Quest’anno il pellegrinaggio Costantiniano si è svolto inoltre in un contesto di particolare rilievo storico e spirituale, poiché era presente anche il busto argenteo di San Ruggero, Vescovo di Canne, nel 750° anniversario della traslazione delle sue spoglie mortali a Barletta. La presenza congiunta dei due celesti Patroni e Protettori della Città e dell’Arcidiocesi ha conferito alla celebrazione un ulteriore valore simbolico e devozionale.
L’esposizione dell’Icona alla venerazione dei fedeli costituisce uno dei momenti più sentiti della religiosità popolare barlettana. Essa giunge infatti il 1° maggio in una partecipatissima processione dal Santuario dello Sterpeto, edificato sul luogo del suo ritrovamento nell’agro cittadino, e vi permane fino all’alba del 2 giugno, quando viene solennemente riaccompagnata al Santuario. Le due processioni rappresentano da secoli un’importante testimonianza di fede e appartenenza per l’intera comunità cittadina.
Il profondo legame che unisce Barletta alla Madonna dello Sterpeto è tale da aver meritato alla città il significativo titolo di Civitas Mariae. Durante il mese mariano, infatti, tutte le parrocchie, le associazioni e le realtà ecclesiali del territorio si alternano ai piedi della Vergine per la celebrazione dell’Eucaristia e per momenti di preghiera comunitaria. Pertanto, è rilevante l’ormai consueta partecipazione dell’Ordine Costantiniano come segno tangibile della presenza attiva nella comunità ecclesiale barlettane.




La solenne celebrazione della Santa Messa del Pellegrinaggio nel Duomo di Barletta alle ore 19.00 di domenica 24 maggio 2026 è stata presieduta dall’Assistente spirituale della Sezione di Terra di Bari, il Canonico Claudio Gorgoglione, Cappellano di Merito, Cerimoniere del Venerabile Capitolo della Concattedrale. La Seconda Lettura è stata letta da Nicola Desano, Cavaliere di Merito. La Preghiera dei fedeli è stata recitata da Fernando Caforio, Cavaliere di Ufficio.

Nell’omelia il Canonico Claudio Gorgoglione ha richiamato il significato autentico della Pentecoste quale compimento della Pasqua del Signore e manifestazione della presenza viva dello Spirito Santo nella Chiesa.
Prendendo spunto dal racconto degli Atti degli Apostoli, ha ricordato come gli Apostoli, inizialmente rinchiusi nel cenacolo per timore, siano stati trasformati dalla forza dello Spirito Santo in coraggiosi annunciatori del Vangelo, capaci di testimoniare al mondo la morte e la risurrezione di Cristo.
Don Gorgoglione si è poi soffermata sul compimento, nella Nuova Alleanza, delle antiche feste d’Israele. Se la Pasqua ebraica ricordava la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, la Pasqua di Cristo realizza la definitiva liberazione dal peccato e dalla morte. Analogamente, la Pentecoste ebraica, memoria del dono della Legge sul Sinai, trova il suo pieno significato nel dono dello Spirito Santo, vera legge del cristiano, presenza divina che guida l’uomo nella verità e nell’amore.
Richiamando le suggestive immagini della Sequenza di Pentecoste, Don Gorgoglione ha evidenziato l’opera dello Spirito che purifica, risana, conforta e rinnova il cuore umano, liberandolo dalla chiusura e dal peso del senso di colpa per aprirlo alla misericordia di Dio.
Particolarmente significativa è stata l’esortazione rivolta ai membri dell’Ordine Costantiniano a vivere i propri carismi e le proprie responsabilità non come motivo di distinzione fine a se stessa, ma come servizio all’unità della Chiesa e alla comunione fraterna, nella consapevolezza che ogni dono ricevuto trova il proprio significato nel bene comune e nella testimonianza cristiana.
Al termine del Sacro Rito, prima della benedizione conclusiva e del solenne atto di affidamento alla Madonna dello Sterpeto, il Referente per la Terra di Bari ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano, affidando alla protezione della Vergine i membri dell’Ordine, le loro famiglie, le attività caritative e il cammino spirituale della Delegazione.
È seguito il saluto del Delegato, che ha espresso gratitudine per la partecipazione e per la costante testimonianza di fede offerta dall’Ordine nel territorio.

