Da allora, le Santa Messe annuali per S.M. Ferdinando II di Borbone e il Servo di Dio Francesco II di Borbone, penultimo e ultimo Re delle Due Sicilie, si celebrano intorno al 14 luglio, giorno in cui il Re Ferdinando II di Borbone, nel 1855, favorì il monastero e intorno al 18 gennaio, giorno della nascita del Principe ereditario Francesco, il futuro ultimo Re delle Due Sicilie, oggi Servo di Dio Francesco II di Borbone. Quest’anno, per dare la possibilità ad un maggior numero di appartenenti alla Sacra Milizia Costantiniana di parteciparvi, la Santa Messa è stata celebrata venerdì 24 gennaio 2026.





Al Sacro Rito ha presenziato anche una rappresentanza della Delegazione per l’Italia della Real Irmandade da Ordem do Arcanjo São Miguel, accreditata presso l’Abbazia di Casamari, guidata dal Delegato, il Comm. Angelo Musa, Cavaliere Gran Croce decorato di Collare d’Oro dell’Ordine dinastico il cui Gran Maestro è S.A.R. il Principe Dom Duarte Pio de Bragança, Capo della Real Casa del Portogallo, Balì Gran Croce di Giustizia decorato del Collare, Presidente d’Onore della Real Deputazione del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
L’animazione liturgica è stata curata e cantata dal Maestro Giacomo Cellucci, Cavaliere di Ufficio, all’organo a canne nella campata centrale della navata laterale di sinistra della basilica. Roberto Guardini, Cavaliere di Merito, ha assistito come Ministro Straordinario dell’Eucaristia.


La Prima Lettura (2Sam 1,1-4.11-12.17.19.23-27 – Come son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia?) è stata recitata da Luca Cardinali, Cavaliere di Merito. La Preghiera dei fedeli è stata recitata da Maria Antonietta Visca, Dama de Ufficio, conclusa da Padre Domenico Volpi con la preghiera per il Gran Maestro, S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie.

Dopo la proclamazione del Vangelo (Mc 3,20-21 – I suoi dicevano: «È fuori di sé»), Padre Domenico Volpi ha tenuto l’omelia:
«Oggi facciamo memoria di San Francesco di Sales. Gli scritti di questo santo possono dare alcuni insegnamenti anche a noi. Il primo è quello di mantenersi saldamente nel servizio e nel culto di ciò che è giusto e vero, pur vivendo in mezzo a mille tentazioni contrarie. Gli scritti di san Francesco di Sales sprigionano un senso di sano ottimismo, proprio perché egli offre al lettore la riposante impressione di essere un amico fedele della verità: la cerca per rilevarla intera dovunque la trovi; sa scorgerne i frammenti perfino tra le affermazioni dei suoi avversari; non tenta di asservirla a fini preconcetti o a interessi di parte.
Come appartenenti ad un Ordine Cavalleresco dobbiamo essere forti e incrollabili convincimenti circa quei valori intramontabili senza dei quali non si può sperare che l’uomo sopravviva nella sua dignità. Chi possiede tali persuasioni, non cadrà mai in balia di un relativismo accomodante, che rende succubi e compiacenti a ogni mutevole moda di comportamento e a ogni prevaricazione culturale che di volta in volta prevalga.
San Francesco di Sales ci dona un altro insegnamento che un Cavaliere Cristiano non può disattendere, ed è che l’amore per la verità non deve mai violare il comando dell’amore fraterno e del rispetto cui ha diritto ogni figlio di Dio. Conosceva anche lui l’arte sottile dell’ironia e non rifuggiva, se era il caso, neppure dalla polemica aperta. Spesso la maniera più convincente che noi abbiamo di manifestare considerazione e stima verso i nostri interlocutori è quello di dire con franchezza il nostro pensiero e di non nascondere il nostro dissenso. Purché tutto ciò avvenga senza astio, senza malignità, senza la volontà di infliggere umiliazioni e ferite. Proprio dall’amore per la verità, accompagnato dalla verità di un reale amore fraterno, scaturisce il miglior servizio che si possa rendere alla libertà. Si capisce, alla libertà vera, e non agli asservimenti che si fregiano di questo nome. C’è chi si illude di essere libero perché ha la mente defraudata di ogni conoscenza autentica e il cuore disimpegnato e senza ideali. Senza un solido aggancio alla verità, la libertà è solo apparente: è la libertà della foglia che segue ogni soffio di vento; è la libertà del fuscello rapinato da ogni onda del fiume in cui è caduto; è la libertà di essere schiavi di tutti e di tutto. Ecco le parole di San Francesco di Sales:
“Chi si consacra al digiuno, penserà di essere devoto perché non mangia, mentre ha il cuore pieno di rancore; e mentre non se la sente di bagnare la lingua nel vino e neppure nell’acqua, per amore della sobrietà, non avrà alcuno scrupolo nel tuffarla nel sangue del prossimo con la maldicenza e la calunnia. Un altro penserà di essere devoto perché biascica tutto il giorno una filza interminabile di preghiere; e non darà peso alle parole cattive, arroganti e ingiuriose che la sua lingua rifilerà, per il resto della giornata, a domestici e vicini. Qualche altro metterà mano volentieri al portafoglio per fare l’elemosina ai poveri, ma non riuscirà a cavare un briciolo di dolcezza dal cuore per perdonare i nemici; ci sarà poi l’altro che perdonerà i nemici, ma di pagare i debiti non gli passerà neanche per la testa; ci vorrà il tribunale”».

