Incontro prenatalizio e di fine anno della Delegazione Triveneto ed Emilia a Padova

Sabato 13 dicembre 2025 è stato svolto a Padova il tradizionale Incontro prenatalizio e di fine anno della Delegazione del Triveneto ed Emilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, con la partecipazione di Cavalieri, Dame, Postulanti, familiari e amici, guidati dal il Delegato Vicario, il Conte Giorgio di Strassoldo-Graffembergo, Cavaliere di Giustizia. Questo appuntamento, particolarmente significativo per la vita della Delegazione, rappresenta ogni anno un’occasione di incontro fraterno e di scambio degli auguri di Natale, di riflessione e di approfondimento, nel segno della continuità spirituale e culturale della Sacra Milizia.

L’Incontro è iniziato alle ore 12.00 presso il Circolo Unificato dell’Esercito, luogo legato alla tradizione militare e istituzionale della Città di Padova, affacciato sull’incantevole Prato della Valle baciato da una giornata soleggiata e calda, ove i Confratelli e gli amici dell’Ordine si sono ritrovati in un clima disteso e cordiale. Il momento conviviale con l’aperitivo e il successivo pranzo degli auguri, hanno favorito il dialogo e la conoscenza reciproca, permettendo anche agli ospiti esterni di avvicinarsi alle finalità e alla vita dell’Ordine.

Il primo pomeriggio è stato dedicato alla riflessione culturale, con la presentazione di due libri, e nel tardo pomeriggio, c’è stato un momento di raccoglimento e rinnovamento spirituale, con la celebrazione della Santa Messa nella suggestiva cripta della basilica di Santa Giustina.
Foto di gruppo

Gli interventi culturali

Introducendo gli interventi culturali, il Delegato Vicario ha salutato i presenti, anche a nome del Delegato, S.E. il Principe Don Benedetto Orsini, Principe di Vallata, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, impossibilitato a partecipare per impegni personali. Quindi, il Conte Giorgio di Strassoldo-Graffembergo ha sottolineato il valore di questi tradizionali incontri come momenti di coesione, condivisione e preparazione spirituale al Natale.

Storia di Venezia attraverso le sue fake news

Il Responsabile della Comunicazione della Delegazione, Dott. Nicola Bergamo, Cavaliere di Merito, storico e bizantinista, ha presentato il volume Storia di Venezia attraverso le sue fake news (Mazzanti Libri 2025. Con audiolibro letto da Pieralvise Zorzi), di cui è co-autore. Nel suo intervento ha illustrato la genesi del progetto editoriale, nato dall’esigenza di affrontare e smontare una serie di luoghi comuni, miti e falsificazioni che nel tempo si sono stratificati attorno alla storia di Venezia. Il volume si propone come uno strumento di divulgazione rigorosa ma accessibile, con l’obiettivo di contrastare la diffusione di fake news storiche, particolarmente radicate nel mondo delle guide turistiche, tra gli stranieri in visita in Italia e tra gli amatori della storia veneziana, offrendo al pubblico una narrazione fondata sulle fonti e sulla corretta metodologia storica.

Venezia è una città unica al mondo… ma non immune alle frottole. Leggende, aneddoti inventati, interpretazioni fantasiose: dalle acque “potabili” del Canal Grande alla maledizione di Ca’ Dario, dalla (finta) battaglia di Salvore al leone marciano con il libro “della pace o della guerra”. Gli autori della pubblicazione, “I Babài” – moderni eredi degli antichi Inquisitori di Stato detti Babài – smascherano con ironia e rigore storico le più clamorose bufale sulla Serenissima. Passano al setaccio secoli di invenzioni, errori e propaganda, restituendo ai fatti la loro verità documentata. Un viaggio tra storia e leggenda, che non risparmia influencer, guide improvvisate e vecchi miti duri a morire. Perché, a Venezia, la bellezza è già abbastanza straordinaria: non ha bisogno di essere raccontata… a modo di bufala.

