La Festa di San Francesco d’Assisi

Il riconoscimento civile di questa ricorrenza affonda le proprie radici nel 1939, quando Papa Pio XII proclamò San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena patroni principali d’Italia. Successivamente, con la legge 4 marzo 1958, n. 132, il 4 ottobre venne riconosciuto dallo Stato come solennità civile in onore dei due Santi Patroni.
La legge 5 marzo 1977, n. 54, intervenendo sulla disciplina delle festività, eliminò la riduzione dell’orario di lavoro negli uffici pubblici prevista in occasione delle solennità civili. Il 4 ottobre mantenne dunque tale qualifica, senza comportare la sospensione generalizzata delle attività scolastiche e lavorative. Con la legge 8 ottobre 2025, n. 151, in vigore dal 1° gennaio 2026, la ricorrenza di San Francesco d’Assisi è stata istituita come festa nazionale e inserita tra i giorni festivi riconosciuti agli effetti civili.
La celebrazione religiosa affonda invece le proprie radici nella storia medievale e nell’eredità spirituale del santo di Assisi. San Francesco morì alla Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226. Il suo passaggio alla vita eterna, chiamato Transito, viene ricordato solennemente la sera del 3 ottobre, mentre la festa liturgica ricorre il giorno successivo, il 4 ottobre.
Questa giornata rappresenta un’importante occasione per conoscere e approfondire la figura di Francesco, una delle personalità più significative della storia religiosa, culturale e civile dell’Europa medievale. La nuova normativa civile richiama anche i valori della pace, della fratellanza, della solidarietà e della tutela dell’ambiente, incarnati dalla sua testimonianza.
Il Giubileo Francescano
e il Pellegrinaggio
della Real Commissione per l’Italia

In occasione dell’800º anniversario del Transito di San Francesco, Papa Leone XIV ha indetto uno speciale Anno di San Francesco, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027. Durante questo tempo giubilare, tutti i fedeli Cristiani sono invitati a seguire l’esempio del Santo di Assisi, diventando modelli di santità di vita e testimoni instancabili di pace.
L’auspicio è che questa celebrazione giubilare straordinaria, che corona otto secoli di memoria francescana, sia vissuta come un’occasione per superare la sonnolenza spirituale e gli egoismi, affinché la vita di ciascuno si esprima in sintonia con la buona notizia del Vangelo.
Come già annunciato, nell’ambito di questo speciale Anno di San Francesco, sabato 5 dicembre 2026 la Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio celebrerà l’VIII Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi con una solenne liturgia eucaristica, alle ore 12.00, nella Cappella di Santa Caterina, nella chiesa inferiore della Basilica papale di San Francesco in Assisi.
L’Anno di San Francesco è un’occasione provvidenziale di santificazione e di testimonianza evangelica nel mondo contemporaneo, a gloria di Dio e per il bene di tutta la Chiesa. Il pellegrinaggio della Sacra Milizia Costantiniana sulle orme del Santo Patrono d’Italia offrirà ai Cavalieri, alle Dame, ai Postulanti e agli amici dell’Ordine un importante momento di Fede e di comunione. Sarà un’occasione per riscoprire il messaggio di San Francesco e l’attualità della sua testimonianza Cristiana, in un anno particolarmente significativo per tutta la Chiesa.
La Supplica
alla Madonna del Rosario di Pompei

