La Delegazione Tuscia e Sabina onora il Santissimo Salvatore in Viterbo. Tra storia, Fede e rievocazione: festa dedicata alla pace

Nel marzo 1283, mentre due bifolchi aravano un campo in località Bagni fuori delle mura di Viterbo, dovettero interrompere il lavoro perché i buoi si fermarono, e non volevano saperne di procedere. Anzi si inginocchiarono. Scavando, gli aratori rinvennero una cassa di pietra al cui interno fu trovata una bellissima immagine del Salvatore, un trittico in cuoio su tavola di scuola romana in stile bizantino, probabilmente degli inizi del XIII secolo, presumibilmente copia dell’immagine del Salvatore custodita in Laterano.

Da secoli la celebrazione, legata a una delle devozioni più radicate nella Città dei Papi, ha il suo cuore pulsante nella chiesa di Santa Maria Nuova, dove 9 maggio 2026, Sabato della V Settimana di Pasqua, una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha preso parte, su invito della Diocesi, ai solenni festeggiamenti in onore del Santissimo Salvatore, che intendono richiamare alla memoria e perpetuare nel presente una delle più antiche manifestazioni religiose di Viterbo. Già negli Statuti cittadini del 1344 si danno disposizioni dettagliate per lo svolgimento, che aveva luogo la sera del 14 agosto e alla quale partecipavano le Autorità, il Clero e le Corporazioni delle Arti, con i rispettivi gonfaloni e le torce accese.

Questa festa è un’occasione per ritrovarsi, per condividere ricordi e rafforzare legami di comunità, una identità culturale nella memoria collettiva. Le arti dei lavoratori che sfilano, ricordano quanto il lavoro sia importante per l’uomo e per il bene condiviso, tenendo una mano verso il creatore e l’altra verso il prossimo, curando sempre la trama sociale.

La festa del Santissimo Salvatore si conferma così non soltanto un importante appuntamento religioso, ma anche una delle rievocazioni storiche più sentite e identitarie per il quartiere e per l’intera città, capace di unire generazioni diverse nel segno della tradizione e del senso di appartenenza alla comunità.
Trittico del Santissimo Salvatore

La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta alle ore 18.00 da Don Flavio Valeri, Parroco del Sacro Cuore e Vicario Foraneo. Concelebranti Don Luigi Fabbri, Vicario Generale; Don Nicola Migliaccio, Parroco della Basilica Cattedrale di San Lorenzo e di Santa Maria Nuova; Don Roberto Bracaccini, Segretario episcopale; Don Mario Brizi; Don Fabrizio Pacelli, Parroco dell’Abbazia di San Martino al Cimino; Padre Vito Logoteto, OSA, Priore della Comunità Agostiniana della Santissima Trinità; Don Emanuele Germani, Parroco dei Santi Valentino e Ilario, Cappellano di Merito. Alla rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina, guidati dal Delegato, il Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Pacca d’Oro, è stato riservato un settore riservato del presbiterio, unitamente ala rappresentanza dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

A seguire, alle ore 18.45 si è svolta per le vie del quartiere medievale, partendo da San Pellegrino, la tradizionale Processione del Trittico del Santissimo Salvatore, trasportato su un carro trainato da due buoi maremmani Tiburzi e Fioravanti dell’azienda agricola Badia Vecchia di Castiglione della Pescaia, tra i protagonisti più ammirati della Processione, preceduta dal Corteo Storico Rievocativo delle antiche Corporazioni delle Arti, presenti nel Medioevo in Viterbo, accompagnato da canti liturgici, tra balconi addobbati con drappi e un’atmosfera di festa. Ad accogliere la processione a piazza del Comune il Sindaco di Viterbo, Chiara Frontini: “Questa è una tradizione antichissima, che rinsalda il legame profondo tra la diocesi e la città. È bello vedere tanta partecipazione, di viterbesi e di turisti”.

