L’incontro prenatalizio della Delegazione Liguria a Genova

Lunedì 15 dicembre 2025, la Delegazione della Liguria del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Delegato, Nob. Luigi Filippo Granello di Casaleto, Cavaliere di Giustizia, ha celebrato il tradizionale incontro prenatalizio a Genova, presso l’antica e splendida chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant’Agnese.

La celebrazione della Santa Messa del Precetto Natalizio è stata presieduta dal Parroco, l’Abate Priore Davide Bernini, Cappellano di Merito, il quale ha ricordato i Cavalieri e le Dame tornati alla Casa del Padre nel corso dell’anno. Nell’omelia, commentando il passo evangelico di Mt 21,23-27, ha sottolineato come «le Sacre Scritture suggeriscano la necessità di fare anzitutto spazio al buon senso, per poter poi accogliere anche altre verità». Ha concelebrato il Cappellano Capo di Delegazione, Don Fabio Pagnin, Cappellano di Merito.

Al termine, i partecipanti hanno effettuato una visita alle opere storico-artistiche della chiesa, che testimoniano il passaggio dagli affreschi medievali alla pittura rinascimentale e barocca genovese, rendendo l’edificio un prezioso scrigno d’arte. L’Abate Priore ha omaggiato tutti i presenti con una pubblicazione dedicata alle opere d’arte del Seicento genovese custodite nel complesso.

Successivamente si è svolto un momento conviviale presso il Circolo Artistico Tunnel, dove i partecipanti hanno potuto gustare le specialità della cucina ligure, ammirare gli splendidi ambienti storici del palazzo e scambiarsi gli auguri di un Santo Natale e di un Felice Anno Nuovo.
Foto di gruppo

La chiesa
di Nostra Signora del Carmine e Sant’Agnese

La chiesa di Sant’Agnese, che precedette quella del Carmine (fondata nel 1262), esisteva già nel 1192 e sorgeva nell’area adiacente all’attuale via omonima. Di essa sono ancora riconoscibili una parte delle mura maestre e una colonna in mattoni all’interno dell’odierno palazzo sito in via Polleri 4.

La chiesa di Sant’Agnese venne definitivamente chiusa nel 1798 e fu quasi interamente demolita nel 1820 per ragioni urbanistiche. Già nel 1797 il titolo parrocchiale, insieme a numerose opere d’arte, era stato trasferito alla chiesa del Carmine, che assunse l’attuale denominazione di chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant’Agnese.

L’originaria chiesa del Carmine fu edificata per iniziativa di un gruppo di religiosi dell’Ordine del Carmelo nel luogo ove sorgeva una piccola cappella dedicata all’Annunciazione. I Carmelitani giunsero a Genova probabilmente verso la metà del XIII secolo e officiarono l’antico edificio per alcuni anni. Il 26 maggio 1262 fu loro concesso il diritto di edificare una nuova chiesa su un terreno pianeggiante in località Terriccio, ai piedi delle alture dell’Olivella e di Carbonara. Poiché l’area rientrava nella giurisdizione dell’abbazia di San Siro dei monaci Benedettini, sorse una lunga controversia. Nonostante ciò, grazie all’intervento di Mons. Filippo da Passano, Vescovo di Brugnato, nel 1262 venne posta la prima pietra della chiesa, la cui costruzione si protrasse fino ai primi decenni del XIV secolo.

All’inizio del XIV secolo risale l’edificazione del convento. La chiesa, originariamente a navata unica, fu ampliata tra il XV e il XVI secolo. Già agli inizi del Quattrocento il complesso assunse l’aspetto caratteristico, articolato tra chiesa, chiostro e convento.

Nel corso del XVI secolo l’edificio subì profonde trasformazioni, tra cui l’apertura delle cappelle lungo la navata destra e la realizzazione degli altari marmorei. Molti di essi furono edificati sotto il patronato di illustri famiglie genovesi – tra cui i Pallavicino, i Di Persio, i Bracelli e i Lomellini – o per iniziativa di corporazioni, come quella dei “caravana”, dei formaggiai (“caseariorum”) e degli insegnanti di grammatica. Fondamentale fu, tuttavia, la committenza dei Carmelitani, che arricchirono la chiesa e il monastero con un vasto ciclo iconografico legato alla storia e alla spiritualità dell’Ordine del Carmelo.

Nel 1478 i Carmelitani fondatori dovettero abbandonare chiesa e convento, ma furono sostituiti dopo soli otto mesi. Alla fine del XVIII secolo l’Ordine venne soppresso per disposizione napoleonica.

