San Marino, patrono e fondatore
Il 3 settembre la Chiesa Cattolica celebra la memoria liturgica di San Marino, diacono e anacoreta, patrono e fondatore della Repubblica che porta il suo nome. Nella Serenissima Repubblica di San Marino la ricorrenza assume il carattere di solennità religiosa e di festa nazionale, legando profondamente la venerazione del santo alla storia e all’identità civile del Paese.
Secondo la tradizione, le origini della Repubblica risalgono al 3 settembre 301, data alla quale viene ricondotta la formazione della prima comunità Cristiana sul monte Titano. Il suo fondatore sarebbe stato Marino, un tagliapietre originario dell’isola dalmata di Arbe, oggi Rab, giunto nel territorio riminese e successivamente venerato come santo.
La narrazione agiografica riferisce che Felicissima, una ricca donna di Rimini proprietaria del luogo, gli donò il territorio del monte Titano. Intorno a Marino si raccolse così una piccola comunità Cristiana, dalla quale, attraverso un lungo sviluppo storico e istituzionale, ebbe origine la Terra di San Marino, divenuta in seguito Comune e infine Repubblica di San Marino.
Una comunità fondata sulla libertà
La tradizione attribuisce a San Marino, al momento di lasciare la comunità da lui fondata, le parole Relinquo vos liberos ab utroque homine (Vi lascio liberi dall’uno e dall’altro uomo, cioè dall’autorità dell’Imperatore e da quella del Papa). L’espressione, interpretata nel corso dei secoli come riferimento all’indipendenza dai poteri dell’Impero e della Chiesa, è divenuta il testamento spirituale del fondatore.
Da essa trae alimento il motto Libertas, posto nello stemma della Repubblica e divenuto il principio nel quale il popolo sammarinese riconosce la propria storia. Non si tratta soltanto dell’indipendenza politica gelosamente custodita lungo i secoli, ma di una libertà inseparabile dalla responsabilità personale, dalla solidarietà e dal servizio al bene comune.
La piccola comunità sorta sul monte Titano seppe progressivamente organizzarsi e consolidare la propria autonomia. Il primo documento che attesta l’esistenza di una comunità organizzata è il Placito Feretrano dell’885, mentre nel Medioevo presero forma gli ordinamenti comunali dai quali si svilupparono le istituzioni della Repubblica.

Una storia di indipendenza e accoglienza
Nel corso della sua storia millenaria, San Marino ha conservato la propria indipendenza attraversando profondi mutamenti politici, conflitti e trasformazioni territoriali. Le istituzioni sammarinesi hanno mantenuto una singolare continuità, rappresentata anzitutto dai due Capitani Reggenti, eletti ogni sei mesi quali Capi dello Stato.
Alla difesa della libertà si è accompagnata una tradizione di accoglienza nei confronti di quanti, in differenti epoche, hanno cercato rifugio sul Titano. La Libertas sammarinese si è così espressa non soltanto nella salvaguardia dell’autonomia dello Stato, ma anche nell’attenzione alla dignità della persona, nel dialogo e nella vocazione alla pace.
Il centro storico della Città di San Marino e il Monte Titano, iscritti dal 2008 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, costituiscono una testimonianza della continuità di una Repubblica libera fin dal Medioevo e della capacità di preservare nel tempo le proprie istituzioni.
Le celebrazioni del 3 settembre
Secondo un cerimoniale tradizionale e immutato nel tempo, la mattinata in Repubblica si è aperta in Piazza della Libertà, con lo schieramento della Guardia del Consiglio, delle Milizie e della Banda Militare che ha eseguito l’inno nazionale nel momento dell’alzabandiera.
I Capitani Reggenti hanno indossato il costume tradizionale e il Gran Collare dell’Ordine di San Marino, come accade solo nelle occasioni più solenni degli appuntamenti istituzionali.

Alle ore 09.45, il Corteo guidato dai Capitani Reggenti, LL.EE. Alice Mina e Vladimiro Selva, con una rappresentanza del Congresso di Stato, dei membri del Consiglio Grande e Generale, dei Sindaci di Governo, delle Autorità civili e militari, dell’Ambasciatore d’Italia S.E. Fabrizio Colaceci, una rappresentanza del Corpo Diplomatico sammarinese e gli ospiti illustri, si è diretto verso la Pieve per la Santa Messa.

Ad accoglierli all’ingresso, il Rettore della Basilica del Santo, Don Marco Mazzanti e i Massari del Santo (custodi della reliquia del Santo).




