso un’alba di pace. Questo non è il tempo dei grandi gesti, ma quello del preparare, tenere vicine le persone che vogliono la pace, perché un giorno ci sarà bisogno di loro per ricostruire. Non abbiamo armi, ma l’unica cosa che abbiamo sono le parole. Questa guerra, soprattutto in questa, il linguaggio non è stato secondario, abbiamo sentito evocare a più riprese parole terribili come apartheid, genocidio… un linguaggio violento porta violenza, possono toglierci tutto, ma non le parole. Ora dobbiamo usare un linguaggio dignitoso che non chiuda, non crei barriere, ma apra orizzonti. Educare alla pace è necessario, il desiderio di pace, deve diventare cultura. Superando la tentazione dell’esito e tenendo vivo il desiderio”.

Il momento più solenne dell’incontro è stato verso le conclusioni con la firma dell’Atto di conferma del Gemellaggio fra la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e il Patriarcato latino di Gerusalemme a cui si è aggiunta Rondine Cittadella della Pace. Un gemellaggio siglato il 25 settembre 2010 dall’Arcivescovo Riccardo Fontana, che l’aveva voluto, e dall’allora Patriarca Fouad Twal. L’intesa si proponeva di “condividere con i cristiani di Terra Santa le loro preoccupazioni e il desiderio di ottenere giustizia e di vivere in pace senza essere costretti ad abbandonare quella eletta regione”. Quell’accordo è stato rinnovato, stabilendo in particolare di “stringere un legame di fraternità e di gemellaggio con la parrocchia Cristiana dell’Annunciazione di Beit Jala”.
Consegnando al Cardinale Pierbattista Pizzaballa un assegno di 30.000 euro della raccolta in Diocesi, Mons. Andrea Migliavacca ha detto: “Il gemellaggio chiede anche gesti concreti e vuole esprimere due significati: fraternità e necessità di aiuto reciproco tra chiese sorelle”.
Il giorno della Madonna del Conforto
15 febbraio 2026
Da sempre il giorno della Madonna del Conforto, il 15 febbraio, è considerato la festa più grande dall’intera Città di Arezzo, che a più riprese si riunisce tutta in Duomo, sia le genti laiche sia quelle credenti. Un appuntamento trasversale con la propria identità cittadina. Festa religiosa, senz’altro. Ma anche laica. Gli Aretini si ritrovano tutti, in questo giorno così speciale, per manifestare una devozione che viene da lontano e ha una diretta attinenza con le proprie radici, l’anima forse maggiormente popolare e al contempo nobile dell’aretinità più autentica.

Quest’anno era prevista la partecipazione di cardinali e vescovi, tra i quali il Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, S.E.R. Mons. Andrea Migliavacca; S.Em.R. il Signor Cardinale Gualtiero Bassetti; l’Arcivescovo metropolita di Firenze, Mons. Gherardo Gambelli; il Correttore spirituale della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, S.E.R. Mons. Franco Agostinelli; il Vescovo di Fiesole, S.E.R. Mons. Stefano Manetti; e S.Em.R. il Signor Cardinale Ernest Simoni, il “martire vivente” Albanese (nella foto sopra con i Cavalieri Costantiniani).
Omelia del Cardinale Pierbattista Pizzaballa
15 febbraio 2026
Nell’omelia tenuta durante il Pontificale del 15 febbraio, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa ha espresso un intenso richiamo alla speranza e alla capacità della fede di vedere oltre le distruzioni materiali e morali, con l’invito a non lasciarsi schiacciare dal pessimismo. Prendendo spunto dalle visioni del profeta Isaia, ha spiegato che, laddove l’occhio umano vede solo rovine e macerie (con un chiaro riferimento non solo alla storia di Arezzo, ma anche all’attuale tragedia in Terra Santa), la fede permette di scorgere “un banchetto di festa”. Ha definito questo sguardo come una “scelta del cuore”: si vede con gli occhi, ma si comprende profondamente solo con il cuore, superando la realtà immediata per scorgere i germogli di un mondo nuovo. Commentando i testi biblici, ha richiamato l’immagine della “Donna che partorisce” dell’Apocalisse. Questa figura rappresenta la Chiesa e l’umanità che, nonostante le minacce del male (il “drago”), continuano a generare vita. Ha sottolineato che il male non può dominare il luogo in cui nasce la vita e si curano le relazioni: questa è la specifica vocazione cristiana. Richiamando l’episodio delle Nozze di Cana, ha parlato di Maria come colei che intercede affinché non manchi mai il “vino nuovo” della gioia e della consolazione. Nel contesto della guerra in Medio Oriente, ha invitato la comunità di Arezzo a essere essa stessa una “tavolata” accogliente, capace di portare ristoro e pace a chi è nel bisogno. Ha ribadito che la pace non è solo assenza di conflitto, ma richiede un faticoso lavoro di ricostruzione della fiducia, definendo la fiducia come la “prima vittima” delle guerre atroci. Infine, il Cardinal Pizzaballa ha ringraziato la Diocesi per la vicinanza concreta, ricordando che Maria, Patrona della Terra Santa, è il ponte che unisce il dolore di Gaza e della Cisgiordania alla speranza dei fedeli Aretini.