Il collettivo di intellettuali “I Babài” è composto da lo scrittore, storico e giornalista Pieralvise Zorzi; lo scrittore, storico e giornalista Alessandro Marzo Magno; la scrittrice, ricercatrice e storica Antonella Favaro; il Capitano di Corvetta, avvocato, storico della Marina Andrea Tirondola; l’archeologo, scrittore e storico criminale Davide Busato; il ricercatore e specialista del Web Luigi Vianelli; il Direttore d’Orchestra, musicista, storico di Vivaldi Federico Maria Sardelli; e lo storico bizantinista, scrittore e webmaster Nicola Bergamo.

Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana nella moderna realtà italiana

È seguito l’intervento del Responsabile delle Attività culturali della Delegazione, Dott. Alessandro Scandola, Cavaliere di Merito, autore del volume Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana nella moderna realtà italiana (Duegi 2025, 152 pagine. Edizione in italiano e in inglese). Con il patrocinio dell’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano. Prefazione di S.A.I. e R. l’Arciduca Sigismondo d’Asburgo Lorena, Capo della Casa Granducale di Toscana, Granduca titolare di Toscana. Introduzione di S.E. l’Ambasciatore Nob. Paolo dei Conti Borin, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, Luogotenente per l’Italia Settentrionale della Real Commissione per l’Italia. L’intervento – che ha offerto un quadro chiaro e documentato sull’evoluzione delle onorificenze granducali, analizzandone il significato storico, simbolico e il loro posto nel contesto italiano contemporaneo – ha suscitato vivo interesse, inserendosi armonicamente nel più ampio discorso sulla continuità delle tradizioni dinastiche e cavalleresche.

Un contributo che ripercorre la storia delle distinzioni granducali e ne illustra il valore simbolico, giuridico e identitario nel contesto italiano contemporaneo. Le basi e le ragioni che hanno portato la Repubblica Italiana ad autorizzare l’uso delle onorificenze granducali.

«Trattare della Casa Granducale di Toscana e del suo sistema premiale consente un affascinante viaggio nella storia. Le dinastie che si sono succedute nel governo di quei territori, dai Medici ai Lorena agli Asburgo-Lorena, ciascuna con caratteristiche peculiari, hanno tutte straordinariamente contribuito a fare “grande” la Toscana. Oltre a immagini d’archivio e fotografie contemporanee, particolare interesse nel libro riveste la vasta sezione, corredata di documentazione inedita, delle Commissioni consultive in tema di Ordini cavallereschi istituite in passato presso il Governo Italiano. Organismi chiamati anche a emettere pareri e valutazioni sull’eventuale autorizzabilità delle onorificenze degli Ordini “non nazionali”, di cui è stato presidente l’On. Alberto Lembo (al quale è dedicato questo libro), e il suo concetto di “sovranità affievolita”» (Alessandro Scandola).

«Dunque non un lavoro incentrato sulla storia di questo specifico gruppo di ordini cavallereschi, neppure sui loro ordinamenti o sulla loro faleristica, ma – con una scelta del tutto originale e per questo di particolare interesse – sul percorso che ha portato alla loro autorizzabilità da parte delle Repubblica Italiana – una configurazione giuridica senza eguali nelle altre nazioni» (Raffaele Coppola, Notiziario Araldico).

La Santa Messa

La solenne celebrazione della Santa Messa vespertina della III Domenica di Avvento-Gaudete è stata celebrata nella suggestiva cripta della basilica di Santa Giustina, uno dei più vasti complessi monastici d’Europa, che rappresenta da secoli un punto di riferimento spirituale e storico per la città di Padova. Sorto sul luogo del martirio della santa omonima, è stata nei secoli centro di vita monastica, di riforma religiosa e di produzione culturale.

Ha presieduto la Liturgia Eucaristica Mons. Alberto Albertin, Cappellano di Merito, concelebrante il Cappellano Capo di Delegazione, Mons. Giancarlo Battistuzzi, Cappellano Gran Croce di Merito, assistiti dal ministrante Manuel Bistrot, Cavaliere di Merito, alla presenza del Luogotenente per l’Italia Settentrionale della Real Commissione per l’Italia, S.E. l’Ambasciatore Nob. Paolo dei Conti Borin, Cavaliere Gran Croce di Giustizia.

