Pellegrinaggio mariano e visita culturale della Delegazione Roma e Città del Vaticano presso l’Abbazia di Casamari a Veroli

Sabato 8 giugno 2024, la Delegazione di Roma e Città del Vaticano del Sacro Militare Ordine Costantiniano ha svolto presso l’Abbazia di Santa Maria a Casamari, nel comune di Veroli, provincia di Frosinone nel basso Lazio, il programmato Pellegrinaggio mariano insieme alla Pontificia Accademia Mariana Internationalis (PAMI), nell’ambito dell’intesa siglata nel 2023, volta ad «instaurare e consolidare relazioni scientifiche, culturali ed accademiche finalizzate al raggiungimento di una formazione superiore». Dopo la meditazione spirituale presso l’Auditorium dell’Abbazia si è svolta una visita guidata al complesso abbaziale.
Abbazia veduta aerea

All’inizio di questa giornata di profonda spiritualità, coincidendo con la memoria liturgica del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, i pellegrini Costantiniani, guidati dal Delegato per Roma e Città del Vaticano, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce di Merito, sono stati accolti nello splendido complesso dell’Abbazia di Casamari dall’Abate Loreto Maria Camilli, S.O.Cist., insieme a Padre Pierdomenico Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito, Postulatore generale per le cause dei santi dell’Ordine Cistercense-Casamari, Referente per l’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina.

Dopo l’introduzione dell’Abbate sulla storia dell’Ordine Cistercense e sulle origini della comunità di Casamari, nell’Auditorium dell’Abbazia, il Presidente della Pontificia Academia Mariana Internationalis (PAMI), Fra’ Stefano Cecchin, OFM, e il Cappellano Capo della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, Mons. Carlo Dell’Osso, Cappellano di Giustizia, hanno svolto una meditazione spirituale sulla figura della Beata Vergine Maria.

Entrambi i Relatori hanno approfondito il ruolo di Maria e della donna nella vita Cristiana fino ai giorni nostri. Hanno toccati molteplici temi di grande attualità: dal concetto di relativismo moderno, ai grandi temi di attualità sociale quali il divorzio, l’aborto, la mancanza di rispetto della vita e dei più fragili fino ad arrivare all’utilizzo non etico delle nuove tecnologie, quali l’intelligenza artificiale. I Relatori hanno sottolineato che se non si cambia l’approccio e si mette al centro l’Uomo e Dio, questi aspetti non saranno mai gestiti da un punto di vista etico e si rischia l’annichilimento dell’essere umano. Hanno concluso che i Cristiani devono pertanto farsi promotori di un percorso che ponga delle garanzie del Creato, rispetto a queste evoluzione sociali e tecnologiche che rappresentano un punto di cambiamento epocale della Civiltà di questi tempi.

In chiusura, il Presidente della PAMI Fra’ Stefano Cecchin, OFM, coadiuvato dal Segretario Fra’ Marco Mendoza, OFM, ha conferito le nomine a Membri Onorari della PAMI al Delegato e al Cappellano Capo della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, Prof. Giuseppe Schlitzer e Mons. Carlo Dell’Osso. a suggellare la fattiva collaborazione tra le due realtà. Al riguardo, va ricordato che alcuni importanti esponenti della PAMI, dopo un regolare periodo di postulantato, sono entrati a far parte della Sacra Milizia, in occasione del Pontificale di San Giorgio a Napoli di quest’anno [QUI].

A seguire, i pellegrini Costantiniani hanno svolto una visita guidata al complesso abbaziale con l’Abbate, che ha fornito informazioni da un punto di vista architettonico, storico e di vita monastica, il tutto arricchito da aneddoti, curiosità e peculiarità varie. Oltre ai luoghi aperti al pubblico, sono stati mostrati anche alcuni degli ambienti riservati ai monaci cistercensi.

Il pellegrinaggio si è concluso con un pranzo conviviale presso un ristorante a Veroli.

La giornata è stata un momento di intensa spiritualità che ha consentito ai partecipanti di fermarsi per qualche ora a riflettere sulle debolezze e le incertezze della vita quotidiana che risulta particolarmente effimera, rispetto alla vita solida e piena di valori nei principi Cristiani, proprio come quella portata avanti dai monaci cistercensi.

Un ringraziamento speciale va al Capofila della Rappresentanza presso l’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina, Angelo Musa, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, che ha cortesemente coadiuvato nell’organizzazione della giornata.

La Pontificia Accademia Mariana Internazionalis

La Pontificia Academia Mariana Internationalis (PAMI) è una istituzione scientifica della Santa Sede, dedicata a promuovere e a favorire la scienza mariologica in vista della promozione di un’autentica pietà mariana. Quale ente pontificio internazionale ha il compito di coordinare i cultori di mariologia di tutto il mondo, sia nell’ambito della ricerca, come pure nel dialogo tra le culture, quello ecumenico e quello interreligioso.

