La corona di Re Carlo di Borbone a Torino. La Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta ricorda i 310 anni dalla nascita del Sovrano

Sabato 7 marzo 2026, nelle settecentesche sale del Museo Fondazione Accorsi-Ometto di Torino, la Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha vissuto un pomeriggio intriso di storia, arte e bellezza dedicato alla figura di Carlo di Borbone, Re di Napoli e di Sicilia, nel 310° anniversario della sua nascita.

In occasione di questa significativa ricorrenza, la Delegazione si è fatta promotrice dell’arrivo e dell’esposizione nel capoluogo piemontese della fedele riproduzione della corona con cui il giovane figlio di Filippo V di Spagna ed Elisabetta Farnese fu incoronato Re di Sicilia il 3 luglio 1735 nel Duomo di Palermo.

La riproduzione contemporanea della corona è stata realizzata dal Centro Orafo Il Tarì, realtà impegnata nella valorizzazione della tradizione orafa e nella promozione culturale del gioiello. Il manufatto, in argento dorato e del peso di 1.405 grammi, è decorato da oltre trecento pietre bianche cubic zirconia ed è dominato da una grande ametista di taglio antico, scelta per evocare il celebre “diamante viola Farnese” da 42 carati che impreziosiva l’originale.

L’opera, copia fedele della corona unanimemente riconosciuta come una delle più affascinanti e raffinate d’Europa, resterà esposta fino al 22 marzo 2026 nella prestigiosa Sala delle Arti del Barocco della Fondazione Accorsi-Ometto. L’iniziativa si inserisce nella missione culturale del museo torinese, da sempre impegnato nella valorizzazione delle arti decorative e dell’eccellenza manifatturiera italiana.
Corona di Carlo di Borbone esposta

L’esposizione, dal titolo La corona di Carlo di Borbone. Arte e regalità per una nuova realtà europea, consente di riportare all’attenzione del pubblico un simbolo di grande rilievo storico e artistico, strettamente legato alla nascita della monarchia borbonica nell’Italia meridionale e alla stagione di straordinaria fioritura culturale promossa da Carlo di Borbone nel Settecento europeo.

Accanto alla corona, il percorso espositivo presenta anche significativi esempi di arte decorativa napoletana appartenenti alle collezioni del Museo Fondazione Accorsi-Ometto, tra cui una coppia di doppieri in argento realizzati intorno al 1775 dall’orafo Francesco Tomaselli e un raffinato vassoio da parata in piquet tartarugato, donato da Papa Benedetto XIV Lambertini al marchese piemontese Leopoldo del Carretto di Gorzegno. Tali opere testimoniano il dialogo artistico e culturale tra Napoli e il Piemonte nel XVIII secolo.

Cavalieri, Dame, Postulanti e amici della Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta, guidati dal Delegato, Don Andrea dei Marchesi Serlupi Crescenzi, Cavaliere di Giustizia, sabato 7 marzo 2026 hanno visitato l’esposizione della corona di Re Carlo e hanno partecipato alla conferenza sul tema La corona di Carlo di Borbone. Arte e regalità per una nuova realtà europea. L’incontro ha offerto l’occasione per riflettere sulla figura e sull’opera del Sovrano che fondò la dinastia di Borbone dell’Italia meridionale e che seppe lasciare in Europa un’eredità di straordinaria dignità istituzionale e splendore culturale.

Quasi a voler rievocare quanto era consuetudine preso la meravigliosa Reggia di Caserta ai tempi di Carlo, Cavalieri, Dame, Postulanti e i visitatori sono stati accolti dalle note di raffinati brani per arpa, eseguiti dal Maestro Antonella De Franco, dell’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino. Un ulteriore omaggio all’attenzione riservata dal Sovrano verso le Arti nella loro totalità.