Il pellegrinaggio si è concluso in un clima di intensa devozione e fraterna comunione, rinnovando il legame della famiglia Costantiniana con Maria Santissima dello Sterpeto e confermando l’impegno dei Cavalieri e delle Dame nel vivere il proprio servizio secondo i valori della Fede, della carità e della fedeltà alla Chiesa.

L’icona bizantineggiante della Madonna dello Sterpeto di origine medioevale, è molto venerata dai barlettani fin dal 1656, anno in cui secondo la tradizione, risalirebbe il ritrovamento della venerata icona in un luogo detto dello Sterpeto, nell’agro a 3 km da Barletta, quando la grande peste funestava e colpiva duramente la popolazione barlettana, riducendola di oltre due terzi. Non riuscendo in alcun modo ad arginare il dilagare della malattia, la cittadinanza si affidò solennemente alla volontà di Gesù Eucaristico, del Santo Legno della Croce, di San Ruggero e della Madonna.
Nel luglio 1656 dei contadini ritrovarono nell’immediata periferia della Barletta dell’epoca, in una camera sotterranea presso un antico monastero risalente al XIII secolo, ormai quasi occultato da rovi e sterpi, un quadro della Madonna perfettamente conservato nonostante l’abbandono e l’incuria dei secoli. La scoperta coincise provvidenzialmente con un’improvvisa e inspiegabile diminuzione dei contagi e ciò fu considerato un chiaro segno di intercessione della Vergine Maria.
Considerando la sentita venerazione popolare della Sua sacra icona, la Madonna dello Sterpeto nel 1732 fu proclamata Patrona e Speciale Protettrice di Barletta.



