La riunione del Consiglio di Delegazione
Il Pellegrinaggio è stato preceduto da una riunione del Consiglio di Delegazione, nella quale il Delegato, il Rag. Carlo Testi, Cavaliere Gran Croce di Merito ha annunciato, avvertendo il peso dell’età, di aver l’intenzione di rimettere il suo incarico nelle mani del Presidente della Real Commissione per l’Italia, S. E. il Principe Don Flavio Borghese dei Principi di Sulmona e di Montecompatri, Balì Gran Croce di Giustizia, affinché nei tempi e nei modi che riterrà opportuni, venga designato un nuovo Delegato per la Toscana.
Quindi, il Vice Delegato, Dott. Massimo Planera, Cavalliere Gran Croce di Merito, ha informato sul Pellegrinaggio Costantiniano Internazionale e solenne Pontificale in onore di San Giorgio nell’Anno Giubilare 2025, svoltasi a Roma il 13 settembre 2025. Inoltre, ha illustrato le attività caritatevoli, spirituali e culturali in programma per l’autunno-inverno 2025/2026 e la primavera 2026. Il particolare, il prossimo appuntamento dell’incontro pre-natalizio si svolgerà domenica 21 dicembre 2025 in Prato, presso il santuario della Madonna del Giglio.
La Santa Messa
Conclusa la riunione, si è svolto il Pellegrinaggio, con la Processione verso il santuario e la celebrazione della Santa Messa della festa di San Luca, presieduta da Don Franco Guiducci, Cappellano di Merito.



L’evangelista Luca può esserci particolarmente caro perché è l’evangelista della Madonna. Solo da lui ci sono state tramandate l’Annunciazione, la Visitazione, le scene del Natale, della Presentazione al tempio di Gesù. E si può anche dire l’evangelista del cuore di Gesù, perché è Luca che ci rivela meglio la sua misericordia: è l’evangelista della parabola del figlio prodigo, un tesoro che troviamo soltanto nel suo Vangelo, della dramma perduta e ritrovata. È l’evangelista della carità: lui solo ci racconta la parabola del buon samaritano, e parla dell’amore di Gesù per i poveri con accenti più teneri degli altri: ci presenta il Signore che si commuove davanti al dolore della vedova di Nain; che accoglie la peccatrice in casa di Simone il fariseo con tanta delicatezza e le assicura il perdono di Dio; che accoglie Zaccheo con tanta bontà da cambiare il suo esoso cuore di pubblicano in un cuore pentito e generoso. San Luca è dunque l’evangelista della fiducia, della pace, della gioia; in una parola possiamo dire che è l’evangelista dello Spirito Santo. Negli Atti degli Apostoli è lui che ha trovato la formula tanto cara alle comunità Cristiane: “Formare un cuor solo e un’anima sola”. Il Vangelo di san Luca lo rivela pieno di zelo. Soltanto lui riporta l’invio in missione dei settantadue discepoli e alcuni particolari di questa missione.

Nella sua omelia, Don Giudicci, richiamando la ricorrenza della festa di San Luca, ha commentare il passo del Vangelo proclamato, tratto dal Vangelo di Luca (Lc 10,1-9 – La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai), che si concentra sull’urgenza della missione e sulla fiducia nella provvidenza divina. Infatti, Gesù invia altri 72 discepoli in missione in modo simile a come aveva fatto con gli apostoli. La Chiesa è santa, ma è fatta di uomini e l’invito è quello di pregare per più operai per la messe. L’invio dei discepoli come “agnelli in mezzo a lupi”, evidenzia la necessità di andare con umiltà e vulnerabilità, non con forza e potere, e l’importanza di portare la pace in ogni casa e di essere pronti a mangiare e bere ciò che viene offerto, in segno di affidamento. Quindi, conclude Don Giudicci, la Sacra Milizia deve essere a sostegno della Chiesa e parte viva di essa.

