Nella meditazione guidata dal Cappellano di Delegazione, Mons. Federico Gallo, Cappellano de Jure Sanguinis, ci si è interrogato sul senso del Giubileo e sul senso del Pellegrinaggio.

Il Giubileo deriva da un istituto dell’antico testamento, dall’idea che ci sia un anno di pausa ogni cinquant’anni. Cinquant’anni è la scelta di considerare 7 per 7 anni e quindi dopo il cinquantesimo anno. È scritto da sempre che ci sia una pausa, come a partire dalla creazione quando il settimo giorno il Signore si riposò. Un momento di pausa per ricominciare con più energia, il significato del Giubileo. Una pausa per mettere da parte il brutto precedente e ricominciare in bellezza. Questa condizione è il primo valore del Giubileo.
I Cristiani hanno aggiunto altri due valori, il primo è quello del Pellegrinaggio, verso il Luogo Santo, quindi la Terra Santa, o verso il ricordo di un Martire, quindi il Pellegrinaggio a Roma presso le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e poi alla Finis Terrae, San Giacomo a Compostela.
Il motivo del Pellegrinaggio Giubilare è l’ottenimento del perdono, per poter condurre il resto della propria vita in pace. Il perdono presuppone comunque un momento di penitenza e di espiazione. Siccome non è possibile riparare direttamente per i peccati commessi occorre riparare con le elemosine, i pellegrinaggi, la preghiera, la carità, quindi le indulgenze.
La meditazione è continuata con un riferimento al Papa Leone XIV, che nella luce di Papa Leone XIII conferma la vicinanza della Chiesa ai più deboli socialmente. Il primo Papa Leone detto Il Grande fu un grande nell’introdurre l’ortodossia (la vera fede), seppe affrontare i Barbari e fu un grande predicatore.
Altro spunto di meditazione è stato, in questo anno Giubilare, la riflessione sulla propria vita e sulla propria fede. Occorre considerare i segni giubilari, i pellegrini che visitano la chiesa giubilare di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso ottengono l’indulgenza per sé o per i propri defunti, dopo essersi confessati e comunicati, aver professato il Credo, pregato secondo le intenzioni del Santo Padre.
Per l’orazione personale occorre fare il segno della croce, è il segno distintivo cristiano, evoca passione, morte e risurrezione di Gesù e ci unisce alla sua sorte; occorre recitare il Credo, quello nicenocostantinopolitano, ideato originariamente a Nicea nel 325; occorre adorare l’Eucarestia, ogni volta che adoriamo ci uniamo al cielo e portiamo questo sulla terra; occorre ascoltare la Parola di Dio che ci aiuta a trovare le ragioni della speranza; occorre pregare davanti al Crocifisso portato da San Carlo durante la peste ed infine occorre un gesto di carità di qualsiasi tipo e verso qualsiasi persona o ente bisognoso del nostro aiuto.




Dopo il tempo per la preghiera e meditazione personale, e le confessioni, è seguito la processione d’ingresso nella chiesa giubilare.




La celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal Cappellano Capo per il Nord Italia, Don Fabio Fantoni, Cappellano Gran Croce de Jure Sanguinis, alla presenza di Mons. Federico Gallo, Cappellano de Jure Sanguinis e Don Maurizio Ormas, Cappellano di Merito con Placca d’Argento.
Inoltre, era presente in rappresentanza della Real Commissione per l’Italia, S.E. l’Ambasciatore Nob. Paolo dei Conti Borin, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, Luogotenente per l’Italia Settentrionale.
All’inizio del Sacro Rito sono stati benedetti i mantelli di Cristiano Finotto e Pasquale Alfano, e la mozzetta con le insegne Costantiniano di Mons. Gianpiero Rampin, che verranno ammessi nell’Ordine con la Cerimonia di Investitura, che si svolgerà venerdì 12 settembre 2025 presso la Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio in Roma, presieduta dal Gran Maestro S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, dalle LL.AA.RR. il Principe Don Jaime di Borbone delle Due Sicilie e Landaluce, Duca di Noto, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, Gran Prefetto e Presidente della Real Deputazione, e i Principi Juan, Pablo e Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Landaluce [QUI].