La tradizione ipotizza, verso la fine del secolo IX, in un luogo pieno di sterpi a circa 3 chilometri ad oriente di Barletta, una presenza cenobitica di monaci Basiliani, probabilmente venuti sulle coste pugliesi al tempo delle persecuzioni iconoclaste in Oriente. Il Cenobio dalla iniziale giurisdizione episcopale di Canosa passa a quella di Trani in seguito alla distruzione di Canosa da parte dei Saraceni guidati da Seudan nell’862. Si presume che siano stati i Basiliani a portare l’Icona della Madonna e poi a nasconderla per paura di funzionari greci iconoclasti oppure di incursioni saracene. Si tramanda poi la notizia di un suo ritrovamento a metà del secolo XVII. Si tratta di una tradizione orale, priva di certezze documentali, per cui è possibile fare solo delle congetture. Più probabilmente l’Icona fu portata da Crociati e lasciata in un convento benedettino allo Sterpeto, vicino all’ormai interrato “porto del Papa”, sulla spiaggia di Levante, punto di partenza e di arrivo di Crociati. L’Icona ha subito, nel corso dei secoli, un “radicale” rimaneggiamento: della pittura originale è rimasto solo un accenno di cornice all’angolo destro superiore.
Dove ora sorge il maestoso e moderno Santuario diocesano di Maria Santissima dello Sterpeto, a circa tre chilometri sulla via che da Barletta porta a Trani, esisteva, sin dal Medioevo, un’antica chiesetta, che, per tradizione, si ritiene facesse parte di un modesto cenobio di monaci Basiliani.
Il più antico documento attestante la presenza in zona “Sterpeto” di una chiesa dedicata alla Madre di Dio è del 1215. In esso il Papa Innocenzo III confermava all’Arcivescovo di Trani la giurisdizione sul villaggio dello Sterpeto.
Un secondo documento risale al 1249: si tratta di una lapide in marmo, attualmente affissa sulla parete sinistra dell’abside del vecchio Santuario. È la testimonianza della presenza allo Sterpeto di una comunità di Benedettini di Monte Sacro sul Gargano.
A questi subentrarono i Cistercensi verso il 1258. Ma in seguito alla loro partenza nel 1374 la chiesa andò lentamente in rovina. Sopravvisse solo una cappella rurale: lo Sterpeto si ridusse ad un’azienda agricola, mentre il borgo veniva raso al suolo dal condottiero Renzo da Ceri, a servizio del Re di Francia, nel 1528.
Nella seconda metà del Cinquecento la situazione cominciò a migliorare con la venuta dei Frati Minori Francescani e, dopo questi, dei Benedettini di Montecassino.
Dal 1670 la chiesa di Santa. Maria dello Sterpeto venne affidata al clero secolare dalla Congregazione dei Santi Apostoli di Roma.
Una volta proclamata la Madonna dello Sterpeto patrona e speciale protettrice di Barletta nel 1732, come riconoscimento di aver risparmiata la città dal terribile terremoto di quell’anno, la vecchia chiesa, ridotta ormai a una fatiscente cappella, venne demolita per far posto ad un nuovo edificio, che corrisponde al vecchio Santuario.
Nella seconda metà del Settecento, per interessamento di una Deputazione di cittadini barlettani, furono realizzati parecchi lavori, che conferirono al sacro edificio l’aspetto di un vero santuario: due altari laterali dedicati a San Ruggero e alla Santa Croce, compatroni della città; la spalliera in marmo policromo, nella quale dal 1777 troneggia la Sacra Icona della Vergine; la cupola elevata in asse con l’altare maggiore; l’arco di trionfo come ingresso al violone che, dalla statale 16, conduce al Santuario: sotto la riproduzione in pittura della immagine della Madonna si legge una vibrante dedica che ha tutto il sapore di un affidamento.
Nel fervore dei festeggiamenti per il secondo centenario (1732-1932) della proclamazione della Madonna dello Sterpeto a protettrice della città, fu progettato e costruito un monastero accanto al Santuario, per accogliere il ritorno dei Padri Cistercensi. I Padri vennero, ma la loro presenza durò appena quindici anni.
Nel 1951 i Padri Giuseppini di Asti accettarono la direzione del Santuario, avviando nuove realizzazioni strutturali e iniziative pastorali.
Intanto si avvertiva la necessità di un tempio che contenesse il numero sempre crescente dei pellegrini. Nel 1968 si dava inizio alla costruzione del “nuovo Santuario”, che veniva consacrato solennemente il 5 settembre 1977 dall’Arcivescovo Giuseppe Carata.
L’edificio, pur con la sua capacità di oltre tremila fedeli, non perde una particolare carica di misticismo: l’attenzione è concentrata verso la stele-trono in cui è esposta l’Immagine della Vergine.
Già eretto a parrocchia nel marzo 1969, nel corso degli anni successivi si è arricchito di artistici elementi decorativi. All’esterno: una torre campanaria, alta e svettante, dotata di ben nove campane e di una croce che di notte si illumina, come stella polare indicante la rotta della fede verso cui tendere; un monumento a San Giuseppe Marello, Fondatore dei Giuseppini e a San Pio da Pietrelcina; campi sportivi per l’oratorio parrocchiale e sistemazione di un giardino per una sosta riposante dei pellegrini. All’interno: due mosaici sulla parete di fondo, raffiguranti misteri della vita di Maria, e uno nella cappella del Santissimo; stupende vetrate istoriate che rendono l’interno del tempio come un catechismo aperto. Nei locali sotterranei è stato allestito un museo della devozione popolare verso la Vergine, unito alla sala degli ex voto.
Oggi il Santuario dello Sterpeto, con le sue numerose iniziative pastorali, grazie al generoso lavoro dei Padri Giuseppini, è senza dubbio un grande centro di spiritualità e di preghiera, meta di migliaia di fedeli che vi accorrono per la celebrazione dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, per giornate di ritiro e incontri, per ascoltare una parola amica nelle difficoltà della vita, soprattutto per deporre nel cuore della “Mamma bella” i segreti e le lacrime dell’anima e chiedere fiduciosamente grazie e protezione.
Foto di copertina: L’Icona nel Santuario della Madonna dello Sterpeto a Barletta.
