



La rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania è stata guidata, in vece del Delegato Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, dal Vice Delegato ad interim Marchese Don Carlo de Gregorio Cattaneo di Sant’Elia, Marchese di Squillace e Duca di Noja, Principe di Sant’Elia, Cavaliere di Giustizia, con il Segretario Generale ad interim Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Responsabile della Comunicazione ad interim Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Responsabile alla Cultura ad interim Don Antonino Sersale dei Marchesi Sersale, Cavaliere di Giustizia; il Responsabile delle Attività Operative ad interim Avv. Valeria Pessetti, Dama di Merito con Placca d’Argento; e il Responsabile del Cerimoniale ad interim Dott. Domenico Giuseppe Costabile, Cavaliere di Merito.
Inoltre, hanno partecipato i Cavalieri di Giustizia Conte Avv. Don Gerardo Mariano dei Principi Rocco di Torrepadula, Grande Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine al Merito di Savoia, Ispettore Regionale dell’Istituto della Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon; Nob. Dott. Alfredo Buoninconti, Barone di Santa Maria Jacobi, Delegato per la Campania del Real Circolo di Francesco II di Borbone; Nob. Avv. Alberto de Vargas Machuca dei Duchi de Vargas; il Cavaliere de Jure Sanguinis Dott. Giovanni Samo; i Cavalieri di Merito con Placca d’Argento Dott. Ettore Corrado Araimo, Avv. Stefano d’Ambrosio, Avv. Alessandro Franchi, Avv. Gesualdo Marotta; i Cavalieri di Merito Avv. Raffaele Anatriello, Dott. Antonio d’Ambrosio, LgT GdF Dott. Maurizio Barbato, Avv. Carlo Maria Faiello, Dott. Renato Fasano Celentano, LgT AM Dott. Roberto Russo, Avv. Giro Pasquale Sepe, Dott. Roberto Sica e Dott. Antonio Steardo; i Cavalieri di Ufficio Nicola Di Frenna, Segretario per la Campania del Real Circolo di Francesco II di Borbone, C.M.EI Andrea Albertini, Mar. CC. Mauro Barbarisi, Dott. Ivan Di Vicino, Rag. Vincenzo Esposito, Dott. Luigiantonio Galasso, P.I. Antonino Giunta, Ing. Antonio Iannucci, Dott. Gennaro Napoletano, l’App. Sc. Q.S. Raffaele Napolitano, Prof. Valerio Stefano Sacco, Avv. Salvatore Samo, P.I. Luigi Scarano, Brig. CC. Nicola Scarinzi, LgT AM Dott. Ciro Sommella, Dott. Dario Taranto e Dott. Giovanni Tartaglione, Magg. CC. Ing. Luigi Tullio, Ten. AM Dott. Filippo Zarantonello; la Dama di Merito Enza Celotto; e la Dama di Ufficio Roberta Di Biase; nonché Postulanti e amici dell’Ordine.
La recita del Santo Rosario






Prima della Celebrazione Eucaristica è stato recitato il Santo Rosario, guidato:
per il Primo mistero della gioia, L’angelo annuncia a Maria la nascita di Gesù da Roberta Di Biase, Dama di Ufficio, che ha organizzato il momento di preghiera mariano;
per il Secondo mistero della gioia, Maria fa visita alla cugina Elisabetta da Enza Celotto, Dama di Merito;
per il Terzo mistero della gioia, Gesù, il figlio di Dio, nasce dalla Vergine Maria dal Rag. Vincenzo Esposito, Cavaliere di Ufficio;
per il Quarto mistero della gioia, Maria e Giuseppe presentano Gesù al Tempio dal LgT AM Dott. Roberto Russo, Cavaliere di Merito;
per il Quinto mistero della gioia, Maria e Giuseppe ritrovano Gesù nel Tempio fra i dottori e la recita delle Litanie Lauretane dal Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere de Jure Sanguinis.
La Santa Messa