Nella sua omelia, Don Fabio Fantoni ha evidenziato quale sia la differenza tra la carità e il buon senso di umanità. Il buon senso di umanità è insito dalla nascita, dalla creazione. Mentre la Legge di Dio definisce un rapporto, prima di tutto con Dio, la glorificazione del Padre e del Figlio, che si esplica prima di tutto nell’ubbidire alla sua volontà. La carità, l’amore Cristiano, dovrebbe essere la capacità di creare un rapporto che non sia semplicemente quello della normalità umana, istintiva, deve essere un rapporto di decisioni.
La carità è il ritrovare il senso dell’Amore di Dio, ritrovare il proprio senso e che questa nuova epoca chiama ad essere inflessibile, ritrovare un senso in cui tutti siano in un rapporto positivo con sé stessi, con Dio e con gli altri.
Concludendo, Don Fantoni ha chiesto al Signore che la Santa Chiesa continui il suo cammino di evangelizzazione che è creare questo rapporto.
I cinque gesti del Pellegrinaggio
- il Segno della Croce con l’acqua benedetta in ricordo del battesimo
- l’Adorazione eucaristica
- l’ascolto della Parola di Dio
- la preghiera davanti al Crocefisso
- il gesto di carità.
Pregare secondo le intenzioni
del Sommo Pontefice
Secondo la tradizione apostolica e il magistero perenne della Chiesa significa:
- L’esaltazione della Chiesa Cattolica: perché il Signore l’ha fondata e l’ha posta quale segno e strumento di salvezza per il mondo, come ha riaffermato in Lumen gentium il Concilio Vaticano II e si professa nel Credo.
- La propagazione della fede: perché il Signore ha comandato agli apostoli e ai loro successori di insegnare il Vangelo e di fare discepole tutte le nazioni.
- L’eliminazione dell’eresia: perché il Signore ha chiesto ai suoi discepoli e a quanti avrebbero creduto in lui di seguire la verità tutta intera e non di scegliere parti di essa, assolutizzandole e facendole impazzire.
- La conversione dei peccatori: perché il Signore è venuto a salvare tutte le anime mediante la sua parola divina e l’istituzione dei sacramenti.
- La vera concordia tra le nazioni: perché il Signore ha fatto cadere con la sua croce il muro di inimicizia che si frappone tra esse.



Il Santuario
di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso
Il Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso sorge in luogo sacro. Fin dai primi anni del Cristianesimo fu santificato dal martirio di due Santi a cui Sant’Ambrogio fu molto devoto: San Nazzaro e San Celso. Poche sono le notizie certe su questi due santi e molte le leggende.
Di San Nazzaro sappiamo che fu uno dei grandi predicatori laici, numerosi all’inizio del Cristianesimo e che per questa sua missione diede testimonianza a Dio col martirio, subito a Milano, durante la persecuzione di Nerone.
Di San Celso di sicuro si sa che aveva dai 18 ai 21 anni, che era a Milano per il servizio militare e che, a Milano, subì il martirio per la fede, durante la persecuzione di Nerone. Il suo accostamento a San Nazzaro pare si debba soltanto a questi tre fatti: subirono il martirio nello stesso tempo, furono sepolti nello stesso luogo e assieme furono ritrovati loro corpi nello stesso giorno da Sant’Ambrogio, che seguendo una pia tradizione o forse una ispirazione, trovò i corpi dei due martiri in questo luogo, il 10 maggio 396, un anno prima della sua morte.
Il corpo di San Nazzaro lo fece trasportare in quella che fino allora si chiamava basilica dei Santi Apostoli, in corso di Porta Romana. San Celso invece lo lasciò sul luogo in una piccola chiesa a lui dedicata.
Perché poi il suolo che aveva custodito i corpi dei martiri avesse un segno sacro, fece costruire una nicchia con l’immagine della Madonna, protetta da un’inferriata, simile ai molti tabernacoli con cui l’umile fede dei nostri padri ha adornato le nostre campagne e montagne.
La costruzione del santuario, con il sostegno della devozione popolare dopo il miracolo, fu iniziata nel 1493 su progetto di Gian Giacomo Dolcebono. Era a una sola navata, a croce latina, con cupola. A Dolcebono, molto assorbito dai lavori del duomo di Milano, successe quasi subito Cristoforo Solari. Dolcebono continuerà il suo lavoro per fornire i cotti finemente lavorati per gli ornamenti esterni. Ne rimangono ancora specialmente sulla cupola e sull’esterno dell’abside. Finito nel 1506, il tempio fu giudicato troppo piccolo e furono aggiunte le due navate laterali, sotto la direzione di Cesare Cesariano. Verso la fine del 1500 fu costruito l’altare della Madonna Assunta, fatto il meraviglioso pavimento, ambedue su progetto di Martino Bassi da Seregno. L’altare maggiore fu costruito soltanto nel primo quarto, il pavimento del 1800.




Venti domande e risposte sul Giubileo Ordinario 2025, sul Pellegrinaggio Costantiniano Internazionale e sul solenne Pontificale in onore di San Giorgio Martire, nell’Anno Santo 2025 per i Cavalieri, le Dame, i Postulanti e gli Amici del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
