La rappresentanza della Delegazione della Sicilia Occidentale, in visita a Sciara in occasione della tradizionale processione del Cristo Morto e dell’Addolorata del Venerdì Santo, ha vissuto un pomeriggio e una serata profondamente intensi sotto il profilo spirituale e culturale.
L’incontro è iniziato alle ore 18.00, quando il Dott. Salvatore Glorioso, Cavaliere de Jure Sanguinis, e Rocco Sardisco, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, sono stati accolti nella cittadina del palermitano dal Responsabile della Comunicazione della Delegazione, Dott. Giovanni Azzara, Cavaliere di Ufficio.
La visita ha avuto innanzitutto un taglio culturale: gli intervenuti hanno potuto ammirare la Chiesa Madre, intitolata a Sant’Anna, un piccolo gioiello neogotico dei primi del Novecento, arricchito da numerose statue di santi e testimonianze delle devozioni locali. Sono state raccontate le storie che legano Sciara alla sua fondazione da parte del Principe Filippo Notarbartolo, alle vicende delle chiese del paese e alla devozione verso il Santissimo Crocifisso, patrono, e Maria Santissima Immacolata, compatrona.
Successivamente è stata visitata la chiesa parrocchiale sotto lo stesso titolo della Matrice, edificata negli anni Ottanta durante la chiusura della Chiesa Madre, prima caduta in rovina e poi restaurata e riaperta al culto il 30 maggio 2008. A ricevere la rappresentanza è stato il Parroco, Don Nunzio Pomara, che ha espresso parole di gratitudine: «Il vostro essere qui oggi è per noi motivo di gioia, perché testimoniate con la vostra presenza l’attenzione e la vicinanza dell’Ordine Costantiniano alle comunità parrocchiali, rafforzando il senso di appartenenza e Fede che unisce tutti noi. Viviamo insieme questo momento che ci invita a dirigere la vita verso l’amore autentico, Cristo risorto, per tutti noi».
Alle ore 19.30, su invito del parroco, i Cavalieri hanno partecipato ad un’agape, con la possibilità di degustare piatti poveri ma profondamente identitari legati alla tradizione contadina del paese, nel pieno rispetto del digiuno quaresimale, dalla pasta fino alla frittata con i carciofi, prodotto coltivato nelle campagne sciaresi, noto per le sue caratteristiche organolettiche e per il sapore deciso, dolce e intenso.







Il maltempo non ha consentito lo svolgimento della Processione del Cristo Morto e di Maria Santissima Addolorata e della Via Crucis all’esterno, ma le celebrazioni si sono comunque svolte all’interno della Chiesa Madre, illuminata dalle fioche fiamme delle candele, in un silenzio surreale rotto soltanto dalle meditazioni e dai canti dei fedeli. Durante il Sacro Rito sono state lette le stazioni della Via Crucis con meditazioni tratte dai testi di San Francesco d’Assisi, proposte da Fra’ Francesco Patton, O.F.M., già Custode di Terra Santa.
Il Delegato per la Sicilia Occidentale, Nob. Prof. Avv. Salvatore Bordonali, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, ha dichiarato che «la presenza di una rappresentanza della Delegazione a Sciara rappresenta la vicinanza dell’Ordine a tutte le comunità locali, testimoniando impegno, solidarietà e sostegno alle realtà Cattoliche della nostra terra».


La serata si è conclusa con l’auspicio di tornare presto a Sciara per vivere altri momenti di fraternità, spiritualità e condivisione, in un luogo dove la Fede resta salda come la roccia e profondamente radicata nella vita della comunità.
Radici e fondazione di Sciara
Sciara ha radici che affondano nella preistoria, come testimoniano i siti di Mura Pregne (mura ciclopiche), la Grotta del Drago e un Dolmen funebre. Storicamente, il territorio fu popolato dai profughi della città greca di Himera dopo la sua distruzione nel 409 a.C., che diedero vita all’insediamento fortificato di Brucato.
