La Delegazione Tuscia e Sabina partecipa alle celebrazioni in onore di Maria Santissima Liberatrice in Viterbo

Domenica 31 maggio 2026, solennità della Santissima Trinità, Viterbo ha rinnovato il Voto a Maria Santissima Liberatrice, principale patrona della Diocesi e protettrice della Città.

L’annuale ricorrenza secolare rinnova il forte legame che unisce la Città dei Papi alla sua celeste Protettrice, con la significativa partecipazione dei Cavalieri della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, che nell’aderire alla Sacra Milizia si sono impegnati a diffondere la devozione a Maria Santissima Liberatrice, eletta loro patrona.

La storia di Viterbo non è fatta solo di mura e di pietra, ma di una memoria viva che unisce generazioni di cittadini. Riscoprire il legame indissolubile tra la Città e la Madonna Liberatrice significa toccare con mano le radici più autentiche della comunità cittadina. La devozione più antica, più profonda e più identitaria della Città di Viterbo, quella per la Madonna Liberatrice, acclamata Protettrice di Viterbo, nasce tra storia, Fede e leggenda. È il viaggio lungo sette secoli di un culto pluricentenario che ogni Viterbese dovrebbe conoscere e custodire con orgoglio.

Questo evento, che rappresenta da otto secoli uno dei momenti religiosi più sentiti dalla comunità viterbese, ha concluso un mese ricco di appuntamenti spirituali promosso nella Parrocchia della Santissima Trinità, retta dai Padri Agostiniani, tra cui recita serale del Santo Rosario nel Chiostro rinascimentale, conferenze, sacra rappresentazione animata dai giovani, memoria di Santa Rita da Cascia e della Madonna di Fatima.

Le celebrazioni hanno avuto inizio alle ore 17.00 in Piazza del Plebiscito, con il saluto e il discorso del Priore della Comunità Agostiniana, Padre Vito Logoteto, O.S.A., e l’indirizzo di omaggio alla Madonna Liberatrice del Sindaco di Viterbo, Dott.ssa Chiara Frontini.
Madonna Liberatrice

Padre Vito Logoteto, O.S.A., ha sottolineato il valore dell’unione della cittadinanza, affermando che «stiamo insieme in questa piazza perché Maria ancora oggi in questi tempi cupi ci prende per mano. Che la Vergine torni a liberarci da tutti i mali».

Nel suo discorso (di cui a seguire riportiamo il testo integrale), Dott.ssa Chiara Frontini ha richiamato la profonda devozione della Città di Viterbo verso la Madonna Liberatrice, legata a una tradizione secolare che attraversa oltre settecento anni di storia. Ha ricordato inoltre il recente ritorno dell’affresco restaurato nel Complesso della Santissima Trinità, simbolo dell’identità religiosa e civile dei Viterbesi, rinnovando l’affidamento della comunità alla sua protezione e invocando, per sua intercessione, concordia tra i cittadini e pace nel mondo.

È seguita la tradizionale Processione del voto del Comune e del popolo di Viterbo a Maria Santissima Liberatrice. Partita da Piazza del Plebiscito, lungo via Madonna Liberatrice il passaggio della Sacra Icona statp accolto da una pioggia di petali di fiori, lanciati da fedeli e residenti affacciati alle finestre e ai bordi della strada.

Nella Processione, la Sacra Icona di Maria Santissima Liberatrice, posta su un baldacchino, è stata trasportata a spalla dai Facchini di Santa Rosa. La Sacra Icona è stata accompagnata dai musicisti e dagli sbandieratori del Pilastro, dalle confraternite, dalle associazioni religiose e civili, dal corteo con i figuranti in abiti storici e dalla storica Processione.

Come da tradizione, la Sacra Icona è stata scortata dalla rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina, guidati dal Delegato, Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis Sanguinis; con il Vice Delegato e Tesoriere, Dott. Sandro Calista, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro; il Consigliere di Delegazione, Dott. Alessio Marzo, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; e Prof. Roberto Sangiorgi Colangelo di Villazzano, Cavaliere di Merito, che hanno avuto l’onore di recare l’insegna del Santuario di Maria Santissima Liberatrice e l’antica riproduzione argentea della Città dei Papi, conservati accanto all’altare dedicato alla Liberatrice.

