
La processione del Cuore di Santa Rosa
Mercoledì 2 settembre, alle ore 12.00, in Piazza del Plebiscito, il Sindaco di Viterbo, Dott.ssa Chiara Frontini, ha consegnato l’argentea Mazza del Maggiordomo dei Priori, simbolo del potere temporale del Papato, ai dignitari in costume settecentesco del Corteo Storico. Nel pomeriggio si è svolta la traslazione straordinaria del Corpo di Santa Rosa.


Una rappresentanza della Delegazione, guidata dal Vice Delegato Dott. Sandro Calista, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, ha partecipato nella Basilica Cattedrale di San Lorenzo alla Liturgia della Parola presieduta dal Vescovo di Viterbo, S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza, con Don Emanuele Germani, Cappellano di Merito, quale cerimoniere. Erano presenti anche le autorità civili, religiose e militari e numerosi fedeli.





Nel saluto rivolto alla Città, il Vescovo Orazio Francesco Piazza ha indicato nel cuore fragile ma capace di amare di Santa Rosa un modello per la comunità. Ha invitato i Viterbesi a trasformare l’intensa appartenenza manifestata durante la festa in una coesione quotidiana e duratura, fondata sulla dignità di ogni persona, sulla responsabilità verso l’altro e sulla concordia. Richiamando Sant’Ambrogio, ha proposto un percorso che dalla tutela dei diritti conduce all’assunzione dei doveri e quindi a legami non utilitaristici, capaci di sostenere la comunità nelle difficoltà. Il Vescovo ha infine esortato a rispettarsi, a “disarmare le parole” e a seminare relazioni autentiche con uno sguardo aperto alle generazioni future.










In seguito, i Cavalieri Costantiniani hanno preso parte alla tradizionale Processione insieme alle rappresentanze del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La preziosa reliquia del Cuore di Santa Rosa, portata dai Facchini e preceduta dal Corteo Storico, ha lasciato il sagrato della Cattedrale per attraversare il centro storico tra due ali di folla, fino al Santuario della Santa, dove il Vescovo ha impartito la benedizione conclusiva.







Circa trecento figuranti, in costumi rappresentativi dei secoli dal Duecento all’Ottocento, hanno rievocato sette secoli di storia viterbese: podestà, notai, nobili, milizie, valletti, Cavalieri di Malta, dignitari, corazzieri, sindaci e delegati pontifici. Hanno partecipato anche le delegazioni di Vitorchiano e Soriano nel Cimino, luoghi legati all’esilio terreno della giovane Patrona. Accanto ai Facchini hanno sfilato confraternite, congregazioni, Ordini Equestri, sacerdoti, religiosi, musici, minifacchini, boccioli e rosine.
Il Corteo rinnova l’antica consuetudine con la quale le autorità cittadine e il clero si recavano a rendere omaggio alla Santa. Le sue radici risalgono al 1258, quando Papa Alessandro IV dispose la traslazione del corpo incorrotto dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio, detta della Crocetta, al Monastero delle Clarisse. Nel 1512 il Consiglio dei Quaranta deliberò di celebrarne ogni anno e in perpetuo la festa. Nel cinquantenario del Corteo Storico è stata inoltre promossa la candidatura per l’iscrizione all’Albo Regionale delle Rievocazioni Storiche, al fine di tutelare questo patrimonio religioso, storico e culturale.
Tra le autorità civili e militari presenti vi erano il Sindaco Chiara Frontini, il Prefetto Sergio Pomponio, il Presidente della Provincia Alessandro Romoli, il Vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, il Deputato Mauro Rotelli e i Consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Zelli. Erano presenti anche l’ideatore della Macchina di Santa Rosa “Dies Natalis”, Arch. Raffaele Ascenzi, e i costruttori Vincenzo e Mirko Fiorillo.
L’omaggio dei Facchini
alla Madonna Liberatrice
e il Trasporto della Macchina
Giovedì 3 settembre, nel tradizionale giro delle sette chiese che precede il Trasporto della Macchina di Santa rosa, i Facchini di Santa Rosa hanno attraversato le vie del centro storico guidati dal Presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, e dal Capo Facchino, Luigi Aspromonte. Con loro erano il Vescovo, le autorità cittadine e territoriali, i rappresentanti delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, l’ideatore e i costruttori di “Dies Natalis”.


