



La Chiesa a Pentecoste prega che lo Spirito si manifesti in lei, rinnovi i prodigi operati agli inizi della predicazione del Vangelo, la apra alla conoscenza di tutta la verità e attraverso la partecipazione all’Eucaristia operi sempre in lei la sua potenza. E, riunita attorno a Gesù risorto e glorificato, eleva per questo dono ineffabile l’azione di grazie al Padre, anche a nome di tutta l’umanità chiamata alla salvezza. La Pentecoste, infatti, abbatte i muri delle divisioni e apre la Comunità dei credenti all’amore universale. La Pentecoste pertanto nell’anno liturgico gode della centralità di cui gode il Natale e la Pasqua e il Messale raccomanda di solennizzare la Veglia di Pentecoste sul modello della Veglia Pasquale: “Sia favorita la celebrazione protratta della messa della vigilia di Pentecoste, che riveste un carattere di intensa preghiera sull’esempio degli apostoli e dei discepoli, che perseveravano unanimi in preghiera, con Maria, madre di Gesù, nell’attesa dello Spirito Santo”.


Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa
Nel giorno di Pentecoste si compie la promessa che Gesù aveva fatto agli Apostoli. Nel pomeriggio del giorno di Pasqua, alitando su di loro, aveva detto: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22). La venuta dello Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste, rinnova e porta a termine questo dono, in modo solenne e con manifestazioni esterne. Così culmina il Mistero Pasquale. La Pentecoste è il compimento della Pasqua, nella sua pienezza: ma non come punto di arrivo, bensì come inizio di una presenza, quella dello Spirito nella Chiesa e in ciascuno dei suoi membri. Si tratta di una presenza dinamica, che agisce nel tempo. È come il vento impetuoso – con cui è apparso nel Cenacolo – che modella le dune del deserto e leviga le rocce. Come il fuoco, che ha scelto di essere visibile, che illumina, riscalda, cuoce progressivamente il cibo rendendolo più commestibile e rende malleabili i metalli affinché il lavoro degli uomini possa produrre utensili e gioielli. Così, la permanenza “per sempre” con noi dell’“altro Paraclito” è una permanenza attiva, che ci trasforma, ci plasma e ci fa crescere nel cammino della nostra esistenza. Nel corso della storia della Chiesa e della nostra vita, lo Spirito Santo ci insegna tutto, ci ricorda le parole di Gesù e ce le fa comprendere. Egli, che è l’amore stesso di Dio, ci porta ad amare Gesù e quindi ad osservare i suoi comandamenti e a preparare la nostra anima come dimora fissa del Padre e del Figlio. La liturgia di oggi ci dice che lo Spirito Santo è la capacità di farsi capire in tutte le lingue umane: è il superamento della Torre di Babele; è il creatore dell’unità, nel rispetto della diversità. È l’inviato che rinnova la faccia della terra: è lo Spirito creatore. È Lui che, come scrive San Paolo ai Romani, abitando in noi, ci aiuta a superare la tendenza a essere dominati dalla carne. Gli esegeti spiegano che con il temine “carne” Paolo intende quel principio negativo che porta una persona a essere egocentrica, a perseguire i propri bisogni e le proprie ambizioni, a contare sulle proprie risorse, a essere piena di sé, a essere orgogliosa, schiava e soggetta alla paura. Lo Spirito, invece, supera questa resistenza dovuta al Peccato Originale, donando alla persona la libertà dei figli di Dio, la capacità di uscire da sé per aprirsi a Dio, agli altri e al Creato. Lo Spirito che Gesù comunica crea, nel discepolo, una nuova condizione umana, producendo unità. Quando l’orgoglio porta l’uomo a sfidare Dio, costruendo la Torre di Babele, Dio confonde le loro lingue, così che non possano capirsi. Nella Pentecoste avviene l’inverso: per grazia dello Spirito Santo, gli Apostoli sono capiti da genti di provenienze e lingue tanto diverse (Riflessione a cura della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria).
- Podcast 2/82 – 8 giugno 2025 – Solennità di Pentecoste. Vieni, Santo Spirito! [QUI]
Foto di copertina: Icona maronita “Nostra Signora di Pentecoste” della fine del XX Secolo nella cattedrale cattolica maronita di Nostra Signora delle Grazie di Nicosia, sede dell’Arcieparchia di Cipro.
