Un Ordine antico, uno spirito nuovo. Corso di Formazione Costantiniana della Delegazione Napoli e Campania – Lectio 9

Il nono incontro - tecnico operativo-primo soccorso - del Corso di Formazione Costantiniana, organizzato dalla Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha avuto luogo giovedì 5 febbraio 2026 alle ore 18.30 nella sala riunioni ex refettorio del convento di San Pasquale Baylón a Chiaia in piazza San Pasquale 12 a Napoli.

La Lectio è stata tenuta dal Prof. Dott. Antonio D’Ambrosio, medico chirurgo e specialista neuropsichiatra, uno dei primi psicoterapeuti cognitivo-comportamentali a Napoli e nell’Italia Meridionale. L’impegno clinico in questo campo lo ha portato a interessarsi di patologie depressive e ansiose, in particolare a seguito degli eventi traumatici. Ha parlato del primo soccorso psicologico nelle catastrofi, con particolare attenzione al Disturbo Acuto da Stress (DAS) e al Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), nell’ambito della formazione per operatori dell’emergenza. Ha riassunto in modo essenziale il senso profondo della formazione offerta: “Nelle catastrofi il primo soccorso psicologico non è fatto di parole giuste, ma di gesti affidabili. Il trauma nasce quando il mondo diventa incomprensibile. Il soccorritore aiuta ogni volta che lo rende di nuovo leggibile”.

Il Corso di Formazione Costantiniano sulla storia, lo spirito religioso e le finalità della Sacra Milizia, con vari step formativi articolati in undici Lectiones, offre la possibilità a coloro che si avvicinano alla Sacra Milizia, ai Postulanti e a chi ne fa già parte, di essere formati e “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo” (Cfr. 1Pt 3,15-16).
Copertina

Il Corso terminerà il 2 aprile 2026 in prossimità del Pontificale di San Giorgio 2026 – che sarà celebrato a Napoli sabato 25 aprile -, con la Lectio conclusiva e che sarà tenuta dal Delegato per Napoli e Campania, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, che ha promosso questo corso, per una conoscenza approfondita della Sacra Milizia Costantiniana. Il Corso di Formazione Costantiniana è specificamente dedicato ai neo Cavalieri che hanno ricevuto l’Investitura il 12 settembre 2025 in occasione del Pontificale in onore di San Giorgio nell’ambito del Pellegrinaggio Costantiniano Internazionale in occasione dell’Anno Giubilare 2025, ai Postulanti che la riceveranno nel 2026 e a coloro che intendono avvicinarsi alla Sacra Milizia. La partecipazione al Corso è consigliata inoltre per tutti i Cavalieri e le Dame già facenti parte dell’Ordine, che potranno trovare qui spunti e informazioni, che potranno essere loro di interesse e di utilità.

Le precedenti Lectiones

Al nono incontro hanno partecipato il Delegato per Napoli e Campania, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, con il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, che ha anche introdotto il Relatore; il Responsabile della Comunicazione ad interim, Prof. Antonio de Stefano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Responsabile agli Affari Legali ad interim, Avv. Don Francesco Procaccini di Montescaglioso, Cavaliere di Giustizia; e la Responsabile delle Attività Operative ad interim, Avv. Valeria Pessetti, Dama di Merito con Placca d’Argento.

Il Relatore

Prof. Dott. Antonio D’Ambrosio, medico chirurgo e specialista neuropsichiatra, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, è docente di Riabilitazione cognitivo-comportamentale presso l’Università degli Studi di Genova e Direttore del CBT (psicoterapia cognitivo-comportamentale) Clinic Center di Napoli.

È autore di Educare alla resilienza. teorie e strumenti per favorire il superamento del trauma attraverso due training brevi (2022), Il disturbo dissociativo dell’identità. Il trattamento cognitivo-comportamentale (2016), La sindrome dei falsi ricordi. Cosa sono i falsi ricordi, come individuarli e ridurne il rischio (2014), La CBT applicata all’adulto con Sindrome di Asperger (2014), La memoria del testimone. La tecnica dell’intervista cognitiva con l’adulto e il minore. Aspetti giuridici, teorici e pratici (2010), Il disturbo post traumatico da stress (2005), Psichiatria in ospedale (1998).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT) è attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è un trattamento psicologico strutturato ed efficace, basato sulle evidenze, per disturbi d’ansia, depressione e altre patologie. Si concentra sul presente, aiutando a modificare pensieri e comportamenti disfunzionali. Tale approccio postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti evidenziando come i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo, a dispetto della sofferenza che il paziente sperimenta e delle possibilità ed opportunità di cambiarle, a causa dei meccanismi di mantenimento.

