Un Ordine antico, uno spirito nuovo. Corso di Formazione Costantiniana della Delegazione Napoli e Campania – Lectio 10

Il decimo incontro - tradizione cavalleresca, disciplina spirituale e missione dell’Ordine - del Corso di Formazione Costantiniana, organizzato dalla Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è stato svolto giovedì 5 marzo 2026 alle ore 18.30 nella sala riunioni ex refettorio del convento di San Pasquale a Chiaia in piazza San Pasquale 12 a Napoli.

La Lectio è stata tenuta dal Nob. Avv. Giovanni Carlo Parente Zamparelli, Cavaliere de Jure Sanguinis, che ha guidato i partecipanti in un’esposizione sulla tradizione cavalleresca Cristiana, con riferimenti storici, filosofici e spirituali, illustrando il significato autentico dell’essere cavaliere nella storia e nella vita Cristiana.

Il Corso di Formazione Costantiniano sulla storia, lo spirito religioso e le finalità della Sacra Milizia, con vari step formativi articolati in undici Lectiones, offre la possibilità a coloro che si avvicinano alla Sacra Milizia, ai Postulanti e a chi ne fa già parte, di essere formati e “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo” (Cfr. 1Pt 3,15-16).

Il Corso terminerà in prossimità del Pontificale di San Giorgio 2026 - che sarà celebrato a Napoli sabato 25 aprile -, con la Lectio conclusiva e che sarà tenuta dal Delegato per Napoli e Campania, il Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, che ha promosso questo corso, per una conoscenza approfondita della Sacra Milizia Costantiniana.

Il Corso di Formazione Costantiniana è specificamente dedicato ai neo Cavalieri che hanno ricevuto l’Investitura il 12 settembre 2025 in occasione del Pontificale in onore di San Giorgio nell’ambito del Pellegrinaggio Costantiniano Internazionale in occasione dell’Anno Giubilare 2025, ai Postulanti che la riceveranno il 25 aprile 2026 e a coloro che intendono avvicinarsi alla Sacra Milizia.
Copertina

La partecipazione al Corso è consigliata anche per tutti i Cavalieri e le Dame già facenti parte dell’Ordine, che potranno trovare qui spunti e informazioni, che potranno essere loro di interesse e di utilità.

Le precedenti Lectiones:

Al decimo incontro di formazione guidati da Delegato per Napoli e Campania, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, hanno partecipato il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, che ha introdotto il Relatore; il Responsabile agli Affari Legali ad interim, Avv. Don Francesco Procaccini di Montescaglioso, Cavaliere di Giustizia; e la Responsabile delle Attività Operative ad interim, Avv. Valeria Pessetti, Dama di Merito con Placca d’Argento, accompagnata dal consorte, Avv. Carmine Capasso, Cavaliere di Merito, Console Generale a Napoli dello Sri Lanka.

Il convento di San Pasquale a Chiaia

La scelta del convento di San Pasquale a Chiaia conferisce all’incontro un significato profondo. Il complesso conventuale, fondato nel XVI secolo e affidato all’Ordine di Frati Minori, è dedicato a San Pasquale Baylón, mistico spagnolo noto per la sua intensa devozione all’Eucaristia e proclamato patrono dei Congressi Eucaristici. La chiesa e il convento rappresentano da secoli uno dei più importanti centri spirituali della Città di Napoli. Nel corso del tempo il complesso è stato ricostruito e ampliato più volte, conservando tuttavia il carattere di luogo di preghiera e contemplazione proprio della spiritualità francescana. Qui la tradizione religiosa si esprime attraverso una vita fatta di silenzio, liturgia, adorazione e servizio, elementi che ben si armonizzano con la dimensione spirituale della cavalleria Cristiana.

In questo contesto carico di storia e spiritualità, la sala riunioni del convento, ex refettorio del complesso monastico, ha accolto i partecipanti al Corso in un clima di raccoglimento e fraternità, offrendo il luogo ideale per riflettere sulla dimensione più profonda dell’essere Cavaliere Cristiano.

Il significato della formazione cavalleresca

Il ciclo di incontri formativi promosso dalla Delegazione di Napoli e Campania rappresenta uno tra gli strumenti attraverso cui l’Ordine trasmette ai membri la conoscenza della sua storia, tradizioni e valori. La cavalleria, infatti, non può essere ridotta ad una semplice appartenenza onorifica o ad una dimensione puramente cerimoniale. Essa è prima di tutto una vocazione morale e spirituale, che richiede formazione, consapevolezza e interiorizzazione di un preciso codice di comportamento.

