La Delegazione Sicilia Occidentale in pellegrinaggio al Santuario di Gibilmanna nel mese dedicato alla Vergine Maria

La Delegazione Sicilia Occidentale in pellegrinaggio al Santuario di Gibilmanna nel mese dedicato alla Vergine Maria La Delegazione della Sicilia Occidentale dello Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha vissuto il 10 maggio 2026, V Domenica di Pasqua, un Pellegrinaggio presso il Santuario di Maria Santissima di Gibilmanna. La giornata è stata per i Cavalieri, le Dame e i Postulanti della Delegazioni, guidati dal Vice Delegato, Avv. Carlo Varvaro, Cavaliere de Jure Sanguinis, un’occasione di raccoglimento spirituale e di comunione fraterna, nel segno della devozione mariana e della condivisione dei valori Cristiani che animano la vita della Sacra Milizia, immersi in uno dei luoghi più significativi della Fede siciliana.

Il santuario sorge sul territorio di Cefalù, nella Città metropolitana di Palermo e Diocesi di Cefalù, a circa 800-850 metri sul livello del mare, sulle pendici occidentali del Pizzo Sant’Angelo, nel cuore delle Madonie. Da secoli rappresenta uno dei principali luoghi di spiritualità mariana della Sicilia, profondamente legato alla storia religiosa, culturale e sociale del territorio.

Il Pellegrinaggio si inserisce nel percorso spirituale e formativo promosso dalla Delegazione Sicilia Occidentale, volto a favorire occasioni di incontro, riflessione e partecipazione ecclesiale, nel solco della tradizione e dei valori propri dell’Ordine Costantiniano. Il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria, rappresenta per la Chiesa un tempo particolarmente intenso di preghiera, contemplazione e affidamento filiale alla Madre di Dio. È un periodo nel quale le comunità Cristiane sono chiamate a riscoprire la profondità della devozione mariana attraverso il Rosario, i pellegrinaggi, gli incontri di spiritualità e i momenti di raccoglimento vissuti comunitariamente.
Copertina

Iniziative come pellegrinaggi e momenti di preghiera condivisa assumono un significato ancora più profondo: non soltanto occasioni di incontro, ma autentici percorsi spirituali attraverso i quali rafforzare la propria fede e rinsaldare il legame con la vita della Chiesa e del territorio.

Il Delegato per la Sicilia Occidentale, il Nob. Prof. Avv. Salvatore Bordonali, Signore di Pirato, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, ha dichiarato: «Desidero esprimere profonda gratitudine ai Frati del Santuario di Gibilmanna per l’accoglienza fraterna riservata alla nostra Delegazione. Giornate come questa rappresentano una dimensione essenziale della vita dell’Ordine poiché offrono momenti preziosi di crescita spirituale, comunione e autentica testimonianza Cristiana, che consentono a Cavalieri, Dame e Postulanti di vivere concretamente la spiritualità Costantiniana attraverso la preghiera, la fraternità e la partecipazione alla vita religiosa del territorio. Ritrovarsi insieme, in preghiera, specialmente in un luogo così ricco di storia, di Fede e di profonda devozione mariana come il santuario di Gibilmanna, significa rinnovare il nostro cammino di fede e di rafforzare il senso della nostra missione e del nostro servizio alla Chiesa, ai fratelli e alla comunità».

Ad accogliere Cavalieri, Dame e Postulanti e amici dell’Ordine per questo significativo momento di Fede e fraternità nel mese dedicato alla Vergine Maria, alle ore 10.30 presso il piazzale antistante il santuario, sono stati il Responsabile della Comunicazione della Delegazione della Sicilia Occidentale, Dott. Giovanni Azzara, Cavaliere di Ufficio; e la Responsabile dei Pellegrinaggi, Prof.ssa Viviana Monachella, Dama di Ufficio.

Alle ore 11.00, nel santuario è stata celebrata la Santa Messa, presieduta da Mons. Pietro Passantino, Vicario pastorale della Parrocchia di San Giuseppe dell’Arcidiocesi di Palermo, in ritiro presso il santuario.

Nella sua omelia, Mons. Passantino ha offerto una meditazione sul brano del Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21 – Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito) nel quale Gesù dice ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». Un passaggio che ha definito “la sintesi più autentica della vita Cristiana”, spiegando come “l’amore verso Dio non possa limitarsi alle parole ma debba tradursi concretamente nella testimonianza quotidiana e nel servizio verso il prossimo”.