La conferenza è stata introdotta dal Referente per le Attività Culturali della Delegazione, Prof. Claudio Musso, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento. Ricordando l’importanza del profondo legame tra Carlo e l’Ordine Costantiniano, di cui fu Gran Maestro in quanto erede della dinastia farnesiana, il Prof. Musso ha tracciato un breve profilo storico del Sovrano, sottolineando come egli concepisse la regalità quale servizio alla dignità del suo Regno. Con Carlo, infatti, “le Sicilie” cessano di essere soggette a imperi stranieri e, “alzate a governo libero”, divengono una realtà pienamente indipendente, con una propria dinastia regnante.

L’avvento di Carlo è, quindi, accompagnato dalla quasi unanime speranza di una nuova era e, infatti, i venticinque anni del suo regno coincidono con l’inizio di una stagione di straordinaria fioritura culturale da lui promossa e sostenuta. Si pensi, tra le tante espressioni di tale rinascita, alla realizzazione del meraviglioso Teatro San Carlo, il più antico teatro d’opera in Europa, la cui costruzione coincise con la stagione d’oro della grande Scuola Musicale Napoletana; l’operazione di riscoperta di Ercolano e Pompei, i cui scavi ricevono, grazie alla lungimiranza di Carlo, vigore e sistematicità, di cui ne è espressione quello che oggi conosciamo come Museo Archeologico Napoletano, voluto dal Sovrano.

Mecenate instancabile, Carlo volle dare voce alla grandezza delle Due Sicilie attraverso costruzioni magnifiche, che ancora oggi costituiscono parte fondamentale del patrimonio storico-artistico del Mezzogiorno ed in particolare di Napoli, allora Capitale sede della Corte: la reggia di Capodimonte, voluta da Carlo per ospitare la collezione d’arte ereditata dalla madre Elisabetta, collezione che egli volle restasse a Napoli anche dopo la partenza per succedere al Trono di Spagna; la reggia di Portici, ed il capolavoro vanvitelliano di Caserta, definita da alcuni contemporanei come “monumento alla pace, alle arti ed allo splendore della Monarchia napoletana”.

Appare significativo, ha commentato il Prof. Musso, che prima ancora della posa della prima pietra della reggia, Carlo abbia avviato la costruzione di opere di pubblica utilità, delle quali resta indiscusso esempio il Reale Albergo dei Poveri, un edificio maestoso destinato ai poveri di tutto il Regno, che lì potevano trovare alloggio, assistenza spirituale e “formazione professionale”.

Sovrano scrupoloso nell’adempiere ai propri doveri, Carlo seppe tenere conto delle istanze ed esigenze dei suoi popoli, come attesta lo zelo riformatore in diversi settori, amministrativo, giuridico, economico. Tutto concorse a portare il Regno, in breve tempo, ad un ruolo di primo piano nel panorama internazionale.

Ecco, quindi, come giustamente si possa considerare simbolo autorevole di questa nuova realtà europea, e dell’arte e regalità poste al suo servizio, proprio la corona con cui Carlo venne incoronato Re di Sicilia, il 3 luglio 1735.

Alla luce di tali premesse, la storia di questo raffinatissimo manufatto è stata protagonista della conferenza, grazie all’intervento del Prof. Ciro Paolillo, docente di Gemmologia all’Università “La Sapienza” di Roma. Con entusiasmo e puro amore per la cultura, la ricerca e la propria terra d’origine, il Prof. Paolillo ha accolto l’invito della Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta ad illustrare i risultati delle tremila ore di studio e lavoro che hanno accompagnato la realizzazione della replica fedele, dall’alto valore simbolico, della corona carolina.

