Il programma
Alle ore 10.15 presso la cappella di San Carlo Borromeo della cattedrale verrà celebrata la Santa Messa presieduta dal Cappellano Capo di Delegazione, Mons. Giancarlo Battistuzzi, Cappellano Gran Croce di Merito.
A seguire, alle ore 11.15 circa, i partecipanti svolgeranno una visita guidate del vicinissimo Museo d’Antichità J.J. Winckelmann, accompagnati dalla Dott.ssa Laura Carlini de Fanfogna, Direttrice dei Musei e Biblioteche del Comune di Trieste. Il Museo ha avuto origine nell’Ottocento con l’intento di raccogliere il materiale antico della storia della città e in seguito si è arricchito con donazioni private di reperti di diverse civiltà.
A conclusione, verso le ore 13.30 ci sarà il pranzo presso lo storico Yacht Club Adriaco in Molo Sartorio. È il più antico Yacht Club dell’Adriatico, fondato a Trieste nel 1903. Offre l’opportunità di apprendere i segreti e la bellezza dello sport della vela con corsi stagionali dedicati a bambini, ragazzi e adulti.
La basilica cattedrale di San Giusto Martire


La basilica cattedrale di San Giusto Martire si trova sulla sommità dell’omonimo colle che domina la città di Trieste. Nel novembre del 1899 Papa Leone XIII la elevò alla dignità di basilica minore. Dal 1940 è monumento nazionale italiano.
Come viene riferito dalla maggior parte degli storici triestini, l’aspetto attuale della basilica deriva dall’unificazione delle due preesistenti chiese di Santa Maria e di quella dedicata al martire San Giusto, che vennero inglobate dal Vescovo Rodolfo Pedrazzani da Robecco tra il 1302 e il 1320 per realizzare una cattedrale imponente.
L’austera facciata della chiesa è arricchita da un enorme rosone di pietra carsica, elaborato sul posto da maestri scalpellini ingaggiati a Soncino, vicino a Cremona. Sia il campanile che la facciata della chiesa sono generosamente coperti con reperti del periodo romano. Il portale d’entrata fu ricavato da un antico monumento funebre. I busti in bronzo, aggiunti nel 1862 alla facciata su mensole ricavate da piedistalli romani, rappresentano tre vescovi illustri: Enea Silvio Piccolomini, poi Papa Pio II; Rinaldo Scarlicchio, scopritore delle reliquie venerate nella cattedrale; e Andrea Rapicio, umanista del XVI secolo. A questi è stato aggiunto nel 2020 il Vescovo Antonio Santin.
Nei primi decenni del XX secolo l’abside fu abbattuta e ricostruita. La decorazione a cassettoni venne sostituita con un mosaico che riproponeva il soggetto dell’Incoronazione della Vergine, scelto dopo un concorso a tema. Degli altri affreschi originali rimangono pochi reperti, il più importante dei quali è il Ciclo di San Giusto, in cinque elementi, esposto nella cappella laterale.
Le due absidi laterali (corrispondenti rispettivamente a quella della basilica di Santa Maria e del sacello San Giusto) sono decorate con magnifici mosaici, opera di maestranze veneziane e costantinopolitane. L’abside di Santa Maria reca una splendida raffigurazione della Theotókos, seduta su un trono, su fondo oro, con il Bambino in braccio, affiancata da due arcangeli in deesis. Si tratta di una esecuzione di matrice costantinopolitana della prima metà del XII secolo, probabilmente eseguita in parallelo alla schiera degli Apostoli su un prato idilliaco, posta nell’emiciclo absidale sottostante, inquadrata in una cornicetta decorata, che invece spetta, per la morbidezza dei panneggi e le affinità delle fisionomie di alcune figure con quelle della cattedrale di Ravenna, a un’équipe di mosaicisti veneziani, gli stessi formatisi nella scuola delle maestranze bizantine che decorarono la basilica di San Marco nell’ultimo quarto dell’XI secolo. Come in Santa Maria Assunta a Torcello, gli apostoli sono rappresentati nella serie latina, cioè con Giacomo minore e Taddeo al posto di Marco e Luca.
Nell’abside destra invece spicca il Pantocrator, affiancato come in una deesis dai Santi Giusto e Servolo. Le fattezze del Cristo -slanciato, severo e nobile – collocano la stesura di questo mosaico al primo XIII secolo, ad opera di mosaicisti bizantini.
La Cappella di San Carlo Borromeo

La cappella di San Carlo Borromeo fu aggiunta nel 1336 dal Vescovo Fra’ Pace da Vedano per sistemarvi la propria sepoltura. È soprannominata l’Escorial Carlista, perché ci sono sepolti i pretendenti al trono di Spagna del ramo carlista con le consorti che, nel corso di tre guerre civili, dal 1833 al 1876, contesero la corona al ramo “isabellino”: Carlo V, Carlo VI, Giovanni III e Carlo VII; l’Infante Fernando, figlio di Carlo V; le due consorti di Carlo V, Donna Maria Francesca e Donna Maria Teresa di Braganza; e la consorte di Carlo VI, Donna Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie. Dal 1975 vi riposano anche i resti di Don Francesco Josè d’Asburgo, nipote di Carlo VII. Nel Cimitero di Santa Anna a Trieste ci sono le tombe di ventiquattro membri del seguito reale carlista.
La pretesa carlista al trono di Spagna si basava sulla contestazione della legge di successione (in particolare l’abrogazione della legge salica da parte del Re Ferdinando VII) e sosteneva il diritto dei discendenti maschi del primo pretendente, Carlo V di Borbone-Spagna (1788-1855), fratello di Ferdinando VII.