Soffermandosi poi sulle parole: «Non vi lascerò orfani», Mons. Passantino ha ricordato come Cristo continui ad accompagnare la Chiesa attraverso il dono dello Spirito Santo: “Anche nei momenti di smarrimento, di prova o di solitudine – ha sottolineato – il Cristiano non è mai abbandonato. Lo Spirito della verità rimane accanto a noi e ci guida nel discernimento e nella fede”.

Quindi, Mons. Passantino ha invitato a vivere la vocazione cavalleresca come autentica testimonianza evangelica, richiamando il valore della carità, dell’umiltà e della fedeltà ai principi Cristiani. “Essere Cavalieri oggi – ha aggiunto – significa soprattutto essere uomini e donne capaci di custodire il Vangelo nella vita concreta, attraverso piccoli gesti quotidiani di bene”.

Durante la liturgia alcuni Cavalieri hanno prestato servizio all’altare, curando le letture e l’offertorio, in un clima di raccoglimento e partecipazione. Prima della benedizione finale, il Vice Delegato ha guidato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.

Terminata la Celebrazione Eucaristica, alle ore 12.00 i partecipanti si sono trasferiti al Museo Etnoantropologico e dell’Arte Sacra “Fra Giammaria da Tusa”, dove il volontario Giovanni Glorioso ha illustrato la storia del museo e accompagnato i presenti in un percorso tra arte, spiritualità e tradizioni popolari.

Il museo, articolato in dieci sale dedicate ad altrettanti frati cappuccini, custodisce preziose testimonianze della cultura religiosa e contadina siciliana. Particolare interesse ha suscitato la sala dedicata a Frate Domenico da Isnello, dove è conservato uno straordinario organo a canne palustri del XVII secolo, considerato dagli esperti un esemplare unico in Europa. Molto apprezzate anche la sala dedicata a Frate Felice da Nicosia, con antichi strumenti agricoli e artigianali utilizzati dai Cappuccini, e quella dedicata a San Gregorio Magno, impreziosita da arredi sacri e oggetti liturgici di grande valore.

Grande attenzione anche per la sala dedicata a Frate Ivone da Messina, dove campeggia una monumentale tela raffigurante l’Ultima Cena, ricca di simbologie religiose, e per la ricostruzione di una tipica cella cappuccina nella decima sala, capace di restituire ai visitatori l’essenzialità e il silenzio della vita conventuale.

Successivamente, verso le ore 13.00 i partecipanti sono stati accolti nel refettorio del convento dal Guardiano Fra’ Antonio Raimondo, OFM Cap., e da Fra’ Salvatore Vacca, OFM Cap, Ordinario di Storia della Chiesa della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” e Responsabile del Centro Studi di Storia e Culture delle Chiese di Sicilia, che ha espresso parole di sincera gratitudine per la presenza della rappresentanza Costantiniana a Gibilmanna: “La vostra presenza qui oggi è per noi un momento di gioia, nonché un segno bello di comunione ecclesiale e fraternità. In tempi spesso segnati dalla fretta e dall’individualismo, ritrovarsi insieme per pregare e condividere momenti semplici è una testimonianza preziosa di fede autentica”.

Durante l’agape fraterna conviviale sono state proposte alcune specialità semplici della tradizione conventuale, concludendosi con la tipica “Testa di Turco”, dolce simbolo del territorio del Castelbuonese a base di latte, zucchero e cannella. A conclusione della giornata, Cavalieri, Dame e Postulanti si sono raccolti in preghiera dinanzi alla statua della Madonna di Gibilmanna, affidando alla Vergine le intenzioni personali e il cammino della Delegazione. Un ultimo momento profondamente carico di spiritualità che ha concluso una giornata vissuta nel segno della fede, della fraternità e della devozione mariana, con l’auspicio di ritrovarsi presto per condividere nuovi momenti di comunione e preghiera in questo luogo dove è forte la presenza mariana.

La preghiera a Maria Santissima
Regina di Gibilmanna

Incedi Maria, nel tuo vestito sono impressi arabeschi di sole. Dal tuo viso altero trapela il mistero di chi è stato benedetto dal Signore. Porti tra le braccia il nostro Salvatore e ce lo mostri con orgoglio. La sua piccola mano tiene stretto tra le dita il mondo e lo sostiene. In esso siamo contenuti tutti con le nostre passioni le nostre pene e le nostre gioie, le nostre speranze e delusioni. Raggiungici Madre, entra nelle nostre case, siediti alla nostra mensa e cibaci di Lui! Noi ti apriamo la porta ed accendiamo un lume: rimani con noi per sempre e portaci la pace.