Il Cavaliere autentico è chiamato a incarnare un ideale di vita fondato su Fede, disciplina, servizio e senso dell’onore, principi che affondano le proprie radici nella tradizione medievale, ma che conservano ancora oggi una straordinaria attualità. In questo senso la cavalleria è stata definita come una vera e propria forma di sacerdozio laico tradizionale, nel quale il Cavaliere assume un impegno morale verso Dio, la Chiesa e la società.

Il Decalogo e Codice d’onore
del Cavaliere

Il Relatore ha approfondito uno dei temi centrali della tradizione cavalleresca: il Decalogo del Cavaliere, cioè quell’insieme di valori morali e spirituali che nei secoli hanno definito la figura del Cavaliere Cristiano.

Tra i principi fondamentali sono stati ricordati:

  • Fedeltà a Dio e alla Chiesa
  • Difesa dei deboli e degli oppressi
  • Onore e lealtà
  • Coraggio nelle prove della vita
  • Dominio di sé e disciplina interiore
  • Spirito di sacrificio e servizio
  • Rispetto dell’avversario
  • Ricerca della verità e della giustizia

La cavalleria non nasce, dunque, come semplice istituzione militare, ma come vocazione morale e spirituale, nella quale il Cavaliere è chiamato a incarnare un ideale superiore di vita.

La prodezza cavalleresca e il coraggio

Uno dei primi principi richiamati dal Relatore è stato quello della prodezza cavalleresca, che non indica soltanto il valore in battaglia, ma soprattutto la capacità di affrontare le difficoltà con fermezza e dignità. Il Cavaliere non si tira indietro davanti alle imprese difficili, non rifiuta una sfida giusta e non fugge davanti alle prove della vita.

Questo atteggiamento richiama la concezione del coraggio espressa dal filosofo Aristotele, secondo il quale il coraggio non consiste nell’assenza di paura, ma nella capacità di dominarla. Il Cavaliere è dunque colui che sa restare saldo nelle avversità, mantenendo lucidità e equilibrio anche nei momenti più difficili.

Generosità, giustizia e misericordia

Un’altra virtù fondamentale della cavalleria è “la largesse”, termine di origine francese che indica la generosità del Cavaliere. Essa rappresenta la capacità di donare senza calcolo ricchezze, terre, bottini o aiuti ai più deboli. Il Cavaliere, infatti, non vive per accumulare, ma per servire e distribuire, dimostrando attraverso i gesti concreti la propria nobiltà d’animo.

Accanto a questa virtù vi è la pietà, intesa non come debolezza ma come capacità di decidere secondo giustizia e misericordia. Questo ideale cavalleresco si riflette anche nella letteratura medievale, come nelle novelle di Giovanni Boccaccio nel suo celebre Decameron, dove la figura del Cavaliere appare spesso come modello di nobiltà morale e generosità.

La cavalleria
come vocazione spirituale

Il Relatore ha sottolineato come la cavalleria, nella sua forma più alta, non fosse soltanto una funzione militare o sociale. Essa veniva considerata una vera e propria vocazione spirituale, che univa armi e spirito, azione e contemplazione. La preghiera occupava un posto centrale nella vita del Cavaliere, che non era soltanto una richiesta di protezione divina, ma un vero giuramento solenne.

La preghiera era considerata la prima arma spirituale del Cavaliere. In questo senso è stata ricordata anche la riflessione del Priore certosino Guigo I, che insisteva sull’importanza della vita interiore come fondamento dell’azione.

L’immagine simbolica della preghiera, che eleva l’uomo verso Dio è stata collegata dal Relatore anche al celebre episodio biblico del sogno di Giacobbe, che vede una scala unire la terra al cielo.

La devozione mariana
nella cavalleria

Un ruolo centrale nella spiritualità cavalleresca è sempre stato occupato dalla devozione alla Vergine Maria. La Madonna veniva considerata la Signora celeste, alla quale il Cavaliere offriva la propria fedeltà e il proprio servizio. Questo legame spirituale si rifletteva anche nella tradizione dell’amore cortese e nel servizio cavalleresco alla dama, che rappresentava simbolicamente la devozione e il rispetto verso la figura femminile. Un esempio emblematico di questa spiritualità è legato alla tradizione dei Cavalieri Templari e alla figura del loro ultimo Gran Maestro Jacques de Molay, profondamente legata alla storia della cattedrale di Notre-Dame.