Nella Chiesa di Sant’Angelo in Spatha, Don Flavio Valeri ha ricordato Don Ivo Bruni, Parroco scomparso pochi giorni prima, al quale i Facchini hanno tributato un caloroso applauso. Al Monastero di San Bernardino, a causa dei lavori nella chiesa, i Facchini sono entrati a piccoli gruppi per rendere omaggio a Santa Giacinta e ricevere la tradizionale foglia. Nella Chiesa di Santa Maria Nuova, il nuovo Parroco, Don Nicola Migliaccio, ha condiviso l’emozione della sua prima partecipazione. Presso il monumento ai Caduti, lo squillo di tromba ha intonato il Silenzio. Il passaggio è proseguito nella Basilica di San Francesco, nel Santuario di Santa Rosa e al Boschetto dei Cappuccini. Un sorvolo di elicotteri dell’Aeronautica Militare, richiesto al Ministero dell’Interno dal Deputato Mauro Rotelli, ha reso omaggio ai Facchini.



Particolarmente significativo è stato l’arrivo nella Chiesa della Santissima Trinità, dove i Facchini hanno reso omaggio alla Madonna Liberatrice con il canto Mira il tuo popolo e la preghiera di consacrazione alla Madre di Dio. Per la prima volta il rito è stato presieduto dal Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, Padre Joseph Fitzgerald Farrell, O.S.A., accolto con la Comunità agostiniana dal Priore, Padre Vito Logoteto, O.S.A. Vi hanno preso parte il Delegato Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, e il Consigliere della Delegazione Dott. Andrea de Simone, Cavaliere di Merito. Era presente anche Don Alfredo Cento, Cappellano dei Facchini.

In serata si è svolto il tradizionale Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Prima della partenza, il Vescovo Orazio Francesco Piazza ha impartito ai Facchini la benedizione “in articulo mortis”, destinata a coloro che si trovano in pericolo di vita. Si è così rinnovata un’antica tradizione che accompagna da quasi ottocento anni la devozione viterbese, nel segno del motto dei Facchini: Fede, forza e volontà.
Il Pontificale
della festa liturgica della Patrona
Venerdì 4 settembre, alle ore 10.30, il Vescovo di Viterbo, S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza ha celebrato nel Santuario di Santa Rosa il solenne Pontificale della festa liturgica della Patrona, animata dall’Unione Musicale Viterbese “A. Ceccarini”, diretta da Don Roberto Bracaccini, con Ferdinando Bastianini all’organo. Hanno concelebrato sacerdoti regolari e secolari, tra i quali Don Massimiliano Balsi, Cappellano di Merito con Placca d’Argento.






Il Santuario, riaperto integralmente dopo il completamento dei lavori alla cupola e alla navata centrale, era tornato ad accogliere fedeli e pellegrini il 22 agosto 2026, quando Mons. Piazza aveva presieduto la Celebrazione Eucaristica con il rito di benedizione del luogo sacro restaurato. I lavori hanno restituito alla Città uno dei luoghi di Fede e devozione più cari.
Nell’omelia, Mons. Piazza ha esortato i fedeli a non disorientare il cuore e a non disperdere le proprie energie, ricordando che la Fede nasce dall’esperienza con il Signore e con le persone ed è essenziale per attraversare le ombre della vita. Ha richiamato la responsabilità delle scelte personali, la libertà con cui ciascuno è chiamato a partecipare al dono ricevuto da Dio e il valore dell’esame di coscienza, inteso non come condanna di sé, ma come occasione per comprendere il proprio cammino, rialzarsi nelle difficoltà e custodire la coesione sociale.