Il Prof. Dott. Antonio D’Ambrosio tratta sin dal 1983 di patologie depressive e ansiose, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi da attacchi di panico, disturbi d’ansia sociale e fobie, patologie psicotiche, psicosomatiche e post traumatiche in adulti e nell’anziano, disturbo di Asperger, disturbi dissociativi e di personalità, disturbi bipolari, disturbo da gioco d’azzardo patologico. Si occupa di psichiatria, psicoterapia cognitivo-comportamentale, psicofarmacologia, cyberpsychotherapy, biofeedback, psichiatria forense e vittimologia, psicodiagnostica, riabilitazione cognitivo-comportamentale.

La formazione
per operatori dell’emergenza

Il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) rappresenta una possibile evoluzione patologica di reazioni allo stress estremo, ma non costituisce l’esito più frequente né inevitabile dell’esposizione a eventi traumatici. Nelle fasi iniziali post-evento, la maggior parte delle persone manifesta risposte emotive, cognitive e comportamentali transitorie che rientrano nel normale spettro dell’adattamento. La formazione degli operatori deve quindi enfatizzare la distinzione tra reazioni acute normative e quadri clinici persistenti, riducendo il rischio di interventi iatrogeni o di medicalizzazione precoce.

Nel lavoro sul campo è fondamentale riconoscere i segnali di maggiore vulnerabilità, in particolare la difficoltà di regolazione emotiva, vissuti di vergogna o colpa persistenti, ritiro sociale e compromissione delle relazioni. Tali elementi indicano un rischio aumentato di trauma complesso e richiedono monitoraggio, continuità assistenziale e invio a servizi specialistici, piuttosto che interventi immediati di tipo espositivo.

I fattori economici e sociali svolgono un ruolo centrale nel decorso post-traumatico. Precarietà abitativa, perdita del lavoro, separazione dai familiari, migrazione forzata e isolamento sociale amplificano l’impatto del trauma e riducono le possibilità di recupero. Gli operatori devono pertanto considerare il contesto materiale e relazionale come parte integrante della valutazione e dell’intervento.

Il Psychological First Aid (PFA) – primo soccorso psicologico – costituisce l’approccio di riferimento per la risposta precoce. Il PFA si basa su principi di sicurezza, ascolto non intrusivo, normalizzazione delle reazioni, supporto pratico e facilitazione dei legami sociali. L’obiettivo non è “trattare il trauma”, ma stabilizzare la persona, rafforzarne le risorse e identificare chi necessita di un successivo intervento clinico.

Una formazione efficace promuove un modello graduale e proporzionato di intervento, in cui la resilienza è sostenuta attraverso relazioni, risorse e dignità, contribuendo a esiti migliori per individui e comunità colpite da eventi traumatici.

La Lectio
del Prof. Dott. Antonio D’Ambrosio

Il Prof. Dott. Antonio D’Ambrosio ha illustrato il concetto fondamentale secondo cui il trauma esclude il sistema probabilistico: l’evento traumatico, per la sua natura improvvisa e imprevedibile, spezza l’orizzonte temporo-spaziale dell’individuo. Il cervello, travolto dall’evento, non riesce più a distinguere chiaramente tra passato, presente e futuro; la percezione sensoriale prende il sopravvento sull’elaborazione cognitiva e il mondo diventa improvvisamente incomprensibile.

Il Relatore ha sottolineato come la catastrofe sia un evento pubblico e collettivo (terremoti, alluvioni, incendi, crolli), ma il trauma sia sempre un’esperienza intima e privata. Due persone possono vivere lo stesso evento, vedere le stesse immagini, ascoltare gli stessi rumori, e reagire in modo completamente diverso. Non per fragilità personale, ma perché il trauma non è ciò che accade, bensì ciò che accade dentro di noi quando l’evento travolge le nostre difese.

Ha illustrato l’ipotesi diatesi-stress, chiarendo come lo sviluppo di un disturbo psicopatologico dipenda dall’interazione tra l’evento stressante e fattori di vulnerabilità individuale: biologici, genetici, psicologici, relazionali e legati alla personalità e al contesto sociale. Circa il 20% delle persone esposte a un evento traumatico sviluppa un PTSD, a fronte di una diffusione molto elevata di esperienze traumatiche nel corso della vita.

