Ad accogliere Cavalieri, Dame e Postulanti e amici dell’Ordine per questo significativo momento di Fede e fraternità nel mese dedicato alla Vergine Maria, saranno il Responsabile dei pellegrinaggi del santuario, il Guardiano Fra Antonio Raimondo, OFM Cap; il Responsabile della Comunicazione della Delegazione della Sicilia Occidentale, Dott. Giovanni Azzara, Cavaliere di Ufficio; e la Prof.ssa Viviana Monachella, Dama di Ufficio.
Il programma
Ore 10.30: Accoglienza presso il piazzale antistante il santuario.
Ore 11.00: Celebrazione Eucaristica presieduta da Fra Salvatore Vacca, OFM Cap, concelebranti altri frati del convento.
Ore 12.00: Visita guidata al Museo “Fra Giammaria da Tusa” e momento di riflessione spirituale.
Ore 13.00: Agape fraterna presso il refettorio del convento.


La preghiera a Maria Santissima
Regina di Gibilmanna
Incedi Maria, nel tuo vestito sono impressi arabeschi di sole. Dal tuo viso altero trapela il mistero di chi è stato benedetto dal Signore. Porti tra le braccia il nostro Salvatore e ce lo mostri con orgoglio. La sua piccola mano tiene stretto tra le dita il mondo e lo sostiene. In esso siamo contenuti tutti con le nostre passioni le nostre pene e le nostre gioie, le nostre speranze e delusioni. Raggiungici Madre, entra nelle nostre case, siediti alla nostra mensa e cibaci di Lui! Noi ti apriamo la porta ed accendiamo un lume: rimani con noi per sempre e portaci la pace.
Il Santuario
di Maria Santissima di Gibilmanna

Il Santuario di Maria Santissima di Gibilmanna sorge sul territorio di Cefalù, nella Città metropolitana di Palermo e Diocesi di Cefalù, a circa 800-850 metri sul livello del mare, sulle pendici occidentali del Pizzo Sant’Angelo, nel cuore delle Madonie. Da secoli rappresenta uno dei principali luoghi di spiritualità mariana della Sicilia, profondamente legato alla storia religiosa, culturale e sociale del territorio.

Secondo un’antica tradizione, Gibilmanna sarebbe stata sede di uno dei sei monasteri benedettini edificati in Sicilia da San Gregorio Magno, prima della sua elezione al soglio pontificio (590-604). In origine vi sorgeva una piccola chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, posta sulla sommità del monte. Con l’invasione saracena del IX secolo gli edifici conventuali andarono in rovina, mentre la chiesetta sopravvisse grazie alla custodia di diversi eremiti. L’ultimo di essi, Giuliano de Placia di Misilmeri, si fece Cappuccino sotto la guida di Fra Sebastiano da Gratteri.
Dopo la conquista normanna ebbe inizio una vasta opera di ricostruzione di monasteri ed edifici sacri. Nel 1228 la chiesa risultava già trasformata in priorato e nel 1279 il beneficio di “Santa Maria de Jubileo Magno” passò a un frate Agostiniano.
La rinascita del santuario avvenne nel XVI secolo con l’arrivo dei Cappuccini. La tradizione racconta che, durante una tempesta verificatasi la Domenica di Pasqua del 1534, un’imbarcazione approdò presso il Castello di Roccella trasportando alcune statue della Madonna. La Vergine sarebbe apparsa in sogno a un frate Cappuccino residente a Gibilmanna, indicando quale statua dovesse essere condotta al convento: quella avvolta in una coperta di lana. La statua venne caricata su un carro trainato da buoi che, lasciati liberi, si fermarono proprio sul promontorio che domina Cefalù, indicando il luogo destinato al futuro santuario.
Nel 1535 Fra Sebastiano da Gratteri, tra i primi seguaci della riforma cappuccina in Sicilia, si stabilì a Gibilmanna e rifondò il convento accanto all’antica cappella benedettina. La prima struttura conventuale era estremamente semplice, composta da sei piccole celle. Nel corso dei secoli il convento assunse un ruolo sempre più importante all’interno della Provincia Cappuccina, divenendo sede di Custodia e luogo di studio.

La tradizione narra che nel 1576, durante la celebrazione della Santa Messa, Fra Sebastiano, figura centrale della spiritualità del luogo, ebbe una visione di Gesù che lo invitò a dipingerlo così come lo vedeva. Con colori ricavati da piante del territorio dipinse l’Ecce Homo ancora oggi custodito nel Santuario.
Tra il 1619 e il 1625, a causa del crescente numero di pellegrini, venne edificata una nuova chiesa al posto dell’antica cappella, comprendente anche la Cappella della Madonna. In essa furono trasferiti l’antico affresco bizantineggiante della Madonna col Bambino, proveniente dalla chiesetta precappuccina, la venerata statua marmorea della Vergine con il Bambino di scuola gaginesca e un antico Crocifisso ligneo di stile bizantino, probabilmente risalente all’epoca benedettina e legato a pie tradizioni popolari.

La leggenda vuole che il Crocifisso abbia parlato a Fra Ivone da Messina dicendo: «Qui governa mia Madre, a Lei rivolgi le tue preghiere per i bisogni della famiglia».