Al termine della Santa Messa, dopo il canto del Regina Coeli e prima della recita della Preghiera del Cavaliere Costantiniano, il Delegato per la Tuscia e Sabina, il Nob. Avv. Roberto Saccarello, ha manifestato il suo compiacimento al Referente per la Rappresentanza presso l’Abbazia di Casamari, Padre Pierdomenico Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito, e al Coordinatore, il Comm. Angelo Musa, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, per aver organizzato con impegno l’annuale celebrazione in memoria del Servo di Dio Francesco II di Borbone.
Quindi, il Delegato per la Tuscia e Sabina ha letto il Messaggio inviato dal Presidente della Real Commissione per l’Italia, S.E. il Principe Don Flavio Borghese dei Principi di Sulmona e di Montecompatri, Balì Gran Croce di Giustizia, che ha rivolto «il più sentito ed affettuoso saluto a quanti presenti oggi per la Santa Messa votiva annuale in memoria del Servo di Dio Francesco II di Borbone». In particolare ha ringraziato il Delegato per la Tuscia e Sabina e tutti i suoi collaboratori e collaboratrici «per aver organizzato questa Santa Messa votiva in memoria di un così importante membro della Real Casa delle Due Sicilie, che è stato veramente a servizio della nostra amata Chiesa». Il Presidente della Real Commissione per l’Italia ha concluso, esortando i membri dell’Ordine Costantiniano «di mettersi a servizio della Chiesa, sull’esempio del Servo di Dio Francesco II di Borbone, lavorando in collaborazione con le Diocesi per aiutare dove possibile con carità e benevolenza verso i più deboli». Questo significa – come è messo in pratica dalla Delegazione per la Tuscia e Sabina nel proprio territorio di competenza – essere sensibili agli appelli dei Vescovi per bisogni specifici e adoperarsi per far giungere un supporto concreto e tangibile, con delle attività specifiche in linea con il carisma e la natura della Sacra Miliizia.
Proseguendo, il Nob. Avv. Roberto Saccarello ha dichiarato: «Il Gran Maestro S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, apprezza vivamente che sia onorata la memoria dell’ultimo Sovrano delle Due Sicilie, esempio preclaro di principe Cristiano, di cui si auspica venga introdotta quam primum la causa di beatificazione. Tali sentimenti sono condivisi pure da S.E. il Principe Don Flavio Borghese, Presidente della Real Commissione per l’Italia e da S.E. l’Ambasciatore Alfredo Bastianelli, Luogotenente per l’Italia Centrale».

Concludendo, il Delegato per la Tuscia e Sabina ha rivolto un vivo ringraziamento a tutti i Confratelli e le Consorelle presenti e al Sindaco del Comune di Tagliacozzo (Aquila), Vincenzo Giovagnorio, per la sua partecipazione, al quale il Delegato per l’Italia della Real Irmandade da Ordem de Sao Miguel Arcanjo, il Comm. Angelo Musa, ha consegnato a nome del Gran Maestro, la nomina a Commendatore dell’Ordine di San Michele Arcangelo.

Prima della fine della Santa Messa, il Poeta Domenico Mari, Cavaliere dell’Ordine di San Michele Arcangelo, ha recitato una sua poesia dedicata a San Michele Arcangelo, Ode all’Arcangelo:
«Nel giorno di luce tra le sofferte mura della città Santa, ho seguito il solco della tua giusta spada, volando leggero come vento del sud fino a raggiungere l’arcipelago greco, vestito di coraggio, ho toccato con mano la venerabile roccia del Gargano. Spoglio di superbia ho proseguito il cammino dell’intrepido pellegrino, leggiadro, tra le erboree Langhe salendo gli infiniti gradini della maestosa Sacra, e poi ancora più a nord fino alla tidale isola; nel gioco delle maree son giunto alle piccole rocche Irlandesi. Come questa diritta via, così è retta la mia fede e della tua sacra schiera, beatamente puro e consapevolmente fiero, ne sono parte».

