Incontro prenatalizio della Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta a Moncalieri

Domenica 14 dicembre 2025, nell’antica e nobile chiesa di San Francesco d’Assisi, in piazza Vittorio Emanuele del centro storico di Moncalieri, alle porte di Torino, la Delegazione per il Piemonte e la Valle d’Aosta del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorno si è riunita per un incontro dedicato alla spiritualità, alla musica sacra e alla carità. L’incontro, parte della tradizione annuale della Delegazione in preparazione al Santo Natale, ha unito momenti di preghiera, di riflessione e di solidarietà concreta, culminando in un concerto benefico intitolato Natale di Speranza.

L’incontro prenatalizio è stato concepito come un momento di raccoglimento e di testimonianza pubblica della Fede, ma anche come gesto concreto di vicinanza verso le comunità più colpite dalla crisi in Terra Santa, coniugando la dimensione liturgica della Santa Messa, con la dimensione artistica del concerto e la dimensione solidale della raccolta di fondi.

Come spiegato dal Delegato per il Piemonte e Valle d’Aosta, Nob. Andrea dei Marchesi Serlupi Crescenzi, Cavaliere di Giustizia, nella sua Lettera per il Natale 2025, in occasione del periodo natalizio di quest’anno, la Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta ha promosso una raccolta fondi a favore della Parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza e alle strutture del Patriarcato Latino di Gerusalemme ad essa collegate. Concludendo la sua Lettera, il Delegato ricordava, «che un’offerta, come detto da un Referente della nostra Delegazione, deve essere una piccola privazione, che imponiamo a noi stessi».
Copertina

Hanno partecipato, oltre il Delegato per il Piemonte e Valle d’Aosta, il Luogotenente per l’Italia Settentrionale, S.E. l’Ambasciatore Nob. Paolo dei Conti Borin, Cavaliere Gran Croce di Giustizia; e il Delegato per la Lombardia, Dott. Ing. Gilberto Spinardi, Cavaliere Gran Croce di Merito; con Cavalieri, Dame, Postulanti ed amici dell’Ordine, provenienti dalle diverse Sezione della Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta e da altre Delegazioni, a testimonianza dell’unità e della condivisione che caratterizzano l’Ordine Costantiniano.

La Santa Messa

Presso la chiesa di San Francesco, alle ore 17.00 è stata celebrata la Santa Messa della III Domenica di Avvento-Gaudete, presieduta da Mons. Giampietro Rampin, Cappellano di Merito, sacerdote della Diocesi di Novara, già Capo Ufficio per gli Archivi dell’Età Contemporanea dell’Archivio Segreto Vaticano, concelebrante il Cappellano di Delegazione, Don Damiano Cavallaro, Cappellano di Merito.

Iniziando la sua omelia, Mons. Giampietro Rampin ha richiamate le parole con cui la Liturgia della Parola di questa Domenica “Gaudete” invita a guardare alla nascita del Bambino Gesù non come fatto storico relegato al passato, ma come Mistero dinnanzi al quale porsi con stupore per riconoscere in Lui Dio stesso fattosi uomo: “Siate lieti nel Signore. La vostra gioia è il Signore! Perché la vostra salvezza è vicina”.

Generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; questa verità, che professiamo nel Credo, ci è stata rivelata da Cristo stesso: “Chi vede me vede il Padre, perché il Padre ed io siamo una cosa sola” (Gv 14,9), pertanto non possiamo indietreggiare davanti ai dubbi ed al relativismo della nostra epoca. Cristo non è un profeta, non è un sapiente, come i tanti comparsi nel corso della Storia. Egli è Dio, che nella natura umana ha voluto condividere gioie, dolori, fatiche che sono nostre, per divenire Salvezza dell’uomo.

Sì, Dio si è manifestato in Gesù in un tempo lontano, ma per la sua Resurrezione egli è il vivente, è colui che verrà a giudicare i vivi ed i morti. Il pericolo in cui ognuno di noi incorre, ha ammonito Mons. Rampin, è proprio quello di relegare il Signore in quel tempo lontano, sia rispetto ai due millenni che ci separano dalla sua nascita a Betlemme, sia rispetto alla sua venuta futura. Questo atteggiamento comporterebbe una tiepidezza nel testimoniare la nostra Fede, ben diversa dalla passione e dall’ardore che contraddistinsero i primi cristiani.