Al ritorno nella Chiesa di Santa Maria Nuova, ad attendere la Processione, il Vescovo di Viterbo, S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza, che prima di impartire la benedizione solenne ha detto: “Questa bellissima manifestazione la dedichiamo quest’anno alla pace e anche alla concordia, concordia che deve animare la vita della città. Dobbiamo vivere in pace e concordia per vivere sereni nella nostra comunità. È bellissimo vedere la partecipazione dei bambini. Sono un segno di fiducia e speranza, di futuro”. Mons. Piazza ha rivolto anche un pensiero ai buoi maremmani presenti nel corteo: “Che belli che sono. Sopportano i pesi con grande pazienza. Impariamo da loro la pazienza”. Poi, ha rivolto un ringraziamento a Don Mario Brizi per il lavoro svolto nella parrocchia prima del passaggio a Don Nicola Migliaccio: “Il passaggio del testimone deve avvenire a mani unite“. Un messaggio, quello di Mons. Piazza, incentrato sul valore dell’unità e della concordia, che ha chiuso un pomeriggio di festa vissuto all’insegna della partecipazione e della condivisione.

Per l’occasione, il Delegato per la Tuscia e Sabina ha fatto pervenire a Don Nicola Migliaccio un’offerta destinata al culto del Santissimo Salvatore.

La preghiera al Santissimo Salvatore

“Gesù, ricordati di me”. È stata questa l’accorata preghiera, l’ultima, rivolta a te, inchiodato sulla croce. E tu, il cui nome è salvezza, l’hai compresa, l’hai accolta, esaudita. Gesù Salvatore noi oggi dinanzi alla tua immagine ritrovata, custodita, amata dai padri contempliamo estasiati il tuo volto.
Tu, con i grandi tuoi occhi d’amore, ci guardi e leggi anche nei segreti del cuore. Accogli le invocazioni e le speranze delle famiglie, dei bambini e dei grandi, di chi soffre nell’anima e nel corpo e con la tua mano benedicente donaci la serenità, il coraggio, la pace.
O nostro Salvatore con te il cammino sarà più sicuro. La fede, la speranza, l’amore guidino sempre i nostri passi e tu, nei momenti oscuri e difficili, Signore, salvaci!
Amen!

Il significato
della festa del Santissimo Salvatore

Alla presentazione nella sala consiliare di Palazzo dei Priori di questo appuntamento centrale per la città – capace di coniugare spiritualità, tradizione religiosa, rievocazione storica, identità e valorizzazione culturale del centro storico cittadino, con un ricco calendario di iniziative che coinvolgeranno istituzioni, parrocchie e associazioni – Don Nicola Migliaccio, al suo primo anno come Amministratore parrocchiale, ha ripercorso le origini storiche della festa legate al ritrovamento del Trittico del Santissimo Salvatore e ha richiamato il significato spirituale e sociale della ricorrenza: «La festa rappresenta un momento di coesione, che unisce identità religiosa, memoria storica e vita della comunità».

La Presidente Alessandra Cortese ha ricordato come da quindici anni la festa riporti in vita le antiche corporazioni delle arti e dei mestieri, rievocando il 1283. Un lavoro lungo un anno, fatto di passione e dedizione, che coinvolge decine di volontari. Ha ringraziato chi ha creduto nel progetto fin dall’inizio, così come tutti coloro che contribuiscono ogni anno alla riuscita della manifestazione, dai partecipanti agli artigiani impegnati nella realizzazione degli abiti storici. Un pensiero speciale ha rivolto a chi, con competenza e pazienza, cura i dettagli della rievocazione, rendendola autentica e suggestiva. Ha infine sottolineato come il successo dell’evento sia il risultato di un lavoro collettivo, capace di trasformare idee e passione in una delle manifestazioni più sentite e partecipate della città.