Terminato il Sacro Rito è seguita un’agape fraterna presso il Ristorante medievale “Da Nonna Giuseppina” a Casalvieri (Frosinone).


Cinque pilastri
della spiritualità di San Francesco di Sales
per la santità
San Francesco di Sales propone una santità accessibile a tutti attraverso la dolcezza, l’umiltà e la santificazione della vita quotidiana. I suoi insegnamenti si concentrano sull’amore di Dio, la pazienza con sé stessi, la preghiera costante e il compimento di ogni azione per amore, rendendo la devozione costante e non eccezionale.
I cinque consigli che rendono la santità un cammino percorribile nel contesto della vita ordinaria:
1. Pazienza con sé stessi: San Francesco esorta a non turbarsi per i propri difetti, ma ad accettare la propria umanità con bontà, mantenendo il coraggio di migliorare.
2. Dolcezza nelle relazioni: affrontare le situazioni e le persone con un “barile di pazienza”, promuovendo un amore compassionevole e gentile come legge di vita.
3. La “Preghiera dei 5 Secondi”: mantenere un cuore innamorato inviando frequenti e brevi messaggi d’amore a Dio durante tutta la giornata.
4. Fare tutto per amore: non cercare cose straordinarie, ma fare le cose ordinarie con straordinario amore, unendo il proprio cuore alla volontà divina. 5. Vivere il presente con equilibrio: controllare il cuore e i sensi per non lasciarsi trascinare dal turbamento, mantenendo una profonda unione con Dio nel qui e ora.

Francesco II
Servo di Dio Francesco II di Borbone
Ultimo Re delle Due Sicilie
Quest’anno ricorre il 131° anniversario del pio transito del Servo di Dio Francesco II di Borbone (Napoli, 16 gennaio 1836-Arco, 27 dicembre 1894), ultimo Re delle Due Sicilie (22 maggio 1859-20 marzo 1861), Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Al di fuori dello stereotipo del Francesco giovane re, inesperto, dileggiato e tradito da tutti, finito a fare la vittima sacrificale in una fortezza, sotto una pioggia di bombe, vorremmo mettere in risalto aspetti diversi del monarca e dell’uomo.
S.M. Francesco II di Borbone non morì sotto le bombe a Gaeta, ma passò la maggior parte della sua esistenza in esilio, ben 33 anni. Tutti si dimenticarono di lui dopo il 14 febbraio 1861, come uno sconfitto.
Francesco d’Assisi Maria Leopoldo, era stato un giovane, come tanti alla sua età, preso dalle angosce e i patimenti morali della giovinezza, cose che in lui si amplificavano per la sua condizione speciale come figlio di un Re e che un giorno sarebbe stato destinato a regnare. Egli ha lasciato nella storia un segno più profondo di quello che ci è stato restituito dai libri di storia, un umo che ha lottato da solo con un manipolo di eroi, i suoi soldati, non il suo esercito, contro le ingiustizie, contro un disegno massonico rivoluzionario che usò principalmente l’arma della corruzione. Egli seppe essere un giovane Re desideroso di aprirsi alle innovazioni e ai cambiamenti, che seppe adempiere anche ai doveri di soldato. Le numerose testimonianze che si evincono dai documenti che ci ha lasciato, fanno trasparire il suo vero valore e i suoi veri sentimenti.
Certamente ebbe a superare delle prove difficili nella sua esistenza, ma tutto filtrato dalla sua incrollabile fede in Dio, che sicuramente ha temperato certi drammatici momenti della sua vita. Però, questo non scalfisce la sua figura di uomo di grande dignità e statura morale. Come monarca cristiano egli seppe rimanere attaccato ai suoi punti di riferimento, che non erano certamente materiali. Quando qualcuno gli sottolineò la storia lo aveva ridotto a vivere in una locanda, Francesco II rispondeva; che “il Re dei Re non aveva avuto ove riposar la sua testa”. Non aveva mai indugiato a dare ai bisognosi quanto poteva, privandosi pure del necessario.
La commemorazione di Francesco II di Borbone, ultimo Re delle Due Sicilie

