Come da tradizione, il Delegato ha simbolicamente offerto un dono destinato ai meno fortunati: panettoni allestiti a forma di albero di Natale, frutto dell’impegno dei Cavalieri, accompagnati dal Tesoriere di Delegazione, il Dott. Gastone Brizzi, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.


Anche quest’anno si è proceduto al sorteggio del Bambinello di cera, manufatto di altissimo artigianato siciliano, il cui ricavato sarà devoluto a sostegno delle mamme assistite e dei loro bambini.

A conclusione della significativa cerimonia di consegna dei doni natalizi, è stata celebrata la Santa Messa, presieduta da Padre Luigi De Lucia, S.I., concelebranti Don Davide Calantoni, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, e di Padre Faustino Licata, S.I.
Le Dame al Giardinello
La Nobile Congregazione Segreta delle Dame sotto il titolo dell’«Aspettazione del Parto della Vergine Maria» è composta da nobildonne appartenenti ai più alti ceti dell’aristocrazia palermitana. Il termine “segreta”, evocato nella denominazione, non allude a una dimensione misteriosa, bensì alla distinzione tra la sfera “segreta”, ossia privata, e quella “pubblica”.
Le Dame si dedicavano alla preghiera e alle opere di elevazione spirituale. L’impegno prevedeva riunioni mensili per esercizi spirituali incentrati sulle meditazioni della buona morte, la preghiera per le partorienti e per le consorelle defunte, nonché specifici percorsi spirituali nel periodo quaresimale e durante la Novena di Natale. La guida spirituale veniva tradizionalmente scelta tra i Gesuiti della vicina Casa Professa.
Fin dalle origini, tuttavia, l’opera principale delle Consorelle è stata l’assistenza alle partorienti povere del quartiere dell’Albergheria. Esse realizzavano corredini per i neonati, i cosiddetti “canestri”, che venivano distribuiti alle future mamme in occasione del Natale e della Pasqua.
Il Marchese di Villabianca e il Canonico Gaspare Palermo indicano il 1595 come anno di fondazione della Congregazione, mentre Antonino Mongitore, nel Palermo divoto di Maria Vergine, fa riferimento al 1608, anno in cui venne edificato l’oratorio. Purtroppo, negli archivi dell’oratorio non sono stati rinvenuti documenti relativi alla fondazione: è verosimile che la documentazione dei primi cento anni di vita del sodalizio sia andata perduta a seguito dei gravi danni subiti dall’edificio durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. I documenti più antichi oggi conservati risalgono al 1692 e riportano l’elenco delle cariche delle Dame.
La Congregazione era retta da una governatrice, eletta annualmente dalle consorelle e affiancata da due “congiunte”, scelte tra le Dame in possesso dei quattro quarti di nobiltà. Esistevano inoltre altre cariche, quali segretaria, capo coro, maestra di cerimonia e tesoriera, quest’ultima di particolare delicatezza. In un documento del 1699 si legge: «La secretaria, oltre la fedeltà e buoni costumi, deve sapere leggere e scrivere, perché ella deve leggere in Congregazione le lezioni spirituali e tutte quelle cose che bisogneranno in congregazione, ed abbia cura di tenere ordinatamente scritti in una tabella appesa nell’oratorio i nomi di tutte le sorelle».
Con il trasferimento della corte borbonica da Napoli a Palermo in epoca napoleonica, il prestigioso ufficio di Governatrice – oggi definito Superiora – venne attribuito alla Regina consorte. Dal 1803 e fino alla fine della monarchia, la carica fu attribuita nominalmente alla consorte regnanti in carica (rappresentata localmente da una vicaria), tra cui:
- Regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena consorte di Ferdinando I di Borbone delle Due Sicilie
- Regina Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena consorte di Vittorio Emanuele II di Savoia
- Regina Margherita di Savoia consorte di Umberto I di Savoia
- Regina Elena Petrovich del Montenegro consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia
Nel corso dei secoli, il sodalizio ha annoverato esponenti delle più influenti famiglie dell’aristocrazia siciliana, tra cui:
- Principessa di Bonfornello
- Principessa di Butera
- Principessa di Rosolini
- Principessa di Cerami
- Principessa Lanza
- Marchesa dell’Alimena
- Duchessa di Camastra
- Donna Anna Maria Paternò ed Alliata
In tempi recenti, la carica di Superiora è stata ricoperta dalla Contessa Maria Felice Boscogrande Riva Sanseverino e attualmente da Donna Agata Orlando Riva Sanseverino.
