Il Convegno è stato presieduto da S.E.R. Mons. Fabio Fabene, Arcivescovo titolare di Montefiascone, Segretario del Dicastero delle Cause dei Santi, decorato della Medaglia d’Oro di Benemerenza Giubilare 2016, conferitagli da S.A.R. il Gran Maestro su proposta del compianto Presidente della Real Commissione per l’Italia, S.E. il Duca Don Diego de Vargas Machuca di felice memoria. Ha moderato il Convegno la Prof. Dott. Nadia Togni dell’Università di Ginevra e del Centro Storico Benedettino Italiano di Cesena. Hanno partecipato due Cappellani della Sacra Milizia:
- Prof. Padre Pierdomenico Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito, monaco dell’Abbazia di Casamari in Veroli, Postulatore Generale dell’Ordine Cistercense e Postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio Maria Cecilia Baij, che ha presentato la seconda relazione, sul tema: Una vita in dialogo con Dio
- Dom Fabrizio Messina Cicchetti, O.S.B., Cappellano di Merito con Placca d’Argento, Direttore della Biblioteca statale del Monumento Nazionale di Santa Scolastica in Subiaco, che ha presentato la seconda comunicazione, sul tema: Lectioni vacent (RB 48,4). Maria Cecilia Baij e la Biblioteca monastica di Montefiascone.
La prima relazione è stata presentata da S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Viterbo, sul tema: Il cuore tra spirito e vita, e la terza relazione da Don Alfredo Cento, Vice-Preside dell’Istituto Filosofico-Teologico di Viterbo, Docente ISSRA della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, sul tema: I “Trattati del Cuore del Redentore” di Maria Cecilia Baij. La prima comunicazione è stata presentata da Giancarlo Breccola, Storico, sul tema: La famiglia Baij a Montefiascone.
Il Convegno è terminato con le Conclusioni a cura del Prof. Mario Morcellini, già Prorettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, Presidente dell’Associazione Rocca dei Papi per un’ecologia integrale.




Il Convegno è stato svolto in occasione dell’apertura del processo di canonizzazione della Serva di Dio Maria Cecilia Baij (1694-1766), monaca professa Benedettina, per quasi venti anni Badessa del monastero delle Benedettine di San Pietro in Montefiascone, una delle più importanti mistiche del XVIII secolo.
L’Inchiesta Diocesana, prima fase della Causa di Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio Madre Maria Cecilia Baij, si è celebrata nella Diocesi di Viterbo dal 29 gennaio 2022 al 22 settembre 2024. Sabato 29 gennaio 2022 alle ore 12.00, nella Sala delle Biblioteche del Palazzo dei Papi in Viterbo, era stata aperta dall’allora Vescovo di Viterbo, Mons. Lino Fumagalli. Domenica 22 settembre 2024 alle ore 16.00, nel monastero delle Benedettine di San Pietro in Montefiascone, il Vescovo di Viterbo, Mons. Orazio Francesco Piazza, ha proceduto alla chiusura, alla presenza del Prof. Padre Pierdomenico Volpi, S.O.Cist. (per saperne di più: Chiusa l’Inchiesta Diocesana per la causa della Serva di Dio Maria Cecilia Baij, Badessa del monastero di San Pietro in Montefiascone).