La solenne Celebrazione Eucaristica per l’Esaltazione della Santa Croce è stata presieduta dal Parroco di San Giovanni Maggiore Don Salvatore Giuliano, Cappellano di Merito, e concelebrata dal Parroco di Ave Gratia Plena della Frazione Casali di Faicchio in Provincia di Benevento e Segretario del Vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, Don Alex Criscuolo, Postulante, con l’assistenza del Diacono Dott. Filiberto Incarnato, degli accoliti Dott. Francesco Lippiello, Postulante, e Dott. Gennaro Bretone, Cavaliere di Grazia magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta, del Ministrante Dott. Edoardo De Cristofaro e del Responsabile del Cerimoniale ad interim, Dott. Domenico Giuseppe Costabile, Cavaliere di Merito. L’animazione liturgica è stata curata dall’organista della Basilica di San Giovanni Maggiore Maestro Pietro Liguori.
All’inizio della Celebrazione Eucaristica Don Salvatore Giuliano ha ringraziato, anche a nome dell’Arcivescovo Metropolita di Napoli, S.Em.R. il Signor Cardinale Domenico Battaglia, la Delegazione di Napoli e Campania per la presenza nelle attività pastorali e in quelle assistenziali sia della Parrocchia di San Giovanni Maggiore sia dell’Arcidiocesi, tra cui la Casa della Pace “Don Tonino Bello”.
La Liturgia della Parola

La Prima Lettura (Nm 21,4b-9 – Chiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita) e il Salmo Responsoriale (Sal 77 (78) – Non dimenticate le opere del Signore) sono stati letti dall’Avv. Stefano d’Ambrosio, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.

La Seconda Lettura (Fil 2,6-11 – Cristo umiliò sé stesso, per questo Dio lo esaltò) è stata letta dal Responsabile del Cerimoniale ad interim Dott. Domenico Giuseppe Costabile, Cavaliere di Merito.

Il Vangelo (Gv 3,13-17 – Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo) è stato proclamato dal Diacono Dott. Filiberto Incarnato, che ha letto anche la Preghiera dei fedeli.
L’omelia