Il Santuario
di Maria Santissima di Gibilmanna

Secondo un’antica tradizione, Gibilmanna sarebbe stata sede di uno dei sei monasteri benedettini edificati in Sicilia da San Gregorio Magno, prima della sua elezione al soglio pontificio (590-604). In origine vi sorgeva una piccola chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, posta sulla sommità del monte. Con l’invasione saracena del IX secolo gli edifici conventuali andarono in rovina, mentre la chiesetta sopravvisse grazie alla custodia di diversi eremiti. L’ultimo di essi, Giuliano de Placia di Misilmeri, si fece Cappuccino sotto la guida di Fra’ Sebastiano da Gratteri.

Dopo la conquista normanna ebbe inizio una vasta opera di ricostruzione di monasteri ed edifici sacri. Nel 1228 la chiesa risultava già trasformata in priorato e nel 1279 il beneficio di “Santa Maria de Jubileo Magno” passò a un frate Agostiniano.

La rinascita del santuario avvenne nel XVI secolo con l’arrivo dei Cappuccini. La tradizione racconta che, durante una tempesta verificatasi la Domenica di Pasqua del 1534, un’imbarcazione approdò presso il Castello di Roccella trasportando alcune statue della Madonna. La Vergine sarebbe apparsa in sogno a un frate Cappuccino residente a Gibilmanna, indicando quale statua dovesse essere condotta al convento: quella avvolta in una coperta di lana. La statua venne caricata su un carro trainato da buoi che, lasciati liberi, si fermarono proprio sul promontorio che domina Cefalù, indicando il luogo destinato al futuro santuario.

Nel 1535 Fra’ Sebastiano da Gratteri, tra i primi seguaci della riforma cappuccina in Sicilia, si stabilì a Gibilmanna e rifondò il convento accanto all’antica cappella benedettina. La prima struttura conventuale era estremamente semplice, composta da sei piccole celle. Nel corso dei secoli il convento assunse un ruolo sempre più importante all’interno della Provincia Cappuccina, divenendo sede di Custodia e luogo di studio.

La tradizione narra che nel 1576, durante la celebrazione della Santa Messa, Fra’ Sebastiano da Gratteri, figura centrale della spiritualità del luogo, ebbe una visione di Gesù che lo invitò a dipingerlo così come lo vedeva. Con colori ricavati da piante del territorio dipinse l’Ecce Homo ancora oggi custodito nel Santuario.

Tra il 1619 e il 1625, a causa del crescente numero di pellegrini, venne edificata una nuova chiesa al posto dell’antica cappella, comprendente anche la Cappella della Madonna. In essa furono trasferiti l’antico affresco bizantineggiante della Madonna col Bambino, proveniente dalla chiesetta precappuccina, la venerata statua marmorea della Vergine con il Bambino di scuola gaginesca e un antico Crocifisso ligneo di stile bizantino, probabilmente risalente all’epoca benedettina e legato a pie tradizioni popolari.

La leggenda vuole che il Crocifisso abbia parlato a Fra’ Ivone da Messina dicendo: «Qui governa mia Madre, a Lei rivolgi le tue preghiere per i bisogni della famiglia».

La Cappella della Madonna fu ulteriormente impreziosita nel 1785 con uno splendido altare barocco realizzato dal palermitano Baldassare Pampillonia e proveniente dalla Cattedrale di Palermo. La statua della Vergine venne incoronata nel 1760 dal Vescovo di Cefalù, Mons. Gioacchino Castelli, con corone d’oro donate dal Capitolo Vaticano.

Nel corso dei secoli il complesso conventuale subì numerosi ampliamenti e restauri, legati sia alla crescita della comunità cappuccina sia all’accoglienza dei pellegrini. La soppressione degli Ordini religiosi del 1866 non risparmiò Gibilmanna, ma i frati, pur in numero ridotto, poterono continuare a custodire il santuario, occupandosi della cura della chiesa e dell’assistenza ai frati anziani. Messo all’asta il convento, dopo diversi tentativi andati a vuoto, esso venne acquistato il 12 giugno 1874 dal Vescovo di Cefalù, Mons. Ruggero Blundo, che lo restituì ai Cappuccini. Successivamente continuarono ulteriori interventi sui fabbricati e sulla chiesa per renderli sempre più funzionali alle esigenze della fraternità e dei pellegrini.