Ha analizzato il ruolo del contesto socio-economico: nei Paesi ad alto reddito si registra una maggiore prevalenza di disturbi mentali diagnosticabili e tassi di suicidio più elevati. Non tanto per la povertà assoluta, quanto per fattori come stress cronico, isolamento sociale, ipercompetizione, fragilità delle reti di appartenenza e confronto sociale continuo, che rendono la sofferenza più privatizzata e vissuta come fallimento personale. In questi contesti, il trauma rischia più facilmente di cristallizzarsi in PTSD.

Ha chiarita la differenza tra PTSD e Disturbo dell’Adattamento: il primo è legato a un evento traumatico estremo che minaccia la vita o l’integrità fisica e rompe il senso di sicurezza; il secondo riguarda una difficoltà di adattamento a stress significativi ma non traumatici in senso stretto. La gravità oggettiva dell’evento non è sufficiente: ciò che conta è la qualità traumatica dell’esperienza e la presenza di intrusioni sensoriali ed evitamento specifico.

Ha dedicato ampio spazio al tema della resilienza, riprendendo anche i contenuti del libro Resilienza negli operatori sanitari. La resilienza è stata descritta come una capacità dinamica, che nasce dall’interazione tra fattori psicologici, sociali e biologici, e che può prevenire l’insorgenza del PTSD. Tra le sue qualità fondamentali: flessibilità, autoefficacia, ottimismo, gratitudine ed empatia. A questo proposito è stato evocato il kintsugi, l’arte giapponese di riparare le fratture rendendole visibili e preziose: metafora potente di una guarigione che non cancella le cicatrici, ma le integra nella storia personale.

Ha illustrato il paradosso di molti sopravvissuti che non chiedono aiuto “perché sono vivi”. La gratitudine per essere scampati all’evento si trasforma spesso in colpa per il proprio stare male. Invece, il PTSD non è ingratitudine verso la vita, ma il risultato neuropsicologico di un cervello che non ha ancora ricevuto il segnale che l’emergenza è finita.

Infine, il Relatore si è concentrata sulla Psychological First Aid (PFA) – primo soccorso psicologico -, distinta nettamente dal debriefing psicologico. La PFA non è una terapia, non forza il racconto, non chiede di rivivere l’evento, ma è un insieme strutturato di azioni basate su evidenze scientifiche che mirano a ristabilire sicurezza, calma, connessione, autoefficacia e speranza realistica.

Ha evidenziato come il debriefing strutturato e obbligatorio, soprattutto se precoce, non riduca l’incidenza del PTSD e, in alcuni casi, possa addirittura aumentare i sintomi, fissando il ricordo traumatico. Il silenzio iniziale, al contrario, spesso rappresenta una forma intelligente di autoregolazione.

Il soccorritore, in questa fase, non deve “curare il trauma”, ma evitare di seminarlo. La prima regola è riportare il mondo a una forma comprensibile, attraverso frasi semplici, informazioni concrete, tempi prevedibili e una presenza coerente. Non rassicurazioni vuote, ma verità non drammatizzate. Non forzare il racconto, ma offrire supporto pratico e piccoli margini di scelta che restituiscano alla persona un senso di agenzia.

L’incontro si è concluso con una domanda sul trattamento del trauma tramite EMDR, riconosciuto come uno degli strumenti più efficaci per la rielaborazione dei ricordi traumatici attraverso la stimolazione bilaterale e i movimenti oculari.

L’intervento
del Segretario Generale ad interim

Il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha ringraziato il Relatore per la Lectio offerta, ribadendo l’intenzione di rendere l’Odine Costantiniano maggiormente operativo e presente sul territorio, ricordando il motto “Un Ordine antico, uno spirito nuovo”.

L’intervento
del Delegato

Il Delegato, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, dopo aver ringraziato i presenti, con particolare riferimento ai medici, per la loro partecipazione, ha riaffermato la necessità di rendere l’Ordine Costantiniano riconoscibile non solo attraverso la sua storia e le sue insegne, ma soprattutto per le opere caritative e assistenziali che ne caratterizzano l’azione.

Ha sottolineato come il compito dei Cavalieri e delle Dame Costantiniani consista anche nel sostenere le attività della Chiesa ogniqualvolta vengano richiesti aiuto, supporto e/o presenza per specifiche iniziative.

