La scelta di Melfi per l’incontro si inserisce in un contesto di straordinario valore storico e simbolico. Antica sede federiciana, la città fu uno dei centri principali dell’azione di Federico II di Svevia, che qui promulgò, il 1° settembre 1231, le celebri Costituzioni di Melfi. In vista del 2032, anniversario significativo legato a tale evento, il territorio si prepara a un percorso di memoria e rinnovamento, che si intreccia con il cammino spirituale dell’Ordine Costantiniano.

In un tempo segnato da sfide culturali e spirituali, questo Primo Capitolo Interdelegatizio rappresenta un segno concreto di comunione e una tappa significativa nel cammino dell’Ordine Costantiniano nell’Italia meridionale peninsulare, chiamato a testimoniare nella storia i valori della tradizione, della Fede e della carità.
Un Ordine antico
Uno spirito nuovo
Il Capitolo è iniziato alle ore 10.00 con la prima meditazione, dal tema Contemplativi, guidata dall’Assistente spirituale diocesano della Sezione di Potenza della Delegazione delle Puglie e Basilicata, Don Gerardo Lasalvia, Cappellano di Merito, Amministratore parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Abriola, Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo.
Hanno fatto seguito il “tempo del deserto” e l’accostamento al Sacramento della Riconciliazione, l’occasione per chiedere perdono a Dio e ottenere la sua misericordia, conclusesi con la recita del Santo Rosario.
Successivamente, alle ore 12.30, la solenne Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da S.E.R. Mons. Ciro Fanelli, Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa.
Dopo il pranzo è seguita la seconda meditazione, dal tema In actione, con gli interventi del Delegato per Napoli e Campania e Delegato per la Calabria ad interim, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, e del Delegato per le Puglie e Basilicata, l’Avv. Dario de Letteriis, Cavaliere Gran Croce de JureSanguinis, MP.

Al Primo Capitolo Interdelegatizio hanno partecipato Cavalieri, Dame, Cappellani, Postulanti, benefattori e amici dell’Ordine delle Delegazioni di Napoli e Campania, delle Puglie e Basilicata e della Calabria, uniti dalla volontà di rafforzare la comunione e intraprendere un percorso di collaborazione trasversale fondato sulla vita spirituale e sul servizio. Questo appuntamento, nelle intenzioni dei Delegati, dovrà diventare un appuntamento tradizionale annuale, segnando ogni anno un momento di sosta, di verifica e di rinnovamento della vocazione Cristiana e cavalleresco-religiosa.
I gruppi sono stati guidati dai rispettivi Delegati, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana e l’Avv. Dario de Letteriis, accompagnato dalla consorte, Elena Pistillo de Letteriis, Dama di Merito, unitamente ai membri dei Consigli delegatizi:
di Napoli e Campania: il Vice Delegato ad interim, Marchese Don Carlo de Gregorio Cattaneo di Sant’Elia, Marchese di Squillace e Duca di Noja, Principe di Sant’Elia, Cavaliere di Giustizia; il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Responsabile della Comunicazione ad interim, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; la Responsabile delle Attività Operative ad interim, Avv. Valeria Pessetti, Dama di Merito con Placca d’Argento, accompagnata dal consorte, Avv. Carmine Capasso, Cavaliere di Merito, Console Onorario dello Sri Lanka; e il Cappellano Capo, Fra’ Sergio Galdi d’Aragona, OFM, Cappellano di Giustizia;
della Calabria: il Vice Delegato, Nob. Dott. Candido Francica Ajossa, Cavaliere di Giustizia; il Segretario Generale, Dott. Domenico D’Auria, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Coordinatore Intersezionale, Marika Biamonte, Dama di Merito; il Consigliere, Maurizio Capano, Cavaliere di Merito; e il Referente per la Città di Cosenza, Dott. Mario Loria, Cavaliere di Merito;
delle Puglie e Basilicata: il Responsabile della Comunicazione e del Cerimoniale, Dott. Andrea Nicoletti, Cavaliere di Merito; il Referente per la Capitanata, Nob. Dott. Ettore Fraccacreta, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Referente per la Terra d’Otranto, Cap. Vasc. Giuseppe Giacovazzo, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Referente per la Terra di Bari, Avv. Gaetano Lacerenza, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Referente per Potenza, Dott. Davide Dragonetti, Cavaliere di Merito; e l’Assistente spirituale diocesano della Sezione di Potenza, Don Gerardo Lasalvia, Cappellano di Merito.
La prima meditazione
“Contemplativi”