La Cappella della Madonna fu ulteriormente impreziosita nel 1785 con uno splendido altare barocco realizzato dal palermitano Baldassare Pampillonia e proveniente dalla Cattedrale di Palermo. La statua della Vergine venne incoronata nel 1760 dal Vescovo di Cefalù, Mons. Gioacchino Castelli, con corone d’oro donate dal Capitolo Vaticano.
Nel corso dei secoli il complesso conventuale subì numerosi ampliamenti e restauri, legati sia alla crescita della comunità cappuccina sia all’accoglienza dei pellegrini. La soppressione degli Ordini religiosi del 1866 non risparmiò Gibilmanna, ma i frati, pur in numero ridotto, poterono continuare a custodire il santuario, occupandosi della cura della chiesa e dell’assistenza ai frati anziani. Messo all’asta il convento, dopo diversi tentativi andati a vuoto, esso venne acquistato il 12 giugno 1874 dal Vescovo di Cefalù, Mons. Ruggero Blundo, che lo restituì ai Cappuccini. Successivamente continuarono ulteriori interventi sui fabbricati e sulla chiesa per renderli sempre più funzionali alle esigenze della fraternità e dei pellegrini.
Nel 1907 il vecchio portico della chiesa venne sostituito da uno più ampio in stile gotico, ispirato liberamente al Duomo di Cefalù, mentre nel 1927, su progetto e disegno dell’architetto Misuraca, fu sistemato il sagrato con la collocazione del monumento a San Francesco d’Assisi, in memoria del VII centenario della sua morte.
Nel Novecento il Santuario consolidò ulteriormente il proprio ruolo spirituale e culturale. Nel 1954, durante l’Anno Mariano, l’effigie della Vergine di Gibilmanna fu portata in peregrinatio in tutte le parrocchie della Diocesi di Cefalù, suscitando una straordinaria manifestazione di devozione popolare. Accogliendo il desiderio espresso dal clero e dai fedeli, Papa Pio XII, con decreto del 3 dicembre 1954, proclamò Maria Santissima di Gibilmanna celeste Patrona presso Dio di tutta la Diocesi di Cefalù e principale Protettrice della Città di Cefalù, riconoscendo ufficialmente una devozione radicata da secoli nel popolo siciliano.
Tradizionalmente celebrata il 15 agosto, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, titolare della chiesa, la festa della Madonna venne successivamente trasferita all’8 settembre, in coincidenza con la Natività di Maria. La proclamazione del particolare patrocinio della Madonna di Gibilmanna indusse inoltre all’istituzione di una festa propria per la Diocesi di Cefalù e per la Provincia di Messina dei Frati Cappuccini, inizialmente fissata al 1° settembre e successivamente, dal 1970, alla prima domenica del mese.
Nel 1958 venne inaugurato il Seminario Serafico, rimasto attivo fino al 1978. Negli anni Novanta l’intero complesso monumentale fu restaurato dalla Regione Siciliana attraverso l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e nel 1993, alla presenza del Ministro Generale dell’Ordine, Fra Flavio Carraro, venne inaugurato il Museo “Fra Giammaria da Tusa”. Il museo, ricavato in ambienti un tempo adibiti a officine, stalle e depositi di grano, raccoglie opere d’arte, suppellettili liturgiche e testimonianze etno-antropologiche provenienti dai conventi cappuccini della Provincia di Messina. Il convento custodisce inoltre una ricca biblioteca dedicata a Fra Gesualdo De Luca da Bronte e un ricchissimo archivio storico.
Ampi e attrezzati locali, ricavati dagli spazi dell’ex Seminario, sono oggi utilizzati per convegni, incontri e raduni sia dei Frati Cappuccini sia di altri gruppi ecclesiali e culturali. Dal 1919 L’Eco di Gibilmanna diffonde inoltre la vita e le attività del santuario e della fraternità cappuccina.

Ancora oggi il Santuario di Gibilmanna rappresenta uno dei principali centri di spiritualità della Sicilia. Da quasi cinque secoli la presenza dei Frati Cappuccini scandisce la vita del luogo attraverso la liturgia, lo studio, il lavoro anche manuale, la predicazione e l’accoglienza dei fedeli. Il santuario è punto di riferimento per pellegrinaggi, celebrazioni, mediazioni culturali, proposte vocazionali, attività giovanili, pastorale giovanile, impegno ecumenico e opere di carità. Particolare attenzione viene riservata al ministero della riconciliazione, alla spiritualità familiare e all’assistenza ai poveri, anche attraverso la Casa di Accoglienza “Maria Santissima di Gibilmanna” di Cefalù.
La Fraternità dei Cappuccini mette a disposizione tutto ciò che possiede secondo uno stile francescano semplice e austero, in una cornice di accoglienza fraterna e cordiale, continuando a rappresentare un punto di riferimento spirituale e umano per l’intero territorio delle Madonie e della Sicilia.
Sabato 7 marzo 2026 la Sezione di Palermo della Delegazione della Sicilia Occidentale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha promosso una raccolta di generi alimentari destinata alla Casa di Accoglienza “Maria Santissima di Gibilmanna”, seguendo le indicazioni del Vescovo di Cefalù, S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante, da sempre attento alle esigenze delle persone più vulnerabili del territorio. Un gesto concreto di solidarietà a favore delle persone più fragili.
Il sostentamento della struttura, che da anni offre sostegno a persone in condizione di povertà e disagio, è possibile grazie alla collaborazione di volontari, lavoratori socialmente utili, benefattori della Parrocchia di San Francesco e soprattutto del Santuario di Maria Santissima di Gibilmanna, di cui la Casa fa parte: una rete di solidarietà che ogni giorno consente di continuare a offrire accoglienza e speranza a chi vive momenti di particolare difficoltà.
In questo contesto di Fede semplice e francescana, la devozione alla “Gran Signura di Gibilmanna” continua ancora oggi a segnare profondamente la vita religiosa delle Madonie e dell’intera Sicilia.