Nell’omelia, Don Salvatore Giuliano ha proposto una riflessione sul significato della Croce, presentata non soltanto come strumento della Passione di Cristo, ma come luogo nel quale si manifesta pienamente l’azione salvifica della grazia.
La Croce specchio di Dio
La liturgia della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce ha condotto l’assemblea al cuore del dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, narrato dal Vangelo secondo Giovanni. In quell’incontro, Cristo annuncia che il Figlio dell’uomo dovrà essere innalzato affinché chiunque creda in Lui possa ricevere la vita eterna.
L’innalzamento sulla Croce non rappresenta quindi una sconfitta, ma la piena manifestazione del mistero di Dio. Proprio nel momento in cui, secondo la logica umana, tutto sembra concludersi nel fallimento, nella sofferenza e nella morte, si rivela invece la potenza di un amore capace di donarsi senza riserve.
Don Giuliano ha ricordato che Gesù, nel corso della propria predicazione, ha parlato del Padre attraverso le parabole, le parole, i gesti, i segni e i miracoli. Tutto il suo ministero ha consentito alle folle di conoscere il volto misericordioso di Dio. Tuttavia, la rivelazione più completa e definitiva di chi sia veramente Dio si realizza nel mistero della Croce.
La Croce diviene così la più grande catechesi e il più alto annuncio dell’identità divina: Dio è amore totale, amore che si dona e si consegna liberamente per la salvezza dell’uomo.
Richiamando il significato del verbo greco paradidomi, Don Giuliano ha sottolineato come Cristo non subisca passivamente il proprio destino, ma consegni volontariamente sé stesso. Pur trovandosi dinanzi al dramma prodotto dalla confusione, dalla violenza e dal peccato degli uomini, Gesù trasforma il patibolo e lo strumento di morte nel luogo della più alta manifestazione dell’amore di Dio.
È questo, ha spiegato Don Giuliano, il modo di agire della grazia: Dio entra nelle ferite della storia e trasforma ciò che è male, peccato e morte in un’occasione della sua presenza e della sua salvezza.
La Croce è pertanto, innanzitutto, lo specchio di Dio. Guardando Cristo crocifisso, il credente comprende che Dio non rimane distante dalla sofferenza dell’uomo, ma vi entra pienamente, assumendola e trasformandola attraverso la forza dell’amore.
La Croce come specchio dell’uomo
La Croce, tuttavia, non rivela soltanto il volto di Dio. Essa è anche lo specchio dell’uomo, perché è soprattutto nella sofferenza che ciascuna persona manifesta ciò che custodisce realmente nel proprio cuore.
Nei momenti sereni è più facile offrire un’immagine positiva di sé. Quando invece sopraggiungono il dolore, la fragilità, la delusione o la prova, viene alla luce la dimensione più profonda dell’essere umano. Il modo nel quale una persona affronta la sofferenza rivela la qualità della sua fede, delle sue relazioni e della sua capacità di amare.
Da questa considerazione nasce l’invito a imparare a portare la propria croce. Il dolore non deve trasformarsi soltanto in disperazione, avvilimento o risentimento; non può diventare un’esperienza capace di intristire definitivamente l’esistenza, rendere peggiori o alimentare la ribellione contro Dio, contro gli altri e contro sé stessi.
Anche per l’uomo, come per Cristo, la Croce può diventare uno strumento di elevazione. Non perché la sofferenza sia un bene in sé, ma perché, quando viene attraversata nella fede e nell’amore, può divenire occasione di maturazione, offerta, purificazione e vicinanza agli altri.
La Festa dell’Esaltazione della Santa Croce costituisce quindi un invito a interrogarsi sul modo in cui ciascuno porta le proprie croci. Ogni credente è chiamato a domandarsi come stia vivendo i momenti bui, le fragilità, le ferite interiori e le sofferenze provocate dalle circostanze della vita o dalle persone incontrate lungo il cammino.
La domanda decisiva non riguarda soltanto la presenza della Croce, inevitabile in ogni esistenza umana, ma il modo in cui essa viene accolta e vissuta. La medesima sofferenza può infatti chiudere il cuore oppure renderlo più capace di comprensione; può generare amarezza oppure trasformarsi in partecipazione al dolore degli altri; può isolare oppure aprire a una comunione più autentica.