Introducendo la prima meditazione dal tema Contemplativi, Don Gerardo Lasalvia ha richiamato il significato profondo dell’incontro, sottolineando come esso rappresenti un’autentica occasione di cammino spirituale e di condivisione fraterna; ha evidenziato il valore del luogo, ricco di storia e spiritualità; e ha invitato i partecipanti a vivere questo tempo come preparazione e rinnovamento, anche in vista delle celebrazioni legate alle Costituzioni di Melfi.
Quindi, Don Lasalvia ha incentrato la meditazione sul “profumo di Betania”, che si riferisce all’unzione di Gesù da parte di Maria, sorella di Lazzaro, con prezioso olio di nardo, episodio narrato nel Vangelo di Giovanni (12,1-11), avvenuto poco prima della Pasqua. Maria cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, inondando la casa di un aroma che simboleggia l’amore autentico, la dedizione totale e l’annuncio della morte e risurrezione di Cristo.
Don Lasalvia ha guidato i partecipanti a entrare nel significato profondo di questa pagina evangelica, collocata alle soglie della Pasqua, sottolineando come il gesto di Maria rappresenti un atto totale di dono e di adorazione. Quel profumo, bene prezioso e custodito nel tempo, diventa immagine del dono più autentico che ciascuno porta dentro di sé.
La riflessione ha posto al centro una domanda essenziale per il cammino quaresimale: qual è il “profumo” della nostra vita, il dono ricevuto da Dio, e dove lo poniamo? Maria non trattiene nulla, ma offre tutto, riconoscendo in Cristo il centro della propria esistenza. Il suo gesto, che coinvolge anche ciò che è visibile – come i capelli con cui asciuga i piedi del Signore – diventa segno di una fede che non resta nascosta, ma si fa stile di vita e testimonianza concreta.
Nel contrasto con l’obiezione di Giuda, apparentemente ragionevole, emerge il cuore del messaggio: il servizio ai poveri non sostituisce l’adorazione di Cristo, ma nasce da essa. Senza questo fondamento, anche il bene rischia di perdere il suo significato più profondo.
Così, la meditazione ha condotto i partecipanti a interrogarsi sul posto che Cristo occupa nella propria vita, ricordando che l’uomo è chiamato ad adorare il Signore e che solo ponendo Dio al centro ogni realtà, trova il suo giusto ordine. Nella Pasqua del Signore si apre infatti la possibilità concreta di una vita nuova, segnata dalla libertà e dalla speranza.
Richiamando le parole di Gesù – «Lasciala fare» – è stato infine sottolineato come il gesto di Maria venga custodito come espressione autentica di amore, invitando ciascuno a non trattenere ciò che è essenziale, ma a offrirlo con libertà.
A conclusione di questo primo momento meditativo è intervenuto Mons. Ciro Guerra, Cancelliere Vescovile della Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, Parroco del Sacro Cuore a Melfi, Direttore del Museo Diocesano, Responsabile dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici, nonché Responsabile dell’Osservatorio Giuridico-Legislativo per la Conferenza Episcopale della Basilicata.
Mons. Guerra ha accolto con cordialità i membri della Sacra Milizia Costantiniana, riconoscendo nel loro convenire a Melfi un segno significativo di fedeltà alla propria identità e vocazione.
Ha sottolineato come l’appartenenza a un Ordine cavalleresco-religioso non possa ridursi a un dato formale o storico, ma debba tradursi in un cammino vivo di Fede, capace di coniugare tradizione, testimonianza e impegno concreto. In questo senso, ha indicato l’incontro come tempo favorevole per rinnovare la consapevolezza della propria missione, radicata nel Vangelo e orientata al servizio.
Richiamando il cammino quaresimale, Mons. Guerra ha invitato i partecipanti a riscoprire il primato di Cristo nella propria vita, ricordando che ogni autentica vocazione cavalleresca-religiosa trova il suo fondamento nel “rimanere” in Lui e nel vivere la carità come frutto concreto della Fede.
Ha concluso il suo intervento con l’esortazione a custodire con fedeltà i valori dell’Ordine Costantiniano, testimoniandoli con coerenza nella vita quotidiana, affinché la tradizione cavalleresca continui a essere segno vivo di Fede, servizio e appartenenza ecclesiale.
La Celebrazione Eucaristica