La Congregazione venne riformata nel 1733 dalla Principessa di San Lorenzo, Eleonora Ruffo e Oneto.
Fin dalle origini, il sodalizio ha svolto un’intensa attività di beneficenza e assistenza sociale a favore degli indigenti del quartiere, con particolare attenzione alle giovani donne e alle neomamme in condizioni di disagio economico e sociale, comprese donne immigrate provenienti da Paesi extraeuropei.
Ancora oggi la Congregazione è composta esclusivamente da donne, fortemente impegnate in ambito sociale, attraverso la preparazione di corredini per neonati, attività di doposcuola per i bambini dell’Albergheria e iniziative di adozione a distanza. Le Dame si riuniscono ogni venerdì del mese, nonché in occasione degli esercizi spirituali prepasquali e della festa di Maria Santissima dell’Aspettazione del Parto, celebrata il 18 dicembre.

L’oratorio del Ponticello
L’oratorio delle Dame al Giardinello sorge nella contrada del Ponticello, lungo la strada detta di Casa Professa, come ricordava Gioacchino Di Marzo nella sua opera Opere storiche inedite sulla città di Palermo del 1873.
Costruito tra il 1595 e il 1608 nei pressi della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Ponticello, oggi santuario di Nostra Signora di Lourdes, l’oratorio nacque contemporaneamente alla Congregazione, fondata dalle nobildonne palermitane per sostenere spiritualmente e materialmente le partorienti indigenti del quartiere dell’Albergheria.
L’edificio sorse sulle rovine di una preesistente struttura ecclesiale; un documento del 1608 riferisce che i maestri fabbricatori Giuseppe Russo e Carlo Scotto furono costretti a “sdirrupare” alcune abitazioni limitrofe per realizzare la nuova fabbrica. Alle raffinate Dame dell’aristocrazia palermitana si deve il gusto elevato degli arredi, delle pitture, degli stucchi e delle suppellettili che impreziosiscono l’oratorio.
Già nell’estate del 1608 le Dame svolgevano le loro attività caritative presso l’oratorio del Ponticello, che tuttavia non presentava ancora l’aspetto attuale. Ai piedi dell’altare maggiore è visibile un frammento di un più ampio pannello maiolicato, oggi disperso, raffigurante l’edificio e un ponte sul fiume Kemonia, da cui deriva l’etimologia del toponimo “Ponticello”.
L’impianto architettonico segue il modello canonico degli oratori palermitani, con anti-oratorio, aula rettangolare e presbiterio dotato di scranni lungo il lato maggiore. Le pareti sono interamente decorate con affreschi a trompe-l’œil, finte architetture, rilievi a stucco, eleganti arredi lignei intarsiati e preziose suppellettili di varie epoche.
L’accesso avviene dalla via Ponticello attraverso un antico portone ligneo incorniciato da un portale barocco in pietra di Billiemi, sormontato da un medaglione marmoreo con il monogramma mariano. L’ingresso conduce a un corridoio con panche lignee, cui segue una galleria porticata affacciata, da un lato, sulle finestre del salone della Congregazione e, dall’altro, sul caratteristico Giardinello, con pavimento maiolicato ottocentesco e una piccola fontana circolare con papiri.
Da qui si accede alla sacrestia e alla cappella oratoriale, impreziosita da magnifici arredi lignei a intarsio, con applicazioni intagliate e dorate, realizzate tra il 1711 e il 1719 su disegni di Antonio Grano.
La cappella presenta un altare sormontato da un dipinto raffigurante la Madonna del Parto, affiancata dai Santi Pietro e Paolo. L’aula è arricchita da scranni intarsiati, medaglioni con i Misteri Mariani e quadretti raffiguranti episodi della vita di Gesù fanciullo. La volta, affrescata con il Trionfo della Vergine, è opera di Andrea Palma e Antonino Grano.
Sulla controfacciata campeggia il dipinto dell’Ultima Cena, mentre l’oratorio custodisce anche una copia dello Spasimo di Sicilia. L’altare barocco, attribuito ad Andrea Palma, presenta inserti in marmo mischio ed è tradizionalmente ornato da candelieri e vasetti d’argento.
Numerosi interventi di restauro hanno preservato l’oratorio nel tempo: dal primo, promosso nel 1873 dalla Duchessa di Monteleone, fino ai restauri del secondo dopoguerra, agli interventi conservativi più recenti sugli affreschi e sugli arredi lignei, culminati tra il 2018 e il 2019 nel restauro delle 36 sedi presbiterali e del tavolo consolle centrale, eseguito dal maestro restauratore Gerlando Calì.