La Croce nella tradizione Costantiniana
Don Giuliano ha quindi richiamato l’origine antica della festa e la tradizione legata al ritrovamento della Croce di Cristo da parte di Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino, nonché all’edificazione del complesso costantiniano del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
La Basilica voluta da Costantino divenne il luogo destinato a custodire e venerare la memoria della Passione, della morte e della Risurrezione del Signore. Le reliquie della Santa Croce furono offerte alla venerazione del popolo Cristiano quale testimonianza del sacrificio attraverso il quale Cristo aveva redento l’umanità.
Questo richiamo ha assunto un significato particolarmente intenso per i Cavalieri, le Dame e i Postulanti partecipanti alla Celebrazione Eucaristica. La Festa dell’Esaltazione della Santa Croce costituisce infatti, insieme alla Festa di San Giorgio Martire, uno degli appuntamenti religiosi più importanti e sentiti dal Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
La Croce non è soltanto il segno distintivo dell’Ordine, ma il fondamento spirituale della sua missione. Essa richiama ogni appartenente alla Sacra Milizia Costantiniana alla fedeltà al Vangelo, al servizio della Chiesa, alla carità verso i bisognosi e alla disponibilità a donare sé stesso per il bene del prossimo.
Don Giuliano ha pertanto invitato i partecipanti a non ridurre la Croce a un semplice monile da portare al collo, a un gioiello da conservare o a un ornamento da esporre nelle proprie abitazioni. La Croce deve diventare soprattutto una logica di vita, capace di orientare le scelte quotidiane.
È la logica di Dio: la logica della donazione, del servizio e dell’offerta. Essere cristiani significa scegliere, sull’esempio di Gesù, di donarsi ai fratelli, operando per il loro bene, per la loro salvezza e per la glorificazione di Dio.
Don Giuliano ha così concluso l’omelia con un forte richiamo alla coerenza della testimonianza Cristiana. Contemplare la Croce significa accogliere la misura dell’amore di Cristo e lasciare che essa trasformi concretamente il modo di vivere, di affrontare la sofferenza e di servire il prossimo.
Il richiamo alla Missione Decanale
Al termine della Celebrazione Eucaristica, Don Salvatore Giuliano ha ringraziato la Delegazione di Napoli e Campania per la vicinanza e per la disponibilità manifestata nei confronti della Missione Decanale del Primo Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli, prevista per il mese di ottobre.
L’iniziativa comprenderà diverse Tende, intese come occasioni di ascolto, preghiera, evangelizzazione, servizio e festa.
La Tenda della carità vedrà lo svolgimento, dal 5 al 29 ottobre, di numerose attività in favore delle persone senza dimora, realizzate insieme alla Caritas Diocesana e alle realtà assistenziali operanti sul territorio.
Sono inoltre previste le Tende dell’ascolto, dedicate ai giovani, alle famiglie e alla conoscenza della Sacra Scrittura, e la Notte bianca della preghiera, durante la quale le Parrocchie del Decanato saranno unite nell’Adorazione Eucaristica.
Il percorso si concluderà venerdì 30 ottobre, alle ore 20.00, nella Chiesa monumentale di Santa Maria Donnaregina, con la Tenda della festa e la rappresentazione del musical Forza venite gente, dedicato alla vita di San Francesco d’Assisi e di Santa Chiara, interpretato dai giovani del Decanato, impegnati come attori, cantanti, ballerini e musicisti, e assumerà un significato particolare nell’anno dell’Ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
Don Giuliano ha invitato la Delegazione di Napoli e Campania a condividere anche questo momento conclusivo. Cavalieri, Dame e Postulanti saranno chiamati a offrire la propria collaborazione nelle attività caritative e organizzative, confermando, attraverso una presenza discreta e operosa, la concreta adesione ai valori cristiani del servizio, della fraternità e della prossimità.
La Preghiera del Cavaliere Costantiniano