Il Trittico del Santissimo Salvatore

Il prezioso trittico in stile bizantino, di scuola pittorica romana, raffigura il Santissimo Salvatore, la Vergine e San Giovanni Battista. Il modo benedicente orientale nella teologia bizantina antica nel Trittico rappresenta le tre persone della Santissima Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – unite con le altre due dita, la congiunzione del Divino con l’Umano. Una chiara lettura della vita che indica il cammino da perseguire.

L’opera, dipinta su cuoio e applicata a una base di legno, rinvenuta nel 1283, risaliva a mezzo secolo prima. Era stata nascosta in un campo alla periferia della città di Viterbo, da qualcuno che voleva salvarla dai saccheggi delle milizie assedianti di Federico II. Quei feroci soldati ne avrebbero sicuramente fatto scempio, ricavando scudi dal legno della tavola. Invece l’immagine sacra riuscì a salvarsi.

La devozione per il Santissimo Salvatore

A Viterbo, città profondamente legata alle sue tradizioni religiose, la processione del Santissimo Salvatore rappresenta un evento carico di significato spirituale e storico. Un rito che si rinnova ogni anno con la stessa devozione con cui fu celebrato per secoli, mantenendo viva la memoria di un prodigioso ritrovamento avvenuto nel lontano 1283.

Il ritrovamento del Trittico miracoloso

Secondo la tradizione, due contadini che stavano arando un campo nella zona dei Bagni si imbatterono con il loro aratro in una cassa di pietra sepolta sotto terra. Al suo interno si trovava un trittico raffigurante il Santissimo Salvatore. Il ritrovamento, considerato miracoloso, scosse profondamente la popolazione che, insieme al clero e alle autorità, decise di trasportare l’immagine nella chiesa di Santa Maria Nuova. All’epoca, questo edificio non era solo il principale luogo di culto della città, ma anche centro della vita civile, custode dei documenti comunali e sede delle assemblee popolari.

Una devozione che attraversa i secoli

Da quel momento, il culto del Santissimo Salvatore si radicò profondamente nel cuore dei Viterbesi. L’Immagine sacra divenne oggetto di venerazione collettiva, soprattutto in occasione di calamità naturali o malattie. I fedeli erano soliti accostare ai piedi del trittico indumenti o oggetti personali, invocando guarigione o protezione, in un gesto semplice ma intriso di speranza e fede. Il gesto si fonda sulla convinzione che Gesù, chinandosi sui dolori dell’umanità, non rifiuti mai chi chiede: “Se vuoi, puoi guarirmi”.

La Processione solenne: storia e rievocazione

Già gli Statuti del 1344 disciplinavano minuziosamente lo svolgimento della processione, che si teneva la sera del 14 agosto con la partecipazione delle Autorità civili, del Clero e delle Corporazioni delle Arti cittadine con i rispettivi gonfaloni. Una tradizione che vide anche la presenza, dal XVII secolo, di un membro della famiglia Crochi, discendente di uno dei contadini che scoprì il trittico.

Purtroppo, dopo secoli di celebrazioni solenni, la festa del Santissimo Salvatore perse centralità a causa della crescente popolarità del culto di Santa Rosa e delle sue spettacolari macchine processionali. La processione fu sospesa alla fine del XIX secolo e ripresa solo nel 1918, in forma più contenuta.

Il ritorno della devozione pubblica

Negli ultimi decenni, la processione con il sacro Trittico è tornata a essere un appuntamento sentito dalla Comunità viterbese. L’Associazione Rievocazione Storica del Santissimo Salvatore ha valorizzato la componente storica, includendo rievocazioni con figuranti in costume e la rappresentazione delle antiche Corporazioni delle Arti.

Costante poi, dal 2005, con la Autorità municipali, la partecipazione all’evento della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Il prezioso Trittico del Santissimo Salvatore è stato restaurato dal Laboratorio di Restauro del Polo Museale Romano per conto del Ministero dei Beni e Attività Culturali è stato restituito alla chiesa di Santa Maria Nuova e alla Città di Viterbo nel maggio 2007.