Oltre alla consacrazione originaria, la chiesa ne ebbe altre due: il 7 luglio 1637 per opera di Mons. Angelo Mascardi, Vescovo di Noli, e il 29 giugno 1833 ad opera di Mons. Agostino De Mari, Vescovo di Savona. Chiusa nel 1797, la chiesa fu riaperta nel 1799 e aggregata alla parrocchia di Sant’Agnese con dignità di Priorato.

Nel XIX secolo l’interno subì importanti interventi: nel 1851, sesto centenario dell’istituzione della festa di Nostra Signora del Carmine (1251), furono dipinte le volte, decorate le colonne e rifatto in marmo il pavimento. Ulteriori restauri furono eseguiti tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Nonostante i numerosi interventi, l’interno conserva un’impronta gotica, soprattutto grazie ai restauri “interpretativi” avviati nel 1928 e proseguiti tra il 1933 e il 1936, che interessarono in particolare la navata centrale, mettendo in evidenza le colonne originali e uniformando l’insieme nella caratteristica bicromia bianconera.

La chiesa presenta un impianto a tre navate, con quella centrale più elevata, illuminata da monofore e coperta da volte a crociera. Le navate laterali sono suddivise in otto campate per lato. La struttura è scandita da dodici colonne e due pilastri polistili. Il profondo presbiterio, di pari altezza rispetto alla navata centrale, si conclude con un’abside a pianta quadrata – unica nel suo genere a Genova – ornata da un rosone e da tre alte finestre ad arco a tutto sesto.

La quadreria risulta particolarmente ricca, anche per l’inclusione delle opere provenienti dalla chiesa di Sant’Agnese.

L’antico campanile fu sostituito nel 1417 e successivamente restaurato e sopraelevato intorno alla metà del XVII secolo.

Fonte: Progetto FOSCA (Fonti per la storia della critica d’arte), Università degli Studi di Genova.

Il palazzo Spinola-Doria
sede del Antico Circolo Artistico Tunnel

Riportato al suo originario splendore grazie a un intenso intervento di restauro, il palazzo che ospita la nuova sede del Circolo Artistico Tunnel – fondato nel 1857 – sorge al civico 6 della già Strada Nuova, oggi via Garibaldi. L’edificio, commissionato nel 1563 dai fratelli Giambattista e Andrea Spinola, fu realizzato prevalentemente da Bernardino Cantone da Cabio, protagonista dell’architettura dei magnifici palazzi della strada.

Il piano nobile è dominato da un grandioso salone impreziosito da arazzi cinquecenteschi e dal monumentale camino del Valsoldo, addossato alla parete sud, che si staglia sotto gli affreschi di Andrea Semino. L’artista, già autore delle Storie di Perseo e Andromeda in una sala al piano terra, celebrò qui le imprese della famiglia Spinola, raffigurando nella medaglia centrale l’Ambasceria di Oberto Spinola presso l’Imperatore Barbarossa, affiancata da scene delle Nozze di Argentina, delle imprese navali di Nicolò Spinola e degli episodi militari legati alla storia familiare.

Il Semino proseguì la decorazione del piano nobile in una sala attigua, con al centro il Mito di Giove e Danae e, ai lati, episodi mitologici quali Nettuno e Proserpina, Venere e Adone, Giove ed Europa e Giove e Antiope. Nel vicino salotto di Fetonte emerge invece la mano di Luca Cambiaso, autore della Caduta di Fetonte e di altri celebri affreschi mitologici, caratterizzati da una raffinata gamma cromatica di toni rosati e verdi.

Nella stessa sala si conservano inoltre dipinti di straordinario valore, incastonati in cornici a stucco settecentesche, tra cui opere di Paolo Veronese, della scuola dei Bassano, di Luca Giordano, Valerio Castello, Bernardo Cavallino, il Cignani e Bernardo Strozzi. Nella sala successiva spiccano altri tre capolavori: la Generosità di Scipione di Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio, la Fucina di Vulcano e il Trionfo di Cerere di Giovanni Benedetto Castiglione, detto il Grechetto.

Nel corso dei secoli il palazzo Spinola-Doria subì rilevanti alterazioni, in particolare alle facciate. Quella meridionale, affacciata sul giardino, vide la chiusura della galleria e del porticato per ricavare nuovi ambienti; la facciata su Strada Nuova, originariamente sobria, fu modificata con l’aggiunta di un secondo piano nel 1683, probabilmente per iniziativa di Ambrogio Doria, divenuto proprietario del palazzo.

Nel tempo molte opere furono disperse e trasferite anche fuori d’Italia; tra esse si ricorda il celebre Ritratto di Polissena Spinola di Anton van Dyck, oggi conservato presso la National Gallery di Washington.

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