La celebrazione della Santa Messa alle ore 10.00 è stata preceduta poco prima dell’arrivo del corteo reggenziale dalla Processione di ingresso composta dal Celebrante, il Vescovo di San Marino-Montefeltro, i religiosi e il gruppo dei Cavalieri e Dame Costantiniani, partente dalla Canonica e attraversando il Piazzale Domus Plebis per l’ingresso solenne in Basilica.

La solenne Santa Messa, solennemente partecipata con l’apporto della Corale di San Marino, è stata presieduta da S.Em.R. il Signore Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che precedentemente è stato ricevuto un Udienza dall’Ecc. Reggenza. Con l’occasione il Cardinal Zuppi ha rilasciato queste parole: “Questa ricorrenza è un messaggio per tutte le nazioni affinché imparino di nuovo a stare insieme…. trasmette un bellissimo messaggio, è la libertà che viene dallo stare insieme, pensarsi insieme. Questo è il senso di San Marino e di questa comunità formata intorno a lui. Se imparassimo a stare insieme e anche le nazioni imparerebbero di nuovo a cercare ciò che unisce per risolvere quello che divide”.

Il Cardinal Zuppi ha introdotto il Sacro Rito nella Basilica del Santo con le seguenti parole: “La libertà non è un concetto statico né una conquista garantita, ma una dimensione viva che richiede costante cura, difesa e spirito comunitario”. Ha tracciato il profondo legame tra la libertà e la pace, richiamando il senso di responsabilità collettiva e il valore della condivisione: “La libertà si rivela non solo come il frutto della pace, ma anche come la sua vera origine. Un dono sempre esigente. Riconosciuta come una dinamica sempre nuova e impegnativa, la libertà va costantemente difesa. Nonostante possa a volte spaventare, costituisce l’unica via per essere pienamente se stessi. Il primo a rispettare la libertà e Nostro Signore. Dio è il primo a lasciarci liberi, un Signore che rispetta la nostra autonomia senza mai ricorrere a scossoni o imposizioni anche se a volte qualcuno si chiede, quando c’è chi si comporta male, perché non viene a prenderlo per le orecchie’, ma lascia noi la libertà”.
La vera libertà si manifesta nel pensarsi insieme. E lo Stato di San Marino incarna anche nelle istituzioni questo spirito comunitario. Citando la singolare istituzione sammarinese dell’essere sempre in due, proprio come i Capitani Reggenti, il Cardinal Zuppi ha invitato a chiedere perdono per tutte le volte in cui ci si dimentica di questo valore comunitario. Ha poi invitato a non credere all’inganno del divisore: “La minaccia principale consiste nell’illusione promossa dal divisore, che cerca di far credere che si possa stare bene da soli e nell’isolamento dagli altri”.


Nell’omelia il Cardinal Zuppi si è soffermato sulla libertà millenaria di San Marino: “La libertà è impegnativa, a volta può fare paura, ma è l’unico modo per essere se stessi”. Ha fatto notare che per essere liberi non si deve essere soli, ma bisogna pensarsi insieme: “La vostra più alta carica, i Capitani Reggenti ne sono un esempio”. Ha ricordata la visita di Papa Leone del 22 agosto e il concetto della diplomazia del multilateralismo: “L’individualismo – dice – produce suprematismo e, come il nazionalismo, porta alla distruzione delle nazioni”.
Concluso il Sacro Rito, è stata svolta la Processione con la reliquia di San Marino, alla presenza della Ecc.ma Reggenza e guidata dal Vescovo di San Marino-Montefeltro, S.E.R. Mons. Domenico Beneventi, lungo le contrade del Centro Storico fino ad arrivare al Palazzo Pubblico (sede istituzionale della Ecc.ma Reggenza e delle sedute del Consiglio Grande e Generale – il parlamento sammarinese) sopraggiungendo in Piazza della Libertà.


All’ingresso del Palazzo Pubblico. L’Ecc.ma Reggenza ha assistito alla benedizione con la reliquia del santo, ultimo atto delle celebrazioni prima dell’ammainabandiera e il conseguente ritorno del Corteo religioso, scortante la reliquia, alla Basilica del Santo ove si è svolta la parte finale con la benedizione e la Processione di rientro alla Canonica.
La partecipazione
della Delegazione Costantiniana
Quest’anno, un grande onore è stato concesso alla Delegazione di San Marina della Real Commissione per la Serenissima Repubblica di San Marino del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Per la prima volta dalla sua costituzione è stata presente alla Santa Messa presso la Basilica del Santo Marino (Pieve) in piazzale Domus Plebis, nel cuore della città antica della repubblica, e alla Processione nel centro storico della Serenissima, con una rappresentanza guidata dal Delegato Dott. Cesare Tabarrini, Cavaliere Gran Croce di Merito, membro della Real Commissione per la Serenissima Repubblica di San Marino.