La Prima Lettura (Is 35,1-6.8.10 – Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi) e il Salmo Responsoriale (Sal 145 – Vieni, Signore, a salvarci) sono stati recitati da Agostino Polito, Cavaliere di Merito. La Seconda Lettura (Gc 5,7-10 – Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina) è stata recitata da Elisa Adilardi, Postulante. Il Vangelo (Mt 11,2-11 – Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?) è stato proclamato dal Cappellano Capo di Delegazione, Mons. Giancarlo Battistuzzi, Cappellano Gran Croce di Merito. Mons. Alberto Albertin, Cappellano di Merito, ha tenuto l’omelia. La Preghiera dei fedeli è stata recitata da Federico Griguolo, Cavaliere di Merito, e da Dalia Martuseviciute, ospite.

Al termine del Sacro Rito, il Delegato Vicario il Conte Giorgio di Strassoldo-Graffembergo, Cavaliere di Giustizia, ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.

La basilica abbaziale
e il monastero di Santa Giustina

Nel tempo in cui la Patavium romana era nel suo massimo splendore, nella zona in cui ancora oggi sorge la basilica e il monastero di Santa Giustina, c’era uno o più sepolcreti dell’aristocrazia pagana e un cimitero Cristiano. Qui il 7 ottobre 304 fu deposto il corpo della giovane Giustina, messa a morte perché Cristiana per sentenza dell’Imperatore Massimiano, allora di passaggio a Padova.

Poco dopo il 520, ad opera di Opilione, Prefetto del Pretorio e patrizio, sorse la prima basilica con l’attiguo oratorio, decorata di marmi preziosi e di mosaici. La basilica cimiteriale oltre alle spoglie della patrona della città e della diocesi, fu arricchita di corpi e reliquie di molti santi, luogo di sepoltura prescelto dai vescovi. Divenne così, già nel VI secolo, meta di pellegrinaggi dal momento che il culto di Santa Giustina era ormai diffuso nelle zone adiacenti al litorale adriatico.

Si ha notizie certe circa la presenza dei monaci Benedettini a San Giustina nel 971per merito del Vescovo di Padova Gauslino, il quale col consenso del suo Capitolo ristabilì un monastero sotto la Regola di San Benedetto, dotandolo di beni territoriali, di chiese e cappelle in città e in campagna. Iniziò così lo sviluppo progressivo operato dai monaci, che tanti benefici apportarono a tutto l’agro padovano con le bonifiche terriere che trasformarono le immense paludi e le sterminate boscaglie in distese di fertilissime campagne.

Il 1797 con l’avvento della Repubblica Cisalpina, furono messi sotto sequestro i beni del monastero e furono spediti a Parigi i manoscritti e le edizioni più preziose della Biblioteca. La chiesa e il monastero furono spogliati di arredi e opere di pregio. Nel 1806 furono confiscati i beni mobili e immobili e venduti a privati, la biblioteca fu posta sotto sigillo e l’anno seguente se ne permise la riapertura, ma la maggiore e migliore parte del fondo librario era sparita.

Del monastero s’impossessò il demanio e fu spogliato d’ogni oggetto di valore. Le cento pregevolissime pitture della pinacoteca passarono per la maggior parte al Comune. Il monastero, consegnato dal governo francese a quello austriaco e da questo a quello italiano, fu prima adibito ad ospizio di soldati invalidi, poi ad ospedale militare ed infine a caserma. Travolta nella guerra 1915-1918 servì da magazzino militare e da dormitorio alle truppe.

Il 22 giugno 1917 Papa Benedetto XV ricostituì l’abbazia di Santa Giustina con tutti i suoi antichi diritti e privilegi, affidandone provvisoriamente l’amministrazione all’Abate della vicina Praglia, che vi pose una comunità di suoi monaci. Il 1° novembre 1942 si costituì la comunità propria del monastero, la quale il 22 gennaio 1943 elesse, dopo 123 anni di interruzione, il nuovo Abate. Nel 1948, avendo il demanio militare retrocesso al demanio civile una parte dell’ex monastero, questa poté essere restituita alla destinazione primitiva. L’opera della Sovrintendenza ai Monumenti e del Genio Civile, il concorso generoso di enti pubblici e di persone private, ne procurarono il salvataggio e il ripristino

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