La chiesa di Santa Maria Nuova

La chiesa di Santa Maria Nuova a Viterbo rappresenta uno dei più antichi e significativi monumenti religiosi della città, profondamente intrecciato con la sua storia civile, spirituale e artistica. Le sue origini documentate risalgono al 1080, quando il sacerdote Biterbo, insieme ai familiari, donò la chiesa con l’annesso ospedale al Vescovo di Tuscania Giselberto, affinché vi sorgesse una canonica destinata all’accoglienza e alla cura dei pellegrini diretti a Roma lungo l’antica via Cassia. Fin dall’inizio il complesso ebbe, quindi, una forte vocazione caritativa e assistenziale, comprendendo anche chiostro e oratori.

Già nell’XI secolo Santa Maria Nuova era dunque un importante centro religioso e sociale, sorto lungo uno dei principali assi viari dell’antica Viterbo, ancor prima che la città ottenesse ufficialmente il titolo di Civitas nel 1165. Della struttura originaria restano ancora oggi la suggestiva cripta a deambulatorio e parte del chiostro medievale con le eleganti colonnine e i capitelli a stampella.

Nel corso del Medioevo la chiesa assunse un ruolo centrale nella vita cittadina. Qui si riunivano i Consigli comunali e venivano custoditi i documenti più importanti del Comune. La tradizione ricorda inoltre che nel 1266 Tommaso d’Aquino avrebbe predicato dal pulpito esterno della chiesa, esortando alla pace tra i Viterbesi e gli Orvietani.

Un episodio fondamentale della storia della chiesa è il miracoloso ritrovamento, nel 1283, dell’icona del Santissimo Salvatore. Secondo la tradizione, durante un’aratura una coppia di buoi si inginocchiò improvvisamente nel punto in cui era sepolta una cassa contenente la sacra immagine. L’evento fu interpretato come prodigioso e portò Santa Maria Nuova a diventare sede dell’Arte dei Bifolchi, memoria ancora oggi conservata nelle decorazioni della chiesa e nella tradizionale processione cittadina con il carro trainato dai buoi.

Dal punto di vista artistico, l’edificio attuale risale prevalentemente alla ricostruzione avvenuta tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. L’interno a tre navate colpisce per l’armonia delle colonne e dei capitelli, caratterizzati da una raffinata elaborazione del linguaggio romanico e classicista, con decorazioni di foglie d’acanto, croci, animali e motivi vegetali.

Di grande pregio anche il soffitto ligneo dipinto tra il 1460 e il 1490 e le numerose cappelle affrescate, testimonianza della vivacità artistica della Viterbo medievale e rinascimentale.

Tra le opere più significative spiccano gli affreschi trecenteschi delle Crocifissioni, le pitture attribuite al Balletta e alla scuola senese influenzata da Simone Martini e dai Lorenzetti, oltre agli interventi cinquecenteschi legati alla cultura figurativa di Pietro Perugino e di Antonio del Massaro detto il Pastura.

Particolarmente prezioso è inoltre il trittico duecentesco del Santissimo Salvatore, dipinto su cuoio, legato al celebre ritrovamento miracoloso del 1283.

La chiesa conserva anche testimonianze moderne di grande interesse, come le opere dello scultore Carlo Canestrari.

Nel corso dei secoli Santa Maria Nuova subì numerosi interventi di trasformazione, soprattutto nell’Ottocento, quando furono aggiunte volte, altari in stucco e intonaci che alterarono profondamente l’aspetto medievale originario. Il restauro del 1911, diretto da Muñoz, restituì invece alla chiesa il suo severo volto romanico in peperino, recuperando facciata, absidi e portali medievali. Ulteriori restauri nel Novecento permisero di valorizzare il chiostro e la cripta.

Santa Maria Nuova ebbe inoltre il privilegio di essere l’unica chiesa di Viterbo sopravvissuta ai bombardamenti del 1944, diventando così anche simbolo della memoria storica della città.

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