Nel 1907 il vecchio portico della chiesa venne sostituito da uno più ampio in stile gotico, ispirato liberamente al Duomo di Cefalù, mentre nel 1927, su progetto e disegno dell’architetto Misuraca, fu sistemato il sagrato con la collocazione del monumento a San Francesco d’Assisi, in memoria del VII centenario della sua morte.

Nel Novecento il Santuario consolidò ulteriormente il proprio ruolo spirituale e culturale. Nel 1954, durante l’Anno Mariano, l’effigie della Vergine di Gibilmanna fu portata in peregrinatio in tutte le parrocchie della Diocesi di Cefalù, suscitando una straordinaria manifestazione di devozione popolare. Accogliendo il desiderio espresso dal clero e dai fedeli, Papa Pio XII, con decreto del 3 dicembre 1954, proclamò Maria Santissima di Gibilmanna celeste Patrona presso Dio di tutta la Diocesi di Cefalù e principale Protettrice della Città di Cefalù, riconoscendo ufficialmente una devozione radicata da secoli nel popolo siciliano.

Tradizionalmente celebrata il 15 agosto, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, titolare della chiesa, la festa della Madonna venne successivamente trasferita all’8 settembre, in coincidenza con la Natività di Maria. La proclamazione del particolare patrocinio della Madonna di Gibilmanna indusse inoltre all’istituzione di una festa propria per la Diocesi di Cefalù e per la Provincia di Messina dei Frati Cappuccini, inizialmente fissata al 1° settembre e successivamente, dal 1970, alla prima domenica del mese.

Nel 1958 venne inaugurato il Seminario Serafico, rimasto attivo fino al 1978. Negli anni Novanta l’intero complesso monumentale fu restaurato dalla Regione Siciliana attraverso l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e nel 1993, alla presenza del Ministro Generale dell’Ordine, Fra Flavio Carraro, venne inaugurato il Museo “Fra Giammaria da Tusa”. Il museo, ricavato in ambienti un tempo adibiti a officine, stalle e depositi di grano, raccoglie opere d’arte, suppellettili liturgiche e testimonianze etno-antropologiche provenienti dai conventi cappuccini della Provincia di Messina. Il convento custodisce inoltre una ricca biblioteca dedicata a Fra Gesualdo De Luca da Bronte e un ricchissimo archivio storico.

Ampi e attrezzati locali, ricavati dagli spazi dell’ex Seminario, sono oggi utilizzati per convegni, incontri e raduni sia dei Frati Cappuccini sia di altri gruppi ecclesiali e culturali. Dal 1919 L’Eco di Gibilmanna diffonde inoltre la vita e le attività del santuario e della fraternità cappuccina.

Ancora oggi il Santuario di Gibilmanna rappresenta uno dei principali centri di spiritualità della Sicilia. Da quasi cinque secoli la presenza dei Frati Cappuccini scandisce la vita del luogo attraverso la liturgia, lo studio, il lavoro anche manuale, la predicazione e l’accoglienza dei fedeli. Il santuario è punto di riferimento per pellegrinaggi, celebrazioni, mediazioni culturali, proposte vocazionali, attività giovanili, pastorale giovanile, impegno ecumenico e opere di carità. Particolare attenzione viene riservata al ministero della riconciliazione, alla spiritualità familiare e all’assistenza ai poveri, anche attraverso la Casa di Accoglienza “Maria Santissima di Gibilmanna” di Cefalù.

La Fraternità dei Cappuccini mette a disposizione tutto ciò che possiede secondo uno stile francescano semplice e austero, in una cornice di accoglienza fraterna e cordiale, continuando a rappresentare un punto di riferimento spirituale e umano per l’intero territorio delle Madonie e della Sicilia.

Sabato 7 marzo 2026 la Sezione di Palermo della Delegazione della Sicilia Occidentale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha promosso una raccolta di generi alimentari destinata alla Casa di Accoglienza “Maria Santissima di Gibilmanna”, seguendo le indicazioni del Vescovo di Cefalù, S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante, da sempre attento alle esigenze delle persone più vulnerabili del territorio. Un gesto concreto di solidarietà a favore delle persone più fragili.

Il sostentamento della struttura, che da anni offre sostegno a persone in condizione di povertà e disagio, è possibile grazie alla collaborazione di volontari, lavoratori socialmente utili, benefattori della Parrocchia di San Francesco e soprattutto del Santuario di Maria Santissima di Gibilmanna, di cui la Casa fa parte: una rete di solidarietà che ogni giorno consente di continuare a offrire accoglienza e speranza a chi vive momenti di particolare difficoltà.