La Sciara moderna nacque ufficialmente nel 1671, quando Filippo Notarbartolo ottenne la licentia populandi. Il principe costruì il nuovo centro abitato in una zona dove esisteva già un piccolo nucleo rurale risalente al XVI secolo, sorto sotto la signoria del Barone Vincenzo Pilo.
La storia religiosa di Sciara è segnata da ricostruzioni e una forte devozione popolare:
Chiesa di Sant’Isidoro: fu probabilmente la prima chiesetta del borgo, dedicata al santo che fu il primo patrono di Sciara (culto legato alla vocazione agricola del paese)
Chiesa Madre (Matrice): l’attuale edificio è dedicato a Sant’Anna. La prima Chiesa Madre fu costruita per volere del Principe Filippo Notarbartolo nel 1681, ma ebbe una storia tormentata a causa di frane e terremoti (come quello del 1906). Dopo essere stata dichiarata pericolante, fu demolita nel 1929 e ricostruita nello stile eclettico-storicista (con influenze gotico-medievali) che vediamo oggi, riaprendo al culto nel 1934. Due figure centrali ne hanno segnato la storia: il Servo di Dio Padre Nunzio Russo, che nel Ottocento portò un forte rinnovamento spirituale fondando la Pia Unione delle Figlie di Maria, e Mons. Giorgio Giammartino, storico arciprete e poi Vescovo, che arricchì la chiesa di numerose statue e opere d’arte ancora oggi venerate.
Oggi Sciara mantiene viva la sua identità Cristiana attraverso il forte legame con la Chiesa Madre, considerata il simbolo della comunità.
Un aspetto distintivo della realtà odierna è il legame con gli “Sciaresi d’America”: la comunità emigrata negli Stati Uniti continua a identificarsi profondamente con le tradizioni religiose del paese d’origine, sostenendo nel tempo i restauri e la vita della chiesa, che resta il punto di riferimento principale per tutti i figli di Sciara nel mondo.
Il Venerdì Santo
Nel secondo giorno del Triduo Pasquale, la Chiesa celebra la crocifissione e la morte di Gesù. È giorno di digiuno e astinenza dalle carni. Non viene celebrata l’Eucaristia e si svolge solamente l’azione liturgica della Passione del Signore, composta dalla Liturgia della Parola, dall’Adorazione della Croce e dai Riti di Comunione.
Nella mattinata del Venerdì Santo viene continuata, pur se senza solennità, l’adorazione eucaristica all’altare della reposizione, allestito dopo la Messa vespertina in Coena Domini del Giovedì Santo.
Nel pomeriggio del Venerdì Santo si svolge l’azione liturgica In Passione Domini, ossia della Passione del Signore, che ha origini molto antiche (VII secolo, ed è presente anche nel rito bizantino, come una delle tre tipologie di Divina Liturgia) e si articola in tre parti:
La liturgia della parola. Prima lettura: Quarto Canto del Servo del Signore (Isaia 52,13-53,12). Seconda lettura: la salvezza di Cristo attraverso l’obbedienza dolorosa della passione (Ebrei 4,14-16; 5,7-9). Vangelo: Passione secondo Giovanni (Gv 18,1-19,42). Segue la grande preghiera universale, nella quale si prega solennemente per le necessità della Chiesa e del mondo.
L’adorazione della Santa Croce. Il Crocifisso viene portata solennemente su un cuscino verso l’altare maggiore. Per tre volte la Croce viene innalzata, mentre si canta l’antifona Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit (Ecco il legno della croce, al quale fu appeso il salvatore del mondo) e per tre volte tutti si inginocchiano davanti ad essa in adorazione. Nuovamente la Croce, dopo essere stata deposta sui gradini dell’altare, viene adorata con tre genuflessioni e con un bacio di venerazione al Crocifisso.