La Madonna dell’Aspettazione al Parto
La patrona della Congregazione è la Madonna dell’Aspettazione al Parto, raffigurata da anonimo pittore del XVIII secolo nella pala d’altare dell’Oratorio: la Vergine incoronata è in ginocchio davanti all’Onnipotente e ai piedi della Madonna è collocato un canestrino, dove è riposto il corredino di un neonato.
Causa dell’inconvenienza della festa gioiosa dell’Annunciazione, il 25 marzo, in pieno tempo di Passione, i vescovi della Spagna spostarono questa grande festa al 18 dicembre, celebrando sia l’Annunciazione che la Divina Maternità della Beata Vergine Maria. Successivamente, il rito mozarabico si incontrerà con il rito romano e la festa del 25 marzo troverà il suo posto in Spagna. Tuttavia, la devozione dei fedeli era così grande che la Chiesa istituì, il 18 dicembre, otto giorni prima di Natale, una nuova festa intitolata Aspettazione del Parto della Beata Vergine, in ricordo dell’Annunciazione, e serviva anche come preparazione alla Natività.
La Madonna dell’Aspettazione al Parto è detta anche Madonna della Speranza e, certamente, nulla raffigura la speranza quanto una donna in attesa della nascita del Figlio. Aspettazione significa attesa. In effetti, sono due ad aspettare.
L’Immacolata attende il suo divin Figlio. Lo aspetta in pace e gioia. Veramente è benedetta nella sua attesa. Più di tutti i profeti, desidera quest’ora di liberazione, più dei Re dell’Antico e del Nuovo Testamento, vuole dare suo Figlio, il suo Salvatore, al mondo desolato. Lei anela con tutto il suo spirito all’ora in cui Lui, il Signore e il Maestro, aprirà le sue porte: “Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte eterne, ed entri il re della gloria” (Salmo 23).
Anche Nostro Signore sta aspettando dall’altra parte della porta. Sta aspettando la sua ora come dirà tante volte: “La mia ora non è ancora arrivata!” Con quali infiniti desideri sospira, langue nel grembo vergine dell’Immacolata. Colui che è senza tempo, è diventato prigioniero dell’amore in questo Corpo Immacolato, è diventato prigioniero del tempo.
La Madonna dell’Aspettazione al Parto è detta anche Madonna dell’O. Questa “O”, che segna il vocativo, è usata per la chiamata, l’introduzione alla preghiera e alla supplica. Segna anche stupore, ammirazione e dolore. Stupore della Natura sorpresa che una Vergine possa partorire senza dolore, ammirazione degli angeli e di San Giuseppe davanti a questi misteri della grazia, e gemiti dei figli di Adamo, seduti nelle tenebre della morte.
Nelle antiche antifone che iniziano con l’esclamazione vocativa “O”, recitate negli ultimi sette giorni di Avvento, all’”O” segue un appellativo riferito al Messia: O Sapienza, O Signore, O Radice di Iesse, O Chiave di Davide, O Astro Sorgente, O Re delle Genti, O Emmanuele. In passato tra le antifone in “O” dell’Avvento figurava anche quella indirizzata alla Vergine: O Virgo Virginum, quomodo fiet istud? ed era l’antifona d’introduzione propria del Magnificat.
La Preghiera
alla Madonna dell’Aspettazione al Parto
O Maria, Vergine e Madre, Tu sola hai meritato di portare il Salvatore del mondo e lo hai dato alla luce perché si compisse l’opera della nostra Redenzione. Per questa Tua dignità di Madre di Dio, Tu sei degnissima di ogni nostra lode e di ogni nostro amore. Tu che sei il Tabernacolo vivente di Dio, l’Arca della Alleanza del Nuovo Testamento, la Portatrice di Cristo: mostra anche a noi Gesù, Tuo Figlio.
O Madonna dell’Aspettazione del Parto suscita in noi il Tuo ardente desiderio di vedere Gesù, infondi nei nostri cuori il Tuo amore per Lui, comunicaci la Tua fede, la Tua speranza, la Tua carità per piacere a Lui.
O Gesù vivente in Maria, vieni e vivi nei Tuoi servi, nello spirito della Tua santità, nella verità e pienezza delle Tue virtù, nella Comunione dei Tuoi misteri.
O Gesù, domina il nemico potere, a gloria del Padre.
Amen.