Ha ricordato che in Campania sono presenti numerose realtà parrocchiali operanti in piccoli centri, dove emerge frequentemente la necessità di un supporto legale, sanitario e anche di ascolto per persone sole e in difficoltà. Da qui nasce l’esigenza di una formazione adeguata dei Cavalieri e delle Dame, affinché siano in grado di sostenere concretamente la comunità Cristiana del territorio.

Ha quindi proposto, per offrire un aiuto concreto ad anziani e persone bisognose, anche alla luce delle richieste avanzate da alcuni cappellani e parroci, l’organizzazione di giornate di screening durante le quali mettere a disposizione le diverse professionalità di cui l’Ordine dispone.

Infine, ha invitato tutti a partecipare ai Ritiri spirituali e alle altre attività in programma, momenti che saranno utili anche per riflettere sui progetti futuri, considerando che prossimamente verranno istituite sezioni provinciali con l’obiettivo di avvicinarsi ulteriormente alle parrocchie e alle realtà del territorio.

La chiesa ed il convento
di San Pasquale Baylón

La chiesa e il convento di San Pasquale Baylón a Chiaia in Napoli, oggi come nel passato, continuano a rappresentare un’importante testimonianza di Fede e di storia: un luogo in cui la pietà popolare, la memoria dinastica e l’impegno spirituale trovano una sintesi ancora viva e attuale.

Il complesso fu eretto nel 1749 per volontà dei sovrani Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia come ringraziamento al santo – verso il quale nutrivano una profonda devozione – per la nascita dell’erede maschio. Il progetto architettonico venne redatto dall’architetto di origine indiana Antonio Borbone, che ebbe come padrino di battesimo lo stesso Re Carlo, dal quale ereditò il cognome. La direzione dei lavori fu affidata a Giuseppe Pollio.

In origine la chiesa presentava una pianta a croce greca con ingresso laterale; nel 1762 fu ampliata mediante il prolungamento della navata e l’aggiunta della facciata principale. Successivamente, tra il 1820 e il 1826, venne realizzata una nuova pavimentazione ad opera del maestro marmoraro Raffaele Trinchese. Agli inizi del Novecento fu infine eseguita una decorazione musiva celebrativa di San Pasquale Baylón sulla volta del catino absidale, finanziata da un gruppo di nobili, notai e avvocati.

La facciata, scandita verticalmente da due coppie di lesene, presenta un portale di semplice impianto sormontato da un finestrone. Superiormente, un timpano spezzato culmina in un riquadro decorato al centro da un grande altorilievo in stucco raffigurante San Pasquale Baylón. Sul lato destro si eleva la torre campanaria, affiancata dal fabbricato conventuale.

L’interno, a navata unica, è articolato in cappelle laterali intercomunicanti e in un’abside – modificata nel corso del tempo – delimitata da un ambulacro. Gli stucchi che decorano la volta della navata e i peducci della cupola si distinguono per sobrietà ed eleganza.

Sul primo altare a destra è collocata l’Apparizione della Madonna con il Bambino a San Giuseppe della Croce, opera firmata e datata 1790 di Giacinto Diano, che sostituì l’Apparizione di Cristo a Santa Margherita da Cortona di Antonio Sarnelli, oggi conservata nel convento. Sul primo altare a sinistra si ammira invece una imponente e sobria cona marmorea che accoglie la Madonna del Pozzo, scultura lignea dei primi decenni dell’Ottocento attribuita ai fratelli Francesco e Giuseppe Verzella, posta sopra un’urna contenente la statua reliquiaria in cera di Sant’Egidio Maria da Taranto.

Allo stesso Antonio Sarnelli si devono inoltre l’Immacolata con i Santi Francesco, Antonio, Gennaro e Nicola sopra il secondo altare a destra, l’*Apparizione di San Pietro d’Alcantara a Santa Teresa d’Avila sopra il secondo a sinistra, e la Consegna dell’ostensorio a San Pasquale Baylón al cospetto della Madonna Addolorata (datata 1752), collocata nell’abside al di sotto della decorazione musiva precedentemente menzionata.

Ha collaborato con il Cavaliere Prof. Antonio De Stefano a fornire le informazioni per la redazione della presente notizia Antonio Fittipaldi, amico dell’Ordine. Il servizio fotografico è a cura dei Cavalieri Nob. Antonio Masselli e Dott. Ciro Sommella, e di Antonio Fittipaldi, amico dell’Ordine.

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