La diffusione del culto della Beata Vergine del Rosario di Pompei ebbe impulso nella seconda metà dell’Ottocento grazie all’opera di San Bartolo Longo. Dopo essersi allontanato dagli ambienti legati allo spiritismo e alle pratiche sataniche frequentati negli anni giovanili, egli intraprese un cammino di conversione e di ritorno alla Fede.
Mentre si trovava nei campi della valle di Pompei, tormentato dal pensiero delle proprie esperienze passate, avvertì una voce interiore che gli suggeriva: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo». Comprese così la propria vocazione e si dedicò alla diffusione della recita del Santo Rosario, unendo all’apostolato della preghiera un’intensa attività caritativa.
Domenica 19 ottobre 2025, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha canonizzato il Beato Bartolo Longo, Fondatore del Santuario e delle Opere di carità, nonché promotore della nascita della nuova Città di Pompei.
Il dipinto della Beata Vergine del Rosario di Pompei fu oggetto di venerazione fin dalla sua prima esposizione pubblica. Il 13 febbraio 1876, giorno in cui l’immagine venne esposta alla venerazione dei fedeli, si verificò a Napoli la guarigione di una ragazza gravemente malata, riconosciuta dalla tradizione del Santuario come il primo miracolo attribuito all’intercessione della Madonna di Pompei. Da allora, un numero crescente di fedeli cominciò a raggiungere la valle mariana per affidare alla Vergine le proprie preghiere e chiedere grazie. Oggi il Santuario accoglie ogni anno milioni di pellegrini ed è tra le mete più frequentate della devozione mariana.
L’importanza della Basilica di Pompei nella vita della Chiesa è testimoniata anche dalle visite di quattro Pontefici: San Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI, Papa Francesco e Papa Leone XIV. Quest’ultimo si è recato a Pompei l’8 maggio 2026, nel primo anniversario della sua elezione al soglio pontificio.
La Supplica viene recitata solennemente due volte l’anno: l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. L’8 maggio 1915 la preghiera fece il suo ingresso in Vaticano: a mezzogiorno, Benedetto XV e alcuni dignitari pontifici la recitarono nella Cappella Paolina. Da allora, questo legame di preghiera con il Santuario di Pompei è proseguito con i Pontefici successivi.
Mentre cresceva l’afflusso dei fedeli a Pompei, Bartolo Longo si dedicò alla diffusione di preghiere e pratiche di pietà, componendo nel 1883 anche la Supplica. Inizialmente intitolata Atto d’amore alla Vergine, la preghiera assunse poi il titolo di Supplica alla potente Regina del Santissimo Rosario di Pompei. Il testo ha conosciuto nel tempo diversi ritocchi, fino alla formulazione attualmente in uso.
Domenica 4 ottobre 2026, al Santuario di Pompei, la Santa Messa presieduta da S.E.R. Mons. Paolo Rudelli inizierà alle ore 10.30 e sarà seguita, alle ore 12.00, dalla recita della Supplica. La Delegazione della Tuscia e Sabina si unirà spiritualmente a questo appuntamento, affidando alla Beata Vergine le intenzioni dell’Ordine Costantiniano, le necessità della Chiesa e la preghiera per la pace.
Con animo filiale ci affidiamo alla Madonna, chiedendo che, dal suo trono di clemenza, rivolga su di noi il suo sguardo misericordioso, ci protegga e ci custodisca. Nella formulazione storica della Supplica, questo affidamento si esprime con le parole:
«O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie».
Supplica
alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei
O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.
Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.
Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Che vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all’inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.
Voi siete l’Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c’ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.
Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Chiediamo la benedizione a Maria.
Un’ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna Madonna di Pompei. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.
Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la devozione al vostro Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.
Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Papa Leone XIV a Pompei
nell’anniversario della sua elezione
L’8 maggio 2026, nella sua omelia della Concelebrazione Eucaristica alle ore 10.30 in Piazza Bartolo Longo di Pompei, seguita dalla Supplica alla Madonna di Pompei, in occasione della Visita pastorale a Pompei e a Napoli, il Santo Padre Leone XIV ha sottolineato:
«(…) Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine, questa bellissima giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei! Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa. L’aver poi scelto il nome di Leone, mi pone sulle orme di Leone XIII, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul Santo Rosario. A tutto ciò si aggiunge la recente canonizzazione di San Bartolo Longo, apostolo del Rosario. Questo contesto ci fornisce una chiave per riflettere sulla Parola di Dio appena ascoltata.
Il Vangelo dell’Annunciazione ci introduce al momento in cui il Verbo di Dio si fa carne nel grembo di Maria. Da questo grembo si irradia la Luce che dà il senso pieno alla storia e al mondo. Il saluto che l’angelo Gabriele rivolge alla Vergine è un invito a gioire: “Rallegrati, piena di grazia” (Lc 1,28; cfr Sof 3,14). Sì, l’Ave Maria è un invito alla gioia: dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e pertanto sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Gesù un volto umano. Maria diventa così Madre della misericordia. Discepola della Parola e strumento della sua incarnazione, si rivela davvero la “piena di grazia”. Tutto in lei è grazia! Offrendo al Verbo la propria carne, ella diventa anche, come insegna il Concilio Vaticano II sulla scorta di Sant’Agostino, “madre delle membra (di Cristo)… perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra” (Cost. dogm. Lumen gentium, 53; cfr S. Agostino, De S. Virginitate, 6). Nell’“Eccomi” di Maria nasce non soltanto Gesù, ma anche la Chiesa, e Maria diventa insieme Madre di Dio – Theotòkos – e Madre della Chiesa.
Grande mistero! Tutto avviene nella potenza dello Spirito Santo, che adombra Maria e rende fecondo il suo grembo verginale. Questo momento della storia ha una dolcezza e una potenza che attraggono il cuore e lo portano a quell’altezza contemplativa in cui germoglia la preghiera del Santo Rosario. Una preghiera che, sorta e sviluppatasi progressivamente nel secondo Millennio, affonda le radici nella storia della salvezza, e proprio nel Saluto dell’Angelo alla Vergine ha come il suo preludio. “Ave Maria”! La ripetizione di questa preghiera nel Rosario è come l’eco del saluto di Gabriele, un’eco che attraversa i secoli e guida lo sguardo del credente a Gesù, visto con gli occhi e il cuore della Madre. Gesù adorato, contemplato, assimilato in ciascuno dei suoi misteri, affinché con San Paolo possiamo dire: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,19). (…)».
Foto di copertina: composizione grafica che accosta due quadri.
A sinistra, San Francesco d’Assisi tra due angeli, opera del Maestro di San Francesco, databile al 1255 circa e conservata nel Museo della Porziuncola, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi. Il Santo, raffigurato con il saio e le stimmate, tiene una croce e un libro aperto con l’iscrizione «Hic michi viventi lectus fuit et morienti» (Questo fu il mio letto in vita e in morte), che richiama la tradizione legata alla tavola lignea sulla quale è dipinta l’immagine.
A destra, il venerato Quadro della Madonna del Rosario di Pompei: la Vergine in trono con Gesù Bambino porge il Rosario a Santa Caterina da Siena, mentre il Bambino lo offre a San Domenico.
Le due immagini richiamano la Festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, e la Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei della prima domenica di ottobre.