Il santuario
della Madonna delle Grazie
di Montenero
Il santuario della Madonna delle Grazie di Montenero, collocato sul colle di Monte Nero, che domina il mare e il porto di Livorno, è tra i luoghi della Toscana di maggior fama, dovuta particolarmente alla sua celebre abbazia dedicata alla Madonna delle Grazie.




È un complesso architettonico di origini antiche, risalenti al 15 maggio 1345, solennità di Pentecoste, quando secondo la tradizione, un pastore claudicante, trovando ai piedi del colle – luogo già conosciuto come rifugio di briganti e per questo considerato oscuro, tenebroso… il “monte del diavolo” – un dipinto raffigurante la Madonna, avrebbe avuto una visione: «Indi a poco un Pastor sentì chiamarsi, e rivolto a mirar chi lo volea, quanto più spesso udiva nominarsi, tanto più solo il corpo suo vedea. Ma seguendo la voce in appressarsi, udì parlar Maria che a lui dicea “Pastor solleva questo grave sasso e verso Montener rivolgi il passo…», grazie alla quale fu spinto a trasportare l’effigie sino in cima al colle, dove arrivò guarito della sua malattia.
Per ricordare l’episodio, all’inizio della strada che conduce al santuario fu realizzata la piccola cappella detta dell’Apparizione, risalente al 1603; questa fu ampliata nel 1723, danneggiata durante la Seconda Guerra mondiale e sostituita nel 1957 da una chiesa più grande.
Sopra il grande Mosaico che ricopre per oltre 22 metri quadrati la parte superiore della facciata sta legge l’iscrizione: «Il 15 Maggio 1345 qui apparve l’Immagine della Vergine SS.ma ad un pastore il quale per superna ispirazione la trasportò sul vicino Colle ove in suo onore sorse il Santuario della Madonna di Montenero».
Nel 1341 gli abitanti di Livorno, allora poco più di un villaggio di pescatori, avrebbero organizzato un culto autonomo di immagini sacre, dipinte di recente, osteggiato però dalle autorità ecclesiastiche che intimarono la cessazione del culto e la sparizione delle relative immagini. Non è da escludere che davanti a questa ostilità, l’immagine sia stata occultata e poi ritrovata nel 1345 vicino al greto del fiume Ardenzo, da quel pastore che solerte la portò in cima al colle, per affidarla quasi sicuramente alla custodia di qualche eremita.
La fama legata a quell’evento fu tanta, che già sul finire del medesimo secolo i numerosi pellegrinaggi permisero l’ampliamento del primo oratorio, tenuto inizialmente dai frati Terziari, poi dai Gesuati (XV – XVII secolo) e quindi dai Teatini (XVII – XVIII secolo), che iniziarono i lavori di ampliamento del santuario, fino ad allora costituito da una semplice aula a pianta rettangolare. Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento fu aggiunto un atrio di forma ovale riccamente decorato, mentre, intorno al 1721 furono iniziati i lavori nella parte posteriore della chiesa, con l’inserimento di un corpo cruciforme destinato a ospitare l’immagine sacra della Madonna, che fece assumere al complesso una pianta a croce latina.

Presso l’altare maggiore si innalza uno splendido tabernacolo del 1752, che racchiude l’Immagine miracolosa della Madonna delle Grazie di Montenero, dipinta su tela sovrapposta a tavola, è alto 95 cm e largo 60 cm, con uno spessore di 60 mm. La tradizione la dice portata dagli angeli dalla greca Eubea il 15 maggio 1345. La storia e la critica dell’arte l’attribuiscono al pittore pisano Jacopo di Michele detto il Gera (XIV secolo), o comunque a scuola giottesca.