Note biografiche
Cecilia Baij nacque a Montefiascone il 4 gennaio 1694 da Carlo, originario di Milano, e dalla nobildonna viterbese Clemenza Antonini, i quali avevano altri quattro figli: Pietro, Costanza, Vittorio e Cecilia Margherita. Le pagine della autobiografia ci fanno conoscere una bambina pronta, vivace, ma fin dai primi anni irresistibilmente attratta dalla preghiera: “Ricordo benissimo che di cinque anni, nel tornare a scuola, in qualche stretto di strada dove non potevo essere veduta, dicevo al Signore che mi facesse tutta sua, che mi desse il suo amore, e quivi sfogavo i miei affetti e per qualche tempo mi trattenevo”.
Dopo un breve periodo sentì – ce ne racconta la stessa Maria Cecilia – il fascino di una compagna leggera e l’attrattiva degli affetti umani, pur senza giungere mai a compiere il male, decise definitivamente di darsi a Dio e fece un primo tentativo di vita religiosa presso le Cistercensi di Viterbo. Uscita di lì, entrò nel Monastero delle Benedettine di Montefiascone il 12 aprile 1713. Dopo essere stata Maestra delle Novizie e Vicaria, fu eletta Abbadessa il 10 luglio 1743, e tenne la carica quasi ininterrottamente per un ventennio.
Attraversò, come tutti i mistici, ogni sorta di prove intime ed esterne, dalle persecuzioni sottili delle monache all’asprezza dei confessori (tra i quali spicca San Leonardo da Portomaurizio), che ora la trattavano da illusa, ora la rassicuravano da parte di Dio. E venne sempre fuori con una umiltà e un distacco di sé, che sono da soli una buona raccomandazione nei confronti della sincerità delle sue opere. Intanto riportava la pace fra le dissenzienti, elevava il tono spirituale della Comunità, si offriva di espiare per quelli che la offendevano. Moriva a 71 anni, il 6 gennaio 1766.
Le opere
Gesù parla a Cecilia Baij dei sentimenti che provava mentre era sulla terra, dalla concezione nel seno di Maria fino allo spirare sulla croce, e delle preghiere che rivolgeva al Padre per la salvezza dell’umanità. Seguono pagine sulla Resurrezione, la vita gloriosa e la permanenza sacramentale nelle specie eucaristiche.
Il Cristo sofferente, durante la sua vita, volle associarla alla Sua Passione e a questo scopo, ne purificò il cuore con dure prove, rendendola degna di ricevere grazie e favori eccezionali. Gli importanti scritti che la serva di Dio ci ha lasciati, e ricevuti per illuminazione divina, fanno di lei un’apostola e una messaggera dell’amore di Dio, nonché una grande mistica del secolo XVIII.
Scrisse delle opere, considerate pietre miliari della storia della mistica di tutti i tempi, in particolare Vita interna di Gesù Cristo, Vita interna di San Giuseppe e Vita interna di San Giovanni Battista, che sono il frutto di locuzioni interiori, che la pia monaca riceveva e fedelmente scriveva in obbedienza al confessore.
Mons. Pietro Bergamaschi (Lodi, 22 maggio 1863-Montefiascone, 23 dicembre 1928), studioso di agiografia locale e attento studioso delle opere della Serva di Dio Madre Maria Cecilia Baij, ne scoprì e editò i manuscritti. Fu ordinato sacerdote nel 1885. Prima insegnante e direttore spirituale del Seminario di Lodi, poi Arciprete a Codogno, nel 1910 si trasferisce a Montefiascone. Direttore spirituale del Seminario di Montefiascone dal 1913 alla morte.
Incoraggiato da eminenti personalità del tempo – da Papa Benedetto XV, che gli fornì i mezzi per la pubblicazione e a cui dedicò il volume, all’Abate ordinario di San Paolo fuori le Mura, il futuro Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, O.S.B. (beatificato da Papa San Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996) – Bergamaschi iniziò nel 1916 lo spoglio dei manoscritti, ancor oggi conservati nell’Archivio del Monastero dove la Serva di Dio fu Badessa per quasi un ventennio. E da tale assidua fatica che uscirono appunto la Vita interna di Gesú Cristo, la Vita interna di San Giuseppe e la Vita interna di San Giovanni Battista, ed infine la Vita della Serva di Dio Donna Maria Cecilia Baij. Mons. Bergamaschi morì prima di poter pubblicare i Colloqui tra la Serva di Dio e Gesú.

L’opera a cura di Mons. Pietro Bergamaschi dal titolo Vita interna di Gesù Cristo. Autobiografia dettata alla Serva di Dio Donna Maria Cecilia Baij Badessa del Monastero di S. Pietro in Montefiascone fu pubblicato dal Monastero di San Pietro delle Benedettine del Santissimo Sacramento per la prima volta nel 1921, in 3 volumi (Volume 1: 576 pagine. Volume 2: 476 pagina. Volume 3: 356 pagine).

Durante il convegno è stato possibile consultare e acquistare il libro con la biografia di Maria Cecilia Baij di Mons. Pietro Bergamaschi, Vita della Serva di Dio Maria Cecilia Baij OSB (1694-1766), edizione aggiornata e corretta, riveduta a cura di Annamaria Valli, OSBap (Monastero di San Pietro in Montefiascone 2025, 432 pagine).