Omelia di Mons. Andrea Migliavacca
15 febbraio 2026
Si parla di festa, di gioia e si parla di una tavola imbandita e con buon vino. Si parla di una festa di nozze e si parla della festa della Madonna del Conforto.
La celebrazione per cui siamo qui oggi ha il sapore e l’atmosfera della letizia.
Così ne parla anche la pagina del profeta Isaia dove il clima della festa sbocca da ogni parte: “esultate”, dice il profeta; e poi: “sfavillate di gioia”; “io vi consolerò”; “voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore”. E il motivo della gioia, di questa strabordante letizia e consolazione e vedere Gerusalemme, scoprire che il Signore le dona un fiume di vita e la pace. Cioè: è l’incontro con il Signore. La visione di Gerusalemme e la visione della presenza di Dio e questo diventa fonte di gioia, di esultanza, di pace, di consolazione, di speranza.
Altri testi della scrittura raccontano questo annuncio con l’immagine del banchetto, del salire sul monte dove vi sarà un banchetto di grasse vivande e di vini succulenti. Una immagine evocativa per raccontare e annunciare la gioia e la consolazione, il conforto.
E l’immagine del banchetto torna nel vangelo, in particolare un banchetto di nozze.
E per fare festa occorre il vino, un vino nuovo, il vino che solo l’avvento del Messia può inaugurare.
Davvero questa festa di nozze è segno che inaugura il tempo nuovo, cioè la possibilità della vita, della consolazione, della speranza, della pace. Il vino nuovo è il dono di questa possibilità straordinaria.
E nel cuore di tutto c’è Maria, colei che dice: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Maria sempre ci dice queste parole, anche oggi, anche a noi chiesa e tempo di oggi: Fate quello che vi dice il Signore Gesù.
E lui di quell’acqua dice: “prendete e portatene”. Cioè fatevi voi portatori di una umanità nuova, di un annuncio dirompente perché parla di fratellanza vera e di perdono, di pace e di giustizia. Prendete e portatene, è un invio, una missione, una speranza.
Ma per vivere questa gioia occorre sedersi a quella mensa, a quel banchetto e anche, forse, invitare altri.
Allora chi invitiamo a questo banchetto del regno dei cieli, di una terra nuova, quella rinnovata dal vino della nuova alleanza? Chi si siede con noi?
Per avere gioia, letizia, consolazione non possiamo stare soli a questa tavola, ci sono invitati come a Cana di Galilea, con Maria, Gesù e i suoi amici. E noi?
A questa tavola potremmo invitare, secondo il vangelo, anzitutto i peccatori. Alla tavola di Gesù non mancavano mai e i primi erano anche i suoi amici, gli apostoli. Avere a tavola i peccatori ci aiuta a scoprire che noi non siamo migliori di altri, ma siamo tutti bisognosi di misericordia, di pazienza.
Allargando un po’ la tavola penso che potremmo invitare chi è ferito dalla vita, i malati, chi è disabile, gli emarginati, i poveri… e ci aiuterebbero a scoprire la bellezza del dono della vita che abbiamo.
Ma c’è ancora posto… e allora invitiamo chi è diverso da noi: ci sono stranieri, gente col colore diverso della pelle, immigrati, disgraziati che si avvicinano a noi e allora si, li facciamo sedere a tavola con noi, e ci ricordano che la vita l’abbiamo per donare, per condividere.
Non mancano gli amici, i familiari, ci devono essere per fare festa… e il loro volti da noi amati ci raccontano la storia della nostra vita e la ricchezza della amicizia, che è balsamo per la vita.
Facciamo spazio amici, perché vogliamo far arrivare alla nostra tavola gente proveniente da luoghi di guerra, Gaza, l’Ucraina, popolazioni africane…, ma possono sedere con noi solo se ci sono da ogni parte in conflitto, anche i nemici tra di loro… E si scopre che se non si è ancora capaci di guardarsi negli occhi si può cominciare a stare alla stessa tavola e scoprirsi, pian piano, diversi, avversari, ma umani.
Ma sta per arrivare lo sposo, Gesù… e con lui la Madre, Maria.
Quando si siede a tavola Lui allora ci sediamo tutti, così diversi eppure uniti, feriti eppure rinnovati, deboli eppure risorti.
Con tutti questi invitati è davvero festa, letizia, gioia, speranza, un mondo nuovo.
Ed è la festa della Madonna del Conforto.
Certo, mi direte, un bel pensiero, una bella immagine, tanto siamo a Cana di Galilea, oppure è solo una bella immaginazione, o un pensiero bello per una festa così importante come la Madonna del conforto. Ma in realtà non è così.
Ma la festa e la gioia ci cambiano e possono accadere i miracoli, sorprese di un banchetto con ospiti inattesi.
La tavola con gli invitati che abbiamo ricordato è vera quando accogliamo nella nostra vita l’altro così come è e l’altro come fratello. Allora non sarà immaginazione, ma storia vera, nella nostra vita.
E non sarà Cana di Galilea, ma l’Arezzo di oggi e casa nostra, casa tua.
Buona festa della Madonna del Conforto, buona tavolata… con invitati che ci portano il vino nuovo della consolazione e della pace.
Foto di copertina: la sacra icona della Madonna del Conforto, venerata dagli Aretini da oltre due secoli.