Grazie al ritrovamento, presso l’Archivio di Stato di Napoli, dei disegni originali realizzati dal francese Claude Imbert, raffiguranti la corona commissionata da Elisabetta Farnese nel 1732 e destinata al figlio Carlo in vista di una futura incoronazione, il Prof. Paolillo e la sua equipe hanno avviato un’opera di ricostruzione resa possibile da quella che è stata definita “gemmologia investigativa”. Attraverso lo studio e l’analisi delle pietre preziose, del loro taglio, colore, eventuali inclusioni, unite al vaglio di documenti d’archivio, diari e cronache dell’epoca, ricevute di pagamento, corrispondenza privata, ritratti e altre fonti, è stato possibile restituire a noi contemporanei la visione di quel capolavoro di oreficeria e gettare luce sulle vicende che segnarono la corona originale, fino a svelarne il mistero della scomparsa a seguito dell’arrivo delle truppe francesi a Napoli nel 1799 e del trasferimento della Corte a Palermo, quando venne imbarcata sulla nave Vanguard, ammiraglia della flotta di Horatio Nelson diretta verso il Capoluogo siciliano. Vicende per le per la quale si rimanda all’interessante pubblicazione curata dal Prof. Paolillo insieme alla giornalista Annamaria Barbato Ricci, L’enigma della corona. Carlo III di Borbone e i diamanti Farnese. (Gangemi Editore 2023, 128 pagine, AMAZON).

Tramite lo stesso approccio, il Prof. Paolillo è determinato a ritrovare la gemma simbolo della Corona di Re Carlo: il diamante viola farnesiano, una gemma di 42 carati originariamente rosa purpureo, resa di un “viola perfetto” tramite un artificio, spiega il professore, messo a punto dal celebre Cellini.

Dopo aver illustrato ai presenti le diverse fasi di studio e lavorazione che hanno portato alla realizzazione della fedele riproduzione, il Prof. Paolillo ha svelato ai presenti un dettaglio emozionante: il velluto rosso, che attualmente compone il cuscino interno della corona, proviene dalla stessa pezza di tessuto utilizzata nel 1732 per la corona originale. Quest’opera, dall’altissimo valore simbolico e artistico, dopo la tappa torinese farà ritorno a Napoli, per essere donata al Tesoro di San Gennaro. Una scelta significativa, quella di donare questo simbolo di Storia e Regalità a colui che incarna l’identità stessa del popolo tanto amato da Carlo, il Patrono della città che fu capitale del suo Regno, in occasione del Gala di Beneficenza. La Corona che si fa Carità, che si terrà presso il complesso monumentale di Santa Chiara alla presenza del Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano, S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie. L’iniziativa rappresenta così non solo un momento di alto valore culturale, ma anche un’occasione per rinnovare il legame tra storia, arte e impegno caritativo che da secoli caratterizza l’azione della Sacra Milizia, testimoniando come la grande storia possa tornare a farsi presenza viva nella memoria e nella vita delle comunità.

È stato ricordato che l’inaugurazione della mostra La Corono di Carlo di Borbone. Arte e regalità nell’Europa del Settecento, avvenuta sabato 21 febbraio, è stata accompagnata da una conferenza del Prof. Andrea Merlotti, Direttore del Centro Studi del Circuito delle Residenze Sabaude, che ha approfondito il significato simbolico della corona nelle monarchie europee dell’età moderna. Nel suo intervento sono stati richiamati numerosi esempi emblematici: dalle corone dei sovrani francesi a partire da Luigi XIV fino all’età napoleonica, dalla corona di Carlo II d’Inghilterra a quella del Sacro Romano Impero, senza dimenticare il ruolo della corona imperiale asburgica e la particolare valenza della Corona Ferrea nella storia italiana.

A chiusura della conferenza, il Direttore del Museo Fondazione Accorsi-Ometto, Dott. Luca Mana ha richiamato ancora la portata dell’opera di Re Carlo di Borbone e della straordinaria stagione storica, artistica e culturale del Settecento Napoletano.

Al Prof. Ciro Paolillo e al Dott. Luca Mana, in rappresentanza del Museo, vanno i più sinceri ringraziamenti della Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta per aver accolto con interesse e sincero entusiasmo la proposta di far giungere e conoscere a Torino la corona di Re Carlo ed aver ospitato la Delegazione in questa importante ricorrenza per la Storia della Sacra Milizia.

Per approfondire: La Corona di Re Carlo di Borbone alla Reggia di Caserta. Un capolavoro di storia e di arte

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