Raggiunto il santuario mariano cittadino, nel cuore del quartiere San Faustino, al termine di un appuntamento sempre sentito e partecipato che unisce Fede, storia e identità cittadina, la Sacra Icona è stata accolta dal grido corale: “Evviva la Madonna Santissima Liberatrice!”

La solenne celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal Vescovo di Viterbo, S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza.

La Prima lettura: Es 34,4-6.8-9 – Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso è stata letta dal Delegato. Salmo responsoriale: Dn 3,52-56 – A te la lode e la gloria nei secoli. Seconda lettura: 2Cor 13,11-13 – La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo. Vangelo: Gv 3,16-18 – Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Mons. Piazza ha detto: «Alla fine della Celebrazione questo legame si rinnoverà. Non facciamola piangere questa madre in un momento storico tanto complicato. Oggi la Trinità manifesta l’amore incarnato. Non dobbiamo essere prepotenti, dobbiamo incoraggiarci a vicenda. Per evitare che comportamenti sbagliati minino la pace e l’amicizia sociale. Questo vale in ogni contesto, per le famiglie e per le nostre comunità. Dobbiamo metterci nei panni degli altri. Prima abbiamo ascoltato il Priore della Trinità che ha ricordato come la Madonna Liberatrice da sette secoli custodisca Viterbo. E Viterbo non è una cosa anonima. Viterbo siamo noi. Coraggio! La madre non molla mai. Rinnoviamo stasera questo voto alla Madonna. Il figlio deve tessere la trama dell’amore, seminando unità e pace. Dobbiamo impegnarci tutti per la concordia, per realizzare la pace e l’amicizia sociale».

Al termine, davanti all’altare della cappella nella quale i Padri Agostiniani curano la devozione mariana, la Dott.ssa Chiara Frontini ha recitato l’Atto di affidamento della Città a Maria Santissima Liberatrice:

«Santa Madre di Gesù, dolce Madonna Liberatrice, in Te noi confidiamo e a te ci consacriamo.
Sii presente in ogni casa ad ispirare l’amore fedele degli sposi, il rispetto per la vita, la gioia sana degli affetti familiari.
Guidaci nel cammino della vita Cristiana, conforta gli ammalati e gli anziani, e fa’ che nessuno si senta solo, dimenticato o abbandonato per colpa nostra.
Affidiamo a Te le nostre parrocchie, i sacerdoti, il seminario, le comunità religiose insieme al bisogno e alla speranza di nuove vocazioni per il sacerdozio e la vita consacrata.
A Te affidiamo la nostra Città perché cresca nella concordia, sempre fedele alle tradizioni cristiane.
Proteggila da ogni pericolo e dona a tutti salute, lavoro, serenità o nostra cara Maria Santissima Liberatrice».

Discorso della Dott.ssa Chiara Frontini

La Città di Viterbo, in ossequio a un’antica tradizione, celebra anche quest’anno con speciale solennità la Madre di Dio, invocata con il titolo di Liberatrice.
È una storia che abbraccia ben sette secoli, con alcuni momenti forti segnati da avvenimenti straordinari nella notte del 28 maggio 1320, il 16 febbraio 1577 e ancora in occasione delle calamità che afflissero la Città dei Papi nel 1577 e nel 1703.
Così, manifesto insieme a Voi un sentimento di profonda devozione alla Protettrice come Sindaca di questa Città che lungo la successione delle generazioni ha espresso il meglio di se stessa proprio ispirandosi ai valori perenni del cristianesimo.
Mi piace ricordare come il 19 aprile scorso, nel Complesso della Trinità, sia tornato l’affresco raffigurante la Madonna Liberatrice, dopo un complesso restauro. La presentazione tecnica dei lavori si è svolta alla presenza delle Autorità, poi nella chiesa è avvenuta la solenne ostensione dell’Immagine. Il recupero del dipinto è stato frutto di un lavoro corale che ha visto partecipare la Prefettura e la Soprintendenza. Proprio in quella occasione ho inteso dichiarare: «Qualsiasi rigenerazione, offre qualcosa di migliore alla città. La popolazione viterbese è fortemente legata alla Madonna Liberatrice, è qualcosa che i Viterbesi hanno scritto nel profondo della loro identità collettiva».
L’invito “andate alla Trinità”, rivolto dai nostri Padri e raccolto lungo secoli dagli Agostiniani, ritorna ancora una volta di grande attualità.
Ci affidiamo, pertanto, con fiducia alla Madre di Dio poiché, come ci ricordano gli storici, “Ella sempre riconciliò gli animi, ristabilì la concordia fra i cittadini, ridonò la salute agli infermi”.
E per la sua potente intercessione possa essere ristabilita pace in ogni parte del mondo sconvolta dalla guerra.
Questi i nostri voti, questo l’omaggio che porgiamo oggi alla Liberatrice dei Viterbesi.