L’intesa tra la PAMI
e la Delegazione di Roma e Città del Vaticano

La Pontificia Accademia Mariana Internazionale (PAMI) e la Delegazione di Roma e Città del Vaticano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio hanno avviato un cammino comune sui passi della formazione spirituale e della carità, a seguito della firma sabato 25 febbraio 2023 [QUI] di una «Intesa» per «instaurare e consolidare relazioni scientifiche, culturali ed accademiche finalizzate al raggiungimento di una formazione superiore» tesa allo sviluppo di una «cooperazione culturale e caritatevole». In concreto e in comune collaborazione, la Pontificia Accademia Mariana Internazionale promuoverà momenti di formazione dedicati all’approfondimento della figura di Maria attraverso l’organizzazione di conferenze e momenti di riflessione rivolti, in particolare, ai Cavalieri e alle Dame del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Parallelamente e in reciproca sinergia, i Cavalieri e le Dame della Delegazione di Roma e Città del Vaticano dell’Ordine Costantiniano contribuiranno alle attività di carità promosse, anche dalla PAMI, nel sentiero della tenerezza mariana verso i più bisognosi, in particolare, presso la «Mensa poveri delle Opere Antoniane» [QUI].

L’Abbazia di Casamari

La fondazione dell’Abbazia di Casamari, nel comune di Veroli, provincia di Frosinone nel basso Lazio, risale agli albori del II millennio quando alcuni ecclesiastici di Veroli, con l’intento di costruire una comunità monastica benedettina, avviarono la costruzione di un monastero sulle rovine di Cereate, patria del console romano Caio Mario cui si riporta la denominazione di Casamari, Casa di Mario.

Intorno alla metà del XII secolo, i monaci benedettini furono sostituiti dai cistercensi i quali, in un arco relativamente breve di tempo, edificarono l’attuale monastero, gioiello di architettura cistercense.

Dopo un periodo di splendore, a partire dalla metà del XIV secolo Casamari si avviò ad un lento declino fino a quando nel 1717 vi fu introdotta una colonia di monaci cistercensi riformati, detti Trappisti, provenienti da Buonsollazzo in Toscana, i quali ridiedero impulso alla vitalità spirituale, culturale e materiale del monastero.

In età napoleonica e nel corso dell’800, Casamari subì invasioni, saccheggi, incendi e spargimenti di sangue. Spogliata dei suoi beni nel 1873 in seguito alle leggi di soppressione, l’abbazia, nell’anno successivo, fu dichiarata monumento nazionale.

Nel 1929 Casamari, insieme ai monasteri da essa fondati, è stata eretta in Congregazione monastica autonoma, aggregata all’Ordine cistercense.

Nel giugno del 1957 Papa Pio XII ha elevato la chiesa abbaziale alla dignità di basilica minore.

Il legame tra l’Ordine Costantiniano
e l’Abbazia di Casamari

Nell’Abbazia di Casamari vive attualmente una comunità di ventidue monaci cistercensi. I monasteri dipendenti sono Certosa di Pavia, Abbazia di Valvisciolo, Monastero di San Domenico in Sora, Monastero di Santa Maria di Cotrino a Latiano (Brindisi) e Monastero di Santa Maria della Consolazione a Martano (Lecce). Nella Congregazione ci sono tre monasteri conventuali: Abbazia di Nostra Signora dell’Assunta in Asmara (Eritrea) con 2 monasteri dipendenti; Monastero di Santa Maria di Piona (Lecco) con un Monastero dipendente (Chiaravalle della Colomba – Piacenza); e Monastero di Nostra Signora di Claraval in Brasile.

Nel 2012 fu creata nell’ambito della Delegazione della Tuscia e Sabina una Rappresentanza Costantiniana presso l’Abbazia di Casamari, a motivo dell’interessamento del profondo conoscitore della Storia e delle Istituzioni dell’Ordine Costantiniano, Padre Pierdomenico Volpi, S.O.Cist., Cappellano di Merito, Postulatore generale per le cause dei santi dell’Ordine Cistercense-Casamari.

Tenuto altresì conto dei legami storici tra l’Abbazia di Casamari ed il Monastero della Visitazione, detto della Duchessa, in Viterbo, pure appartenente al Sacro Ordine Cistercense, il Delegato Nob. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, con l’assenso del Presidente della Real Commissione per l’Italia, il compianto Duca Don Diego de Vargas Machuca, ha provveduto in questi anni a far nominare 35 Cavalieri e Dame, molto attivi in campo religioso, caritativo e culturale.