Con la loro partecipazione, i Cavalieri, le Dame e i Postulanti della Delegazione hanno rinnovato i sentimenti di devozione verso San Marino e di rispettosa vicinanza ai Capitani Reggenti, alle Autorità e all’intero popolo sammarinese.
Per i Cavalieri, le Dame e i Postulanti Costantiniani, la ricorrenza ha rappresentato un richiamo alla testimonianza Cristiana del Santo, che pose la Fede, il lavoro e la vita comunitaria alla base di un’esperienza destinata ad attraversare i secoli.
La celebrazione del 3 settembre invita a custodire una libertà illuminata dalla verità e tradotta nel servizio. In tale prospettiva, la Delegazione Costantiniana rinnova il proprio impegno nella Glorificazione della Croce, nella Propaganda della Fede e nella Difesa di Santa Romana Chiesa, operando secondo i valori della carità, della comunione e della pace.
Il 3 settembre, il cuore della festa
La tradizionale Processione con la Reliquia di San Marino, che si svolge per le vie del centro storico, è un momento particolarmente significativo nel quale la comunità porta pubblicamente la memoria del proprio Patrono nel cuore della città.
La data del 3 settembre – festa nazionale della Repubblica di San Marino, la più antica repubblica del mondo tuttora esistente – racchiude in sé una particolare densità di significati.
La tradizione fa risalire la fondazione al 3 settembre 301, quando un certo Marino, un tagliapietre dalmata dell’isola di Arbe, fuggito dalle persecuzioni contro i Cristiani dell’imperatore romano Diocleziano e poi fatto santo, stabilì una piccola comunità cristiana sul monte Titano, il più alto dei sette colli su cui sorge la Repubblica. La proprietaria della zona, una ricca donna di Rimini, Donna Felicissima, donò il territorio del monte Titano alla piccola comunità che a memoria del fondatore lo chiamò “Terra di San Marino”.
La stessa tradizione colloca invece al 3 settembre 366 la morte del Santo: è per questo che tale data è divenuta la sua festa liturgica e, insieme, una delle ricorrenze più importanti dell’identità della Repubblica.
San Marino è dunque una figura nella quale storia, Fede e identità comunitaria si incontrano. La sua eredità non riguarda soltanto il passato, ma richiama ancora oggi valori quali la libertà, la dignità della persona, la responsabilità e la capacità di costruire una comunità fondata sul rispetto e sul bene comune.
È questa eredità che la festa invita a riscoprire: non semplicemente una memoria da celebrare, ma una storia da continuare.
I punti salienti di una storia millenaria.

Una festa che continua nelle comunità
Dopo il 3 settembre, le celebrazioni proseguono con l’Ottavario delle Parrocchie, dal 4 al 10 settembre. Ogni sera, alle ore 20.30, una diversa comunità parrocchiale della Repubblica è accolta nella Basilica del Santo per la celebrazione della Santa Messa e la benedizione con la Reliquia.
La festa patronale si dilata così nel tempo e nello spazio, coinvolgendo le diverse comunità sammarinesi e trasformandosi in un’occasione di incontro, preghiera e comunione.
Nel solco di San Marino, raccogliendo un testimone
La festa di San Marino arriva quest’anno a pochi giorni dalla visita pastorale di Papa Leone XIV, che il 22 agosto ha incontrato la comunità ecclesiale nella Basilica del Santo.
In quell’occasione il Papa ha richiamato la ricca storia di Fede e di coraggio legata ai Santi Marino, e ha ricordato come il loro annuncio Cristiano abbia contribuito a generare una cultura e una civiltà fondate sulla persona umana, sulla libertà e sulla comunione.
È un richiamo che acquista un significato particolare proprio nel tempo della festa patronale. Celebrare San Marino significa infatti anche raccogliere un testimone: quello di una comunità chiamata a custodire le proprie radici, ma anche a rinnovarle nel presente, continuando a costruire relazioni di fraternità, rispetto e bene comune.
La festa del santo patrono diventa così non soltanto memoria di ciò che è stato, ma un nuovo passo nel cammino della comunità sulle orme di San Marino, con lo sguardo rivolto al futuro e con nel cuore ancora vive le parole che Papa Leone XIV ha pronunciato durante la sua visita.