Dopo i momenti di raccoglimento e di meditazione, il culmine della giornata è stato raggiunto nella solenne Celebrazione Eucaristica, vissuta come cuore dell’esperienza comunitaria e fonte di unità spirituale, presieduta alle ore 12.30 dal Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, S.E.R. Mons. Ciro Fanelli, la cui presenza ha rappresentato un segno di particolare vicinanza della Chiesa in Melfi all’Ordine Costantiniano. Hanno concelebrato i Cappellani Fra’ Sergio Galdi d’Aragona, OFM, e Don Gerardo Lasalvia.



L’animazione liturgica è stata curata da Mons. Ciro Guerra, che, all’inizio del Sacro Rito, ha anche accolto il Vescovo Fanelli con un breve saluto.


Il servizio liturgico è stato curato da Don José Valentino Conti, Cappellano di Merito, Amministratore parrocchiale della Beata Vergine del Carmine a Baragiano Scalo in Basilicata vicino al confine campano, provincia di Potenza e Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, con quattro Cavalieri in rappresentanza delle Delegazioni, in qualità di ministranti: per Napoli e Campania, il Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; per la Calabria, il Dott. Paolo Bagalà, Cavaliere di Merito; per le Puglie e Basilicata, il Dott. Stefano Galantucci, Cavaliere di Merito, e il Rag. Carmine Larossa, Cavaliere di Ufficio.




La Prima Lettura (Ger 11,18-20 – Come agnello mansueto che viene portato al macello) è stata letta dalla Dott.ssa Elena Pistillo de Letteriis, Dama di Merito. Il Salmo responsoriale (Sal 7 – Signore, mio Dio, in te mi rifugio) è stato recitato da Roberta Di Biase, Postulante. Il Vangelo (Gv 7,40-53 – Il Cristo viene forse dalla Galilea?) è stato proclamato da Fra’ Sergio Galdi d’Aragona, OFM, Cappellano di Giustizia. La Preghiera dei fedeli è stata letta dal Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.
Il Vangelo di questo Sabato della IV Settimana di Quaresima racconta come Gesù abbia preso su di sé le sorti del profeta rifiutato e quelle di tutti gli esclusi e gli abbandonati. Egli ha assunto su di sé anche le sorti delle nazioni perseguitate per aver combattuto per la libertà e dei fedeli condannati per la loro Fede, sia da poteri laici atei sia da seguaci di altre confessioni.
Il brano evangelico mostra le poche persone che tentarono di difendere Gesù: le guardie del tempio non vollero arrestarlo e Nicodemo lo sostenne timidamente, ricordando che non si può condannare qualcuno senza averlo prima ascoltato. Il dramma del giudizio subito da Cristo, seguito dalla crocifissione, perdura ancora nella storia umana.
Ogni uomo è chiamato a riconoscere il proprio ruolo in questo dramma, alla luce della missione di Cristo, venuto da Dio per vincere il male mediante l’amore. La sua vittoria, compiuta sulla croce, continua a realizzarsi in ciascuno di noi.
L’omelia