Con le massime autorità civili e militari del territorio, al Sacro Rito ha partecipato una rappresentanza della Delegazione guidata dal Vice Delegato Dott. Sandro Calista, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, con il Segretario Generale Dott. Alessio Lamoratta, Cavaliere de Jure Sanguinis, unitamente a delle rappresentanze del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Nel dipinto si può osservare uno dei miracoli della Santa, la conversione dell’eretico di Vitorchiano. L’episodio avvenne nel 1250 durante il breve esilio di Rosa a causa delle condizioni politiche dell’epoca. Di fronte alla casa in cui abitava Rosa nel piccolo borgo di Vitorchiano viveva una donna che aveva la fama di essere una strega, considerata eretica e etichettata popolarmente come “la maga”. Dopo vari inutili tentativi di convertirla, tra cui un lunghissimo digiuno a cui Rosa si sottopose senza subire conseguenze per la sua già cagionevole salute, per dimostrare la verità della sua Fede e convertire la donna, affrontò una prova del fuoco. Camminò illesa tra le fiamme da lei stessa fatte preparare, uscendo dal rogo senza alcun danno né al corpo né alle vesti. L’evento impressionò profondamente gli abitanti e portò alla conversione dell’eretica.
Nella tela Rosa è raffigurata, con in mano il Crocefisso, proprio mentre calpesta sul fuoco i libri ereticali, mentre alla sua destra un angelo mostra le Sacre Scritture e tiene in mano il giglio, un simbolo di purezza riferibile alla santa. Dopo questa ennesima prova di forza e di Fede di Rosa la megera, rappresentata ai suoi piedi, finalmente si convertirà.
Il miracolo rappresentato è solo uno dei tanti attribuiti alla santa, sia durante la sua vita che dopo la sua morte. Anche Papa Alessandro IV affermò di averla vista in sogno e fece poi traslare la sua salma dal primo luogo di sepoltura all’attuale Santuario di Santa Rosa. Questa traslazione costituisce l’inizio morale dell’incredibile trasporto della Macchina di Santa Rosa che si ripete ogni anno il 3 settembre e che è stato riconosciuto patrimonio immateriale dell’UNESCO nel 2013.
Santa Rosa da Viterbo
Santa Rosa da Viterbo (1233-1251) visse una vita brevissima, ma segnata da una straordinaria intensità spirituale. Desiderosa di consacrarsi a Dio, ma impossibilitata a entrare tra le Clarisse a causa della salute precaria, aderì al Terz’Ordine francescano e percorse le vie della sua Città con una croce al collo, conducendo una vita di penitenza, predicazione e carità verso i poveri e gli ammalati.
Nel difficile contesto delle lotte tra guelfi e ghibellini prese posizione in difesa del Romano Pontefice e fu costretta all’esilio con la famiglia. Dopo la morte dell’Imperatore Federico II poté fare ritorno a Viterbo, dove morì giovanissima nel 1251.
Sepolta inizialmente presso la Chiesa di Santa Maria in Poggio, il suo corpo fu successivamente ritrovato incorrotto. Papa Alessandro IV ne dispose la traslazione presso la chiesa delle Clarisse, oggi Santuario di Santa Rosa, dove ancora viene venerato. La traslazione, avvenuta il 4 settembre 1258, è all’origine della data nella quale Viterbo celebra solennemente la sua Patrona. La sera del 3 settembre si rinnova inoltre il celebre Trasporto della Macchina di Santa Rosa “Dies Natalis”, imponente struttura illuminata portata a spalla dai Facchini lungo le vie del centro storico: una tradizione nella quale la devozione religiosa della Città si unisce a una manifestazione di straordinaria partecipazione popolare.
Risuonano ancora le parole pronunciate da San Giovanni Paolo II durante la Visita Pastorale a Viterbo del 27 maggio 1984, quando indicò nella giovane Santa viterbese una «grande risposta d’amore» e un modello capace di richiamare, anche nel mutare dei tempi, all’assoluto di Dio e alla piena donazione d’amore.



Foto di copertina: Francesco Podesti, Apoteosi di Santa Rosa da Viterbo (o Gloria di Santa Rosa), olio su tela, 230×500 cm, Presbiterio del Santuario di Santa Rosa, Viterbo.
Collocato sull’altare maggiore dal 1873, l’opera di sapore accademico e romantico riconducibile alla cultura figurativa del Podesti, circoscritta da una cornice in legno dorato. La tela rappresenta l’immagine più cara alla cittadinanza della glorificazione della giovane mistica viterbese, immortalata al centro in abito dell’ordine francescano terziario, con una ghirlanda di fiori sul capo, braccia aperte e lo sguardo rivolto in alto. È circondata da un coro di angeli che l’accompagnano in cielo in un trionfo di luce radiosa, su un fondo di nubi dorate, mentre in basso si scorge un profilo urbano stilizzato.
Il dipinto sostituisce una precedente opera del Romanelli (XVII secolo), che dopo i restauri del 1849 venne conservato nel monastero e successivamente trasferito al Museo civico. Pare che ivi sia andato distrutto per i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, mentre per qualcuno l’opera, invece, è conservata da un privato.
