



La celebrazione della Santa Messa, alle ore 12.00 in una cappellina dedicata alla Madre di Dio, è stata presieduta da Mons. Umberto Gasparini, concelebrante Don Giorgio Martelli, sacerdote della Diocesi di Ascoli Piceno, attualmente impegnato come Cappellano Militare presso il Centro Addestramento di Paracadutismo CAPAR dell’Esercito Italiano a Pisa, assistiti dal diacono permanente della cattedrale di Ascoli Piceno, Giuseppe Golia. La Preghiera del Cavaliere Costantiniano è stata recitata dal Vice Delegato e Segretario Generale, il Conte Avv. Piergiovanni Cicconi Massi, Cavaliere de Jure Sanguinis.
È seguito un momento conviviale presso un ristorante del posto, che ha permesso di rafforzare i vincoli amicali tra i partecipanti all’incontro e di raccogliere una cospicua somma devoluta dal Delegato all’Abazia di Chiaravalle per le opere di misericordia. Non sono mancati i saluti del Delegato e gli scambi augurali tra i presenti, tra i quali il Contrammiraglio Andrea Vitali, Cavaliere di Merito, ed il Maggiore Elpidio Balsamo, Comandante della Compagnia Carabinieri di Jesi.
Il complesso abbaziale
di Santa Maria in Castagnola
Abbazia dal VII secolo, abbazia nullius dal 1486 al 1771 e parrocchia dal 31 agosto 1771, il complesso abbaziale dal 1985 è priva di funzione monastica, quando i Cistercensi si ritirano definitivamente, e la cura pastorale della comunità viene affidata dal Vescovo di Senigallia ai sacerdoti secolari. Sede della parrocchia, che venera come patrono San Bernardo Abate, facendo parte della vicaria di Chiaravalle, della diocesi di Senigallia. Nei secoli addietro l’abbazia è stato di vitale importanza per la cittadina di Chiaravalle, praticamente nata attorno e grazie a questo luogo.
Le origini del complesso abbaziale si collocano in tempi molto remoti, per opera di un gruppo di monaci Benedettini. La prima chiesa abbaziale – di cui non è rimasto nulla – sorge tra il 590 e il 604.
Nel 1147 l’abbazia passa ai monaci Cistercensi, probabilmente provenienti dall’abbazia di Chiaravalle Milanese, oppure dall’abbazia di Santa Maria di Lucedio a Vercelli. I monaci praticano una bonifica della zona e mettono a coltura il terreno circostante, occupato allora da un fitto bosco detto “selva di castagnola”, un bosco rigoglioso di un tipo di quercia che produce la cosiddetta ghianda “castagnola”, che si estendeva in tutta la zona sud di Chiaravalle. Con i Cistercensi iniziano anche i lavori della nuova chiesa abbaziale, che viene consacrata nel 1172.
Un diploma di Federico I Barbarossa del 1177, garantisce al monastero alcuni diritti sui territori circostanti. Il complesso monastico si estende e guadagna importanza in breve tempo. Nel 1248 l’abbazia conta quaranta monaci, oltre a un numero ancora maggiore di conversi e novizi. Nel 1408, per ordine di Papa Gregorio XII, l’abbazia passa sotto amministrazione commendataria e da questo momento in poi comincia il suo lento declino.
Nei decenni successivi, il Comune di Jesi prima e la Repubblica di Ancona poi entrarono in contrasto per il possesso del territorio del monastero, dando origine a veri e propri conflitti. Nel 1440 il papa Eugenio IV diede l’incarico al Vescovo di Senigallia di risolvere la questione e questi assegnò l’abbazia alla Repubblica di Ancona. Nel 1486, non sedate le richieste di Jesi, che cercò uno sbocco sul mare, Papa Innocenzo VIII dichiarò Chiaravalle abbazia nullius, che rende ancora più gravosi gli effetti della commenda.
Nel 1499 i Cistercensi si ritirano in Francia e al loro posto si insediano i Francescani, che vi rimangono fino al 1564, quando Papa Pio IV richiama i Cistercensi, i quali però, essendo in scarso numero, devono dare in enfiteusi molte terre del nucleo monastico, favorendo così la nascita di un borgo attorno all’abbazia, la futura cittadina di Chiaravalle.
Nel 1759 l’abate commendatario Corsini autorizza la coltivazione del tabacco nei campi e viene fondata la Manifattura Tabacchi, per risanare l’economia dell’abbazia, ormai in declino, ma la decisione contribuì anche notevolmente al consolidamento economico della cittadina di Chiaravalle, che viene organizzata da un assetto urbanistico.
Una bolla di Papa Clemente XIV del 1771 erige il monastero a Parrocchia, a cura dei Cistercensi.
Nel 1797, il governo napoleonico procede ad un primo esproprio dei beni monastici, che finiscono in gestione a Eugenio di Beauharnais. Un secondo esproprio viene perpetrato dal Regno d’Italia nel 1860: la comunità monastica si impoverisce sempre più.



Ispirata agli ideali monastici, l’architettura della chiesa del complesso abbaziale di Santa Maria in Castagnola rispecchia le caratteristiche tipiche di semplicità e di sobrietà degli edifici Cistercensi, soprattutto all’interno. A parte questo, comunque, l’abbazia rimane un notevole esempio di architettura romanica, con numerosi richiami al gotico italiano.
Preceduto all’esterno da un portico risalente probabilmente al XVII secolo, la chiesa è impostata su una pianta a croce latina a tre navate, una centrale più larga e campata più alta e slanciata, e due navate laterali minori. L’aspetto e l’impostazione generale degli alzati rispecchia fedelmente i caratteri dell’architettura romanica, con già presenti, però, dettagli di gusto gotico. I muri privi di pitture e decorazioni e i colori chiari sono resi più vivi dalla luce che penetra dal rosone.
La chiesa è ricca di opere pittoriche. Degne di nota sono la tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, che raffigura il Battesimo di Gesù e adorna la Cappella del Battistero, alla sinistra dell’ingresso principale, e quella di Alessandro Ricci, che si staglia sull’altare marmoreo di San Bernardo, a sinistra del transetto, e rappresenta la Vergine che appare a San Bernardo. Da qui, rivolgendo lo sguardo all’altare maggiore, si accede alla cappella di San Maria in Castagnola, che custodisce l’omonima statua in pietra smaltata del XIV secolo. Poco più tardo, fine del XVI secolo, è l’altare, posto lungo la navata sinistra, dedicato a Sant’Antonio Abate, sul quale domina il quadro che ritrae Santa Lucia, Sant’Antonio Abate e Sant’Antonio da Padova. Suggestivo è anche, nella parte destra del transetto, l’altare del Sacro Cuore, eretto nel 1732 e impreziosito da un affresco sulla volta raffigurante l’Assunta.