Nella sua omelia, il Vescovo Ciro Fanelli ha commentato i brani della Liturgia della Parola del Sabato della IV Settimana di Quaresima, che focalizzano l’attenzione sulla figura del profeta Geremia, prefigurazione del Cristo sofferente, e sulle divisioni causate da Gesù tra la folla.
Nella Prima Lettura (Ger 11,18-20), Geremia racconta come il Signore gli abbia rivelato le trame contro di lui, descrivendosi come un «agnello mansueto portato al macello», mentre nel Vangelo (Gv 7,40-53) Gesù provoca divisioni tra la gente a Gerusalemme: alcuni lo riconoscono come un profeta o il Cristo, altri lo rifiutano. Le guardie, colpite dalle sue parole, non lo arrestano, nonostante le critiche dei farisei:
«All’inizio di questa riflessione siamo invitati a riconoscere una figura fondamentale: l’uomo cercato da Gesù, l’uomo che si lascia coinvolgere da Lui, che non resta indifferente davanti al suo insegnamento autorevole, ma si mette in discussione e si lascia interrogare dalla sua parola.
Entrare nella Pasqua attraverso la Settimana Santa significa proprio questo: lasciarsi provocare dalle domande fondamentali della vita e della fede. Anche quando viviamo un’appartenenza ecclesiale e una scelta consapevole, come l’appartenenza al vostro Ordine cavalleresco, non possiamo dare per scontate tali domande. Al contrario, è nel confronto con esse che evitiamo il rischio dell’abitudine, del formalismo religioso e dei pregiudizi.
Il Vangelo di Giovanni attira la nostra attenzione su un messaggio da custodire nel cuore: “Chi rimane in me porta frutto, chi non rimane in me non può portare frutto”. Rimanere in Cristo è il cuore della vita cristiana: significa essere innestati in Lui, vivere in Lui, trovare in Lui la sorgente della propria esistenza. “Senza di me non potete fare nulla”.
Il frutto che il Signore si attende è l’amore: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”. Non si può dire di amare Dio, che non si vede, se non si ama concretamente il fratello che ci è accanto.
Questo tempo santo è allora tempo di vera conversione: cambiamento di mentalità, ripensamento delle priorità, ritorno a Cristo come centro della nostra vita. Nel cammino quaresimale siamo chiamati a lasciare tutto ciò che appesantisce il nostro seguire Gesù. “Lasciate tutto” è un invito sempre attuale, che oggi si traduce soprattutto nel lasciare le false certezze.
La vera certezza del cristiano è la parola di Gesù, la sua presenza, la fede che Cristo è morto, è risorto e vive in mezzo a noi.
L’annuncio della risurrezione, celebrato nella Pasqua e nell’Eucaristia, accompagni il nostro cammino e ci conceda di sperimentare la verità e la forza del suo amore, perché cresca nei nostri cuori».
I ringraziamenti
e la Preghiera del Cavaliere Costantiniano

Al termine della Santa Messa, l’Avv. Dario de Letteriis, ha ringraziato il Vescovo Ciro Fanelli, i sacerdoti e i ministranti, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona e tutti i partecipanti. Quindi, la recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano:
Signore Gesù,
che Vi siete degnato di farmi partecipare
alla Milizia dei Cavalieri Costantiniani di San Giorgio,
Vi supplico umilmente,
per l’intercessione della Beata Vergine di Pompei,
Regina delle Vittorie,
del valoroso San Giorgio Martire, Vostro glorioso Cavaliere,
e di tutti i Santi,
di aiutarmi a restare fedele alle tradizioni del nostro Ordine,
praticando e difendendo la Santa Religione
Cattolica, Apostolica, Romana
contro l’assalto dell’empietà.
Essa diventi per me armatura di fede
e scudo di buona volontà,
sicura difesa contro le insidie dei miei nemici,
tanto visibili quanto invisibili.
Vi prego affinché possa avere la grazia
di esercitare la Carità verso il prossimo
e specialmente verso i poveri
ed i perseguitati a causa della Giustizia.
Datemi infine le virtù necessarie per realizzare
secondo lo spirito del Vangelo,
con animo disinteressato e profondamente cristiano,
questi santi desideri
per la maggior Gloria di Dio,
la glorificazione della Santa Croce
e la Propaganda della Fede,
per la Pace nel Mondo
ed il bene dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Amen.
La seconda meditazione
“In actione”
L’intervento
del Delegato per Napoli e Campania
e Delegato per la Calabria ad interim

