Il Monastero di San Giovanni Battista ha sede nell’antico Castello Filonardi, il più grande complesso architettonico situato nel punto più elevato del centro storico di Boville Ernica. La struttura, articolata su cinque fronti, conserva cortili interni, pregevoli portali e trifore, nonché ambienti interni di grande valore storico e artistico, con soffitti lignei, maestosi scaloni, imponenti camini e pavimentazioni decorate con il giglio e la quercia, simboli rispettivamente delle famiglie Farnese e Della Rovere. Alcuni elementi architettonici sono attribuiti a Jacopo Barozzi, detto il Vignola, uno dei maggiori architetti del Rinascimento, cui si deve anche il portale d’ingresso del castello.

Il complesso fu fatto edificare nel 1532 dal Cardinale Ennio Filonardi (1466–1549) come residenza di villeggiatura per la corte pontificia e dedicato al suo benefattore Papa Paolo III, sui resti dell’antico castello baronale dei suoi antenati. Figura di grande rilievo presso la Santa Sede, Filonardi godette della fiducia di sette pontefici, da Innocenzo VIII a Paolo III, distinguendosi per le sue doti di diplomatico, amministratore e umanista.
Non è carità
È unione che moltiplica
Le mani di una monaca benedettina tremano mentre apre lo scatolone.
Siamo nel cuore del Castello Filonardi, Boville Ernica. Mura del 1532. Soffitti che hanno visto passare Papi. Silenzio che pesa come marmo.
Lei alza gli occhi. Non dice nulla. Ma quel tremore dice tutto.
Padre Pierdomenico, i Cavalieri dell’Ordine Costantiniano, São Miguel Arcanjo e noi di RinnoEvoluzione siamo lì. Insieme.
Un’associazione di strada che lavora nelle periferie romane.
Ordini cavallereschi con secoli di storia.
Monache che hanno scelto la preghiera come vita.
Eppure eccoci. Stessa causa. Stesso cuore. Stesso pacco di beni essenziali che fa la differenza tra superare l’inverno o no.
Angelo mi guarda e sussurra: “Vedi cosa succede quando smetti di chiedere ‘chi sei’ e inizi a chiedere ‘cosa possiamo fare’?”
In quel momento ho capito.
Non sono le bandiere che cambiano il mondo. Non sono i titoli. Non sono le divise o le tradizioni.
È il gesto. È mettersi al servizio dello stesso bisogno. È riconoscere che di fronte alla fragilità umana, tutti siamo uguali.
Le nostre differenze? Non sono barriere. Sono moltiplicatori.
Pierpaolo Basile