La Comunione con le specie eucaristiche. Sono state consacrate il Giovedì Santo, perché in questo giorno, unico dell’anno liturgico, non si celebra la Santa Messa.
L’annuncio della morte del Signore, la grande preghiera universale e l’adorazione della Santa Croce creano una forte continuità rituale tra la professione di fede del centurione romano (cfr Mt 27,54) e l’adorazione dei fedeli. Due passaggi molto significativi della proclamazione della Parola meritano d’essere evidenziati: la prima e la seconda lettura dell’inizio dei Vespri (Is 49,24-50,10 e Is 52,13-53,12), come preannunci profetici della Passione di Gesù.
Stat Crux
mentre il mondo ignaro
insegue idoli e chimere
“Stat Crux dum volvitur orbis”: il motto ruminato dai monaci certosini – che si traduce con “la croce resta salda mentre il mondo gira” – sintetizza mirabilmente il mistero del Venerdì Santo: una croce, la Croce di Cristo, che rimane salda lì sulla roccia del Calvario, sospesa tra terra e cielo, mentre ora come allora passa la scena di un mondo in balia di continui mutamenti, di instabilità e delle vicende umane, che prosegue ignaro la sua corsa effimera continuando a inseguire idoli e chimere.
Eppure, issato sulla croce in segno di perenne alleanza tra Dio e gli uomini, durante i suoi ultimi spasimi e nel momento in cui il suo costato viene trapassato da una lancia, il Figlio bagna ancora la terra col suo sangue perché nessuno dei suoi fratelli si perda, ma ognuno ritorni pentito al Padre volgendo lo sguardo a Colui che ha trafitto col proprio peccato.
«Quanto amasti noi, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali egli, non giudicando un’usurpazione la sua uguaglianza con te, si fece suddito fino a morire in croce, lui, l’unico a essere libero fra i morti, avendo il potere di deporre la sua vita e avendo il potere di riprenderla, vittorioso e vittima per noi al tuo cospetto, e vittorioso in quanto vittima; sacerdote e sacrificio per noi al tuo cospetto, e sacerdote in quanto sacrificio; che ci rese, di servi, tuoi figli, nascendo da te e servendo a noi! A ragione è salda la mia speranza in lui che guarirai tutte le mie debolezze grazie a Chi siede alla tua destra e intercede per noi presso di te. Senza di lui dispererei. Le mie debolezze sono molte e grandi, sono molte, e grandi. Ma più abbondante è la tua medicina. Avremmo potuto credere che il tuo Verbo fosse lontano dal contatto dell’uomo, e disperare di noi, se non si fosse fatto carne e non avesse abitato fra noi» (Sant’ Agostino, Confessioni, 10,43,69).
Il silenzio porta al Signore tutte le nostre sofferenze. È stato crocifisso l’amore, la verità, la bellezza, inchiodato per disfarsi di lui in modo definitivo, questo è il mondo. Ogni volta che scendiamo a compromessi, che giochiamo a ribasso, siamo lì, in mezzo a quella folla che lo ha crocifisso duemila anni fa. Ma lui resta con noi fino alla fine e oltre. È sulla croce che porta a compimento il perdono. Svela la realtà più profonda di Dio, è amore, misericordia e perdono. La morte di Gesù non è la fine, ma il compimento del suo amore.
La partecipazione alla Processione del Cristo Moto e di Maria Santissima Addolorata non è manifestazione di un pietismo di un uomo che muore, ma contemplare una morte vittoriosa. È qualcosa che ci riguarda tutti: Gesù ha preso su di sé tutto il nostro male perché siamo fatti di fragilità, ha abbracciato la nostra condizione umana sulle braccia della croce. Alla Processione si partecipa per aprire il cuore al figlio di Dio, che ha dato la salvezza a tutti. Non si partecipa per tradizione o folklorismo, ma per aprire la nostra vita a lui, affinché la sua presenza entri nella nostra vita.