La devozione
a Maria Santissima Liberatrice
in Viterbo

Il fatto miracoloso del 1320

Nel mese di maggio del 1320 (sul giorno i cronisti non sono concordi) un avvenimento straordinario terrorizzò gli abitanti di Viterbo e li spinse nella Chiesa della Santissima Trinità a far voti per la loro liberazione dinanzi all’immagine della Madonna. Un testimone oculare, Giovan Giacomo Sacchi, così racconta: “Ricordo come a dì 28 maggio 1320 apparsero in Viterbo nell’aere grandissimi segni che derno terrore a tutto il populo con tenebre horribili et figure de demoni, che parea che subissasse il mondo; et apparse miraculo di una figura di Nostra Donna ne la Cappella del Campana in Santo Agustino sopra Faule et per sua gratia fommo liberati”.

Sacchi non entra nei particolari del fatto, a differenza degli altri cronisti del tempo, ma descrive le sensazioni che l’avvenimento suscitò in lui e nei suoi concittadini. Ha comunque ricordato il giorno, l’anno, i segni straordinari che terrorizzarono i Viterbesi, le orribili tenebre e le immagini diaboliche, e la liberazione miracolosa per grazia della Vergine che apparve nella cappella fondata dal Signor Campano, nella chiesa degli Agostiniani. Cosa successe veramente?

Sembra che dal Bullicame siano uscite ceneri e gas che abbiano riempito e oscurato il cielo e che terremoti continui abbiano scosso la terra.

I Viterbesi ritennero di essere stati liberati per intercessione della Madonna venerata nella Chiesa della Santissima Trinità e per questo venne sempre invocata come Liberatrice del popolo viterbese.

Fu un avvenimento così strepitoso che lo scorrere del tempo, la fantasia popolare e l’interpretazione degli artisti e degli scrittori possono averlo abbellito di particolari, ma non alterarne la sostanza. Tanto più che questo avvenimento, ritenuto miracoloso, coinvolse le autorità ecclesiastiche e civili, tanto che venne istituita una festa per commemorarlo solennemente ogni anno.

La grande processione alla Chiesa della Santissima Trinità

Lo Statuto delle processioni, riformato nel 1344, descrive in modo splendido come veniva solennizzata la festa e ordinata la Processione alla Chiesa della Santissima Trinità. Innanzitutto, lo statuto dispone che la festa della Madonna sia equiparata, come solennità, alle feste maggiori della città, cioè al Corpus Domini e all’Assunta, e che si celebri il lunedì dopo la solennità di Pentecoste. Otto giorni prima, il Podestà e gli Otto del Popolo, al suono della tromba, bandivano per la città la solenne ricorrenza. Intanto, per il giorno della festa, la città veniva ornata con archi trionfali, pergolati di rami verdi, festoni e addobbi vari. Il lunedì mattina, al suono della campana del Comune, si adunavano nella piazza antistante i nobili, i rettori delle Arti e il popolo tutto, e si snodava quindi una lunghissima Processione. Lo statuto ne specifica anche l’ordine: precedeva il clero, che usciva dalla Chiesa di Sant’Angelo; seguivano subito dopo il Podestà con gli Otto del Popolo, poi il Prefetto con la nobiltà, i giudici, i medici, i notai e i mercanti; seguivano quindi le Corporazioni delle Arti e tutto il popolo. Dalla Piazza del Comune la Processione sfilava verso il Duomo, dove si univano ad essa i Canonici, e si procedeva direttamente alla Chiesa della Santissima Trinità.

