Alla presentazione nella sala consiliare di Palazzo dei Priori di questo appuntamento centrale per la città – capace di coniugare spiritualità, tradizione religiosa, rievocazione storica, identità e valorizzazione culturale del centro storico cittadino, con un ricco calendario di iniziative che coinvolgeranno istituzioni, parrocchie e associazioni – Don Nicola Migliaccio, al suo primo anno come Amministratore parrocchiale, ha ripercorso le origini storiche della festa legate al ritrovamento del Trittico del Santissimo Salvatore e ha richiamato il significato spirituale e sociale della ricorrenza: «La festa rappresenta un momento di coesione, che unisce identità religiosa, memoria storica e vita della comunità».
La Presidente Alessandra Cortese ha ricordato come da quindici anni la festa riporti in vita le antiche corporazioni delle arti e dei mestieri, rievocando il 1283. Un lavoro lungo un anno, fatto di passione e dedizione, che coinvolge decine di volontari. Ha ringraziato chi ha creduto nel progetto fin dall’inizio, così come tutti coloro che contribuiscono ogni anno alla riuscita della manifestazione, dai partecipanti agli artigiani impegnati nella realizzazione degli abiti storici. Un pensiero speciale ha rivolto a chi, con competenza e pazienza, cura i dettagli della rievocazione, rendendola autentica e suggestiva. Ha infine sottolineato come il successo dell’evento sia il risultato di un lavoro collettivo, capace di trasformare idee e passione in una delle manifestazioni più sentite e partecipate della città.



Il Trittico del Santissimo Salvatore
Il prezioso trittico in stile bizantino, di scuola pittorica romana, raffigura il Santissimo Salvatore, la Vergine e San Giovanni Battista. Il modo benedicente orientale nella teologia bizantina antica nel Trittico rappresenta le tre persone della Santissima Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – unite con le altre due dita, la congiunzione del Divino con l’Umano. Una chiara lettura della vita che indica il cammino da perseguire.
L’opera, dipinta su cuoio e applicata a una base di legno, rinvenuta nel 1283, risaliva a mezzo secolo prima. Era stata nascosta in un campo alla periferia della città di Viterbo, da qualcuno che voleva salvarla dai saccheggi delle milizie assedianti di Federico II. Quei feroci soldati ne avrebbero sicuramente fatto scempio, ricavando scudi dal legno della tavola. Invece l’immagine sacra riuscì a salvarsi.
La devozione per il Santissimo Salvatore
A Viterbo, città profondamente legata alle sue tradizioni religiose, la processione del Santissimo Salvatore rappresenta un evento carico di significato spirituale e storico. Un rito che si rinnova ogni anno con la stessa devozione con cui fu celebrato per secoli, mantenendo viva la memoria di un prodigioso ritrovamento avvenuto nel lontano 1283.
Il ritrovamento del Trittico miracoloso
Secondo la tradizione, due contadini che stavano arando un campo nella zona dei Bagni si imbatterono con il loro aratro in una cassa di pietra sepolta sotto terra. Al suo interno si trovava un trittico raffigurante il Santissimo Salvatore. Il ritrovamento, considerato miracoloso, scosse profondamente la popolazione che, insieme al clero e alle autorità, decise di trasportare l’immagine nella chiesa di Santa Maria Nuova. All’epoca, questo edificio non era solo il principale luogo di culto della città, ma anche centro della vita civile, custode dei documenti comunali e sede delle assemblee popolari.
Una devozione che attraversa i secoli
Da quel momento, il culto del Santissimo Salvatore si radicò profondamente nel cuore dei Viterbesi. L’Immagine sacra divenne oggetto di venerazione collettiva, soprattutto in occasione di calamità naturali o malattie. I fedeli erano soliti accostare ai piedi del trittico indumenti o oggetti personali, invocando guarigione o protezione, in un gesto semplice ma intriso di speranza e fede. Il gesto si fonda sulla convinzione che Gesù, chinandosi sui dolori dell’umanità, non rifiuti mai chi chiede: “Se vuoi, puoi guarirmi”.
La Processione solenne: storia e rievocazione
Già gli Statuti del 1344 disciplinavano minuziosamente lo svolgimento della processione, che si teneva la sera del 14 agosto con la partecipazione delle Autorità civili, del Clero e delle Corporazioni delle Arti cittadine con i rispettivi gonfaloni. Una tradizione che vide anche la presenza, dal XVII secolo, di un membro della famiglia Crochi, discendente di uno dei contadini che scoprì il trittico.
Purtroppo, dopo secoli di celebrazioni solenni, la festa del Santissimo Salvatore perse centralità a causa della crescente popolarità del culto di Santa Rosa e delle sue spettacolari macchine processionali. La processione fu sospesa alla fine del XIX secolo e ripresa solo nel 1918, in forma più contenuta.
Il ritorno della devozione pubblica
Negli ultimi decenni, la processione con il sacro Trittico è tornata a essere un appuntamento sentito dalla Comunità viterbese. L’Associazione Rievocazione Storica del Santissimo Salvatore ha valorizzato la componente storica, includendo rievocazioni con figuranti in costume e la rappresentazione delle antiche Corporazioni delle Arti.
Costante poi, dal 2005, con la Autorità municipali, la partecipazione all’evento della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
