La partecipazione al Corso è consigliata anche per tutti i Cavalieri e le Dame già facenti parte dell’Ordine, che potranno trovare qui spunti e informazioni, che potranno essere loro di interesse e di utilità.
Le precedenti Lectiones:
- sulla natura religiosa della Sacra Milizia, tenuta dal Cappellano Capo di Delegazione, Fra Sergio Galdi d’Aragona, OFM, Cappellano di Giustizia;
- sulla storia dell’Ordine, tenuta dal Nob. Avv. Giovanni Carlo Parente Zamparelli, Cavaliere de Jure Sanguinis e dall’Avv. Stefano d’Ambrosio, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento;
- sul tema Gli Ordini cavallereschi. La Protezione Civile e il volontariato, tenuta dall’Avv. Prof. Raffaele Strina, Cavaliere di Merito;
- sugli Statuti, sull’attitudine dei Cavalieri durante le celebrazioni e sull’inquadramento canonico dell’Ordine Costantiniano, tenuta dal Nob. Avv. Giovanni Carlo Parente Zamparelli, Cavaliere de Jure Sanguinis e dall’Avv. Stefano d’Ambrosio, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento;
- sul tema Gli Ordini cavallereschi. La Protezione Civile e il volontariato, organizzata dall’Avv. Prof. Raffaele Strina, Cavaliere di Merito, e tenuta Dott. Tommaso Di Ieso;
- sul tema Cavaliere, codice cavalleresco e d’onore, gentiluomo oggi, tenuta dal Nob. Avv. Giovanni Carlo Parente Zamparelli, Cavaliere de Jure Sanguinis;
- sul prossimo Natale di nostro Signore e su una delle grandi sfide dell’Occidente, l’incontro con l’Islam, tenuta dal Cappellano Capo della Delegazione, Fra Sergio Galdi d’Aragona, OFM, Cappellano di Giustizia;
- sulle attività operative, tenuto dal Delegato, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, per aggiornare sulle attività operative e per un confronto, con l’intervento per quanto riguarda le rispettive competenze, del Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, e del Responsabile della Comunicazione ad interim, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.
- soccorso psicologico nelle catastrofi, con particolare attenzione al Disturbo Acuto da Stress (DAS) e al Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), nell’ambito della formazione per operatori dell’emergenza, tenuto dal Prof. Dott. Antonio D’Ambrosio, medico chirurgo e specialista neuropsichiatra, uno dei primi psicoterapeuti cognitivo-comportamentali a Napoli e nell’Italia Meridionale.


Al decimo incontro di formazione guidati da Delegato per Napoli e Campania, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, hanno partecipato il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, che ha introdotto il Relatore; il Responsabile agli Affari Legali ad interim, Avv. Don Francesco Procaccini di Montescaglioso, Cavaliere di Giustizia; e la Responsabile delle Attività Operative ad interim, Avv. Valeria Pessetti, Dama di Merito con Placca d’Argento, accompagnata dal consorte, Avv. Carmine Capasso, Cavaliere di Merito, Console Generale a Napoli dello Sri Lanka.
Il convento di San Pasquale a Chiaia
La scelta del convento di San Pasquale a Chiaia conferisce all’incontro un significato profondo. Il complesso conventuale, fondato nel XVI secolo e affidato all’Ordine di Frati Minori, è dedicato a San Pasquale Baylón, mistico spagnolo noto per la sua intensa devozione all’Eucaristia e proclamato patrono dei Congressi Eucaristici. La chiesa e il convento rappresentano da secoli uno dei più importanti centri spirituali della Città di Napoli. Nel corso del tempo il complesso è stato ricostruito e ampliato più volte, conservando tuttavia il carattere di luogo di preghiera e contemplazione proprio della spiritualità francescana. Qui la tradizione religiosa si esprime attraverso una vita fatta di silenzio, liturgia, adorazione e servizio, elementi che ben si armonizzano con la dimensione spirituale della cavalleria Cristiana.
In questo contesto carico di storia e spiritualità, la sala riunioni del convento, ex refettorio del complesso monastico, ha accolto i partecipanti al Corso in un clima di raccoglimento e fraternità, offrendo il luogo ideale per riflettere sulla dimensione più profonda dell’essere Cavaliere Cristiano.
Il significato della formazione cavalleresca
Il ciclo di incontri formativi promosso dalla Delegazione di Napoli e Campania rappresenta uno tra gli strumenti attraverso cui l’Ordine trasmette ai membri la conoscenza della sua storia, tradizioni e valori. La cavalleria, infatti, non può essere ridotta ad una semplice appartenenza onorifica o ad una dimensione puramente cerimoniale. Essa è prima di tutto una vocazione morale e spirituale, che richiede formazione, consapevolezza e interiorizzazione di un preciso codice di comportamento.
