Venite in disparte
e riposatevi un po’
«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’» (Cfr. Mc 6,31). Queste parole di Gesù, riportate nel Vangelo di Marco, fanno riferimento al ritorno dei Dodici dalla missione loro affidata dal Maestro, che li aveva inviati a predicare e a guarire gli infermi.
È facile immaginare il loro entusiasmo nel raccontare al Signore quanto era loro accaduto e i frutti della missione. San Luca, nel descrivere un’occasione analoga, precisa che i discepoli «tornarono pieni di gioia» (Cfr. Lc 10,17). La gioia, lo stupore e la capacità di meravigliarsi dinanzi a quanto il Maestro opera attraverso coloro che, come gli Apostoli, hanno saputo dire sì a Cristo e mettersi al servizio del progetto di Dio, sono sentimenti di cui ogni cristiano può fare esperienza quando vive pienamente l’amicizia con Lui.
Nel racconto di Marco, Gesù comprende la stanchezza dei suoi e li invita a riposare in disparte, stando soli con Lui. Una sosta per lasciare temporaneamente le occupazioni quotidiane e ritrovare, nel silenzio e nella preghiera, il centro della propria vita e del proprio servizio.
Facendo proprio l’invito rivolto dal Maestro agli Apostoli, anche quest’anno Cavalieri, Dame e Postulanti della Delegazione per il Piemonte e Valle d’Aosta si ritrovano nella pace, nel silenzio e nella bellezza di Saint-Oyen per ristorare lo spirito, riunendosi attorno a Gesù, e approfondire la consapevolezza della propria vocazione nel mondo e nell’ambito della Sacra Milizia Costantiniana, prima di riprendere le attività e gli impegni che li vedranno coinvolti nei prossimi mesi.




Château Verdun
luogo di accoglienza
lungo la Via Francigena
Il ritiro spirituale si svolge presso l’antica casa forte medievale di Château Verdun a Saint-Oyen, a circa 1.350 metri di altitudine, lungo la direttrice che da Aosta conduce al valico del Gran San Bernardo.
Le origini della struttura risalgono al X-XI secolo, quando nacque quale “spitale” e punto di ristoro per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Nel 1137 fu donata dai Savoia ai Canonici dell’Ospizio del Gran San Bernardo. Oggi Château Verdun appartiene alla Diocesi di Aosta e prosegue la sua antica vocazione all’ospitalità come casa di accoglienza per singoli, famiglie, pellegrini e gruppi.
La storia stessa del luogo, segnato per secoli dal passaggio di pellegrini e viandanti, si inserisce così nel significato del ritiro: interrompere per alcuni giorni il ritmo ordinario delle attività per ritrovare, nella preghiera, nella meditazione e nella fraternità, le ragioni profonde del proprio cammino.
Dal 2002, accanto a Château Verdun ha sede il Monastero benedettino di clausura Regina Pacis, fondato dal Monastero Mater Ecclesiae dell’Isola di San Giulio.
L’inizio del ritiro
Il ritiro spirituale inizia venerdì 11 settembre 2026 con l’arrivo dei partecipanti a partire dalle ore 16.00.
Dopo la cena, prevista alle ore 19.30, la prima giornata prosegue con la preghiera dei Vespri e, alle ore 20.45, con la Compieta, ultimo momento di preghiera della giornata.
La forza nella Via del Cavaliere
Il programma di sabato 12 settembre inizia alle ore 09.00 con la meditazione sul tema La forza nella Via del Cavaliere, a cura di Luca Distort, Cavaliere di Merito.
Alle ore 11.00 è previsto un tempo dedicato alla riflessione e alla preghiera personale e all’incontro con i Confratelli, seguito dal pranzo alle ore 12.30.
Alle ore 14.30 il Dott. Alex Borinato, Responsabile dell’Ufficio Cerimoniale e Comunicazione istituzionale presso la Presidenza della Regione autonoma Valle d’Aosta, terrà una relazione sul tema Abbigliamento e uso delle decorazioni.
La giornata proseguirà alle ore 17.00 con la celebrazione dei Vespri e, dalle ore 18.00, con un ulteriore tempo dedicato alla riflessione personale. Dopo la cena delle ore 19.30, dalle ore 20.45 sarà nuovamente possibile dedicarsi alla riflessione e all’incontro fraterno tra i partecipanti.
Sulle orme del Maestro
La giornata conclusiva di domenica 13 settembre inizierà alle ore 09.00 con la preghiera dell’Ora Terza, seguita dalla meditazione sul tema Sulle orme del Maestro, condotta dal Cappellano per la Città di Novara Mons. Giampiero Rampin, Cappellano di Merito.
Alle ore 11.30 Mons. Giampiero Rampin presiederà la celebrazione della Santa Messa, momento culminante del cammino spirituale vissuto durante le tre giornate a Saint-Oyen.
Con il pranzo delle ore 12.30 terminerà il ritiro spirituale, dopo tre giorni dedicati alla preghiera, alla formazione, alla riflessione e alla fraternità, per riprendere il cammino e il servizio costantiniano con rinnovata consapevolezza.
«La nostra gloria è la Croce di Cristo»
Il Martirologio Romano ricorda il 14 settembre la «Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore».
«Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati» (Cfr. Gal 6,14).
La Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, che viene celebrata il 14 settembre da molti Cristiani d’Oriente e d’Occidente, è una ricorrenza di antichissima origine gerosolimitana, legata alla dedicazione del complesso basilicale della Risurrezione edificato per volontà dell’Imperatore Costantino e al ritrovamento, secondo la tradizione, della reliquia della Croce di Cristo da parte di Sant’Elena, madre dell’Imperatore, nel IV secolo.