Nel 1267 il Comune aveva allargato la cerchia muraria conglobando tutto il colle della Trinità. In questo modo rimase compresa anche la porta Quadriera, detta anche Portella o Porticella, prospiciente la chiesa degli Agostiniani. Orbene, quando la Processione sfilava dalla Piazza del Comune fino alla Chiesa della Santissima Trinità e giungeva alla Portella, doveva passare sotto una lunga galleria, chiusa e oscurata da ogni parte con rami e verdure, mentre il tratto di strada era rischiarato soltanto dai lumi della Processione. Questa suggestiva trovata, come si leggeva in una tavola posta un tempo nel santuario, serviva a ricordare le tenebre che avevano avvolto la città quando avvenne il miracolo. Una volta giunti in chiesa, il Podestà e ciascuno degli Otto offrivano due ceri di venti libbre l’uno. Col tempo la Magistratura offrì alla Vergine anche una riproduzione della città in argento del peso di quattordici libbre, che veniva portata ogni anno in Processione dagli stessi Magistrati. Tuttavia, il ricco ex voto scomparve con molti altri argenti al tempo dell’invasione napoleonica e della soppressione del convento. Una riproduzione simile della città in argento venne quindi rifatta e posta nella parte più alta dell’altare della Madonna, dove fu sempre ritenuta di grande valore. Negli anni Settanta si volle rimuoverla per portarla in Processione, come avveniva nel passato. Furono i pompieri che, con una lunga scala, tolsero la riproduzione dal suo posto, ma si scoprì che si trattava di un’opera in legno ricoperta da una leggera foglia d’argento. Oggi la medesima immagine è collocata sulla parete sinistra dell’altare.

Nel corso dei secoli la festa perse molto della sua originaria solennità e, a un certo punto, alla Processione incominciarono a mancare le Arti e poi anche il clero. Soltanto la Magistratura non volle mai venir meno al proprio voto e partecipò ufficialmente alla Processione per cinque secoli e mezzo, fino al 1870. La Processione riprese nel dopoguerra, naturalmente in una forma diversa, ma certamente con il rinnovarsi dell’antica devozione.

L’immagine della Madonna Liberatrice

L’affresco della Madonna con il Bambino non si sa con precisione in quale anno sia stato eseguito e neppure con assoluta certezza chi ne sia stato l’autore. Possiamo tuttavia supporre che sia stato dipinto qualche decennio prima del fatto miracoloso. Oggi, sulla base degli studi svolti dallo storico Corrado Buzzi negli archivi viterbesi, viene attribuito a Gregorio e Donato, due pittori aretini operanti tra la fine del secolo XIII e la prima metà del XIV secolo nel territorio della Tuscia. Tuttavia, chiunque ne sia stato l’autore, o gli autori, questa immagine, alla quale è legato il fatto portentoso del 1320, divenne ben presto oggetto di culto e devozione per tutta la Città.

La Chiesa della Santissima Trinità

La devozione popolare volle avere il prodigio per sempre davanti agli occhi, per conservare nel cuore la dovuta riconoscenza. Fu così che il prodigio venne riprodotto in due grandi affreschi nella Chiesa della Trinità. Di entrambe queste pitture si sono conservate le incisioni in rame, fatte eseguire dal Comune nel 1727, quando si demolì l’antica chiesa per innalzare l’attuale. Le ha comunque riprodotte il Bussi nella <em>Storia di Viterbo</em>, a pag. 189. È difficile stabilire, attraverso le approssimative riproduzioni del Bussi, a quale periodo possano risalire. Non dovrebbero comunque essere molto posteriori ai fatti che rappresentano.

La Cappella della Madonna divenne ben presto luogo di grande devozione per tutta la città e le sue pareti si arricchirono di numerosi ex voto. Uno tra i più curiosi, e che spicca notevolmente tra quelli appesi nella Cappella della Madonna, è una lunga e grossa catena di ferro. Si vuole che a questa catena fossero stati legati venticinque Cristiani prigionieri dei Saraceni. Costoro, avendo saputo dei molti miracoli che si operavano in Viterbo nel Santuario della Madonna Liberatrice, fecero voto che, se fossero stati liberati, sarebbero venuti a Viterbo a portare la lunga catena alla loro Liberatrice.

Accanto alla Sacra Icona di Maria Santissima Liberatrice, a cura della Delegazione della Tuscia e Sabina, nel 2018 è stato posto un ritratto dell’Infante di Spagna S.A.R. Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Calabria, alla presenza del figlio e successore nel Magistero Costantiniano, S.A.R. Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, giunto nella Città dei Papi per inaugurare, nella stessa Chiesa della Santissima Trinità, la Cappella Costantiniana dedicata al Crocifisso.

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