Iniziando la seconda meditazione dal tema In actione, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona innanzitutto ha espresso la gioia per il momento vissuto insieme, definito come un passaggio significativo nel cammino dell’Ordine Costantiniano. Ha sottolineato come la chiamata a far parte di un Ordine cavalleresco-religioso richieda una risposta proporzionata, fatta di impegno concreto e consapevole.
Ha quindi interpretato il Primo Capitolo Interdelegatizio non solo come momento formale, ma come inizio di un percorso orientato all’azione: un invito a interrogarsi su come, come Ordine e come Confratelli e Consorelle, sia possibile aiutare concretamente chi si trova in difficoltà. Ha richiamato la vocazione Costantiniana nella sua dimensione storica e spirituale, radicata nelle opere di carità e nel servizio ispirato alla Fede.
Ha evidenziato come oggi non sia sufficiente limitarsi a una generica attività benefica, spesso comune a molte realtà, ma sia necessario testimoniare una specificità cristiana autentica, in cui fede e opere si uniscono. La carità, infatti, non può essere fine a sé stessa né occasione di visibilità, ma deve nascere da una motivazione profonda e da una reale attenzione all’altro.
Ha dato ampio spazio anche alla dimensione organizzativa dell’Ordine, sottolineando il ruolo delle Delegazioni, del Delegato e del Consiglio delegatizio nel coordinare le attività sul territorio, favorendo una rete efficace tra le diverse realtà locali. In questa prospettiva ha proposto l’idea di una collaborazione interdelegatizia capace di valorizzare competenze e risorse condivise, superando i confini territoriali.
Ha inoltre ribadito l’importanza di coinvolgere attivamente i Confratelli e le Consorelle, offrendo occasioni concrete di servizio, anche attraverso percorsi di formazione adeguati. La crescita dell’Ordine passa infatti attraverso la partecipazione viva dei suoi membri, chiamati a mettere a disposizione tempo, capacità e professionalità.
Un passaggio significativo del suo intervento ha riguardato il senso dell’appartenenza: non si entra nella Sacra Milizia Costantiniana per un riconoscimento esteriore, ma per vivere una vocazione fatta di responsabilità, testimonianza e servizio. Anche i segni distintivi acquistano valore solo se sostenuti da una coerenza di vita.
Infine, ha richiamato il valore della comunione e della progettualità condivisa. Ogni membro è invitato a sentirsi parte attiva, portatore di idee e contributi, in un cammino comune che guarda al futuro con responsabilità e speranza.
Così, ha indicato questo incontro come una tappa importante, un valore da custodire e da trasmettere, affinché possa generare frutti concreti nella vita dell’Ordine e nella società.
L’intervento
del Delegato per le Puglie e Basilicata
L’Avv. Dario de Letteriis ha sottolineato il valore storico e simbolico dell’incontro tra Delegazioni, interpretandolo come frutto di un percorso condiviso e di una visione che si sviluppa nel tempo.
Ha richiamato l’importanza di una missione fondata sulla carità intesa come verità, evidenziando come l’impegno dell’Ordine si esprima anche attraverso un autentico apostolato della cultura, capace di incidere sui temi sociali e nella difesa dei valori Cristiani.
Ha posto l’accento sulla centralità della formazione e sulla necessità di un discernimento vocazionale autentico per l’ingresso nell’Ordine, ricordando che l’appartenenza non è formale, ma richiede consapevolezza e responsabilità.
In questo contesto, la Cavalleria è chiamata a essere presenza qualificata nella società, contribuendo al bene comune senza spirito di superiorità, ma con coerenza e impegno.
Infine, ha invitato a riscoprire il senso comunitario dell’esperienza dell’Ordine e a vivere con rinnovata consapevolezza la propria vocazione, affinché ciascuno possa contribuire concretamente alla costruzione di una realtà capace di incidere nel presente e generare futuro.
La conclusione della giornata