Nel luogo del ritrovamento Costantino fece edificare un grande complesso comprendente l’Anastasis, la rotonda in corrispondenza del Santo Sepolcro, il triportico attorno alla roccia del Golgota e il Martyrium. La dedicazione delle basiliche costantiniane veniva celebrata a Gerusalemme con grande solennità e, in tale occasione, era proposta alla venerazione dei fedeli la reliquia della Croce del Signore. Progressivamente questa venerazione assunse un rilievo tale da dare origine alla Festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
La tradizione della Chiesa ricorda anche la restituzione della preziosa reliquia a Gerusalemme da parte dell’Imperatore Eraclio, dopo che la Croce era caduta nelle mani dei Persiani durante la conquista della Città Santa nel 614.
In Occidente veniva celebrata anche il 3 maggio la festa dell’Inventio Crucis, dedicata al ritrovamento della Vera Croce, ricorrenza che non figura più nel calendario liturgico romano. Nella tradizione bizantina, invece, l’«Universale Esaltazione della Croce preziosa e vivificante» del 14 settembre conserva un’importanza particolare; la Santa Croce viene inoltre venerata in altri momenti dell’anno liturgico, tra cui il 1° agosto e la terza domenica della Grande Quaresima.
Dallo strumento del supplizio
all’albero della vita
Con la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce non viene esaltata la crudeltà di uno dei più terribili strumenti di supplizio dell’antichità, ma l’Amore che Dio ha manifestato agli uomini attraverso il sacrificio di Cristo. Pur essendo Dio, Cristo umiliò se stesso facendosi servo. Questa è la gloria della Croce di Gesù.
La Croce, già segno di morte e di ignominia, diventa per il Cristiano albero della vita, trono e altare della Nuova Alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo, che sulla Croce dona se stesso per la salvezza dell’umanità, nasce il popolo della Nuova Alleanza. La Croce diventa così segno della signoria di Cristo e della vocazione di quanti, attraverso il Battesimo, sono configurati a Lui nella morte per partecipare alla sua Risurrezione e alla sua gloria.
«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).
La sofferenza, vissuta nell’unione con Cristo e non ricercata per se stessa, può essere trasfigurata dalla speranza Cristiana e diventare partecipazione al mistero della sua morte e Risurrezione.
Accostarsi alla Santa Croce significa, dunque, trovare conforto, pace e nuova forza per la vita quotidiana. Attraverso la follia della Croce, lo scandalo della sofferenza può diventare sapienza, e la ferita provocata dal peccato e dall’ingratitudine dell’uomo può divenire, nel sacrificio redentore di Cristo, sorgente di una sovrabbondanza d’amore e principio di una nuova creazione nella gloria.
È questo il significato profondo di una Festa che la Sacra Milizia Costantiniana sente in modo particolarissimo come propria. La Glorificazione della Croce costituisce, infatti, una delle finalità fondamentali del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, insieme alla Propaganda della Fede e alla Difesa di Santa Romana Chiesa.
La preghiera alla Santa Croce
che ha accolto Dio
La Croce del Signore nostro Gesù Cristo sia l’unico vanto del Cristiano (Cfr. Gal 6,14).
In Cristo, la Croce è divenuta strumento di vittoria. Il vero Signore della nostra terra è Cristo. Egli ci esorta a pregare sempre, senza stancarci (Cfr. Lc 18,1). L’Apostolo ammonisce: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi» (1Pt 5,8-9).
Seguendo l’esempio del Salmo, nel quale è scritto «Sette volte al giorno io ti lodo, per i tuoi giusti giudizi» (Sal 119 [118],164), ci raccogliamo in preghiera.
Benedetto sia il Signore nostro Gesù Cristo.
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi peccatori.
Dio, santo e potente, santo e immortale, che sei stato crocifisso per noi, abbi pietà di noi.
Gloriosa e benedetta, sempre beata Vergine Maria, Madre di Dio, presenta le nostre suppliche al Figlio tuo e nostro Dio, affinché ci liberi dalla tentazione e da ogni nostro pericolo.
Per mezzo della Santa Croce supplichiamo il Signore, affinché mediante essa ci liberi dai peccati e ci doni la vita con la grazia della sua misericordia. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.
Confidando nella Santa Croce, supplichiamo il Signore affinché ci liberi dai peccati e, con la sua misericordia, ci doni la vita e ci faccia vivere. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.
La tua Croce sia per noi rifugio, Signore Gesù. Quando apparirai nella gloria del Padre, tra nubi luminose, noi che speriamo in te non saremo confusi, ma, per la tua grande potenza, gioiremo alla tua destra, come figli della luce e figli del giorno.
Preghiera alla Santa Croce che ha accolto Dio
Mediatrice della nostra salvezza, pegno della speranza del mondo intero, luce radiosa dell’universo, sole dell’amore, rifugio della speranza, santo e tremendo segno della benevolenza di Dio verso di noi, spada pervasa dalla potenza divina che abbatte il nostro avversario, sigillo dei nostri sensi, saldo rifugio della nostra speranza: la tua potenza divina, che mantiene salde le fondamenta del mondo, tenga le nostre anime e i nostri corpi lontani dall’ira, dalla concupiscenza, dall’odio e da tutte le prove e tentazioni spirituali e corporali, e ci custodisca con la tua tremenda potenza nei secoli dei secoli. Amen.