S.M. Ferdinando II di Borbone
Penultimo Re delle Due Sicilie
Ferdinando Carlo Maria di Borbone nacque a Palermo il 12 gennaio 1810 e morì a Caserta il 22 maggio 1859. Fu il penultimo Sovrano del Regno delle Due Sicilie, dall’8 novembre 1830 al 22 maggio 1859, agli albori dei movimenti per l’Unità d’Italia. Succedette al padre Francesco I in giovanissima età e fu autore di un radicale processo di risanamento delle finanze del Regno. Sotto il suo dominio, il Regno delle Due Sicilie conobbe una serie di timide riforme burocratiche e innovazioni in campo tecnologico (come la costruzione della Ferrovia Napoli-Portici, la prima in Italia, e la creazione di alcuni impianti industriali, come le Officine di Pietrarsa). Diede inoltre grande impulso alla creazione della Marina Militare e mercantile, nel tentativo di aumentare gli scambi con l’estero. Il suo regno fu sconvolto dai moti rivoluzionari del 1848. Alla sua morte, il trono passò al figlio Francesco II, sotto il cui governo avrà termine la storia del Regno delle Due Sicilie, annesso al Regno d’Italia in seguito alla Spedizione dei Mille e all’intervento dell’esercito piemontese.

L’abbazia di San Domenico Abate
L’abbazia cistercense di San Domenico Abate, dedicata alla Beata Madre di Dio e Vergine Maria, nel comune di Sora in provincia di Frosinone, alla confluenza del fiume Fibreno col fiume Liri, fu fondata nel 1011 sulle rovine della villa natale di Marco Tullio Cicerone, dall’Abate Domenico di Foligno su commissione del Governatore di Sora e di Arpino, Pietro di Rainiero, e di Doda, sua moglie. Nella riconsacrazione della chiesa del 1104, il Papa Pasquale II aggiunse al titolo originario anche quello di San Domenico Abate.
Lasciato il monastero di Trisulti, Domenico visse a Sora per venti anni e mezzo, fino alla morte. Il monastero ebbe un rapido sviluppo economico e sociale. I Benedettini cassinesi rimasero fino al 1222, quando, dopo poco più di due secoli, nell’opera di riforma delle abbazie benedettine, Papa Onorio III li rimosse, per sostituirli con i Cistercensi dell’abbazia di Casamari, in cui venne incorporato. I Cistercensi, comunque, pur appartenendo ad un’altra famiglia benedettina, hanno conservato ed alimentato il culto per San Domenico. Nel 1430 il monastero di Sora, con quello di Casamari, fu concesso in commenda. Successivamente si spopolò rapidamente, fino a svuotarsi. Nel 1833, dopo l’intesa con il Re Ferdinando II, l’Abate commendatario, il Cardinale Ludovico Micara reinsediò nell’abbazia di San Domenico una comunità monastica.
L’arrivo della monarchia sabauda, con le leggi eversive del Regno d’Italia, sconvolse per l’ennesima volta la vita del monastero. Con decreto del 17 gennaio 1861, intimato il 9 gennaio 1865, l’abbazia di San Domenico fu acquisita, de iure, dal demanio insieme a tutti i suoi beni ed i monaci vennero espulsi con la forza il 18 dicembre 1865. Solo dopo una lunga e tormentata causa, il 20 novembre 1870 l’incameramento fu dichiarato illegittimo, perché il monastero e i suoi beni costituivano un ”beneficio curato” di appartenenza al Capitolo Vaticano per disposizione del Re Ferdinando II delle Due Sicilie e per concessione di Papa Pio IX con la bolla Ineluctabilis devotionis dell’11 marzo 1850. Il monastero e i beni vennero formalmente riconsegnati il 31 gennaio 1871. Per motivo di questa appartenenza al Capitolo Vaticano, durante la Secondo Guerra Mondiale l’esercito tedesco non entrò mai nell’abbazia.
La Città di Sora
Sora ha subito molte occupazioni nel corso dei secoli, da parte dei Longobardi, dei Bizantini, dei Saraceni (breve incursione) e degli Ungari (saccheggio senza occupazione). Nel corso del XII secolo fu teatro della guerra tra i Normanni e il Papa. In seguito alla vittoria dei Normanni entrò a far parte del Regno di Sicilia che poi passò alla dinastia Sveva e successivamente agli Angioini. In questo periodo il Re Carlo I d’Angiò trasferì la capitale del regno da Palermo a Napoli. Sora fu quindi sede della Contea di Sora ed in seguito, dal 1443, del Ducato di Sora. Infine, nel 1796, Re Ferdinando IV di Napoli (che poi assunse nel 1816, dopo il Congresso di Vienna, il titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie) soppresse il Ducato di Sora, provvedendo al versamento del relativo prezzo di acquisto al Duca Antonio II Boncompagni. Sora fu quindi inclusa nell’antica provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie. Dal 1861 Sora divenne parte del neonato Regno d’Italia, divenendo capoluogo di circondario, sempre nell’ambito territoriale della Terra di Lavoro.