Dopo gli interventi dei Delegati, le conclusioni sono state affidate a Don Gerardo Lasalvia:
«Ringrazio il Signore per il tempo vissuto insieme e per questa occasione di crescita spirituale. A voi, Cavalieri e Dame, desidero lasciare un invito semplice ma essenziale: porvi sempre, in ogni azione e in ogni gesto di carità, una domanda decisiva: come si sarebbe comportato Cristo al mio posto?
Non siamo chiamati a cercare segni o esperienze straordinarie, ma a mettere Cristo al centro della nostra vita. È Lui il criterio della nostra Fede e della nostra azione. La vera carità nasce da questo: dal conformarsi a Cristo, dal lasciarsi guidare dal suo esempio.
Solo così la nostra vocazione cavalleresca potrà esprimersi in modo autentico, diventando testimonianza concreta e credibile nel mondo».

Quindi, Fra’ Sergio Galdi d’Aragona, OFM, ha impartito la benedizione conclusiva con la formula della benedizione di San Francesco a Frate Leone, scritta nel settembre 1224:
«Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore benedica te».
Così, con la preghiera si è concluso l’incontro, svoltosi in un clima di intensa partecipazione, ponendo le basi per un rinnovato impegno comune tra le Delegazioni coinvolte.
Lasciando il complesso del Santissimo Salvatore, nella consapevolezza di aver vissuto un’esperienza memorabile, i partecipanti hanno avuto l’impressione di aver lasciato qualcosa di personale in quei luoghi così suggestivi, portando con sé, tuttavia, qualcosa di condiviso e arricchente per tutti: la fraternità, l’amicizia e l’accoglienza.
La visita al Museo Diocesano


Successivamente, alcuni partecipanti si sono recati presso il Palazzo Vescovile di Melfi, dove hanno potuto ammirare, in esclusiva, le bellezze custodite nel Museo Diocesano, guidati dal Direttore Mons. Ciro Guerra.
Alla redazione della presente notizia hanno collaborato i Responsabili della Comunicazione della Delegazione di Napoli e Campania, Prof. Antonio De Stefano, e della Delegazione delle Puglie e Basilicata, Dott. Andrea Nicoletti.
Il servizio fotografico è a cura dei Cavalieri Antonio De Stefano, Andrea Nicoletti, Carlo Iavazzo, Valerio Stefano Sacco e Angelo De Luca, nonché del Postulante Alberto de Vargas Machuca.
Il Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa
S.E.R. Mons. Ciro Fanelli è nato a Lucera il 2 ottobre 1964. È stato ordinato sacerdote il 15 settembre 1990. È stato eletto Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa il 4 agosto 2017; ha ricevuto la consacrazione episcopale il 18 ottobre 2017; e ha fatto il suo ingresso ufficiale nella Diocesi il 4 novembre 2017.
Nella Conferenza Episcopale di Basilicata è Delegato per l’edilizia di culto, per l’economia, per la pastorale sociale, per la pastorale dei migranti, per la pastorale delle comunicazioni sociali e per l’Osservatorio giuridico-legislativo. Il 7 dicembre 2022 ha indetto la Visita Pastorale alla Diocesi, iniziata il 1° ottobre 2023 e conclusa il 5 ottobre 2025, giorno in cui ha indetto il Sinodo Diocesano che si aprirà l’11 ottobre 2026.
Il complesso del Santissimo Salvatore
in Melfi


La chiesa e il convento del Santissimo Salvatore, detti dei Cappuccini, costituiscono un complesso storico con una lunga tradizione religiosa e culturale, risalente al XVI secolo; furono fondati nel 1623 dal Vescovo Lazzaro Carafino.
Originariamente a navata unica, nel rispetto dell’architettura cappuccina, la chiesa fu ampliata nel 1630 con l’aggiunta di una navata laterale destra. Negli anni Sessanta la Soprintendenza ha eseguito lavori di consolidamento e restauro. In tempi recenti è stata decorata con un mosaico della Trasfigurazione sul Monte Tabor e con un ciclo di mosaici raffiguranti episodi biblici e figure della storia contemporanea della Chiesa.