La Madonna veste di rosso e il lungo manto celeste la ricopre tutta. Nel cerchio che circonda il suo capo si legge scritto a lettere d’oro: «Ave Maria Mater Christi». Il suo volto è leggermente inclinato verso il Bambino seduto in grembo, aggrappato con la manina alla veste materna, mentre con l’altra tiene un filo dorato che imprigiona l’uccellino posato sulla destra della Vergine, quasi a indicare che la Fede è come un filo che trae salvezza dal Cristo, cui ci tiene uniti la devozione alla Madonna.
L’altare si eleva maestosamente sotto il suo sguardo materno: qui l’offerta delle Sante Messe è unita all’offerta dei cuori e delle suppliche dei fedeli. È di marmo bianco, ricoperto di verde antico, di giallo di Siena e di altri pregevoli marmi e pietre dure. Il ciborio è adorno di lapislazzuli, corniole, diaspro di Sicilia, marmo verde, giallo antico e di altri ricchi marmi.
Quasi sentinelle di fede e di amore, circondano l’Altare della Madonna quattro statue. A sinistra, guardando l’altare, San Giovanni Gualberto, l’eroe del perdono, il celeste patrono dei Forestali d’Italia, il fondatore dei Monaci Benedettini di Vallombrosa, custodi del santuario; a destra, San Bernardo degli Uberti, Vescovo e Cardinale, della medesima Congregazione Benedettina Vallombrosana. Di fronte, la statua di San Pietro Igneo degli Aldobrandini, Vescovo e Cardinale, discepolo di San Giovanni Gualberto; e la statua di Santa Umiltà Negusanti di Faenza, cofondatrice delle Benedettine Vallombrosane.
Sui quattro pilastri della Tribuna si innalza la cupola, alta 20,50 m e larga 9 m.
Gli affreschi nelle volte della crociera rappresentano i simboli allegorici delle eccelse virtù della Madonna, e l’Incoronazione della Vergine, scena meravigliosa di arte e di Fede.
Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Pietro Leopoldo, il santuario cadde in rovina, fino a quando, subentrato al potere Ferdinando III, non fu affidato alla custodia dei monaci vallombrosani, che apportarono alcuni restauri. Il 28 ottobre 1791 Ferdinando III donò in perpetuo il santuario ai monaci Benedettini Vallombrosani, che ancora oggi custodiscono il santuario, col permesso di edificarvi un’abbazia.
Il monachesimo vallombrosano sorse nell’Italia dell’XI secolo come movimento di riforma volto al pieno recupero dell’osservanza benedettina. Il suo fondatore, Giovanni Gualberto (fine sec. X-1073), monaco toscano impegnato nella lotta contro la simonia, la corruzione del clero e la mondanità nella Chiesa, configurò il primitivo nucleo dei suoi seguaci, insediato a Vallombrosa sui rilievi del Pratomagno, a circa venti chilometri da Firenze, quale comunità governata secondo i dettami della Regola, nel pieno rispetto della più autentica tradizione cenobitica.
Dopo i restauri apportati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, un importante ampliamento dell’abbazia si registra tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo, con il completamento del cortile di levante e la realizzazione del chiostro dell’abbazia. Alcuni anni più tardi fu costruita la cappella dei ceri votivi, ultimata nel 1988.
Il 21 agosto 1818 il santuario fu elevato da Papa Pio VII al rango di basilica minore. Il 24 aprile 1900 Papa Leone XIII approvava la Messa propria della Madonna di Montenero la cui celebrazione fu concessa il 13 gennaio 1926 da Papa Pio XI. Il 15 maggio 1947 la Madonna di Montenero è stata dichiarate Mater Etruriae, patrona della Toscana da Papa Pio XII. Da allora il 15 maggio pellegrini da tutte le diocesi toscane si radunano al santuario della Madonna delle Grazie di Montenero per donare l’olio santo.
L’8 ottobre 1967, in occasione del XVII convegno nazionale delle Misericordie d’Italia e in coincidenza del XX anniversario della proclamazione della Madonna di Montenero patrona della Toscana, fu proclamata anche Protettrice di tutte le Misericordie d’Italia, come ricorda un’epigrafe in marmo posta nell’atrio esterno del santuario.
Il 27 gennaio 2015 la chiesa dell’abbazia di Santa Maria delle Grazie di Montenero è stata ufficialmente elevata a santuario.