Al termine del Sacro Rito, il Vice Delegato ad interim Marchese Don Carlo de Gregorio Cattaneo di Sant’Elia, Marchese di Squillace e Duca di Noja, Principe di Sant’Elia, Cavaliere di Giustizia, ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.
La rimessa degli attestati
della Medaglia di Benemerenza Giubilare
Successivamente, il Vice Delegato ad interim, assistito dal Segretario Generale ad interim e coadiuvato dal Responsabile alla Cultura ad interim e dal Responsabile del Cerimoniale ad interim, ha rimesso gli attestati della Medaglia di Benemerenza Giubilare 2025 ad alcuni Confratelli che hanno partecipato al Pellegrinaggio Giubilare Internazionale Costantiniano in occasione del Giubileo della Speranza, che si è tenuto a Roma sabato 13 settembre 2025.






Sono stati insigniti della Medaglia d’oro: il Cavaliere di Merito con Placca d’Argento Avv. Gesualdo Marotta; i Cavalieri di Merito Dott. Renato Fasano Celentano e Dott. Antonio Steardo; e i Cavalieri di Ufficio Dott. Ivan Di Vicino e App. Sc. Q.S. Raffaele Napolitano.



Sono stati insigniti della Medaglia d’argento: i Cavalieri di Ufficio C.M.EI Andrea Albertini, Dott. Luigiantonio Galasso e P.I. Luigi Scarano.
Successivamente alla consegna degli attestati di benemerenza della Medaglia Giubilare, il Segretario Generale ad interim ha espresso ai premiati, anche a nome del Delegato, i voti augurali più fervidi per l’importante riconoscimento: «Che questo riconoscimento possa essere per ciascuno di loro un segno tangibile della gratitudine dell’Ordine e, nel contempo, un rinnovato invito a proseguire con Fede, umiltà e spirito di servizio nel cammino intrapreso, nel nome della Croce e al servizio della nostra Santa Chiesa».

Dopo la Benedizione conclusiva e il popolare canto devozionale mariano Ave Maria, Gratia Plena, davanti all’altare maggiore è stata scattata la foto di gruppo con i partecipanti.