In questo contesto di Fede semplice e francescana, la devozione alla “Gran Signura di Gibilmanna” continua ancora oggi a segnare profondamente la vita religiosa delle Madonie e dell’intera Sicilia.

Il Museo “Fra’ Giammaria da Tusa”

Il Museo Etnoantropologico e dell’Arte Sacra della Provincia di Messina dei Frati Minori Cappuccini, ospitato nel Convento-Santuario di Gibilmanna, è intitolato a Fra’ Giammaria da Tusa (1584), frate cappuccino della stessa Provincia, guardiano a Gibilmanna nel 1565 e nel 1581 Ministro Generale dell’Ordine.

L’istituzione del Museo si deve alla intuizione e intraprendenza dei frati Mansueto (+1995) e Gabriele Barreca, che all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso hanno promosso un interessante e poliedrico progetto culturale aperto anche ad altre iniziative parimenti significative sul piano delle idee e delle strutture. Essi sono riusciti a ristrutturare gli ambienti museali e si sono dedicati all’assiduo, faticoso e impegnativo lavoro di recupero e di raccolta del patrimonio storico e artistico, attualmente collezionato, esposto e reso fruibile agli studiosi e ai visitatori, come testimonianza di una storia vissuta e stimolo spirituale e culturale per le future generazioni.

Il Museo è stato aperto al pubblico il 23 dicembre 1992, mentre è stato inaugurato il 26 giugno 1993. Esso è stato ricavato dalle antiche officine del convento (stalle, fucina, fienile, lanificio), debitamente ristrutturate e restaurate. Consta di dieci sale, ognuna intitolata ad un frate o a un personaggio legati alla storia del convento di Gibilmanna.

Sala San Francesco, Fondatore dell’Ordine Francescano, raffigurato in ginocchio in una statua d’argento del XIX secolo. All’interno di questa sala – che custodisce splendide tele e pianete – le opere di maggiore interesse sono costituite da due statuette in cera della fine del XVIII secolo raffiguranti Maria Bambina e Gesù Bambino.

Sala Fra’ Domenico da Isnello (1870-1932), fondatore della Rivista L’Eco di Gibilmanna e ideatore del monumento a San Francesco che venne eretto sul sagrato della chiesa di Gibilmanna nel VII Centenario della morte del Santo di Assisi (1926). In questa sala è conservato il pezzo più importante di tutta la collezione: uno stupendo organo a canne palustri di fattura artigianale del XVII secolo, secondo gli esperti unico esemplare in Europa.

Sala di Fra’ Gaetano da Castanea (1843-1929), grande missionario cappuccino in Brasile. In questa sala sono esposti gli strumenti del lavoro al quale si dedicavano i cappuccini: carretti, aratri, telai, attrezzi per la produzione di ostie.

Sala Fra’ Fortunato da Valledolmo (1873-1957), frate portinaio del Santuario di Gibilmanna per più di cinquant’anni. In questa sala è presente un angolo di notevole suggestione raffigurante un’antica fucina, testimonianza dell’abilità e della destrezza dei frati nell’antica arte della lavorazione dei metalli.

Sala Fra’ Antonino da Bronte (1681-1762), religioso di santa vita, chiamato frate Purgatorio, sepolto nel Duomo di Cefalù. Questa sala custodisce una collezione di statuette lignee del XVIII secolo. Il pezzo più prezioso è costituito da due statue in legno policromo del XVI raffiguranti la Madonna e San Giuseppe, provenienti da un antico e nobile presepio.

Sala Fra’ Sebastiano da Gratteri (1504-1580), fondatore del Convento di Gibilmanna. Di grande interesse, in questa sala, è un polittico del XVII secolo, opera di Frate Feliciano Messina, detto il “Raffaello dei cappuccini”.

Sala San Gregorio Magno, che secondo un’antica tradizione avrebbe fondato un monastero benedettino a Gibilmanna. È la sala dello sfarzo papale contenente preziosi arredi sacri che i frati potevano utilizzare solo per le grandi solennità e dietro dispensa. Tale sfarzo infatti non era consono alla logica dell’Ordine. Per rendersene conto basta ammirare un pregiato piviale policromo in oro e seta, risalente al XVIII secolo.