La chiesa e il convento del Santissimo Salvatore si trovano sulla sommità di una collina e, dal piazzale antistante, si gode una veduta spettacolare di Melfi e del suo castello, nel punto in cui termina la suggestiva Via Crucis, percorribile a piedi a partire dalla piazza del Municipio.


Nel piazzale si trovano la Croce Trionfale dei Cappuccini e, accanto, la statua commemorativa dei Concili di Melfi, dedicata a Papa Urbano II, giunto a Melfi nel 1089 per il III Concilio di Melfi, che si tenne tra il 10 e 17 settembre nel Castello con la partecipazione di 70 vescovi. Furono emanati 16 canoni per condannare la simonia, proibire le investiture laiche, ordinare il celibato ai chierici, riformare la disciplina monastica. Durante questo incontro Papa Urbano II, che fu Priore dell’abbazia di Cluny e apparteneva dunque al largo movimento riformatore che aveva informato tutta l’azione della Chiesa nella seconda metà del secolo XI e aveva avuto il suo massimo campione in Papa Gregorio VII. Ricco di spiritualità e talento diplomatico, convinto sostenitore della supremazia della Chiesa, iniziò a parlare per la prima volta della liberazione della Terra Santa. Poi, nel 1095 nel corso del Concilio di Clermont la Prima Crociata fu bandita da Papa Urbano II, al fine di liberare la Terra Santa dall’occupazione dei Turchi Selgiuchidi.
Nella parte sottostante della statua sono raffigurati Roberto il Guiscardo e i Papi Onorio III, Innocenzo II, Pasquale II, Gregorio II, Alessandro II, Niccolò II, San Leone IX e San Giovanni Paolo II, con le date di ben cinque Concili papali tenuti a Melfi. Nell’epigrafe della statua si legge: «Melfi nel 9° centenario del Concilio celebrato da Urbano II, ricorda Roberto il Guiscardo e i Papi venuti a Melfi, che lottarono per la libertà e la santità della Chiesa. 1089-1989». Una importante testimonianza di storia.

Circondato dalla cinta muraria di origine normanne, che si estende per oltre 4 chilometri, l’unica esistente nell’Italia meridionale, il borgo di Melfi è dominato dall’imponente Castello. Il 3 settembre 1041 Melfi fu elevata a prima capitale della dominazione normanna nel sud Italia. È la città federiciana per eccellenza, avendo rivestito un ruolo politico particolarmente centrale nel periodo svevo. Fu uno dei luoghi di residenza dell’Imperatore Federico II di Svevia e della sua corte di vassalli scesi in Italia, dove promulgò il codice legislativo del Regno di Sicilia, noto come Costituzioni di Melfi, che ancora oggi viene considerato un vero capolavoro di modernità dagli studiosi di giurisprudenza.

I Francescani furono presenti a Melfi con i Cappuccini, che conducevano vita eremitica e si insediarono fuori dalle mura, sulla collina posta di fronte alla città, detta di San Salvatore o Monte Tabor, ma conosciuta ancora oggi con il nome dei Cappuccini. A completare l’universo francescano, a Melfi furono presenti anche i Regolari Osservanti, che avevano sede in un hospitale ubicato fuori dalle mura, in contrada Valchiera, dove sorgeva l’antica chiesa di Ognissanti. Si occupavano, tra l’altro, del rito dei defunti e intorno a questa chiesa si trova ancora oggi il cimitero cittadino.
Oggi, il complesso è Casa della Missione dei Missionari Vincenziani. La Congregazione della Missione venne fondata nel 1625 a Parigi da San Vincenzo de’ Paoli per la predicazione delle missioni tra la gente di campagna; fu approvata nel 1633 da Papa Urbano VIII. All’apostolato tra la popolazione rurale, nel corso dei secoli, la Congregazione ha aggiunto la predicazione dei ritiri, la direzione dei seminari, le missioni estere, l’istruzione della gioventù e la direzione delle Figlie della Carità.