Forti dell’invito rivolto dal Profeta Isaia nella Prima Lettura (Is 35,1-6.8.10 – Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi), dovremmo avere il coraggio di guardare al Dio fattosi Bambino ed esclamare: eccomi, Signore! Sono pronto a ripartire con te! Nonostante il passare del tempo e l’avanzare dell’età. È nel quotidiano che dobbiamo ripartire, nel quotidiano dobbiamo dare testimonianza. Certo siamo umani e pertanto fragili, ha proseguito Mons. Rampin, e quindi bersaglio del dubbio e dell’incertezza. Ma questo non deve spaventare. Guardiamo all’esempio di Giovanni Battista, che la saggezza della Chiesa ci indica proprio nell’odierno brano del Vangelo (Mt 11,2-11 – Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?): Egli, ormai in catene e prossimo al martirio, fa giungere a Gesù il proprio dubbio. Sei tu il nostro Dio? Nel buio della prigionia Giovanni macera nel dolore, nell’abbandono, nella cattiveria altrui. Ed è nel buio di quel dolore, nella durezza di quella croce che Giovanni viene raggiunto dalla risposta del Maestro con parole che dimostrano come Cristo stesso sia il compimento di quanto annunciato dai profeti: “riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziato Vangelo. E beato colui che non trova in me motivo di scandalo!”. Il dubbio tutto umano lascia spazio alla Fede e Giovanni rende, così, testimonianza con il proprio sangue, affrontando il martirio, abbracciando quella croce che ogni uomo, prima o poi, troverà davanti a sé nel proprio cammino. Come Giovanni, è nel momento della croce, cioè della prova, che ognuno di noi è chiamato a dare testimonianza, perché in noi risplenda la Croce di Cristo, quella Croce gloriosa che ogni Cavaliere Costantiniano porta con orgoglio sul proprio manto, quella Croce gloriosa che è promessa di vittoria nella lotta contro la logica del mondo: in hoc signo vinces!

Grazie al sì, a quell’eccomi pronunciato dalla Vergine Maria, il Verbo si è fatto carne ed ha posto la sua dimora in mezzo agli uomini.

A lei, che è Regina delle vittorie, la Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta ha reso particolare onore al termine della Celebrazione Eucaristica: durante la recita corale della Preghiera del Cavaliere Costantiniano, due Cavalieri della Delegazione, accompagnati da Don Damiano Cavallaro, si sono recati processionalmente dinnanzi l’immagine della Beata Vergine del Rosario di Pompei, compatrona dell’Ordine Costantiniano, venerata nella cappella laterale a lei dedicata nella chiesa di San Francesco. A nome di tutti i confratelli hanno deposto ai suoi piedi un omaggio floreale – segno di profondo affetto filiale – con una candela accesa – segno dell’incessante preghiera perché protegga, sostenga e conforti la Sacra Milizia nel suo cammino.

Il concerto

Terminata la Santa Messa, alle ore 18.15 si è tenuto il concerto benefico promosso ed organizzato dalla Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta in occasione delle festività natalizie di quest’anno, dal titolo Natale di Speranza. Siamo, infatti, nei giorni che segnano la chiusura dell’Anno Santo giubilare che Papa Francesco ha indetto e dedicato proprio alla speranza, invocata con forza dal Santo Padre Leone XIV.

Significativamente, il concerto ha visto esibirsi il coro Iubilaeum 2025 di Torino, ensemble nata dal desiderio, espresso dal Coro dell’Arcidiocesi di Torino, del Coro Giuseppe Verdi di Moncalieri e di altri Cori del territorio, di vivere con particolare intensità e celebrare attraverso la musica il tempo di grazia dell’Anno Santo.

Sotto la direzione dei Maestri Graziella Bonfante, Giuseppe Capraro e Gerardo Lofoco, ed accompagnati dalla violinista Aurora Anfore, sono stati eseguiti brani tratti dalla Messa solenne composta per il Giubileo della Speranza dal Maestro Mons. Marco Frisina, compositore e direttore del Coro della Diocesi di Roma, autore di canti liturgici conosciuti e apprezzati in Italia e all’estero, tradotti in varie lingue. Compositore delle colonne sonore di oltre trenta film a tema storico e religioso e di numerosi oratori sacri eseguiti alla presenza di San Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto XVI.

Con la bellezza del canto, la Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta ha inteso farsi testimone di gioia per il Signore che viene ed allo stesso tempo rendersi strumento di solidarietà e speranza per i fratelli in difficoltà, attraverso la raccolta fondi.

Fëdor Dostoevskij nel romanzo L’idiota, attraverso il personaggio del Principe Myškin, afferma che la bellezza salverà il mondo. Intende principalmente una bellezza che non è solo estetica, ma soprattutto morale e spirituale, legata alla bontà, alla redenzione e all’amore, simboleggiata dalla figura di Cristo, la cui bellezza trascendente e sacrificale può redimere il mondo dal male e dal caos. Questa bellezza è un’aspirazione all’armonia e alla verità, un ideale che, pur fallendo nel mondo mondano, indica una via di salvezza attraverso la compassione e l’amore incondizionato. Possa la vita di ogni Cavaliere e Dama Costantiniano, come “mistica pennellata”, riflettere lo splendore del volto salvifico di Cristo.

La raccolta fondi

La raccolta fondi promossa durante l’incontro è stata destinata alla Parrocchia della Sacra Famiglia in Gaza e alle strutture connesse del Patriarcato Latino di Gerusalemme: l’asilo con circa cinquanta alunni, la scuola, la casa del parroco, la casa delle suore e le due case di accoglienza per bambini e anziani disabili.

Queste realtà hanno subito danni e difficoltà a seguito dei bombardamenti dei mesi scorsi. I fondi raccolti vogliono contribuire al ripristino dei servizi essenziali, al supporto educativo e all’accoglienza dei più fragili.