I simboli
della cavalleria

Il Relatore ha dedicato ampio spazio alla simbologia cavalleresca:

  • La spada rappresenta l’ardimento e la giustizia. Non è soltanto uno strumento di combattimento, ma il simbolo della lotta contro il male e dell’impegno a ristabilire l’ordine morale. Nella tradizione cavalleresca ogni spada possedeva un nome, come nel caso della leggendaria Excalibur.
  • Il mantello rappresenta invece l’autorità spirituale e richiama l’episodio biblico del passaggio del mantello dal profeta Elia al discepolo Eliseo.
  • Il cavallo rappresenta lo slancio verso una dimensione superiore e metafisica.

Il rito dell’investitura cavalleresca

Particolarmente suggestivo è stato il richiamo del Relatore alla cerimonia medievale dell’investitura. Lo scudiero, prima di diventare Cavaliere, indossava una veste bianca e trascorreva l’intera notte in chiesa in preghiera davanti all’altare. Da questa tradizione nasce l’espressione “passare la notte in bianco”. Solo dopo questo tempo di purificazione spirituale avveniva l’investitura.

Durante la cerimonia, il nuovo Cavaliere riceveva la collata, un colpo simbolico che rappresentava l’ultima offesa accettata senza reagire. Da quel momento egli entrava a far parte di una catena di autorità e di tradizione che richiama, in ambito Cristiano, anche la continuità spirituale della successione apostolica.

Disciplina e comportamento cavalleresco

Il Relatore ha ricordato come la cavalleria richieda anche una precisa disciplina nel comportamento. Il Cavaliere è chiamato a mantenere compostezza, riserbo e dignità, consapevole che ogni suo gesto rappresenta l’Ordine davanti alla comunità.

Questo principio richiama anche il concetto romano di mos maiorum, secondo il quale la virtù si esprime attraverso il dominio di sé, la discrezione e il rispetto delle gerarchie.

Il mos maiorum, concetto fondamentale nella civiltà romana, si traduce letteralmente come “costume degli antenati”. Rappresenta l’insieme dei valori, tradizioni e comportamenti ideali che i Romani consideravano ereditati dai loro antenati. Questi valori, come la pietas (rispetto per gli dèi e la patria), la fides (lealtà) e la gravitas (serietà), costituivano la base morale e sociale della società romana, orientando il comportamento di tutti i cittadini. Il mos maiorum fungeva da bussola morale, garantendo la continuità e la coesione della comunità romana

Intervento
del Segretario Generale ad interim

Il Segretario Generale ad interim, Nob. Antonio Masselli, Cavaliere de Jure Sanguinis, ha ringraziato il Relatore, il Nob. Avv. Giovanni Carlo Parente Zamparelli, Cavaliere de Jure Sanguinis, per la Lectio offerta, ribadendo l’intenzione di rendere l’Odine Costantiniano maggiormente operativo e presente sul territorio, ricordando il motto Un Ordine antico, uno spirito nuovo.

Ha poi rivolto parole di incoraggiamento ai Postulanti e ai nuovi Cavalieri, sottolineando l’importanza del percorso formativo come strumento fondamentale per comprendere la missione dell’Ordine e per vivere concretamente i valori di Fede, carità e servizio.

Intervento
del Delegato

Il Delegato per Napoli e Campania, Conte Don Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia, ha aggiornato i partecipanti sulle principali attività della Delegazione, ricordando tra l’altro l’organizzazione dell’importante incontro a Melfi In actione contemplativi, il Primo Capitolo Interdelegatizio delle Delegazioni Napoli e Campania, Puglie e Basilicata, Calabria, e la preparazione delle prossime celebrazioni solenni, tra cui il Pontificale in onore di San Giorgio 2026, con le nuovi ammissioni e le promozioni di Cavalieri e Dame.

Conclusione

L’incontro si è concluso in un clima di fraternità e di riflessione, lasciando nei partecipanti la consapevolezza che:

  • la cavalleria non rappresenta soltanto una memoria storica, ma un ideale ancora vivo e attuale;
  • essere cavaliere significa custodire una tradizione secolare fatta di Fede, disciplina, servizio e onore, trasmettendola alle generazioni future.

Come ricordato dal Relatore, il vero Cavaliere non deve limitarsi a impugnare la spada. Deve piuttosto diventare egli stesso spada di giustizia, strumento di bene e difensore della verità.

Ha collaborato con il Cav. Antonio De Stefano per la redazione di questa notizia, Antonio Fittipaldi, amico dell’Ordine. Il servizio fotografico è a cura del Cav. Ciro Sommella e dell’Amico dell’Ordine Antonio Fittipaldi.

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