Interessante notare come a cura dei Padri Cistercensi ogni anno vengono celebrate due solenni Sante Messe in memoriam delle L.L. M.M. Re Ferdinando II e Francesco II, Sovrani delle Due Sicilie e Gran Maestri della Sacra Milizia.

I Martiri di Casamari

La Delegazione della Tuscia e Sabina partecipò sabato 17 aprile 2021 alla Santa Messa di beatificazione dei 6 monaci martiri di Casamari, presieduta dal Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi [QUI].

Nella primavera del 1799 i rivoluzionari francesi, che avevano instaurato in Napoli la Repubblica Partenopea, furono costretti dall’esercito borbonico riorganizzato dal Cardinale Fabrizio Ruffo e dalla presenza della flotta inglese ancorata presso le isole di Ischia e di Procida, a prendere la via del ritorno, risalendo la penisola per la litoranea, attraverso Gaeta e Terracina.

Un distaccamento dell’esercito, però, calcolato dalle cronache del tempo sulle tredici – quindici mila unità, agli ordini dei Generali Vetrin e Olivier, si diresse verso l’interno. Esso giunse, il 10 maggio 1799, a Cassino quando gli abitanti avevano abbandonato la città e si erano rifugiati sui monti. Anche i monaci dell’Abbazia di Montecassino erano fuggiti a Terelle recando alla sicuro le cose più preziose; i pochi monaci rimasti dovettero assistere con raccapriccio, e non senza pericolo di morte, alla devastazione, al saccheggio ed alla profanazione, perpetrati, tra canti osceni e parodia di sacre liturgie, dai 1500 soldati della colonna del Generale Olivier che erano saliti all’archicenobio.

L’11 maggio 1799, il passaggio dei soldati in ritirata è documentato in Aquino: “Oggi, 11 di maggio, sono passati qui i Francesi inseguiti dalle truppe regie e in questa chiesa non hanno lasciato neanche un candeliere” – e in Roccasecca, dove sei persone “chiusero i loro giorni per l’aggressione francese”.

Dopo essere giunti ad Arce e averla saccheggiata, le truppe, anziché deviare per Ceprano, si diressero per Isola Liri e ne fecero una città martire. Forzato lo sbarramento e rotta la resistenza i Francesi penetrarono nella cittadina seminando violenza lutto e sangue, non risparmiando le molte persone che si erano rifugiate, come ultima speranza, nella chiesa di San Lorenzo. Il Canonico-Vicario Giuseppe Nicolucci ci ha lasciato nei libri dei defunti una agghiacciante testimonianza: “Memorando né mai dimenticabile il giorno che fu di Pentecoste, 12 maggio 1799, che il gallico furore che noi e tutte le nostre case rovinò e travolse nell’ultimo eccidio – Nulla che il nemico ferro non avesse devastato e mietuto – Non gregge non armento sicuro alla campagna, nei presepi e negli ovili – Non uomo che scappasse da morte; non donna, ancorché fanciulla, risparmiata dalla militare licenza brutale. Né altari, né cose sacre le scellerati mani rispettarono – Chi voglia più saperne legga la triste memoria scritta a pagina … (si guardi l’elenco dei morti) di questo libro ed apprenderà perché registri 500 e più nomi di trapassati nel solo e medesimo giorno 12 maggio 1799”.

Dopo l’eccidio nella cittadina di Isola, mentre la truppa riprendeva la ritirata verso il Nord, un drappello di venti soldati sbandati, – “venti leopardi”, secondo la descrizione di un teste oculare – il 13 maggio irruppe all’interno dell’Abbazia di Casamari, alle otto di sera, quando la comunità si accingeva al canto della “compieta”, prima del grande silenzio che ovatta di notte un monastero benedettino. Fu una notte di spavento, di dispersione, di sangue, di morte di martirio.

Mentre gli altri monaci, come uno stormo di miti colombe spaventate, cercavano all’impazzata scampo per ogni dove, sei di essi impavidamente restarono ed eroicamente testimoniarono la loro fede nell’eucarestia, rimanendo uccisi nell’atto di sottrarre le sacre pissiddi o di riparare alla profanazione delle particole consacrate. Essi sono: il priore P. Simeone Cardon, P. Domenico Zawrel, Fra Maturino Pitri, Fra Albertino Maisonade, Fra Modesto Burgen, Fra Zosimo Brambat.

Sulla testimonianza di sangue dei martiri, associati alla passione di Cristo, poggia la solidità della Chiesa; essi non saranno mai dimenticati perché “sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavate le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello” (Ap 7,14).

Avanzamento lettura