Con la forza della preghiera e la bellezza del canto, la Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta ha rinnovato il proprio impegno a favore dei più deboli, ricordando che la testimonianza Cristiana si esprime tanto nella liturgia, quanto nell’attenzione concreta verso chi soffre. La Delegazione ringrazia in modo particolare il Coro Iubilaeum 2025, i maestri e i musicisti per l’elevato valore artistico offerto, il clero per la guida spirituale e tutti i partecipanti e i donatori per la generosità dimostrata. La Delegazione esprime l’augurio che l’esperienza vissuta a Moncalieri sia seme di speranza e di rinnovato impegno per la pace e la solidarietà.

La cena

L’incontro prenatalizio è stato concluso con una cena per lo scambio degli auguri natalizi, alle ore 20.15 presso un ristorante locale.

La Lettera del Delegato per il Natale 2025

Nella sua Lettera del 21 novembre 2025, anticipando gli auguri di un buon Santo Natale, il Delegato per il Piemonte e Valle d’Aosta, il Nob. Andrea dei Marchesi Serlupi Crescenzi, Cavaliere di Giustizia, esordisce con l’osservazione che “questo è stato un anno di grandi cambiamenti per il mondo intero. Molti conflitti, e tra quelli più seguiti dalla stampa, hanno raggiunto livelli di durezza inauditi e alcuni sembrano avere incominciato ad avviarsi verso una soluzione ma non è per nulla scontato che questo accada davvero”.

Inoltre, ricorda che quest’anno “Papa Francesco è nato in Cielo e che il Signore ci ha concesso di avere un nuovo pontefice che noi amiamo profondamente e che in questi giorni si sta accingendo a compiere il suo primo Viaggio Apostolico in Turchia con un pellegrinaggio a Iznik, storicamente conosciuta come Nicea, a 1700 anni dal Primo Concilio Ecumenico, iniziato il 20 maggio del 325” e che “il pontefice si recherà anche in Libano”.

Osservando “che in queste ultime settimane del 2025 ci sono molte cose che potrebbero portare il mondo verso una pace e verso l’amore Cristiano, ed avvicinare il mondo verso il Regno di Dio invece che allontanarlo”, il Delegato sottolinea, che “nel mese di ottobre, come richiesto da Papa Leone XIV, abbiamo unito le nostre preghiere recitando il Rosario”.

Proseguendo, il Delegato informa che per Natale – come già realizzato dalla Real Commissione per l’Italia e della Delegazione di Roma e Città del Vaticano – è stato “pensato di unire un contributo più materiale della Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta per sostenere la Parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza” del Patriarcato Latino di Gerusalemme, che comprende una scuola e una scuola materna e la chiesa parrocchiale che è stata bombardata nel mese di luglio di quest’anno. Due comunità di suore sono impegnate nell’attività di gestione di due case per bambini e anziani disabili della parrocchia. La scuola della Sacra Famiglia, costruita nel 1974 dal Patriarcato Latino di Gerusalemme, è considerata la migliore scuola della regione per la qualità educativa, scambi culturali e atmosfera Cristiana. Oggi accoglie 657 studenti e, come ogni altro luogo a Gaza, è sovraffollata. Nel 2000 le Suore del Rosario hanno fondato anche una scuola che oggi conta oltre 800 studenti, il 10% dei quali sono Cristiani.

La chiesa di San Francesco

Le origini della chiesa di San Francesco, in fondo del lato sinistro della piazza che un tempo si chiamava Maggiore – oggi piazza Vittorio Emanuele II – all’angolo di via Carlo Alberto, sono antichissime.

Secondo la tradizione, la costruzione di una prima chiesa dedicata a San Francesco potrebbe risalire al 1210 per commemorare il passaggio del santo a Moncalieri durante il suo viaggio verso la Francia.

La chiesa gotica originaria venne abbattuta nel 1755 e la ricostruzione della nuova chiesa in uno stile elegante tra barocco e neoclassico fu eseguita su progetto dell’Architetto Filippo Castelli, seguace di Juvarra. Al suo interno, spiritualità e arte si intrecciano in un’atmosfera raccolta che ancora oggi parla alla comunità.

La chiesa, da poco terminata nel 1788, con l’occupazione francese venne confiscata assieme agli edifici conventuali e adibita ad usi militari. I Francescani poterono salvare comunque gli splendidi arredi, che tuttora si trovano nella chiesa: i candelabri, i dipinti e le statue, tra cui l’Immacolata Concezione con l’Eterno, dei capolavori di Michele Antonio Milocco realizzato tra il 1730 e il 1750, ora nel vano di accesso alle scale del convento; i dipinti del pittore moncalierese Tommaso Juglaris, tra cui una deposizione; la tela raffigurante San Giuseppe da Copertino di Giovanni Domenico Molinari, uno tra i più fedeli allievi del Beaumont; e la pregevole statua lignea della Madonna.

Il campanile trecentesco, che si imposta sulla antica canonica – ora passata ad uso commerciale ed abitativo – è chiusa da quattro paraste coronate da pinnacoli e da un’altissima guglia centrale, trasformata da finestre bifore di raffinata fattura.

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