Il Cavaliere autentico è chiamato a incarnare un ideale di vita fondato su Fede, disciplina, servizio e senso dell’onore, principi che affondano le proprie radici nella tradizione medievale, ma che conservano ancora oggi una straordinaria attualità. In questo senso la cavalleria è stata definita come una vera e propria forma di sacerdozio laico tradizionale, nel quale il Cavaliere assume un impegno morale verso Dio, la Chiesa e la società.

Il Decalogo e Codice d’onore
del Cavaliere
Il Relatore ha approfondito uno dei temi centrali della tradizione cavalleresca: il Decalogo del Cavaliere, cioè quell’insieme di valori morali e spirituali che nei secoli hanno definito la figura del Cavaliere Cristiano.
Tra i principi fondamentali sono stati ricordati:
- Fedeltà a Dio e alla Chiesa
- Difesa dei deboli e degli oppressi
- Onore e lealtà
- Coraggio nelle prove della vita
- Dominio di sé e disciplina interiore
- Spirito di sacrificio e servizio
- Rispetto dell’avversario
- Ricerca della verità e della giustizia
La cavalleria non nasce, dunque, come semplice istituzione militare, ma come vocazione morale e spirituale, nella quale il Cavaliere è chiamato a incarnare un ideale superiore di vita.
La prodezza cavalleresca e il coraggio
Uno dei primi principi richiamati dal Relatore è stato quello della prodezza cavalleresca, che non indica soltanto il valore in battaglia, ma soprattutto la capacità di affrontare le difficoltà con fermezza e dignità. Il Cavaliere non si tira indietro davanti alle imprese difficili, non rifiuta una sfida giusta e non fugge davanti alle prove della vita.
Questo atteggiamento richiama la concezione del coraggio espressa dal filosofo Aristotele, secondo il quale il coraggio non consiste nell’assenza di paura, ma nella capacità di dominarla. Il Cavaliere è dunque colui che sa restare saldo nelle avversità, mantenendo lucidità e equilibrio anche nei momenti più difficili.
Generosità, giustizia e misericordia
Un’altra virtù fondamentale della cavalleria è “la largesse”, termine di origine francese che indica la generosità del Cavaliere. Essa rappresenta la capacità di donare senza calcolo ricchezze, terre, bottini o aiuti ai più deboli. Il Cavaliere, infatti, non vive per accumulare, ma per servire e distribuire, dimostrando attraverso i gesti concreti la propria nobiltà d’animo.
Accanto a questa virtù vi è la pietà, intesa non come debolezza ma come capacità di decidere secondo giustizia e misericordia. Questo ideale cavalleresco si riflette anche nella letteratura medievale, come nelle novelle di Giovanni Boccaccio nel suo celebre Decameron, dove la figura del Cavaliere appare spesso come modello di nobiltà morale e generosità.
La cavalleria
come vocazione spirituale
Il Relatore ha sottolineato come la cavalleria, nella sua forma più alta, non fosse soltanto una funzione militare o sociale. Essa veniva considerata una vera e propria vocazione spirituale, che univa armi e spirito, azione e contemplazione. La preghiera occupava un posto centrale nella vita del Cavaliere, che non era soltanto una richiesta di protezione divina, ma un vero giuramento solenne.
La preghiera era considerata la prima arma spirituale del Cavaliere. In questo senso è stata ricordata anche la riflessione del Priore certosino Guigo I, che insisteva sull’importanza della vita interiore come fondamento dell’azione.
L’immagine simbolica della preghiera, che eleva l’uomo verso Dio è stata collegata dal Relatore anche al celebre episodio biblico del sogno di Giacobbe, che vede una scala unire la terra al cielo.
La devozione mariana
nella cavalleria
Un ruolo centrale nella spiritualità cavalleresca è sempre stato occupato dalla devozione alla Vergine Maria. La Madonna veniva considerata la Signora celeste, alla quale il Cavaliere offriva la propria fedeltà e il proprio servizio. Questo legame spirituale si rifletteva anche nella tradizione dell’amore cortese e nel servizio cavalleresco alla dama, che rappresentava simbolicamente la devozione e il rispetto verso la figura femminile. Un esempio emblematico di questa spiritualità è legato alla tradizione dei Cavalieri Templari e alla figura del loro ultimo Gran Maestro Jacques de Molay, profondamente legata alla storia della cattedrale di Notre-Dame.