Nascosta con Cristo in Dio
Cecilia Felicita Baij (1694-1766) – come ebbe nome il giorno del battesimo – è una delle grandi – e innumerevoli – personalità “nascoste con Cristo in Dio”, delle quali puntualmente lungo lo scorrere del tempo, dopo la fine dei loro giorni, riemerge il ricordo, se ne ripropone la vita e l’opera e, soprattutto, lo spirito che ha dato senso alla loro esistenza.
Sembra che l’uomo avverta – insopprimibile – il grido che sale dal profondo: “O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, come terra deserta, arida senz’acqua”, come gridava il re David nel deserto di Giuda (Sai. 63, v.1).
Se Francesco d’Assisi passava le notti intere ripetendo con la parola e nel cuore: “Dio mio e mio tutto”, la Madre Badessa del Monastero delle Benedettine di Montefiascone, Madre Cecilia Baij, qualche secolo dopo, si sentirà dire dal suo “Amante”: Tu tutta mia, io tutto tuo.
Era il 17 febbraio 1729 quando iniziò a scrivere i Colloqui, dove si trova questa richiesta radicale d’amore. La data del 12 aprile 1731, apposta all’inizio del manoscritto della Vita interna di Gesù Christo mentre visse in terra, è indicativa di un’avventura spirituale e letteraria straordinaria. È scritta – se diamo credito al manoscritto – sotto dettatura dal medesimo [Gesù Cristo] alla sua Diletta sposa Maria Cecilia Baij e dalla medesima scritto per ordine dello stesso Iddio, ed è una miniera di sentimenti, pensieri ed emozioni di Cristo dall’incarnazione alla crocifissione.
La cancellatura autografa nel manoscritto di quest’ultime parole – scritto per ordine dello stesso Iddio – che riferiscono dell’ordine divino, rimanda direttamente ai timori espressi dalla scrittrice stessa nell’introdurre la registrazione del dettato. Madre Cecilia scrive espressamente e ripetutamente la sua ripugnanza nell’iniziare a scrivere cose a lei quasi incognite nel timore di essere ingannata. Nonostante la ripugnanza e il timore, decide di farlo, astretta dal precetto di santa obbedienza.
Un pensiero particolare la Madre badessa rivolge ai suoi eventuali lettori o editori: Dico, adunque, a chi leggerà quest’opera – se mai per mia confusione capitasse in altre mani che del mio confessore, e spero che Dio non lo permetterà giammai per sua bontà; ma se disponesse altrimenti per i suoi giustissimi giudizi – dico, creda di certo essere questa materia scritta da me solamente, ma intesa tutta e dettata dalla voce interna, con un modo ammirabile e particolare.
È così che le incessanti richieste di tante persone che conoscono già qualcosa della Baij e ne ammirano l’altezza e la profondità, lo spessore spirituale, ci hanno ottenuto la grazia di poter gustare il modo ammirabile e particolare con il quale Dio sa incontrare e intrattenersi con lesue creature.
Grazie alla tenace volontà delle monache benedettine del Monastero di San Pietro in Montefiascone, dove la Baij visse, scrisse e si santificò, oggi – dopo le non poche edizioni del passato – noi possiamo essere tra coloro ai quali la Madre badessa si rivolgeva con le parole appena riportate: ci è capitato tra le mani uno scritto che Dio stesso ha disposto per i suoi giustissimi giudizi, che noi leggessimo.
Le 3047 pagine del manoscritto sono state sapientemente e pazientemente rivisitate – dalle consorelle della Baij – e in questo libro di 900 pagine, ci viene offerta la possibilità di gustare la spiritualità intrisa di amore di una donna, dal cuore ferito dall’amore, come la Sposa del Cantico dei Cantici, così spesso evocata negli scritti della Baij. “Io sono malata d’amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia” (Ct. 2, 5-6). È l’unica realtà che dà senso alla sua scelta di vita.
Credo, infatti, che l’amore non abbia tramonti nell’orizzonte delle creature di Dio, che è Amore. Questo era vero allora per la Baij, lo è ora per noi, lo sarà per tutti nei secoli futuri e per l’eternità. È così che Madre Cecilia Baij, ancora oggi, per noi, è testimone di un’impossibile possibile.
Rinaldo Cordovan
Montefiascone, 6 gennaio 2008
Memoria del giorno del pio transito di Cecilia Baij
Chi fosse interessato a conoscere meglio la figura della Serva di Dio Madre Cecilia Baij, O.S.B., può partecipare liberamente agli incontri che si tengono presso il Monastero di San Pietro in Montefiascone, ogni terzo giovedì del mese alle ore 17.40 dopo la preghiera del Vespro e la Benedizione.
Coloro che desiderano approfondire la figura di Madre Cecilia Baij possono inoltre richiedere al Monastero il volume Cecilia Baij e le altre donne in cerca di Dio nel Settecento viterbese.