Ha collaborato alla redazione di questa notizia il Cav. Prof. Antonio De Stefano, con il Cav. Carlo Maria Faiello. Il servizio fotografico è a cura dei Cavalieri LgT AM Dott. Ciro Sommella e App. Sc. Q.S. Raffaele Napolitano.
«La nostra gloria è la Croce di Cristo»
Il Martirologio Romano ricorda il 14 settembre la «Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore».
«Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati» (cfr. Gal 6,14).
La Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, che viene celebrata il 14 settembre da molti cristiani d’Oriente e d’Occidente, è una ricorrenza di antichissima origine gerosolimitana, legata alla dedicazione del complesso basilicale della Risurrezione edificato per volontà dell’Imperatore Costantino e al ritrovamento, secondo la tradizione, della reliquia della Croce di Cristo da parte di Sant’Elena, madre dell’Imperatore, nel IV secolo.
Nel luogo del ritrovamento Costantino fece edificare un grande complesso comprendente l’Anastasis, la rotonda in corrispondenza del Santo Sepolcro, il triportico attorno alla roccia del Golgota e il Martyrium. La dedicazione delle basiliche costantiniane veniva celebrata a Gerusalemme con grande solennità e, in tale occasione, era proposta alla venerazione dei fedeli la reliquia della Croce del Signore. Progressivamente questa venerazione assunse un rilievo tale da dare origine alla Festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
La tradizione della Chiesa ricorda anche la restituzione della preziosa Reliquia a Gerusalemme da parte dell’Imperatore Eraclio, dopo che la Croce era caduta nelle mani dei Persiani durante la conquista della Città Santa nel 614.
In Occidente veniva celebrata anche il 3 maggio la festa dell’Inventio Crucis, dedicata al ritrovamento della Vera Croce, ricorrenza che non figura più nel calendario liturgico romano. Nella tradizione bizantina, invece, l’«Universale Esaltazione della Croce preziosa e vivificante» del 14 settembre conserva un’importanza particolare; la Santa Croce viene inoltre venerata in altri momenti dell’anno liturgico, tra cui il 1° agosto e la terza domenica della Grande Quaresima.
Dallo strumento del supplizio
all’albero della vita
Con la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce non viene esaltata la crudeltà di uno dei più terribili strumenti di supplizio dell’antichità, ma l’Amore che Dio ha manifestato agli uomini attraverso il sacrificio di Cristo. Pur essendo Dio, Cristo umiliò se stesso facendosi servo. Questa è la gloria della Croce di Gesù.
La Croce, già segno di morte e di ignominia, diventa per il cristiano albero della vita, trono e altare della Nuova Alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo, che sulla Croce dona se stesso per la salvezza dell’umanità, nasce il popolo della Nuova Alleanza. La Croce diventa così segno della signoria di Cristo e della vocazione di quanti, attraverso il Battesimo, sono configurati a Lui nella morte per partecipare alla sua Risurrezione e alla sua gloria.
«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).
La preghiera alla Santa Croce
che ha accolto Dio
La Croce del Signore nostro Gesù Cristo sia l’unico vanto del cristiano (cfr. Gal 6,14).
In Cristo, la Croce è divenuta strumento di vittoria. Il vero Signore della nostra terra è Cristo. Egli ci esorta a pregare sempre, senza stancarci (cfr. Lc 18,1). L’Apostolo ammonisce: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi» (1Pt 5,8-9).
Seguendo l’esempio del Salmo, nel quale è scritto «Sette volte al giorno io ti lodo, per i tuoi giusti giudizi» (Sal 119 [118],164), ci raccogliamo in preghiera.
Benedetto sia il Signore nostro Gesù Cristo.
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi peccatori.
Dio, santo e potente, santo e immortale, che sei stato crocifisso per noi, abbi pietà di noi.
Gloriosa e benedetta, sempre beata Vergine Maria, Madre di Dio, presenta le nostre suppliche al Figlio tuo e nostro Dio, affinché ci liberi dalla tentazione e da ogni nostro pericolo.
Per mezzo della Santa Croce supplichiamo il Signore, affinché mediante essa ci liberi dai peccati e ci doni la vita con la grazia della sua misericordia. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.
Confidando nella Santa Croce, supplichiamo il Signore affinché ci liberi dai peccati e, con la sua misericordia, ci doni la vita e ci faccia vivere. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.
La tua Croce sia per noi rifugio, Signore Gesù. Quando apparirai nella gloria del Padre, tra nubi luminose, noi che speriamo in te non saremo confusi, ma, per la tua grande potenza, gioiremo alla tua destra, come figli della luce e figli del giorno.
Preghiera alla Santa Croce che ha accolto Dio
Mediatrice della nostra salvezza, pegno della speranza del mondo intero, luce radiosa dell’universo, sole dell’amore, rifugio della speranza, santo e tremendo segno della benevolenza di Dio verso di noi, spada pervasa dalla potenza divina che abbatte il nostro avversario, sigillo dei nostri sensi, saldo rifugio della nostra speranza: la tua potenza divina, che mantiene salde le fondamenta del mondo, tenga le nostre anime e i nostri corpi lontani dall’ira, dalla concupiscenza, dall’odio e da tutte le prove e tentazioni spirituali e corporali, e ci custodisca con la tua tremenda potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Foto di copertina: Lázaro Pardo Lagos o sua bottega, Esaltazione della Croce, 1640–1660, olio su tela con applicazioni di foglia d’oro, 191,10 × 148,10 cm, Fundación Pedro y Angélica de Osma, Museo Pedro de Osma, Lima, Perù.
L’opera non raffigura uno specifico episodio storico legato al ritrovamento o alla restituzione della Vera Croce, ma propone una complessa rappresentazione allegorica della Croce come strumento universale della Redenzione.
Il sacro legno, scuro e circondato da raggi dorati, domina la composizione e congiunge simbolicamente la terra al cielo. In alto appare la Santissima Trinità, mentre gli angeli mostrano diversi strumenti della Passione di Cristo. Sopra la Croce, il pellicano che si ferisce il petto per nutrire i piccoli con il proprio sangue richiama il sacrificio del Salvatore e il mistero dell’Eucaristia. Ai piedi del legno, il teschio e le ossa alludono ad Adamo e alla tradizione secondo la quale il Calvario sarebbe sorto nel luogo della sua sepoltura: Cristo, nuovo Adamo, redime con il proprio sangue il peccato dell’umanità. Le corone e gli altri segni del potere deposti a terra esprimono la sottomissione di ogni autorità alla signoria salvifica della Croce.
Tra le figure raccolte in adorazione si riconoscono anche esponenti della spiritualità francescana, probabilmente San Bonaventura e Sant’Antonio di Padova.
Nel trattamento allungato ed elegante delle figure permane il gusto manierista, mentre la ricchezza delle dorature annuncia uno dei caratteri più riconoscibili della pittura cusqueña dell’età vicereale.