I simboli
della cavalleria
Il Relatore ha dedicato ampio spazio alla simbologia cavalleresca:
- La spada rappresenta l’ardimento e la giustizia. Non è soltanto uno strumento di combattimento, ma il simbolo della lotta contro il male e dell’impegno a ristabilire l’ordine morale. Nella tradizione cavalleresca ogni spada possedeva un nome, come nel caso della leggendaria Excalibur.
- Il mantello rappresenta invece l’autorità spirituale e richiama l’episodio biblico del passaggio del mantello dal profeta Elia al discepolo Eliseo.
- Il cavallo rappresenta lo slancio verso una dimensione superiore e metafisica.
Il rito dell’investitura cavalleresca
Particolarmente suggestivo è stato il richiamo del Relatore alla cerimonia medievale dell’investitura. Lo scudiero, prima di diventare Cavaliere, indossava una veste bianca e trascorreva l’intera notte in chiesa in preghiera davanti all’altare. Da questa tradizione nasce l’espressione “passare la notte in bianco”. Solo dopo questo tempo di purificazione spirituale avveniva l’investitura.
Durante la cerimonia, il nuovo Cavaliere riceveva la collata, un colpo simbolico che rappresentava l’ultima offesa accettata senza reagire. Da quel momento egli entrava a far parte di una catena di autorità e di tradizione che richiama, in ambito Cristiano, anche la continuità spirituale della successione apostolica.
Disciplina e comportamento cavalleresco
Il Relatore ha ricordato come la cavalleria richieda anche una precisa disciplina nel comportamento. Il Cavaliere è chiamato a mantenere compostezza, riserbo e dignità, consapevole che ogni suo gesto rappresenta l’Ordine davanti alla comunità.
Questo principio richiama anche il concetto romano di mos maiorum, secondo il quale la virtù si esprime attraverso il dominio di sé, la discrezione e il rispetto delle gerarchie.
Il mos maiorum, concetto fondamentale nella civiltà romana, si traduce letteralmente come “costume degli antenati”. Rappresenta l’insieme dei valori, tradizioni e comportamenti ideali che i Romani consideravano ereditati dai loro antenati. Questi valori, come la pietas (rispetto per gli dèi e la patria), la fides (lealtà) e la gravitas (serietà), costituivano la base morale e sociale della società romana, orientando il comportamento di tutti i cittadini. Il mos maiorum fungeva da bussola morale, garantendo la continuità e la coesione della comunità romana
Intervento
del Segretario Generale ad interim


Il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha ringraziato il Relatore, il Nob. Avv. Giovanni Carlo Parente Zamparelli, Cavaliere de Jure Sanguinis, per la Lectio offerta, ribadendo l’intenzione di rendere l’Odine Costantiniano maggiormente operativo e presente sul territorio, ricordando il motto Un Ordine antico, uno spirito nuovo.
Ha poi rivolto parole di incoraggiamento ai Postulanti e ai nuovi Cavalieri, sottolineando l’importanza del percorso formativo come strumento fondamentale per comprendere la missione dell’Ordine e per vivere concretamente i valori di Fede, carità e servizio.
Intervento
del Delegato


Il Delegato per Napoli e Campania, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, ha aggiornato i partecipanti sulle principali attività della Delegazione, ricordando tra l’altro l’organizzazione dell’importante incontro a Melfi In actione contemplativi, il Primo Capitolo Interdelegatizio delle Delegazioni Napoli e Campania, Puglie e Basilicata, Calabria, e la preparazione delle prossime celebrazioni solenni, tra cui il Pontificale in onore di San Giorgio 2026, con le nuovi ammissioni e le promozioni di Cavalieri e Dame.
Conclusione
L’incontro si è concluso in un clima di fraternità e di riflessione, lasciando nei partecipanti la consapevolezza che:
- la cavalleria non rappresenta soltanto una memoria storica, ma un ideale ancora vivo e attuale;
- essere cavaliere significa custodire una tradizione secolare fatta di Fede, disciplina, servizio e onore, trasmettendola alle generazioni future.
Come ricordato dal Relatore, il vero Cavaliere non deve limitarsi a impugnare la spada. Deve piuttosto diventare egli stesso spada di giustizia, strumento di bene e difensore della verità.
Ha collaborato con il Cav. Antonio De Stefano per la redazione di questa notizia, Antonio Fittipaldi, amico dell’Ordine. Il servizio fotografico è a cura del Cav. Ciro Sommella e dell’Amico dell’Ordine Antonio Fittipaldi.