Sala Fra’ Urbano (+ 1629) e Fra’ Sigismondo (+ 1651) da Pollina, alla cui opera si deve la costruzione della chiesa di Gibilmanna. La sala custodisce preziosi calici in oro e argento, frutto di donazioni fatte al convento, alcuni ex voto ed una corona, appartenuta all’eremita Giuliano de Placia, vissuto a Gibilmanna nel XVI secolo, realizzata in marmo e composta di pietre a forma quadrata che nel simbolismo religioso rappresentano i libri sacri.

Sala Fra’ Ivone da Messina (+ 1572), al quale, secondo la tradizione, avrebbe parlato il Crocifisso tuttora esposto nella Cappella della Madonna di Gibilmanna, dicendogli: «Qui governa mia Madre, a Lei rivolgi le tue preghiere per i bisogni della famiglia». Tra le varie tele esposte in questa sala, quella che più attrae, soprattutto per la sua importanza raffigura l’Ultima Cena. La tela è piena di simboli religiosi: la mela del peccato, il gatto che rappresenta il diavolo. Interessante anche una statuetta che riproduce la Pietà di Michelangelo, forse realizzata dall’allievo cefaludese Jacopo Lo Duca.

Sala Fra’ Felice da Nicosia (1715-1787), umile frate laico della Provincia dei Cappuccini di Messina, beatificato nel 1888 e canonizzato da Papa Benedetto XVI nel 2005. Nella sala è stata ricreata l’atmosfera di una cella cappuccina: su una sedia è appoggiato il tipico saio, sotto – a terra – i sandali; su uno scrittolo è sistemato un manoscritto. In una vetrina sono custoditi gli strumenti di autodisciplina ed altri oggetti necessari per la celebrazione della Messa.

Gli oggetti che hanno trovato posto nel Museo costituiscono una esemplare campionatura di quanto proveniente dai conventi del Val Demone. Quelli esposti sono stati selezionati e scelti in base all’importanza storica attribuita ad essi dall’Ordine Cappuccino ed ovviamente in base alla loro bellezza, raffinatezza, rappresentatività e al loro stato di conservazione; nonché in base al fatto di essere “testimonianza del mondo e del modo nel quale i singoli frati hanno dato voce alla propria esperienza di vita”. Né va omesso di sottolineare che la sezione etno-antropologica del museo, oltre a raccogliere numerosi semplici oggetti d’uso comune, fabbricati artigianalmente dagli stessi frati per i lavori cui dovevano accudire, conserva anche esemplari di utensili appartenenti al mondo agricolo e altri strumenti di lavoro tipici delle più fiorenti attività artigianali delle Madonie (falegname, calzolaio, fabbro, ecc.). Non mancano gli oggetti legati alle attività domestiche, soprattutto femminili come telai, il fuso, l’arcolaio, nonché alcune tele già ricamate, oltre a pentole di rame e di terracotta, anfore per l’acqua, padelle, mestoli, scolapasta in rame, mortai in pietra e in legno, tostacaffè e macinacaffè.

A questi si aggiungono alcuni strumenti propri all’universo conventuale quali le presse di varia misura e le taglierine per la stampa, nonché gli strumenti per la preparazione delle ostie.

La biblioteca annessa al museo custodisce incunaboli ed edizioni e (tra cui la prima edizione del 1558 del De Rebus Siculis di Tommaso Fazello), testi del Seicento (tra cui L’Atlante geografico e descrittivo-storico della presenza francescano-cappuccina nel mondo) e del Settecento. I documenti conservati nell’archivio, che vanno dal XVI secolo ai nostri giorni, permettono di ricostruire la storia del convento e del santuario, ma anche nel contesto del territorio, della Diocesi di Cefalù e della Sicilia. Tra i manoscritti possono citarsi la Breve cronistoria del divoto Convento di Gibilmanna (1696-1701) e il Breve ragguaglio del Convento cappuccino di Gibilmanna anno 1741, entrambi anonimi, con la continuazione fino all’anno 1753 ad opera di Fra’ Illuminato da Capizzi.

Così come è stato pensato e realizzato, il museo è una istituzione unica nel suo genere. È stato ideato come perno attorno al quale gravita una significativa animazione culturale e sociale. Non è un deposito di sculture, quadri, o altro, ma una Istituzione culturale che, instaurando rapporti con le istituzioni pubbliche preposte alla tutela e promozione dei beni culturali e con le diverse istituzioni artistiche e culturali private, intende comunicare una sensibilità culturale attraverso la promozione di convegni di studio, ricerche storiche ed artistiche, mostre ed esposizioni varie.

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